Albert Einstein

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la fisica (1921)
Albert Einstein nel 1947

Albert Einstein (1879 – 1955), fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense.

Citazioni di Albert Einstein[modifica]

  • C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente da ogni osservazione o misurazione e che in linea di principio si descrive con i mezzi di espressione della fisica (quali mezzi di espressione e, di conseguenza, quali concetti fondamentali si debbono utilizzare al riguardo... è cosa che secondo me ancora non si conosce). Questa tesi sulla realtà non ha il senso di un enunciato chiaro in sé, a causa del suo carattere "metafisico". Ha soltanto il carattere di un programma.[fonte 1]
  • Cari bambini, mi fa tanto piacere immaginarvi tutti riuniti a far festa nello splendore delle luci natalizie. Pensate anche agli insegnamenti di colui [Gesù] del quale festeggiate la nascita. Quegli insegnamenti sono così semplici e tuttavia dopo quasi duemila anni non prevalgono ancora.
Dear Children, It gives me great pleasure to picture you children joined together in joyful festivities in the radiance of Christmas lights. Think also of the teachings of Him whose birth you celebrate by these festivities. Those teachings are so simple and yet in almost 2000 years they have failed to prevail among men. (da una lettera del 20 dicembre 1935[fonte 2])
  • Certe volte mi domando perché sia stato proprio io a elaborare la teoria della relatività. La ragione, a parer mio, è che normalmente un adulto non si ferma mai a riflettere sui problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose a cui si pensa da bambini. Io invece cominciai a riflettere sullo spazio e sul tempo solo dopo essere diventato adulto. Con la sola differenza che studiai il problema più a fondo di quanto possa fare un bambino.[fonte 3]
  • Chi non ammette l'insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato.[fonte 4]
  • Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l'esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell'uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili.[fonte 5]
  • Ci si potrebbe attendere che il mondo si manifesti come soggetto alle leggi solo a condizione che noi operiamo un intervento ordinatore. Questo tipo di ordinamento sarebbe simile all'ordine alfabetico delle parole di una lingua. Al contrario, il tipo d'ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall'uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d'ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. È qui che compare il sentimento del "miracoloso", che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli. La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il "miracolo", senza poter individuare una via legittima per andar oltre. (da una lettera a Maurice Solovine, GauthierVillars, Parigi, 1956)
  • Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un miracolo; l'altro come se tutto fosse un miracolo.[fonte 6]
  • Ciò che veramente mi interessa è se Dio avesse potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lasci qualche libertà.[fonte 7]
  • Cosa ci spinge, dunque, ad elaborare teoria dopo teoria? Perché, addirittura, formuliamo teorie? La risposta alla seconda domanda è semplice: perché amiamo «comprendere», ossia ridurre i fenomeni per mezzo del procedimento logico a qualcosa di già noto o (manifestamente) evidente. Prima di tutto sono necessarie nuove teorie quando si affrontano fatti nuovi che non possono essere «spiegati» da teorie esistenti. Ma questa motivazione è, per così dire, banale, imposta dall'esterno. C'è un'altra motivazione più sottile e di non minore importanza. Si tratta dello sforzo verso l'unificazione e la semplificazione delle premesse della teoria nel suo insieme (ossia, il principio di economia di Mach, interpretato come un principio logico).[fonte 8]
  • Cosa dovrei dire riguardo al lavoro di una vita di Bach? Ascoltalo, suonalo, amalo, adoralo – e stai zitto![fonte 9]
  • [...] Dobbiamo guardarci dal sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dobbiamo pretendere che solo gli esperti abbiano il diritto di pronunciarsi sulle questioni che mettono in gioco l'organizzazione sociale.
For these reasons, we should be on our guard not to overestimate science and scientific methods when it is a question of human problems; and we should not assume that experts are the only ones who have a right to express themselves on questions affecting the organization of society. (dall'articolo Why Socialism? in Montly Review del maggio 1949)
  • È difficile spiegare questo sentimento [la religione cosmica] a qualcuno che ne è completamente privo, specialmente se non esiste nessuna raffigurazione antropomorfica che possa corrispondere. Gli individui percepiscono la futilità dei desideri umani e gli scopi e al contrario il meraviglioso ordine che sta alla base della natura. L'esistenza di ognuno di noi viene percepita come una specie di prigione e ricerchiamo un'esperienza dell'universo come un singolo significante tutto. I geni religiosi di tutte le epoche si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso, che non concepisce né dogma né Dio a immagine dell'uomo; e così non ci possono essere chiese i cui principali insegnamenti siano basati su questi principi. (dal New York Times Magazine del 9 novembre 1930)
  • Eppure ogni teoria è speculativa. Quando i concetti fondamentali di una teoria sono relativamente «vicini all'esperienza» (come per esempio i concetti di forza, pressione, massa), il suo carattere speculativo non è facilmente individuabile. Se, però, una teoria è tale da richiedere l'applicazione di procedimenti logici complessi per raggiungere conclusioni, a partire dalle premesse, che possano essere confrontate con l'osservazione, chiunque acquisisce la consapevolezza della natura speculativa della teoria. In tal caso sorge un sentimento quasi irresistibile di avversione in coloro che non hanno esperienza nell'analisi epistemologica e che non sono consapevoli della natura precaria del pensiero teorico in quei campi che sono loro familiari. D'altro canto, si deve ammettere che una teoria ha un vantaggio considerevole se i suoi concetti base e le sue ipotesi fondamentali sono «vicini all'esperienza» ed è certamente giustificata una maggior fiducia in una teoria di questo tipo. Si corre meno il pericolo di andare completamente fuori strada, soprattutto perché ci vuole molto meno tempo e sforzo per invalidare tali teorie con l'esperienza. Eppure, via via che la profondità della nostra conoscenza aumenta, dobbiamo rinunciare a questo vantaggio nella nostra ricerca di semplicità logica e di uniformità nei fondamenti della teoria fisica. Si deve ammettere che la relatività è andata oltre le teorie fisiche precedenti nel rinunciare alla «vicinanza all'esperienza» dei concetti fondamentali allo scopo di raggiungere la semplicità logica.[fonte 8]
  • [In risposta alla lettera di un ateo che gli chiedeva se fosse vero ciò che si leggeva della sua osservanza religiosa] Era ovviamente una menzogna quella che hai letto sulle mie convinzioni religiose, una menzogna che si ripete sistematicamente. Io non credo in un Dio personale, non l'ho mai negato e anzi l'ho espresso chiaramente. Se c'è qualcosa in me che può essere definito religioso, quella è la sconfinata ammirazione per la struttura del mondo così come la scienza può rivelarcela.
It was, of course, a lie what you read about my religious convictions, a lie which is being systematically repeated. I do not believe in a personal God and I have never denied this but have expressed it clearly. If something is in me which can be called religious then it is the unbounded admiration for the structure of the world so far as our science can reveal it.[fonte 10]
  • Esiste una passione per la comprensione proprio come esiste una passione per la musica; è una passione molto comune nei bambini, ma che poi la maggior parte degli adulti perde. Senza di essa non ci sarebbero né la matematica né le altre scienze. Più volte la passione per la comprensione ha condotto all'illusione che l'uomo sia in grado di comprendere razionalmente il mondo oggettivo, attraverso il pensiero puro, senza nessun fondamento empirico; in breve attraverso la metafisica. Sono convinto che ogni teorico vero sia una sorta di metafisico addomesticato, indipendentemente da quanto possa immaginare di essere un puro «positivista». Il metafisico crede che il logicamente semplice sia anche reale. Il metafisico addomesticato crede che non tutto ciò che è logicamente semplice sia incorporato nella realtà esperita, ma che la totalità di tutta l'esperienza sensoriale possa essere «compresa» sulla base di un sistema concettuale costruito su premesse di grande semplicità. Lo scettico dirà che questo è un «credo del miracolo». È proprio così, ma è un credo del miracolo che è nato e cresciuto in maniera straordinaria grazie allo sviluppo della scienza.[fonte 8]
  • Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e finché sono certe, non si riferiscono alla realtà. (da Sidelights on Relativity, Dover, p. 12)
  • [Riguardo le accuse a Bertrand Russell] I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l'uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza.[fonte 11]
  • Il sentimento religioso provocato dalla comprensione delle profonde interrelazioni della realtà è un qualcosa di diverso da quello che di solito viene definito con il termine religioso. È più propriamente un sentimento di venerazione per il disegno che si manifesta nell'universo materiale. Non ci porta ad immaginare un essere divino a nostra immagine e somiglianza, che ci fa domande e che si interessa a noi come individui. Non esiste né volontà, né dovere ma solo essere assoluto.[fonte 12]
  • In considerazione di tale armonia nel cosmo, che io, con la mia mente umana limitata, sono in grado di riconoscere, ci sono ancora persone che dicono che Dio non esiste. Ma ciò che veramente mi fa più arrabbiare è che mi citano a sostegno di tali opinioni.[fonte 13]
  • In principio era previsto che diventassi ingegnere, ma il pensiero di dover spendere la mia energia creativa su cose che rendono ancora più raffinata la vita pratica di ogni giorno, con la deprimente prospettiva di una rendita da capitale come obiettivo, mi era insopportabile. Pensare per il piacere di pensare, come per la musica.[fonte 14]
  • Io non credo nell'immortalità dell'individuo, e considero l'etica una questione che riguarda esclusivamente l'uomo, senza alcuna autorità superiore dietro di lui.[fonte 15]
  • Io non sono ateo, forse potrei definirmi panteista. Il problema in questione è troppo vasto per le nostre menti limitate. Posso risponderti con una parabola? La mente umana, anche se estremamente esperta, non può comprendere l'universo. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in un'immensa biblioteca le cui pareti sono ricoperte fino al soffitto di libri scritti in molte lingue differenti. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come, e nemmeno conosce le lingue in cui sono stati scritti. Il bambino nota un piano definito nella disposizione dei libri, un misterioso ordine che non riesce a comprendere, che può solo vagamente sospettare. Questa mi sembra la situazione della mente umana, anche della più intelligente e acculturata, di fronte a Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però solo fiocamente comprendere.
I am not an atheist. I do not know if I can define myself as a pantheist. The problem involved is too vast for our limited minds. May I not reply with a parable? The human mind, no matter how highly trained, cannot grasp the universe. We are in the position of a little child, entering a huge library whose walls are covered to the ceiling with books in many different tongues. The child knows that someone must have written those books. It does not know who or how. It does not understand the languages in which they are written. The child notes a definite plan in the arrangement of the books, a mysterious order, which it does not comprehend, but only dimly suspects. That, it seems to me, is the attitude of the human mind, even the greatest and most cultured, toward God. We see a universe marvelously arranged, obeying certain laws, but we understand the laws only dimly.[fonte 16]
  • L'essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo "Universo", una parte limitata nello spazio e nel tempo. L'uomo sperimenta sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l'unico scopo di un'autentica religione. Non per alimentare l'illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente.
A human being is a part of the whole, called by us "Universe," a part limited in time and space. He experiences himself, his thoughts and feelings as something separate from the rest — a kind of optical delusion of his consciousness. The striving to free oneself from this delusion is the one issue of true religion. Not to nourish the delusion but to try to overcome it is the way to reach the attainable measure of peace of mind.[fonte 17]
  • L'idea di un Dio personale è un concetto antropologico che non sono capace di prendere seriamente.[fonte 18] (da una lettera del 1946)
  • L'uomo che è convinto dell'esistenza e della operatività della legge di causalità non può concepire l'idea di un Essere che interferisce con il corso degli eventi. A patto naturalmente che egli prenda l'ipotesi della causalità veramente sul serio. (dal New York Times Magazine, 9 novembre 1930)
  • [...] l'uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere. In tempi normali la sua passione rimane latente, emerge solo in circostanze eccezionali; ma è abbastanza facile attizzarla e portarla alle altezze di una psicosi collettiva.
    [...] Non penso qui affatto solo alle cosiddette masse incolte. L'esperienza prova che piuttosto la cosiddetta "intellighenzia" cede per prima a queste rovinose suggestioni collettive, poiché l'intellettuale non ha contatto diretto con la rozza realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata. (dalla lettera a Freud del 30 luglio 1932)[fonte 19]
  • La parola Dio per me non è nulla se non l'espressione di un prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di onorevoli, ma pur sempre puramente primitive, leggende che sono comunque piuttosto infantili. Nessuna interpretazione per quanto sottile può (per me) cambiare questo fatto... Per me la religione ebraica, così come tutte la altre religioni, è una incarnazione delle più infantili superstizioni. (da una lettera a Erik Gutkind, gennaio 1954; citato in lettersofnote.com)
  • La scienza, contrariamente ad un'opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve addirittura perseguire finalità teologiche, poiché deve proporsi non solo di sapere com'è la natura, ma anche di sapere perché la natura è così e non in un'altra maniera, con l'intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sé altre scelte quando creò il mondo.[fonte 20]
  • Lo studio e, in generale, la ricerca della verità e della bellezza sono una sfera di attività nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita.[fonte 6]
  • Mi sento talmente immerso nell'umanità, talmente smarrito in un immenso universo, che non riesco più a commuovermi o a soffrire per la nascita o la morte di una creatura sola.[fonte 21]
  • Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità.[fonte 22]
  • Non m'è riuscito di leggerlo: il cervello umano non è complesso fino a questo punto.[fonte 23] (dal commento a un libro di Franz Kafka)
  • Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata.[fonte 24]
  • Oh, Dostoevskij a me ha dato più cose di quante me ne abbia date Gauss.[fonte 25]
  • Per il rispetto del governo e della legge del paese non vi è nulla di più distruttivo che approvare leggi inapplicabili.[fonte 26]
  • Quando leggo la Bhagavad-Gita e rifletto su come Dio creò questo universo, ogni altra cosa mi sembra così superflua.
When I read the Bhagavad-Gita and reflect about how God created this universe everything else seems so superfluous. (citato in A Tribute to Hinduism)
  • Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività.[fonte 27]
  • Sei l'unica persona con cui mi piace avere discussioni. Quasi tutti passano dai fatti alla teoria, e non dalla teoria ai fatti. Le persone sono incapaci di uscire dall'insieme dei concetti ammessi e continuano a girarci introrno in modo grottesco.[fonte 28] (da una lettera a Erwin Schrödinger)
  • Senza la religione l'umanità si troverebbe oggi ancora allo stato di barbarie... È stata la religione che ha permesso all'umanità di progredire in tutti i campi.[fonte 29]
  • [Gli atei fanatici] Sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati dopo una lunga lotta. Essi sono creature che – nel loro rancore contro il tradizionale "oppio dei popoli" – non sopportano la musica delle sfere.
They [fanatical atheists] are like slaves who are still feeling the weight of their chains which they have thrown off after hard struggle. They are creatures who—in their grudge against the traditional "opium for the people"—cannot bear the music of the spheres.[fonte 30]
  • Sono sicuro che è più facile imparare la matematica che non il baseball.[fonte 31]
  • Tu immagini che io guardi indietro alla mia vita con calma soddisfazione. Ma non c'è un singolo concetto della cui incrollabilità io sia convinto, e non so se in generale sono sulla strada giusta.[fonte 32]
  • Una volta che l'idea teorica è acquisita, è bene seguirla finché conduce ad una conclusione insostenibile.[fonte 33]

Attribuite[modifica]

  • Descrivere ogni cosa in modo scientifico sarebbe possibile, ma assurdo. Non avrebbe senso, sarebbe come descrivere una sinfonia di Beethoven in base alla variazione della pressione dell'onda.[1][fonte 34]
    Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L'universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.[fonte 35]
  • L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata; l'immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l'evoluzione.[1][fonte 36]
Imagination is more important than knowledge. For knowledge is limited, whereas imagination embraces the entire world, stimulating progress, giving birth to evolution.[fonte 37]
  • Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma posso dirvi cosa useranno nella quarta: pietre![1][fonte 38][2]
  • Non tutto quel che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta.
Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.
Questa citazione viene attribuita ad Einstein perché era riportata su un cartello appeso nel suo studio all'università di Princeton, nel New Jersey. L'attribuzione non è quindi certa.[fonte 39]
Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity. (1947)
Two things are infinite: the universe and human stupidity. (1969)
Two things are infinite, the universe and human stupidity, and I am not yet completely sure about the universe. (1969)
Lo psicoterapeuta Fritz Perls nel libro Ego, Hunger, and Aggression: a Revision of Freud's Theory and Method (1947) attribuì la prima versione della citazione in lingua inglese ad un "grande astronomo" non meglio precisato, scrivendo poi nella frase successiva del paragrafo «Einstein ha dimostrato che l'universo è limitato» («Einstein has proved that the universe is limited»). Nel libro Gestalt Therapy Verbatim (1969) lo stesso Perls attribuì una versione più breve della frase (la seconda riportata) ad Einstein: lo scienziato l'avrebbe pronunciata nel corso di una conversazione con lo stesso Perls. Infine nel libro In and Out the Garbage Pail (1969), Perls attribuì ad Einstein la terza versione della citazione (quella più spesso citata anche in lingua italiana).[fonte 41]

Errate[modifica]

  • Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente.
Being a lover of freedom, when the revolution came in Germany, I looked to the universities to defend it, knowing that they had always boasted of their devotion to the cause of truth; but, no, the universities immediately were silenced. Then I looked to the great editors of the newspapers whose flaming editorials in days gone by had proclaimed their love of freedom; but they, like the universities, were silenced in a few short weeks. [...] Only the Church stood squarely across the path of Hitler's campaign for suppressing truth. I never had any special interest in the Church before, but now I feel a great affection and admiration because the Church alone has had the courage and persistence to stand for intellectual truth and moral freedom. I am forced thus to confess that what I once despised I now praise unreservedly.
Questa citazione venne riportata nell'articolo Religion: German Martyrs, pubblicato sul Time Magazine del 23 dicembre 1940.[fonte 43] La citazione ebbe una grande diffusione e più scrittori la interpretarono in modo diverso. In una lettera dello scienziato del 1943 indirizzata a un ministro presbiteriano, che aveva chiesto una conferma in merito alle parole riportate da Time Magazine, Einstein confermò di aver dichiarato che la Chiesa Cristiana rappresentava l'unica istituzione sociale in grado di opporsi al regime nazista («Yes, I did say this about the Christian Church. It is the only social institution that could stand up to the Nazi regime.»).[fonte 44][fonte 45] Secondo lo scienziato William C. Waterhouse tuttavia, questo stralcio sarebbe stato estrapolato da un commento casuale rilasciato dallo scienziato ad un giornalista, durante il periodo in cui Einstein viveva ancora in Germania. L'opinione di Waterhouse troverebbe conferma in una lettera successiva dello scienziato, risalente al 28 marzo 1947, nella quale Einstein descrisse in maniera più approfondita il suo punto di vista sulla questione. Stando a quanto riportato in questa lettera, Einstein, in occasione di quell'incontro con il giornalista, avrebbe semplicemente affermato che durante la dittatura nazista difficilmente qualche intellettuale tedesco, eccezion fatta per pochi uomini di chiesa, aveva sostenuto i diritti individuali e le libertà intellettuali e quindi successivamente la sua dichiarazione era stata drasticamente enfatizzata.[fonte 46]
La paternità di questa citazione è incerta: alcune fonti la attribuiscono a Thomas Dewar, altre a James Dewar. Probabilmente l'ambiguità nasce dal fatto che i due hanno lo stesso cognome e sono vissuti in un periodo storico molto simile. La citazione è stata erroneamente attribuita anche ad Einstein e a Frank Zappa, che appartengono ad un periodo storico successivo e hanno con tutta probabilità solamente citato la frase.
  • Niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l'evoluzione verso un'alimentazione vegetariana.[fonte 48]
Nel libro Verso la scelta vegetariana, Veronesi scrive che Einstein «si riporta abbia dichiarato» questa frase. Secondo la IVU (International Vegetarian Union), la frase inglese «Nothing will [...] increase chances for survival of life on Earth as much as the evolution to a vegetarian diet» risulta «completamente non verificata» e «sembra una cattiva traduzione dal tedesco» della frase di Einstein correttamente tradotta in inglese come «a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind» (da una lettera del 27 dicembre 1930 a Hermann Huth, editore della rivista Vegetarische Warte, che avrebbe pubblicato la frase originale; fonte a volte erroneamente indicata come Vegetarian Watch-Tower).[fonte 49]
Citazione corretta: «Uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità». (si veda la citazione completa in Ultimate Quotable Einstein).
  • Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita.
If the bee disappears from the surface of the earth, man would have no more than four years to live.
Non esiste una fonte originale per questa citazione attribuita a Einstein, essa non viene menzionata in nessun documento prima del 1994. In quell'anno, la frase venne citata per la prima volta su un volantino distribuito a Bruxelles dall'Unione Nazionale Apicoltori francesi, in rivolta a causa della concorrenza del miele d'importazione. È quindi probabile che sia stata creata ad hoc per avvalorare la protesta.[fonte 50]

Autobiografia scientifica[modifica]

Incipit[modifica]

Eccomi qui seduto, all'età di 67 anni, per scrivere quello che potrebbe essere il mio necrologio. Lo faccio non solo perché il dottor Schilpp mi ha convinto a farlo, ma perché credo effettivamente che sia bene mostrare a chi opera accanto a noi come appaia retrospettivamente la nostra fatica e la nostra ricerca. Dopo averci riflettuto, capisco che qualsiasi tentativo del genere sarà sempre inadeguato. Per quanto breve e limitata possa essere la propria vita di lavoro, e per quanto grande sia la parte di essa sprecata in errori, esporre ciò che resta e merita d'essere detto è tuttavia difficile, perché l'uomo di oggi, che ha 67 anni, non è affatto lo stesso che ne aveva 50, 30, o 20. Ogni ricordo appare alla luce del presente, e quindi in una prospettiva ingannevole. Questa considerazione potrebbe addirittura fermarmi. Ma dalla propria esperienza si possono estrarre molte cose ancora ignote ad altre coscienze umane.

Citazioni[modifica]

  • Così io — benché figlio di genitori (ebrei) completamente irreligiosi — divenni religiosissimo; ma cessai improvvisamente di esserlo all'età di 12 anni. Attraverso la lettura di libri di scienza popolare mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un'impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po' della sua asprezza primitiva.
  • Io distinguo da una parte la totalità delle esperienze sensibili, e dall'altra la totalità dei concetti e delle proposizioni che sono enunciati nei libri. I rapporti interni fra i diversi concetti e proposizioni sono di natura logica, e il compito del pensiero logico è strettamente limitato a stabilire tutte le connessioni interne fra concetti e proposizioni secondo regole ben definite, che sono appunto quelle della logica. I concetti e le proposizioni acquistano "significato", cioè "contenuto", solo attraverso la loro connessione con le esperienze sensibili. Questa connessione è puramente intuitiva, non è essa stessa di natura logica. Ciò che distingue la vuota fantasia dalla "verità" scientifica è il grado di certezza con cui questa connessione, cioè questa associazione intuitiva, può essere compiuta, e null'altro.
  • Davanti a me avevo l'esempio della termodinamica. Il principio generale era tutto in questo enunciato: le leggi della natura sono tali che è impossibile costruire un perpetuum mobile (di prima o di seconda specie). Ma come trovare un siffatto principio universale? Dopo dieci anni di riflessione, un siffatto principio risultò da un paradosso nel quale m'ero imbattuto all'età di 16 anni: se io potessi seguire un raggio di luce a velocità c (la velocità della luce nel vuoto), il raggio di luce mi apparirebbe come un campo elettromagnetico oscillante nello spazio, in stato di quiete. Ma nulla del genere sembra possa sussistere sulla base dell'esperienza o delle equazioni di Maxwell. Fin dal principio mi sembrò intuitivamente chiaro che, dal punto di vista di un tale ipotetico osservatore, tutto debba accadere secondo le stesse leggi che valgono per un osservatore fermo rispetto alla Terra. Altrimenti, come farebbe il primo osservatore a sapere, cioè come potrebbe stabilire, di essere in uno stato di rapidissimo moto uniforme?
    È chiaro che in questo paradosso è già contenuto il germe della teoria della relatività particolare.
  • La teoria della relatività generale, per conseguenza, procede dal seguente principio: le leggi naturali debbono essere espresse da equazioni che siano covarianti rispetto al gruppo delle trasformazioni continue di coordinate. Questo gruppo sostituisce il gruppo delle trasformazioni di Lorentz della teoria della relatività particolare, che è un sottogruppo del primo.
  • La fisica è un tentativo di afferrare concettualmente la realtà, quale la si concepisce indipendentemente dal fatto di essere osservata. In questo senso si parla di "realtà fisica". Nella fisica prequantistica, non c'era alcun dubbio sul modo di intendere queste cose: nella teoria di Newton, la realtà era rappresentata da punti materiali nello spazio e nel tempo; nella teoria di Maxwell, dal campo nello spazio e nel tempo. Nella meccanica quantistica, la rappresentazione della realtà non è cosi facile. Alla domanda se una funzione ψ della teoria quantistica rappresenti una situazione reale effettiva, nel senso valido per un sistema di punti materiali o per un campo elettromagnetico, si esita a rispondere con un semplice "si" o "no". Perché?

Come io vedo il mondo[modifica]

Incipit[modifica]

Se consideriamo la nostra esperienza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono legati all'esistenza di altri uomini e che, per la nostra stessa natura, siamo simili agli animali che vivono in comunità.[3]

Citazioni[modifica]

  • Mille volte al giorno penso al fatto che la mia vita interiore ed esteriore si basa sul lavoro di altri uomini, vivi o morti, e che io devo sforzarmi a offrire in misura eguale a quanto ho ricevuto e tuttora ricevo.
  • Ad ogni sistema autocratico fondato sulla violenza fa sempre seguito la decadenza, perché la violenza attrae inevitabilmente. Il tempo ha dimostrato che a dei tiranni illustri succedono sempre dei mascalzoni.
  • Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità.
  • Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica; soltanto per errore può aver ricevuto il cervello; un midollo spinale gli basterebbe ampiamente.
  • È sufficiente per me il mistero dell'eternità della vita, il sentore della meravigliosa struttura dell'universo e della realtà, insieme al tentativo di comprendere quella parte, sia pure piccola, della ragione che manifesta se stessa nella natura.
  • Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
  • Il mio ideale politico è l'ideale democratico. (1982)
  • Il sapere che l'impenetrabile esiste realmente e si manifesta a noi come la più alta saggezza e la bellezza più splendida, che le nostre facoltà limitate riescono a comprendere solo nelle loro forme più primitive – questa coscienza, questo sentimento, è al cuore di ogni autentica religiosità. In questo senso, e solo in questo senso, io appartengo alla categorie degli uomini devotamente religiosi.
  • Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall'io.
  • La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.[fonte 51]
  • La missione più alta del fisico è dunque la ricerca di queste leggi elementari. (1982)
  • La possibilità che un individuo possa sopravvivere alla morte fisica va al di là delle mie capacità di comprensione, e nemmeno posso fare altrimenti. Queste opinioni sono dettate dalla paura, assurdo egoismo o debolezza d'animo.
  • La sensazione più bella che possiamo provare è il mistero. Costituisce l'emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza. Colui che l'ha provata e che non è ancora in grado di emozionarsi è come una merce avariata, come una candela spenta. È l'esperienza del mistero, spesso mischiata con la paura, che ha generato la religione. La conoscenza di un qualcosa che non possiamo penetrare, delle ragioni più profonde di una bellezza che si irradia, che sono accessibili alla ragione solo nelle sue più elementari forme, è questa la conoscenza e l'emozione che stanno alla base della religione; in questo senso, e in questo solamente, io posso definirmi profondamente religioso.
  • La teoria della relatività ristretta, che non è altro che il prolungamento sistematico della elettrodinamica di Maxwell e di Lorentz, ha aperto nuove vie superando i suoi stessi limiti. (1982)
  • L'aver avuto la concezione netta della legge differenziale è uno dei più grandi meriti del genio di Newton. (1982)
  • Le idee si riferiscono alle esperienze dei sensi, ma non possono mai derivarne logicamente. Per questa ragione non ho mai potuto comprendere la questione dell'a priori nel senso di Kant. (1982)
  • L'esperienza resta naturalmente l'unico criterio per utilizzare una costruzione matematica della fisica; ma è nella matematica che si trova il principio veramente creatore. Da un certo punto di vista riconosco che il pensiero puro è capace di afferrare la realtà, come gli antichi pensavano. (1982)
  • L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l'altro, la religione.
  • Non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. (1982)
  • Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione. (1982)
  • Non voglio e non posso figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee! (1982)
  • Osserviamo nondimeno che l'idea di spazio assoluto, che implica quella di riposo assoluto, era per Newton fonte di inquietudine. (1982)
  • Possa egli [Max Planck] riuscire a unire la teoria dei quanti all'elettrodinamica e alla meccanica, in un sistema costituente logicamente un tutto. (1982)
  • Quale il significato della vita umana o di quella, in genere, di ogni altra creatura? Conoscere una risposta a questa domanda significa essere religiosi. Vi domanderete: vale dunque la pena di porla? Io rispondo: chiunque consideri la propria e l'altrui vita come priva di significato è non soltanto infelice ma appena degno di vivere. (da Idee e opinioni. Come io vedo il mondo, p. 231)
  • Risalta meravigliosamente bene dai lavori mirabili ai quali Keplero ha consacrato la sua vita, che la conoscenza non può derivare dall'esperienza sola, ma che occorre il paragone fra ciò che lo spirito umano ha concepito e ciò che ha osservato. (1982)
  • Senza crisi non c'è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.
  • Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
  • [Sul Mahatma Gandhi] Una guida del suo popolo, privo di aiuto da parte di qualsiasi altra autorità esterna; un uomo politico i cui successi non si basano sull'artificio o sulla padronanza di formule tecniche, ma semplicemente sull'autorità morale che emanava dalla sua personalità; un combattente vittorioso che ha sempre disdegnato l'uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di decisione e di inflessibile coerenza, che ha dedicato ogni energia alla rinascita del suo popolo e al miglioramento delle sue fortune; un uomo che ha affrontato la brutalità dell'Europa con la semplice dignità di un essere umano, dimostrandosi superiore in ogni occasione.
    È possibile che le generazioni future stenteranno a credere che un tale uomo sia mai vissuto in carne e ossa su questa terra. (dalla dichiarazione per il settantesimo compleanno di Gandhi, 1939; 1982, pp. 215-216)
  • Verso la fine del 1915, mi accorsi di questi errori e scoprii il nesso coi fatti dell'esperienza astronomica dopo che, avvilito e confuso, ero ritornato alla curvatura di Riemann. (1982)

L'elettrodinamica dei corpi in movimento[modifica]

Incipit[modifica]

È noto che l'elettrodinamica di Maxwell – come la si interpreta attualmente – nella sua applicazione ai corpi in movimento porta a delle asimmetrie, che non paiono essere inerenti ai fenomeni. Si pensi per esempio all'interazione elettromagnetica tra un magnete e un conduttore. I fenomeni osservabili in questo caso dipendono soltanto dal moto relativo del conduttore e del magnete, mentre secondo l'interpretazione consueta i due casi, a seconda che l'uno o l'altro di questi corpi sia quello in moto, vanno tenuti rigorosamente distinti. Se infatti il magnete è in moto e il conduttore è a riposo, nei dintorni del magnete esiste un campo elettrico con un certo valore dell'energia, che genera una corrente nei posti dove si trovano parti del conduttore. Ma se il magnete è in quiete e si muove il conduttore, nei dintorni del magnete non esiste alcun campo elettrico, e si ha invece nel conduttore una forza elettromotrice, alla quale non corrisponde nessuna energia, ma che – a parità di moto relativo nei due casi considerati – dà luogo a correnti elettriche della stessa intensità e dello stesso andamento di quelle alle quali dà luogo nel primo caso la forza elettrica.

Citazioni[modifica]

  • Le considerazioni seguenti si fondano sul principio di relatività e sul principio della costanza della velocità della luce, principi che definiamo nel modo seguente.
    1. Le leggi secondo le quali evolvono gli stati dei sistemi fisici sono indipendenti da quale di due sistemi di coordinate che si trovino uno rispetto all'altro in moto traslatorio uniforme queste evoluzioni di stato siano osservate.
    2. Ogni raggio di luce si muove nel sistema di coordinate "a riposo" con la velocità fissa V[4], indipendentemente dal fatto che questo raggio di luce sia emesso da un corpo a riposo o in moto.
  • Vediamo quindi che non possiamo attribuire al concetto di simultaneità alcun significato assoluto, ma che invece due eventi che, considerati in un sistema di coordinate, sono simultanei, se considerati da un sistema che si muove relativamente a questo sistema, non si possono più assumere come simultanei.
  • Da qui risulta la seguente conseguenza singolare. Nei punti A e B di K siano disposti due orologi a riposo, che camminano sincroni quando siano considerati nel sistema a riposo, e si muova l'orologio in A con la velocità v lungo la congiungente verso B, allora all'arrivo di quest'orologio in B i due orologi non sono più sincroni, ma l'orologio mosso da A a B resta indietro rispetto a quello che dall'inizio si trova in B di (1/2)t(v2/V2) secondi (a meno di quantità di ordine quarto e più alto), dove t è il tempo che l'orologio impiega da A a B.
  • Si conclude da ciò che un orologio a bilanciere che si trovi all'equatore terrestre deve camminare più lento di un importo assai piccolo rispetto ad un orologio fatto esattamente alla stessa maniera, e sottoposto per il resto a condizioni uguali, ma che si trovi a un polo terrestre.
  • Pertanto W per v=V sarà infinitamente grande. Velocità superluminali – in accordo con i nostri risultati precedenti – non hanno alcuna possibilità di esistenza.[5]

Explicit[modifica]

Queste tre relazioni sono un'espressione completa delle leggi secondo le quali si deve muovere l'elettrone per la presente teoria.
Osservo in conclusione che nei lavori sul problema qui trattato l'amico e collega M. Besso mi è stato accanto fedelmente e che gli sono debitore di molti suggerimenti preziosi.
Berna, giugno 1905

Pensieri degli anni difficili[modifica]

Albert Einstein nel 1911
  • A me la cosa peggiore in una scuola sembra l'uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sull'autorità artificiosa. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stesso dell'allievo. Produce dei soggetti sottomessi. [...] È relativamente semplice tenere la scuola lontana da questo gravissimo male. Date all'insegnante il minore numero possibile di mezzi coercitivi, così che l'unica fonte di rispetto da parte dell'allievo sia costituita dalle qualità umane e intellettuali dell'insegnante stesso.
  • A perenne vanto della scienza sta il fatto che essa, agendo sulla mente umana, ha vinto l'insicurezza dell'uomo di fronte a se stesso e alla natura.
  • Da quando è stata approntata la prima bomba atomica nessun tentativo è stato fatto per rendere il mondo più sicuro dalla guerra, mentre molto è stato fatto per aumentare la capacità distruttrice della guerra stessa.
  • Difficilmente si è consapevoli di ciò che è significativo nella propria esistenza.
  • Fino a quando i contatti fra le due fazioni si limitano a dei negoziati ufficiali, non vedo che scarse prospettive per il raggiungimento di un accordo intelligente, specialmente per il fatto che le considerazioni di prestigio nazionale, come pure le messinscene dei discorsi dai balconi ad uso e consumo delle masse, non possono che generare dei progressi quasi nulli. Ciò che una fazione propone ufficialmente è per ciò stesso sospetto e addirittura inaccettabile all'altra. Inoltre, dietro tutti i negoziati ufficiali sta, anche se velata, la minaccia del nudo potere.
  • Gli Americani possono forse essere convinti della loro intenzione di non scatenare una guerra di aggressione o preventiva. Così, essi possono forse credere che sia superfluo annunciare pubblicamente che in un futuro non saranno i primi a usare la bomba atomica. Ma questo paese è stato solennemente invitato a rinunciare all'uso della bomba, cioè a bandirla, e ha rifiutato di farlo a meno che non siano accettate le sue condizioni circa un controllo internazionale.
  • Imparare e insegnare cose che non si possono pienamente accettare nel proprio intimo è sempre un compito difficile.
  • Io credo che questa politica sia errata. Vedo un certo vantaggio militare nel non rinunciare all'uso della bomba, in quanto si può pensare di trattenere un altro paese dallo scatenare una guerra in cui gli Stati Uniti potrebbero usarla. Ma ciò che si guadagna da una parte lo si perde dall'altra. Infatti un'intesa per il controllo internazionale dell'energia atomica è diventata in tal modo ancora più remota. Ciò può non rappresentare un inconveniente militare fino a che gli Stati Uniti posseggono l'esclusiva dell'uso della bomba. Ma nel momento in cui un altro paese sarà in grado di produrne in quantità notevoli, gli Stati Uniti avranno molto da perdere da un mancato accordo internazionale, a causa della vulnerabilità delle loro industrie concentrate e della loro vita urbana altamente sviluppata.
  • Io non mi considero il padre dell'energia atomica. La mia parte in questo campo è stata molto indiretta. Non ho previsto, infatti, che si potesse arrivare a produrre l'energia atomica entro il corso della mia vita. Essa diventò un fatto pratico grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, e questo non è un fatto che io avrei potuto prevedere. Essa fu scoperta da Otto Hahn a Berlino, ed egli stesso non comprese subito esattamente ciò che aveva scoperto. Fu Lise Meitner colei che fornì la corretta interpretazione e fuggì dalla Germania per affidare l'informazione nelle mani di Niels Bohr. Io non credo che si possa assicurare una grande era atomica organizzando la scienza, nella maniera in cui sono organizzate certe grandi società industriali.
  • Io trascorro la mia vita in quella solitudine per noi tanto penosa nella gioventù, ma così gradita negli anni della maturità.
  • L'appartenenza a un sistema di sicurezza internazionale non dovrebbe, secondo me, essere basata su degli schemi democratici arbitrari. L'unico requisito dovrebbe essere che i rappresentanti in seno all'organizzazione, all'assemblea o al consiglio internazionali, dovessero essere eletti dal popolo di ciascun paese membro, con voto segreto. Questi delegati dovrebbero rappresentare il popolo piuttosto che il governo, la qual cosa accrescerebbe la natura pacifica dell'organizzazione.
  • La scienza non può stabilire dei fini e tanto meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al più, può fornire i mezzi con i quali raggiungere certi fini. Ma i fini stessi sono concepiti da persone con alti ideali etici.
  • La scienza può solo accertare ciò che è, ma non ciò che dovrebbe essere, ed al di fuori del suo ambito restano necessari i giudizi di valore di ogni genere.
  • La scuola dovrebbe avere sempre come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.
  • Ma nel dare la colpa ai Russi gli Americani non dovrebbero ignorare il fatto che essi stessi non avrebbero volontariamente rinunciato all'uso della bomba come arma ordinaria nel periodo precedente la realizzazione di un controllo internazionale, o nel caso in cui quest'ultimo non venisse realizzato. In questo modo hanno contribuito ad aumentare negli altri paesi la paura che essi considerino la bomba come un'arma normale del loro arsenale fino a quando gli altri paesi si rifiutino di accettare le loro condizioni circa un controllo internazionale.
  • Mantenere un deposito di bombe atomiche senza promettere di non farne uso significa sfruttare il possesso delle bombe per fini politici. Può darsi che gli Stati Uniti sperino in questo modo di spaventare l'Unione Sovietica costringendola ad accettare il controllo internazionale dell'energia atomica. Ma la paura fa soltanto crescere l'antagonismo e aumenta il pericolo di una guerra. Sono del parere che questa politica abbia tolto ogni valore reale alle offerte per un controllo internazionale dell'energia atomica.
  • Nella libertà dell'uomo, in senso filosofico, non credo assolutamente. Ciascuno di noi agisce non solo guidato da una compulsione esterna ma anche da una necessità interna. (Come io vedo il mondo)
  • Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento.[6]
  • Noi scienziati crediamo che ciò che noi e i nostri simili faremo o non faremo entro i prossimi pochi anni determinerà il destino della nostra civiltà. Consideriamo perciò nostro dovere spiegare infaticabilmente questa verità, aiutare la gente a rendersi conto di tutto ciò che è in giuoco, e lavorare, non per mettere in pace la coscienza, ma per la comprensione e per un accordo finale fra popoli e nazioni che sono su posizioni divergenti.
  • Non dico che gli Stati Uniti non dovrebbero costruire e creare dei depositi di bombe atomiche, in quanto io credo che sia giusto agire cosí; io debbo essere in grado di distogliere un'altra nazione dal proposito di condurre un attacco atomico quando anch'essa possieda la bomba. Ma quello di scoraggiare dovrebbe essere l'unico scopo dei depositi di bombe. Allo stesso modo io credo che le Nazioni Unite dovrebbero possedere la bomba atomica una volta che disponessero di un proprio esercito e di proprie armi. Ma anche esse dovrebbero possedere la bomba solo allo scopo di scoraggiare un aggressore oppure delle nazioni ribelli, dallo scatenare un attacco atomico. Esse non dovrebbero usare la bomba atomica di propria iniziativa più di quanto non dovrebbero farlo gli Stati Uniti o una qualsiasi altra potenza.
  • Non dobbiamo semplicemente sopportare le differenze fra gli individui e i gruppi, ma anzi accoglierle come le benvenute, considerandole un arricchimento della nostra esistenza. Questa è l'essenza della vera tolleranza, intesa nel suo significato più ampio, senza la quale non si può porre il problema di una vera moralità.
  • Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La situazione può esprimersi con un'immagine: la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca.[7]
  • Non vedo altro modo di uscire dalle attuali condizioni se non quello di una lungimirante, onesta e coraggiosa politica che si prefigga lo scopo di ristabilire la sicurezza su basi internazionali. Speriamo che si trovino uomini, in numero sufficiente e dotati di forza morale, che guidino la nazione su questo cammino fino a quando le circostanze esterne imporranno ad essa una funzione di guida. Allora, problemi cesseranno di esistere.
  • Nulla è stato fatto per allontanare questa nuova guerra, mentre molto è stato fatto per renderla ancora più orribile; cosí non vi è alcuna scusa per ignorare il pericolo. Dico che nulla è stato fatto per allontanare il pericolo, nonostante la proposta avanzata dagli Stati Uniti circa un controllo internazionale dell'energia atomica. Questo paese ha fatto solo una proposta, e a delle condizioni che l'Unione Sovietica è decisa ora a non accettare. Ciò dà la possibilità di imputare ai Russi il mancato accordo.
  • Più un uomo è convinto della regolarità e ordine delle cose più si convince che non c'è spazio, in questo ordine regolare, per cause di altra natura. Per lui né le leggi umane né le leggi divine esisteranno come cause indipendenti di eventi naturali.
  • Qualsiasi governo è, in certa misura, un male.
  • Rifiutandosi di porre al bando la bomba mentre ne possiede il monopolio, questo paese risulta danneggiato anche da un altro punto di vista, in quanto non riesce più a riaffermare pubblicamente quelle norme etiche formalmente accettate prima dell'ultima guerra. Non si dovrebbe dimenticare che la bomba atomica è stata costruita in questo paese come misura preventiva; avrebbe dovuto servire a impedirne l'uso da parte dei tedeschi, se questi l'avessero scoperta. Il bombardamento di centri civili fu iniziato dai Tedeschi e adottato dai Giapponesi. Gli alleati risposero nello stesso modo, e con grande efficacia, a quanto risulta, e furono moralmente giustificati in questo modo di agire. Ma ora, senza alcuna provocazione, e senza la giustificazione di rappresaglie o di ritorsioni, un rifiuto di bandire l'uso della bomba salvo in caso di rappresaglia, sta facendo del suo possesso un fine politico, e ciò è difficilmente perdonabile.
  • Se non la si impedisce, è probabile che una nuova guerra porti la distruzione su una scala ritenuta impossibile prima (e anche ora difficilmente concepibile), e che solo poche tracce di civiltà sopravvivrebbero.
  • Si è molto vicino al vero quando si dice che è facile dare dei consigli giusti e assennati agli altri, ma è difficile agire in modo giusto e assennato.
  • Tutti siamo consapevoli della difficile e minacciosa situazione in cui si trova la società umana, stretta in una sola comunità da un destino comune; tuttavia solo pochi agiscono tenendo presente ciò. La maggior parte della gente continua a vivere la propria vita giorno per giorno: per metà spaventati, per metà indifferenti, se ne stanno a guardare la spettrale tragicommedia che viene rappresentata sulla scena internazionale di fronte agli occhi e alle orecchie del mondo. Ma su questa scena, sulla quale gli attori sostengono, sotto la luce dei riflettori, le parti stabilite, viene deciso il nostro destino di domani, la vita o la morte delle nazioni.
  • Vi sono due modi secondo cui la scienza influisce sulla vita dell'uomo. Il primo è familiare a tutti: direttamente ancor più indirettamente la scienza produce strumenti che hanno completamente trasformato l'esistenza umana. Il secondo è per sua natura educativo, agendo sullo spirito. Per quanto possa apparire meno evidente a un esame frettoloso, questa seconda modalità non è meno efficiente della prima.

Pensieri di un uomo curioso[modifica]

  • Un uomo felice è troppo soddisfatto del presente per pensare molto al futuro.[fonte 52] (p. 29)
  • Conosco ormai l'incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.[fonte 53] (p. 29)
  • Con la fama divento sempre più stupido, un fenomeno che è ovviamente molto comune.[fonte 54] (p. 30)
  • Proprio come nella leggenda dell'uomo che tramutava in oro tutto ciò che toccava, con me tutto si tramuta in un gran baccano sulla stampa.[fonte 55] (p. 30)
  • Personalmente ho provato il piacere più grande a contatto con le opere d'arte. Mi danno una felicità che non riesco a trovare altrove.[fonte 56] (p. 30)
  • Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo.[fonte 57] (p. 31)
  • Per punirmi del mio disprezzo per l'autorità, il destino ha fatto di me un'autorità.[fonte 58] (p. 31)
  • Cento volte al giorno mi viene in mente che la vita interiore ed esteriore dipende dalle fatiche dei contemporanei e da quelle dei loro predecessori; io devo sforzarmi di ricambiare, in ugual misura, ciò che ho ricevuto e ancora ricevo.[fonte 59] (p. 32)
  • Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto.[fonte 60] (p. 34)
  • Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.[fonte 61] (p. 34)
  • Se tornassi giovane e dovessi decidere come guadagnarmi la vita, non cercherei di diventare uno scienziato, uno studioso o un insegnante. Sceglierei piuttosto di fare l'idraulico o lo straccivendolo, nella speranza di trovare un minimo di indipendenza, quel poco che nelle attuali circostanze è ancora possibile.[fonte 62] (p. 36)
  • Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della fantasia mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta.[fonte 63] (p. 37)
  • [A Niels Bohr] Poche volte una persona mi ha dato tanta gioia con la sua sola presenza com'è stato il Suo caso.[fonte 64] (p. 45)
  • Bohr è stato qui e sono innamorato di lui quanto te. È come un fanciullo sensibilissimo che si muove in questo mondo in una specie di trance.[fonte 65] (p. 46)
  • [Su Niels Bohr] È veramente un genio... Ho una fiducia totale nel suo modo di pensare.[fonte 66] (p. 46)
  • [Su Niels Bohr] Esprime le sue opinioni come se brancolasse perennemente nel buio, e mai come chi crede di essere in possesso della verità definitiva.[fonte 67] (p. 46)
  • Non credo che la signorina Curie sia assetata di potere o di alcunché. È una persona senza pretese e onesta che ha avuto più responsabilità e fatiche del dovuto. Ha un'intelligenza scintillante ma nonostante la sua natura passionale non è tanto carina da rappresentare un pericolo per chicchessia.[8][fonte 68] (pp. 46 -47)
  • La signora Curie è molto intelligente ma fredda come un'aringa, intendendo con ciò che è assolutamente priva di sentimenti di gioia e di tristezza. Forse l'unico modo in cui esprime i propri sentimenti è quando si scaglia contro le cose che non le piacciono.[fonte 69] (p. 47)
  • [Su Marie Curie] La sua forza, la purezza della sua volontà, la sua austerità verso se stessa, l'obiettività, il giudizio incorruttibile — sono tutte qualità che raramente si trovano unite in una persona... Una volta che aveva riconosciuta una via come quella giusta, la seguiva senza compromessi e con estrema determinazione.[fonte 70] (pp. 47-48)
  • [Su Paul Ehrenfest] Il suo senso di inadeguatezza, obiettivamente ingiustificato, lo tormentava incessantemente, togliendogli spesso la serenità necessaria per una ricerca tranquilla... Aveva una mancanza di fiducia in se stesso quasi morbosa ed è stata questa la sua tragedia... Il rapporto più forte della sua vita fu quello con la moglie e collaboratrice... pari a lui per intelletto... La ricambiò con una venerazione e con un amore che non ho visto spesso durante la mia vita.[fonte 71] (p. 48)
  • [Su Michael Faraday] Quell'uomo era innamorato della natura misteriosa come l'amante dell'amata lontana.[fonte 72] (p. 48)
  • [Su Sigmund Freud] Il vecchio aveva... una visione acutissima: non si lasciava cullare dalle illusioni se non da una fiducia eccessiva nelle proprie idee.[fonte 73] (p. 48)
  • Credo che Gandhi abbia avuto la visione più illuminata di tutti i politici del nostro tempo. Dovremmo sforzarci di operare nel suo spirito; di non usare la violenza nel combattere per la nostra causa e di rifiutarci di partecipare a qualsiasi iniziativa che noi crediamo sia volta al male.[fonte 74] (pp. 49-50)
  • Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo... ha dimostrato di quali sacrifici è capace l'uomo quando abbia trovato la via giusta.[fonte 75] (p. 50)
  • Il fenomeno Gandhi è il risultato di una straordinaria forza intellettuale e morale, unita a grande abilità politica e a circostanze eccezionali.[fonte 76] (p. 50)
  • [Su Johann Wolfgang von Goethe] Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto.[fonte 77] (p. 50)
  • [Su Adolf Hitler] Un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, gonfio di invidia e di rancore contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino... Raccattava la feccia della società per la strada e nelle osterie, organizzandola attorno a sé.[fonte 78] (pp. 50-51)
  • [Su Heike Kamerlingh Onnes] Si è conclusa una vita che rimarrà sempre modello per le future generazioni... Non ho conosciuto nessun altro per cui il dovere e la gioia erano la stessa e identica cosa. È questa la ragione della sua vita armoniosa.[fonte 79] (p. 51)
  • La cosa più importante della filosofia di Kant, mi sembra, sono le sue categorie a priori che servono anche per costruire la scienza.[fonte 80] (p. 51)
  • Keplero fu una di quelle rare persone capaci soltanto di difendere apertamente le proprie convinzioni in ogni campo... La sua vita di lavoro fu possibile soltanto dopo che era riuscito a liberarsi in gran parte delle tradizioni intellettuali nelle quali era nato... Egli non ne parla ma questa lotta interiore si riflette nelle sue lettere.[fonte 81] (pp. 51-52)
  • [Su Paul Langevin] Sono molto poche in ogni generazione le persone nelle quali la chiara comprensione della natura delle cose è unita a un profondo sentimento di umanità e alla capacità di militanza. Quando scompare un tale uomo, lascia un vuoto che sembra incolmabile a coloro che gli sopravvivono... Il suo desiderio di promuovere una vita più felice per tutti gli uomini fu forse ancora più forte del suo desiderio di una conoscenza puramente intellettuale. Nessuno di coloro che fecero appello alla sua coscienza sociale se ne tornò mai a mani vuote.[fonte 82] (p. 52)
  • Avevo già saputo della morte di Langevin. Era uno dei miei conoscenti più cari, un vero santo, e di grande talento per di più. È vero che i politici hanno sfruttato la sua bontà, perché era incapace di penetrare le motivazioni squallide, troppo estranee alla sua natura.[fonte 83] (p. 53)
  • Al di fuori della Russia Lenin e Engels non sono ovviamente dei pensatori scientifici apprezzati e non potrebbe interessare a nessuno confutarli come tali. Può darsi che lo stesso sia in Russia, ma lì nessuno si azzarda a dirlo.[fonte 84] (p. 53)
  • Lorentz è una meraviglia di intelligenza e ha un tatto squisito. Un'opera d'arte vivente! A mio avviso era il più intelligente tra i teorici presenti [al Congresso Solvay di Bruxelles].[fonte 85] (p. 53)
  • La mia sensazione di inferiorità intellettuale nei Suoi confronti non riesce a rovinare la grande delizia delle nostre conversazioni, soprattutto perché la Sua benevolenza paterna verso tutti noi ci trattiene dal piombare nello sconforto.[fonte 86] (pp. 53-54)
  • Ha dato alla propria vita la forma d'un opera d'arte squisita fin nei minimi particolari. La sua gentilezza e la sua generosità costanti e il suo senso di giustizia, uniti a una comprensione sicura e intuitiva delle persone e delle umane vicende ne hanno fatto una guida in qualsiasi campo scegliesse di operare.[fonte 87] (p. 54)
  • La gente non si rende conto di quale grande influenza abbia avuto Lorentz sullo sviluppo della fisica. Non possiamo immaginare come sarebbe andata se egli non avesse dato tanti contributi impareggiabili.[fonte 88] (p. 54)
  • Era così forte in lui il piacere immediato di vedere e capire – l'amor dei intellectualis di Spinoza – che fino in tarda età ha guardato il mondo con gli occhi curiosi di un bambino, continuando a trovare gioia e appagamento nel capire i nessi tra le cose.[fonte 89] (p. 54)
  • Mach era un ottimo studioso della meccanica, ma un pessimo filosofo.[fonte 90] (p. 55)
  • Penso sempre a Michelson come all'artista della scienza. Sembrava trarre la massima gioia dalla bellezza dell'esperimento in sé e dall'eleganza del metodo utilizzato.[fonte 91] (p. 55)
  • [Su Isaac Newton] Le sue idee lungimiranti e grandiose conserveranno per tutti i tempi il loro significato unico; su di esse si basa l'intero edificio dei nostri concetti nell'ambito delle scienze della natura.[fonte 92] (p. 55)
  • Per me, i più grandi geni sono stati Galileo e Newton. In un certo senso mi sembrano formare un'unità nella quale è stato Newton a compiere l'impresa più prodigiosa in campo scientifico.[fonte 93] (p. 55)
  • [Su Isaac Newton] Nella stessa persona erano riuniti lo sperimentatore, il teorico, l'artigiano e, in misura non minore, il maestro nell'arte di esporre.[fonte 94] (p. 56)
  • Newton... hai trovato la sola via che, ai tuoi tempi, fosse praticabile per un uomo dall'altissimo potere intellettuale e creativo. I concetti che tu hai creato guidano ancora oggi il nostro pensiero nel campo della fisica, anche se ora noi sappiamo che dovranno essere sostituiti... se si vorrà arrivare a una conoscenza più profonda dei rapporti tra tutti i fenomeni.[fonte 95] (p. 56)
  • Newton fu il primo che riuscì a trovare una base chiaramente formulata dalla quale poter dedurre un gran numero di fenomeni mediante il ragionamento matematico, logico, quantitativo e in armonia con l'esperienza.[fonte 96] (p. 56)
  • Come sarebbe diverso, e come sarebbe meglio per l'umanità se ci fosse più gente come lui... Sembra che in ogni tempo e su ogni continente le personalità più eccelse siano costrette a stare in disparte, incapaci di influenzare gli avvenimenti del mondo.[fonte 97] (p. 57)
  • [Su Max Planck] Era una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto... ma non capiva proprio niente di fisica perché durante l'eclissi del 1919, è rimasto in piedi tutta la notte per vedere se sarebbe stata confermata la curvatura della luce dovuta al campo gravitazione. Se avesse capito davvero [la teoria della relatività], avrebbe fatto come me e sarebbe andato a letto.[fonte 98] (p. 57)
  • In qualsiasi momento quest'uomo ci avesse lasciato, avremmo provato un senso di perdita irreparabile... Possa egli avere un'influenza duratura sul cuore e sulla mente degli uomini![fonte 99] (p. 58)
  • La lucidità, la convinzione e l'imparzialità che nei Suoi libri Lei applica alle questioni logiche, filosofiche e umane non hanno parallelo nella nostra generazione.[fonte 100] (p. 58)
  • [Su Albert Schweitzer] È l'unico occidentale che abbia avuto sull'attuale generazione un'influenza morale paragonabile a quella di Gandhi. Come nel caso di Gandhi, la portata della sua influenza è dovuta soprattutto all'opera esemplare alla quale ha dedicato la vita.[fonte 101] (p. 59)
  • Spinoza è una delle personalità più profonde e pure che la nostra stirpe ebraica abbia mai prodotto.[fonte 102] (p. 59)
  • Rimane per molti versi il primo profeta del nostro tempo... Non c'è oggi nessuno che abbia il profondo discernimento e la forza morale di Tolstoj.[fonte 103] (p. 59)
  • [Su Chaim Weizmann] L'eletto del popolo eletto.[fonte 104] (p. 60)
  • Preferirei un accordo ragionevole con gli arabi sulla base di una convivenza pacifica che non la creazione di uno stato ebraico.[fonte 105] (p. 63)
  • Il giudaismo deve molta gratitudine al sionismo. Il movimento sionista ha fatto rinascere tra gli ebrei il senso della comunità. ha compiuto un'opera produttiva... in Palestina, alla quale hanno contribuito con abnegazione gli ebrei di tutto il mondo... In particolare è stato possibile guidare una parte non indifferente della nostra gioventù verso una vita di lavoro felice e creativa.[fonte 105] (pp. 63-64)
  • [Il sionismo] è un nazionalismo il cui obiettivo non è il potere ma la dignità.[fonte 106] (p. 65)
  • Il sionismo non ha dato agli ebrei tedeschi molta protezione contro lo sterminio. Ma ai sopravvissuti ha dato la forza interiore di sopportare la rovina con dignità e senza perdere il giusto rispetto di sé.[fonte 107]
  • La scuola deve far sì che un giovane ne esca con una personalità armoniosa e non ridotto a uno specialista.[fonte 108] (p. 70)
  • Finché ci saranno gli uomini, ci saranno le guerre.[fonte 109] (p. 94)
  • Chi ha cari i valori della cultura non può non essere pacifista.[fonte 110] (p. 98)
  • Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e di crudeltà.[fonte 111] (p. 99)
  • Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità.[fonte 112] (p. 102)
  • Non sono mai stato comunista, ma se lo fossi stato non me ne vergognerei.[fonte 113] (p. 105)
  • Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.[fonte 114] (p. 110)
  • Leggo spesso la Bibbia, ma il suo testo originale mi è rimasto inaccessibile.[9][fonte 115] (p. 116)
  • Non cerco di immaginare un Dio; mi basta guardare con stupore e ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati.[fonte 116] (p. 119)
  • Non ho mai attribuito alla Natura un'intenzione o uno scopo o qualsiasi altra cosa che possa essere interpretata in chiave antropomorfica. Quel che vedo nella natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta, e che dovrebbe riempire di un senso di umiltà qualsiasi persona razionale. È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo.[fonte 117] (p. 119)
  • La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore e infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile.[fonte 118] (p. 121)
  • Più la teoria dei quanti ha successo e più sembra una sciocchezza.[fonte 119] (p. 123)
  • In tal caso mi spiacerebbe proprio per il buon Dio: la teoria è giusta![10][fonte 120] (p. 124)
  • La geometria, quando è certa, non dice nulla del mondo reale, e quando dice qualcosa a proposito della nostra esperienza, è incerta.[fonte 121] (p. 125)
  • Il Signore è sottile, ma non malizioso.[11][fonte 122] (p. 125)
Raffiniert ist der Herr Gott, aber boshaft ist Er nicht.
  • La meccanica quantistica è degna di rispetto. Ma una voce interiore mi dice che non è la chiave del mistero. La teoria dà grandi frutti, ma non ci avviciniamo ai segreti del Grande Vecchio. In ogni caso, sono convinto che Dio non giochi a dadi.[12][fonte 123] (p. 127)
  • Lo scienziato trova la sua ricompensa in ciò che Henri Poincaré chiama la gioia della comprensione, e non nelle possibilità applicative delle sue scoperte.[fonte 124] (p. 128)
  • I concetti della fisica sono libere creazioni della mente umana e non sono, comunque possa sembrare, unicamente determinati dal mondo esterno.[fonte 125] (p. 130)
  • Non preoccuparti delle tue difficoltà in matematica; posso assicurarti che le mie sono ancora maggiori.[fonte 126] (p. 131)
  • Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva e infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo.[fonte 127] (p. 136)
  • La paura o la stupidità sono sempre state alla base della maggior parte delle azioni umane.[fonte 128] (p. 140)
  • Credo che vita semplice e senza pretese faccia bene a chiunque, al corpo e alla mente.[fonte 129] (p. 141)
  • Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere.[fonte 130] (p. 141)
  • Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un'amara delusione.[fonte 131] (p. 142)
  • L'amore porta molta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore.[fonte 132] (p. 145)
  • L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità... Il fatto che sia comprensibile è un miracolo.[13][fonte 133] (p. 147)
  • Sono convinto che alcune attività politiche e sociali delle organizzazioni cattoliche siano pregiudizievoli e perfino pericolose per la comunità nel suo insieme, qui e ovunque. Citerò soltanto la lotta contro il controllo delle nascite in un'epoca in cui la sovrappopolazione è diventata in vari paesi una seria minaccia alla salute della gente e un grave ostacolo a ogni tentativo di organizzare la pace sul pianeta.[fonte 134] (p. 148)
  • La monotonia di una vita tranquilla stimola la mente a creare.[fonte 135] (p. 148)
  • Mi fa orrore quando una bella intelligenza è abbinata a una personalità ripugnante.[fonte 136] (p. 152)
  • La vecchiaia ha i suoi momenti belli.[fonte 137] (p. 154)
  • Il matrimonio è il tentativo fallimentare di trasformare un caso in qualcosa di duraturo.[fonte 138] (p. 157)
  • La morale non ha niente di divino; è una faccenda puramente umana.[fonte 139] (p. 158)
  • Non c'è niente che distrugga il rispetto per il governo e per la legge del paese come l'approvazione di leggi che non si riescono a far rispettare. Che il pericoloso aumento della criminalità in questo paese sia collegato al proibizionismo è un segreto di Pulcinella.[fonte 140] (p. 162)
  • [Sul proibizionismo] Non bevo, quindi per me fa lo stesso.[fonte 141] (p. 162)
  • Gli oggetti banali ai quali tendono gli sforzi degli uomini – il possesso dei beni, il successo apparente, il lusso, mi sono sempre sembrati disprezzabili.[fonte 129] (p. 163)
  • La saggezza non è un prodotto dell'istruzione ma del tentativo di acquisirla, che dura tutta la vita.[fonte 142] (p. 164)
  • Ho sempre mangiato la carne con un pizzico di cattiva coscienza.[fonte 143] (p. 165)
  • È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.[fonte 144] (p. 166)

    Da Ultimate Quotable Einstein, 2010

  • Ho sempre amato la solitudine, una caratteristica che tende ad accentuarsi con l'età.
I [haved] always loved solitude, a trait that tends to increase with the age.[fonte 145] (p. 57)
  • Persino Chaplin mi guarda come se fossi una specie di creatura esotica e non sapesse che fare con me. Nella mia stanza si è comportato come se l'avessero portato in un tempio. (1931?)[fonte 146]
Even Chaplin looks at me like I'm some kind of exotic creature and doesn't know what to make of me. In my room he acted as if he were being brought into a temple[fonte 147] (p. 116)
  • Kant è una specie di autostrada con tante, tante pietre miliari. Poi arrivano tutti i cagnolini e ognuno deposita il suo contributo alle pietre miliari.[fonte 146]
Kant is sort of a highway with lots and lots of milestones. Then all the little dogs come and each deposits his contribution at the milestones.[fonte 148] (p. 129)
  • La sfortuna si adatta incommensurabilmente bene al genere umano: meglio del successo.[fonte 146]
Misfortune suits minkind immeasurably better than success.[fonte 149] (p. 174)
People are like bicycles. They can keep their balance only as long as they keep moving.[fonte 150] (p. 176)
  • L'uomo è nato per odiare in misura quasi maggiore d'amare: e l'odio non si stanca di afferrare qualsiasi situazione disponibile.[fonte 146]
Man is born to hate in almost higher measure than to love, and hate does not tire in taking grasp of any aviable situation.[fonte 151]
  • Benché sia stato impedito da circostanze esterne ad osservare una dieta strettamente vegetariana, sono stato a lungo un aderente alla causa in linea di principio. Oltre a concordare con gli obiettivi del vegetarianismo per ragioni estetiche e morali, è mia opinione che uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità.
Although I have been prevented by outward circumstances from observing a strictly vegetarian diet, I have long been an adherent to the cause in principle. Besides agreeing with the aims of vegetarianism for aesthetic and moral reasons, it is my view that a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind.[fonte 152] (p. 453)
  • Dunque sto vivendo senza grassi, senza carne, senza pesce, ma in questo modo mi sento proprio bene. A me pare sempre che l'uomo non sia nato per essere un carnivoro.
So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore.[fonte 153] (p. 454)

Pensieri, idee, opinioni[modifica]

  • Non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati.
  • A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell'etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico, [...] All'individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza. La verità è ciò che sopporta la verifica dell'esperienza.
  • Ci sta a cuore non solo il problema tecnico dell'assicurare e preservare la pace, ma anche l'importante compito dell'istruzione e dell'illuminazione delle menti. [...] Senza la libertà che i nostri antenati conquistarono per noi dopo dure lotte, non ci sarebbe stato alcuno Shakespeare, o Goethe, o Newton, o Faraday, o Pasteur o Lister. [...] Solo gli uomini liberi possono produrre le invenzioni e le opere intellettuali che a noi moderni rendono la vita degna di essere vissuta.
  • Così abbiamo dovuto assistere al licenziamento di degni docenti universitari. [...] e all'infausta istituzione del giuramento del docente, ideato per limitare la libertà d'insegnamento. Non mi soffermo sul fatto che la libertà d'insegnamento e di opinione – nei libri o nella stampa – è il fondamento di un sano e naturale sviluppo di qualsiasi popolo. (Lettera aperta all'Assemblea delle Nazioni Unite, 1948)
  • Di ciò che è importante nella propria esistenza non ci si rende quasi conto, e certamente questo non dovrebbe interessare il prossimo. Che ne sa un pesce dell'acqua in cui nuota per tutta la vita?
  • I crimini di cui gli ebrei sono stati incolpati nel corso della storia – crimini intesi a giustificare le atrocità perpetrate contro di essi – sono mutati in rapida successione [...] Le accuse contro di loro, accuse della cui falsità gli istigatori erano ogni volta perfettamente consapevoli, superavano ogni immaginazione, ma hanno influenzato ripetutamente le masse. [...] In questo caso, si può parlare di antisemitismo latente.
  • L'odio che impazza contro noi ebrei affonda le radici nel fatto che abbiamo sostenuto l'ideale della convivenza armonica, e che gli abbiamo dato espressione con parole e coi fatti tra la maggior parte del nostro popolo.
  • La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale. [...] Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina d'un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.
  • Più l'uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale.
  • Nella fase giovanile dell'evoluzione spirituale dell'uomo la fantasia umana creò a propria immagine divinità che supponeva dovessero determinare il mondo fenomenologico. L'idea di Dio nelle religioni insegnate oggi, è una sublimazione di quell'antica concezione degli dèi. Il suo carattere antropomorfico è dimostrato, per esempio, dal fatto che gli uomini si rivolgano all'Essere Divino con preghiere, e ne implorino l'esaudimento dei propri desideri.
  • L'individuo è degradato a mero strumento; egli diventa materiale umano. [...] Nel nostro tempo, la mentalità militare si è fatta ancora più pericolosa che in passato, perché le armi offensive sono diventate molto più potenti di quelle difensive. Perciò essa conduce di necessità alla guerra preventiva. L'insicurezza generale che ad essa si accompagna porta a sacrificare i diritti civili del cittadino al presunto bene dello Stato.
  • La gente comune può seguire i dettagli della ricerca scientifica solo fino a un livello modesto; ma può registrare almeno un grosso e importante guadagno: la fiducia che il pensiero umano è affidabile e la legge della natura è universale.
  • Le Nazioni Unite per il momento, e il governo mondiale alla fine, dovrebbero perseguire un unico scopo: la garanzia della sicurezza, della tranquillità e del benessere per tutta l'umanità.
  • Noi ebrei dovremmo essere e rimanere portatori e difensori dei valori spirituali. Ma dovremmo anche restare perennemente consapevoli del fatto che questi valori spirituali sono e sono sempre stati il fine comune di tutta l'umanità.
  • Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l'insetto come per gli astri. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.
  • Nel tempio della scienza ci sono molte dimore... e diversi davvero sono coloro che le abitano e i motivi che ve li hanno condotti. Molti cercano nella scienza l'esaltante sensazione di superiore capacità intellettuale; la scienza è lo sport da cui trarre un'esperienza vivida e il soddisfacimento delle ambizioni; nel tempio ci saranno anche i molti che hanno immolato i prodotti del loro cervello a fini puramente utilitaristici. Se venisse un angelo del Signore a cacciare tutta la gente che appartiene a queste due categorie, il tempio si svuoterebbe di molti fedeli, ma qualcuno rimarrebbe: uomini sia dell'epoca presente sia di quella passata... Se le categorie che abbiamo appena espulso fossero le sole a popolare quel luogo, il tempio non sarebbe mai esistito, così come non può esistere un bosco fatto di soli rampicanti. Coloro che troveranno favore presso l'angelo [...] sono tipi isolati, poco comunicativi, solitari, in realtà molto meno simili tra loro degli appartenenti alla schiera dei cacciati. Quel che li ha portati al tempio [...] non c'è un'unica risposta per spiegarlo, [...] l'evasione dalla vita quotidiana, dalla sua penosa crudezza, da una disperata monotonia, la fuga dalla schiavitù dei propri desideri. Una natura nobile desidera con tutte le sue forze di sfuggire al suo ambiente affollato e rumoroso per rifugiarsi nel silenzio delle vette più alte, dove l'occhio spazia liberamente nell'aria ancura pura e segue con sguardo amorevole i placidi contorni che paiono costruiti per l'eternità.

Incipit de Il lato umano[modifica]

Un giorno ricevetti all'Ufficio brevetti di Berna una grande busta dalla quale estrassi un foglio dall'aspetto ufficiale. Recava in eleganti caratteri (mi pare che fosse addirittura in latino)[14] un messaggio che mi parve impersonale e di scarso interesse. Finì subito nel cestino. Più tardi appresi che si trattava dell'invito alle celebrazioni in memoria di Calvino e dell'avviso che avrei ricevuto la laurea honoris causa dall'università di Ginevra[15]. Evidentemente la gente dell'università interpretò nel senso giusto il mio silenzio e quindi si rivolse al mio amico e allievo Lucien Chavan, ginevrino di origine e allora residente a Berna. Mi convinse ad andare a Ginevra, spiegandomi che praticamente non era possibile rifiutare l'invito; però non mi diede ulteriori chiarimenti.

Citazioni su Albert Einstein[modifica]

Albert Einstein nel 1921, foto ufficiale alla cerimonia del Nobel.
  • All'Accademia nazionale delle Scienze di Washington si stava svolgendo una cerimonia in onore di alcune persone insigni. Nessuna di loro era un oratore brillante e i discorsi si susseguivano uno più noioso dell'altro. Io mi sentivo a disagio, ma Einstein si sporse sorridendo verso un olandese che gli sedeva accanto e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. L'olandese si voltò da un lato per nascondere una risata. «Che cosa le ha detto Einstein?» gli chiedemmo al termine della cerimonia. «Mi ha detto che aveva scoperto una nuova teoria... quella dell'Eternità.» (Harlow Shapley)
  • Alla fine di un pranzo ufficiale organizzato in onore di Einstein, un oratore si alzò per pronunciare un discorso molto elogiativo.
    Einstein sussurrò: «E dire che l'uomo di cui si parla non porta i calzini!» (Ronald W. Clark)
  • Anche Einstein, intervistato tutti i giorni, farebbe la figura del cretino. (Michel Platini)
  • Con Einstein la fondazione della nuova disciplina giunge finalmente a una precisa conclusione. Il suo lavoro del 1905 fu presentato quasi contemporaneamente a quello di Poincaré e fu concepito del tutto indipendentemente dalla trattazione di Lorentz del 1904. In esso non solo sono contenuti tutti i risultati essenziali di entrambi i lavori citati, ma vi è in più una concezione completamente nuova e molto più profonda di tutto il problema. (Wolfgang Pauli)
  • Così la teoria di Einstein non significa la morte della teoria di Newton, anzi la conquista di una verità più vera, di fronte a cui la precedente figurerà sempre come un grado di approssimazione.
    Aver superato questo grado, fino a spiegare le minime perturbazioni or ora accennate, scoprire dunque la legge correttrice di errori appena sensibili, costituisce il più splendido trionfo della ragione umana! Nonostante tutti i sofismi con cui si è tentato di travisarne il significato, questo è anche il vero motivo della commozione suscitata da Alberto Einstein. (Federigo Enriques)
  • Dobbiamo soprattutto ammirare in lui la facilità con cui si adatta a concetti nuovi e l'abilità a trarne ogni possibile conclusione. (Henri Poincaré)
  • È allegro, sicuro di sé, amabile. Capisce di psicologia quanto io capisco di fisica, per cui la nostra conversazione è stata molto piacevole... Quel tipo fortunato se l'è passata molto meglio di me; da Newton in poi ha trovato sostegno in una lunga serie di grandi predecessori [...]. (Sigmund Freud)
  • Einstein era profondamente convinto dell'armonia della natura e lo scopo che si propose con maggiore impegno nel corso di tutta la sua attività scientifica fu quello di trovare una fondazione unificata della fisica. (Fritjof Capra)
  • Einstein fu probabilmente il primo a definire il vegetarianesimo anche come una necessità per la sopravvivenza dell'umanità, collegando le scelte alimentari personali all'equilibrio delle risorse del pianeta. (Umberto Veronesi)
  • Einstein lesse Mach con interesse e ne fu influenzato sotto diversi aspetti. Seguendo le prescrizioni di Mach, non iniziò il suo articolo sulla teoria della relatività speciale in modo consueto, descrivendo risultati sperimentali, cominciò invece con principi come il princìpio della relatività e il princìpio della costanza della velocità della luce. (Paul Feyerabend)
  • Einstein parlava di Dio così spesso che mi è venuto il sospetto che fosse un teologo clandestino. (Friedrich Dürrenmatt)
  • Einstein sarebbe uno dei massimi fisici teorici di tutti i tempi anche se non avesse scritto una sola riga sulla relatività. (Max Born)
  • [Sulla critica alla meccanica quantistica] Einstein [...] sbagliò quando disse: «Dio non gioca a dadi». La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere. (Stephen Hawking)
  • Grazie all'opera di Einstein, l'orizzonte dell'umanità è stato infinitamente ampliato, e al tempo stesso la nostra immagine del mondo ha raggiunto un'unità e un'armonia mai prima d'ora sognate. Le premesse per tali conquiste erano state create dalle generazioni precedenti della comunità scientifica mondiale, e le loro conseguenze saranno rivelate pienamente soltanto alle generazioni future. (Niels Bohr)
  • Il più grande ebreo vissuto dopo Gesù Cristo. (John Burdon Sanderson Haldane)
  • In Germania era sorta un'organizzazione che denunciava la teoria della relatività come una manifestazione di un complotto semitico per corrompere il mondo. Nel 1920 l'organizzazione prese in affitto la sala della Filarmonica di Berlino per tenervi una dimostrazione contro Einstein e la sua teoria, e il fisico andò ad assistervi. Preso posto in un palco, aveva l'aria di divertirsi un mondo. Alle asserzioni più assurde degli oratori lo si vedeva ridere di cuore e applaudire con ironia. (Ronald W. Clark)
  • In un articolo del 1917 destinato a fare storia, Einstein stesso inaugurò la cosmologia moderna. Le ipotesi metafisiche necessarie per l'ispirazione del suo modello furono fornite dal principio cosmologico, già presagito da Nicola Cusano e Giordano Bruno: l'universo appare in un dato istante allo stesso modo, da qualunque punto e in qualunque direzione lo si guardi. (Piergiorgio Odifreddi)
  • L'uno e l'altro [Einstein e Proust] hanno il senso, l'intuizione, la comprensione delle grandi leggi naturali... Il mondo proustiano, in cui il tempo ha una importanza tanto grande, è un mondo a quattro dimensioni come il mondo einsteiniano della relatività ristretta. Proust come Einstein, nella sua descrizione del mondo ha tenuto conto di "decimali" finora ignorati. (Camille Vettard)
  • La teoria di Einstein è almeno altrettanto poco fondata e altrettanto contraria al buon senso quanto la tradizione cristiana nei riguardi della concezione e della nascita di Cristo. (Simone Weil)
  • Nessun microscopio ha mai scoperto Dio né l'immortalità dell'anima, ma nessun microscopio ha mai scoperto il genio di Einstein, che pure esisteva. (Raymond Léopold Bruckberger)
  • Se ricordate Einstein, lui sapeva che la teoria della relatività era vera prima di dimostrarla, insomma... intuiva la verità. (Il Santo)
  • Un giorno dopo che Einstein si era trasferito nella sua residenza definitiva all'Istituto di studi superiori di Princeton, nel New Jersey, il telefono squillò nell'ufficio del preside. La voce all'altro capo del filo chiese: «Potrei parlare con il professor Eisenhart?» Quando gli fu risposto che mio padre non c'era, la voce continuò: «Forse lei sa dirmi dove abita il professor Einstein.» La segretaria di mio padre rispose di non poterglielo dire perché il professore era molto geloso della sua vita privata. La voce al telefono divenne quasi un sussurro: «Per favore, non lo dica a nessuno, ma il professor Einstein sono io. Sto andando a casa, ma ho dimenticato dove abito.» (Churchill Eisenhart)

Erasmo Recami[modifica]

  • Einstein contribuì dunque in maniera sostanziale alla costruzione di questa nuova branca della fisica, ma in seguito la considerò solo come un prodotto intermedio e incompleto, allontanandosi (forse a ragione) dalla stragrande maggioranza degli altri fisici.
  • Ma Einstein ha rivoluzionato il nostro modo di fare e di vedere la scienza e il mondo naturale, ancor più, dal punto di vista filosofico. Prendiamo le cose, perciò, più alla lontana.
  • Per giudicare una teoria, Einstein spesso si domandava se – qualora lui fosse stato Dio – avrebbe creato il Cosmo in quel determinato modo.

Note[modifica]

  1. a b c d Queste citazioni sono incluse nella sezione "Attribuiti a Einstein" del libro Pensieri di un uomo curioso. La stessa curatrice del libro, Alice Calaprice, in Introduzione e ringraziamenti scrive: «Di alcune citazioni non sono riuscita a rintracciare la fonte sebbene io stessa, o le persone che si sono rivolte a me per saperne di più, abbiamo letto o sentito dire che erano di Einstein. Le ho raccolte alla fine del volume sotto il titolo di Attribuiti a Einstein; spero che i lettori mi sappiano indirizzare ai documenti giusti.»
  2. Citato anche in Call of Duty: Modern Warfare 3.
  3. Questo è l'incipit dal volume "Come io vedo il mondo", traduzione e prefazione di Remo Valori, Newton Compton, Roma, 1982 (prima edizione 1975). Il libro "Il mondo come io lo vedo" ("The world as I see it", traduzione di Walter Mauro, RCS Quotidiani, 2010) inizia con un paragrafo intitolato "Il senso della vita", che comincia così: «Qual è il senso della vita, o della vita organica in generale? Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha un senso porla? Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita.» L'edizione del 2010 presenta infatti un diverso ordine nei capitoli rispetto alla versione del 1982.
  4. Indicata generalmente con c, ma così nel testo originale del 1905 di Einstein.
  5. W indica l'energia cinetica dell'elettrone e v la sua velocità: non essendo possibile, in base agli assunti, avere una energia infinita, la particella non può muoversi a una velocità che sia maggiore di quella della luce nel vuoto.
  6. In un articolo di la Repubblica e in molteplici pagine web si afferma che tale citazione di Einstein sia riferita alla sperimentazione animale o alla vivisezione. In realtà la frase di Einstein è una considerazione di natura generale e non si riferisce alla tematica specifica della vivisezione. Cfr. La vivisezione, Repubblica e il povero Albert Einstein, Giornalettismo.com, 24 luglio 2012.
  7. Cfr. Immanuel Kant, Critica della ragion pura: «Senza i sensi non sarebbe a noi posto alcun oggetto, e senza l'intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto sono vuoti, le rappresentazioni visive senza idee sono cieche.»
  8. A proposito della presunta relazione extraconiugale tra Marie Curie e il fisico francese Paul Langevin, sposato.
  9. Riferito al fatto che non conosceva l'ebraico.
  10. In risposta alla domanda di uno studente su cosa avrebbe detto se la teoria della relatività generale non fosse stata confermata dalle misurazioni astronomiche.
  11. Einstein era a Princeton per una serie di conferenze e aveva sentito dire che un risultato sperimentale (poi rivelatosi sbagliato) contraddiceva la sua teoria gravitazionale. La frase è stata variamente interpretata per alcuni significa che la natura, con quel suo essere sottile, nasconde i propri segreti; per altri che la natura può giocare brutti scherzi ma non bara. La frase è stata poi incisa sul caminetto del salotto della facoltà di fisica.
  12. La citazione finale è una delle più famose di Einstein, essa viene spesso citata semplicemente come «Dio non gioca a dadi» (cfr. Carl F. von Weizsäcker, I grandi della fisica. Da Platone a Heisenberg, p. 220) e «Dio non gioca a dadi con l'Universo» (cfr. Cameron McPherson Smith e Charles Sullivan, I falsi miti dell'evoluzione. Top ten degli errori più comuni, p. 72). La frase viene citata anche da V nel film V per Vendetta.
  13. Parafrasata spesso in «La cosa più incomprensibile dell'universo è che esso sia comprensibile».
  14. In realtà il testo, stampato in corsivo, era in lingua francese.
  15. Il documento aveva un vistoso errore di stampa, forse rilevato da Einstein del tutto inconsciamente, che può aver provocato il suo gesto di rifiuto: la laurea era intestata a «Monsieur Tinstein» invece di «Monsieur Einstein».

Fonti[modifica]

  1. Citato in Fulvio Papi, Filosofie e società 3. Filosofia contemporanea, Zanichelli, p. 559.
  2. Citato in Albert Einstein, Albert Einstein, The Human Side: New Glimpses From His Archives, Princeton University Press, 1981, p. 33. ISBN 9780691023687
  3. Citato da Ronald W. Clark in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1973.
  4. Citato in Francesco Saveri, Dalla scienza alla fede, Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi, 1959, p. 103.
  5. Citato in Helen Dukas, Banesh Hoffmann, Albert Einstein: the Humane side, Princeton University Press, 1989, p. 33.
  6. a b Citato in Michael J. Gelb, Il Genio che c'è in te.
  7. Citato in S. W. Hawking e W. Israel, Einstein. A Centenary Volume, Cambridge University Press, 1987.
  8. a b c Dall'articolo scritto per «Scientific American» nel 1950, tradotto in Italia nel 1979 da «Le Scienze», n.° 129.
  9. Dalla risposta al sondaggio del settimanale tedesco Illustrierten Wochenschrift, 1928.
  10. Da Albert Einstein, The Humane Side: Glimpses from His Archives, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann, Princeton University Press, 2013, p. 43. ISBN 1400848121
  11. Citato in Paul Edwards, Come fu vietato a Bertrand Russell l'insegnamento al "City College" di New York, 1957; citato anche in Piergiorgio Odifreddi, Il matematico impenitente, 2008.
  12. Citato in Helen Dukas e Banesh Hoffman, Albert Einstein: The Human Side, Princeton University Press, 1979.
  13. Citato in R. Clark, Einstein: The Life and Times, Hodder and Stoughton Ltd., Londra, 1973, p. 400; citato anche in M. Jammer, Einstein and Religion, 2002, p. 97.
  14. Citato in Walter Isaacson, Einstein la sua vita il suo universo, Mondadori, p. 36 (a sua volta refenziato da Albert Einstein a Henrich Zangger, 11 agosto 1918).
  15. Citato in Helen Dukas e Banesh Hoffmann, Albert Einstein: the Human side, Princeton University Press, 1989, p. 39.
  16. (EN) Da un'intervista realizzata da George Sylvester Viereck e pubblicata in Glimpses of the Great, Duckworth, 1930, pp. 372-373; citato in Waldon Volpiceli Alves, Einstein: Top Truths and Lies, Waldon Volpiceli Alves, 2013, p. 54. ISBN 1493719866
  17. Da una lettera a Robert S. Marcus, 12 febbraio 1950.
  18. Citato in Helen Dukas e Banesh Hoffman, Albert Einstein: The Human Side, Princeton University Press.
  19. Citato in Sigmund Freud, Perché la guerra? (carteggio con Einstein) e altri scritti, traduzione di Cesare L. Musatti, Silvano Daniele, Sandro Candreva ed Ermanno Sagittario, editore Paolo Boringhieri, Torino, 1975, pp. 66-67.
  20. Citato in Holdon, The Advancemente of Science and Its Burdens, Cambridge University Press, New York, 1986, p. 91.
  21. Citato in Vittorio Buttafava, Cari figli del 2053, Rizzoli Editore, 1983.
  22. Citato in Being Erica, stagione 1, ep. 1.
  23. Citato in Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi.
  24. Citato in Nino Migliori, Nature inconsapevoli, Quinlan, 2009.
  25. Citato in Igor Sibaldi, Introduzione a "I fratelli Karamazov", Mondadori, Milano, 1994.
  26. Citato in Andrew Weil e Winifred Rosen, Dal cioccolato alla morfina. Tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente, traduzione di Fabio Bernabei, Arcana, Roma, 2007, p. 208.
  27. Dal Journal of Exothermic Science and Technology, vol. 1, n.° 9, 1938.
  28. Citato in Bitbol, Darrigol, Erwin Schrödinger. Philosophy and the Birth of Quantum Mechanics, 1922.
  29. Citato in Giorgio Nadali, ReliGenio, Lampi di Stampa, collana Ti Pubblica, 2012. ISBN 978-88-488-1404-1
  30. (EN) Da una lettera a un destinatario non identificato, 7 agosto 1941; Archivio Einstein 54-927; citato in Max Jammer, Einstein and Religion: Physics and Theology, Princeton University Press, 2011, p. 97. ISBN 1400840872
  31. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 56. ISBN 88-8598-826-2.
  32. Citato in Erasmo Recami, Einstein forever, Fondazione liberal, Ottobre-Novembre 2005.
  33. Citato in Scientific American, aprile 1950.
  34. Citato in Max Born, Physik im Wandel Meiner Zeit, Vieweg, Braunschweig, Germania, 1966; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 170.
  35. Citato in Mario Canciani, Vita da prete, Mondadori, Milano, 1991, p. 94. ISBN 88-04-34449-0
  36. Citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 169.
  37. (EN) Citato in George Sylvester Viereck, What Life Means to Einstein, The Saturday Evening Post, 26 ottobre 1929, p. 17.
  38. Da Liberal Judaism, aprile-maggio 1949, p. 12; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 169.
  39. Cfr. Marco Teodori e Rosa Vaccaro, Studi in onore di Angela Maria Bocci Girelli, FrancoAngeli, 2012, p. 60. ISBN 8856841401
  40. Citato in Matteo Molinari, Le formiche e le cicale, Kowalski Editore IT, 2003, p. p. 117. ISBN 8874966032
  41. Cfr. Two Things Are Infinite: the Universe and Human Stupidity, QuoteInvestigator.com, 4 maggio 2010.
  42. Da Religione cosmica, p. 107; citato in Pensieri di un uomo curioso, p. 169.
  43. L'articolo originale del Time Magazine è riportato integralmente su DrJudithReisman.
  44. (EN) Cfr. 1943 Albert Einstein Letter lettera di Einstein del 1943 su PBS.org
  45. (EN) Cfr. Dave Armstrong, Science and Christianity: Close Partners or Mortal Enemies?, Lulu.com, 2012, p. 243. ISBN 1105537331
  46. Did Einstein Praise the Church?, Skeptic.com.
  47. Citato in Focus Storia, n. 63, gennaio 2012, p. 77.
  48. Citato in Umberto Veronesi, Perché dobbiamo essere vegetariani, in Umberto Veronesi e Mario Pappagallo, Verso la scelta vegetariana: il tumore si previene anche a tavola, Giunti Editore, 2011, p. 8. ISBN 978-88-09-76687-7
  49. Cfr. History of Vegetarianism - North America: early 20th Century - Albert Einstein (1879-1955), ivu.org.
  50. Cfr. Einstein on Bees, Snopes.com e Major Paper Repeats Bogus Einstein Bee Quote, The Daily Green.com, 2 luglio 2011.
  51. Citato in Gaetano Gargiulio, La porta di Titò, Alfredo Guida editore, Napoli, 2010; pp. 19-20.
  52. Scritto l'8 settembre 1896 per un esame di francese dal titolo Mes projets d'avenir; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 1, The Early Years: 1879-1902, a cura di John Stachel et al., Princeton University Press, Princeton, 1987, doc. 22.
  53. Da una lettera a Heinrich Zangger, 10 marzo 1917; Archivio Einstein 39-680.
  54. Da una lettera a Heinrich Zangger, dicembre 1919; Archivio Einstein 39-726; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 8.
  55. Da una lettera a Max Born, 9 settembre 1920; Archivio Einstein 8-151.
  56. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 184.
  57. Da un discorso in Sorbona alla Società filosofica francese, 6 aprile 1922; riportato dalla stampa francese, 7 aprile 1922, Archivio Einstein 36-378; riportato in Berliner Tageblatt, 8 aprile 1922, Archivio Einstein 79-535.
  58. Aforisma per un amico, 18 settembre 1930; Archivio Einstein 36-598; citato in Banesh Hoffmann, Albert Einstein: Creator and Rebel, Viking, New York, 1972, p. 24.
  59. Da What I believe, Forum and Century, 84, 1930, pp. 193-194; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, p. 17.
  60. Aforisma del 1945 o 1946, Archivio Einstein 36-570.
  61. Da una lettera a Carl Seelig, 11 marzo 1952, Archivio Einstein 39-013.
  62. Al Reporter Magazine, 18 novembre 1953; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 613.
  63. Ricordato da un amico in occasione del centenario dalla nascita di Einstein, 18 febbraio 1979; citato in Einstein and the Humanities, a cura di Dennis P. Ryan, Greenwood Press, New York, 1987, p. 125.
  64. Da una lettera a Niels Bohr, 2 maggio 1920; Archivio Einstein 8-065.
  65. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 4 maggio 1920; Archivio Einstein 9-486.
  66. Da una lettera a Paul Ehrenfest, 23 marzo 1922; Archivio Einstein 10-035.
  67. Da una lettera a Bill Becker, 20 marzo 1954; Archivio Einstein 8-109.
  68. Da una lettera a Heinrich Zangger, 7 aprile 1911; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 303.
  69. Da una lettera a Elsa Löwenthal, 11? agosto 1913; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 465.
  70. Alla commemorazione per la morte di Marie Curie, Roerich Museum, New York, 23 novembre 1935; Archivio Einstein 5-142.
  71. Dopo il suicidio di Paul Ehrenfest; citato in Almanak van het Leidsche Studentencorps, Dosbug Verlag, Leida, 1934.
  72. Dalla lettera a Gertrude Warschauer, 27 dicembre 1952; Archivio Einstein 39-517.
  73. Dalla lettera a A. Bacharach; 25 luglio 1949; Archivio Einstein 57-629.
  74. Dal New York Times, 19 giugno 1950; citato anche in Abraham Pais, Einstein Lived Here, Oxford University Press, Oxford, 1982, p. 110.
  75. Dalla lettera al congresso delle nazioni asiatiche per la confederazione mondiale, novembre 1952; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 584.
  76. Nel 1953; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 594.
  77. Dalla lettera a L. Caspar, 9 aprile 1932; Archivio Einstein 49-380.
  78. Da un manoscritto inedito del 1935; Archivio Einstein 14-389.
  79. Dalla lettera alla vedova del fisico olandese, 25 febbraio 1926; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, pp. 263-264.
  80. Durante un dibattito alla Société française de Philosophie, luglio 1922; riportato in Bulletin de la Société française de Philosophie, n. 22, 1922; ripubblicato in Nature, n. 112, 1923, p. 253.
  81. Da Johannes Kepler: Life and Letters, ed. Carola Baumgardt, Philosophical Library, New York, 1951.
  82. Citato in La Pensée, febbraio-marzo 1947.
  83. Dalla lettera a Maurice Solovine, 9 aprile 1947; Archivio Einstein 21-250; citato anche in Letters to Solovine, 1906-1955, Carol Publishing, New York, 1993, p. 99.
  84. Dalla lettera a K.R. Leistner, 8 settembre 1932; Archivio Einstein 50-877.
  85. Dalla lettera a Heinrich Zangger, novembre 1911; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 305.
  86. Dalla lettera a Hendrik Lorentz, 18 febbraio 1912; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 5, The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914, a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 360.
  87. Dal discorso sulla tomba di Hendrik Lorentz, 1928; pubblicato in Mein Weltbild, Querido Verlag, Amsterdam, 1934.
  88. Citato da Robert Shankland in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 39.
  89. Dal necrologio per Ernst Mach; riportato in Collected Papers of Albert Einstein, volume 6, doc. 29.
  90. Nel 1922; citato in Bulletin de la Société française de Philosophie, n. 22, 1922; ripubblicato in Nature, n. 112, 1923, p. 253.
  91. Dalla lettera a Robert Shankland, 17 settembre 1953; Archivio Einstein 17-203.
  92. Dalla dichiarazione al Times di Londra, 28 novembre 1919.
  93. Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, Conversation with Einstein, Horizon Press, New York, 1970, p. 40.
  94. Dall'introduzione a Isaac Newton, Opticks, edizione McGraw-Hill, 1932.
  95. Citato in Albert Einstein: Philosopher-Scientist, a cura di Paul Schilpp, Library of Living Philosophers, Evanston, 1949, p. 31.
  96. Dal Manchester Guardian, Natale 1942.
  97. Dalla lettera alla vedova di Max Planck, 10 novembre 1947; Archivio Einstein 19-406.
  98. Citato in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275.
  99. Dalla dichiarazione alla morte di Franklin Delano Roosevelt in Aufbau, New York, 27 aprile 1945.
  100. Dalla lettera a Bertrand Russell, 14 ottobre 1931; Archivio Einstein 33-155, 75-544; citato anche in Michael Grüning, Ein Haus für Albert Einstein, Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 369.
  101. Dal una dichiarazione inedita del 1953 destinata in origine al libro Mein Weltbild; citato in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 296.
  102. Da una lettera del 1946; citato in Friedrich Dürrenmatt, Albert Einstein: Ein Vortag, Diogenes, Zurigo, 1979, p. 22.
  103. Dall'intervista Peace Must Be Waged, Survey Graphic, agosto 1934; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 261.
  104. Dalla lettera a Chaim Weizmann, 27 ottobre 1923; Archivio Einstein 33-366.
  105. a b Dal discorso intitolato Our Debt to Zionism pronunciato davanti al National Labor Committee for Palestine, New York, 17 aprile 1938; testo completo stampato in New Palestine, Washington D.C., 28 aprile 1938.
  106. Da un articolo sul New York Times Magazine, 12 marzo 1944; Archivio Einstein 29-102.
  107. Nel gennaio 1946; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 65.
  108. Da un discorso ad Albany, New York, 15 ottobre 1936.
  109. Da una lettera a Philippe Halsmann, 1947.
  110. Da un manuale sul pacifismo, Die Friedensbewegung, 1922.
  111. A Paul Hutchinson, direttore del Christian Century, luglio 1929; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 98.
  112. Da una dichiarazione a G.S. Viereck, 1921.
  113. Da una lettera a Lydia B. Hewes, 10 luglio 1950; Archivio Einstein 59-984.
  114. Da un telegramma a un giornale ebraico, 1929.
  115. Da una lettera a H. Friedmann, 2 settembre 1945.
  116. Da una lettera a S. Flesch, 19 aprile 1954; Archivio Einstein 30-1154.
  117. Del 1954 o 1955; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 39.
  118. Citato nel necrologio del New York Times, 19 aprile 1955.
  119. Da una lettera a Heinrich Zangger, 20 maggio 1912.
  120. Nel 1919, Archivio Einstein 33-257.
  121. Da una conferenza all'Accademia prussiana delle scienze, 27 gennaio 1921.
  122. Da una battuta rivolta a Oscar Veblen alla Princeton University nel maggio 1921.
  123. Da una lettera a Max Born, 4 dicembre 1926; Archivio Einstein 8-180; citato in Einstein: A Centenary Volume, a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275.
  124. Dall'epilogo a Max Planck, Where Is Science Going?, Norton, New York, 1932, p. 211.
  125. Da The Evolution of Physics, con L. Infeld, 1938.
  126. Dalla lettera alla studentessa liceale Barbara Wilson, 7 gennaio 1943.
  127. Citato in Banesh Hoffmann, Albert Einstein: Creator and Rebel, Viking, New York, 1972, p. V.
  128. Dalla lettera a E- Mulder, aprile 1954; Archivio Einstein 60-609.
  129. a b Da What I Believe, Forum and Century, n. 84, 1930, pp. 193-194; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, pp. 8-11.
  130. Dalla risposta alla domanda dei redattori di Youth, citato nel New York Times, 20 giugno 1932.
  131. Da una lettera a L. Lee, 16 gennaio 1954.
  132. Da una lettera a Marie Winteler, 21 aprile 1986.
  133. Da Physics and Reality, Franklin Institute Journal, 221, n. 3, marzo 1936.
  134. Nel 1954 a un lettore del Brooklyn Tablet, che si domandava se l'opinione di Einstein su questo tema fosse citata correttamente.
  135. Dal discorso al Royal Albert Hall, Civilization and Science, 3 ottobre 1933; citato nel Times di Londra, 4 ottobre 1933, p. 14.
  136. Da una lettera a Jakob Laub, 19 maggio 1909.
  137. A Margot Einstein; citato in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 298.
  138. Citato da Otto Nathan, 10 aprile 1982 in un'intervista pubblicata in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 80.
  139. Da Mein Weltbild, Querido Verlag, Amsterdam, 1934; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, p. 40.
  140. Da un'intervista al Nieuwe Rotterdamsche Courant, 1921; citato nel Berliner Tageblatt, 7 luglio 1921; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, pp. 3-7.
  141. Durante una conferenza stampa all'arrivo a New York, 1930; incluso nell'A&E Television Einstein Biography, VPI International 1991 e nel film su Einstein prodotto da Nova Television, 1979.
  142. Da una lettera a un ammiratore, 22 marzo 1954; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 44.
  143. Agosto 1953; Einstein Archive 60-058.
  144. Da una lettera a Jeremiah McGuire, 24 ottobre 1953; Archivio Einstein 60-483.
  145. (EN) A E. Marangoni, 1 ottobre 1952; Archivio Einstein 60-406.
  146. a b c d e Citato in Chaplin mi guarda come se fossi una bestia rara, la Repubblica, 16 dicembre 2010.
  147. (EN) Ricordato da Konrad Wachsmann; citato in Michael Grüning, Ein Haus für Albert Einstein, Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 145.
  148. (EN) Frase detta a Ilse Rosenthal-Schneider, 15 settembre 1919.
  149. (EN) A Heinrich Zangger, 24 dicembre 1909.
  150. (EN) Al figlio Eduard, 5 febbraio 1930; Archivio Einstein 75-590.
  151. (EN) A Hans Muesham, 3 aprile 1946; Archivio Einstein 38-352.
  152. (EN) 27 dicembre 1930, Archivio Einstein 46-756; 2011.
  153. (EN) 30 marzo 1954, Einstein Archives 38-435; 2011.

Bibliografia[modifica]

  • Albert Einstein, Autobiografia scientifica (tit. or.: Philosoher Scientist), a cura di P.A. Schilpp, traduzione di Augusto Gamba, Paolo Boringhieri, Torino 1979
  • Albert Einstein, Come io vedo il mondo, traduzione e prefazione di Remo Valori, Newton Compton, Roma, 1982 (prima edizione 1975).
    • Albert Einstein, Idee e opinioni. Come io vedo il mondo, traduzione di Franco Fortini, Fabbri Editori, RCS, 2001.
  • Albert Einstein, Il lato umano: spunti per un ritratto, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffmann, Einaudi, 1997. ISBN 8806041924
  • Albert Einstein, L'elettrodinamica dei corpi in movimento (tit. or.: Zur Elektrodynamik bewegter Körper, 1905), traduzione a cura dell'Universtà di Roma.
  • Albert Einstein, Pensieri degli anni difficili, traduzione di Luigi Bianchi, Bollati Boringhieri Editore, Torino 1965.
  • Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso (tit. or.: The Quotable Einstein), a cura di Alice Calaprice, prefazione di Freeman Dyson, traduzione di Sylvie Coyaud, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-47479-3
  • Albert Einstein, Pensieri, idee, opinioni, traduzione di Lucio Angelini, Newton Compton, Roma, 1996.

Voci correlate[modifica]

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