Elias Canetti
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Elias Canetti (1905 – 1994), scrittore tedesco di origine bulgara.
- La vita è lotta, lotta senza quartiere, ed è un bene che sia così. L'umanità, altrimenti, non potrebbe progredire. Una razza di deboli si sarebbe estinta da un pezzo, senza lasciare traccia. (da Il frutto del fuoco)
- Leggendo i grandi autori di aforismi si ha l'impressione che si conoscano tutti bene fra loro. (da La rapidità dello spirito)
- Per dominare un uomo basta inquadrarlo storicamente. (da Auto da fé, prima parte)
- Quel che conta è solo credere nella propria causa. E magari l'avversario crede nella causa opposta! (da Il frutto del fuoco)
- Schivare il concreto è uno dei fenomeni più inquietanti della storia dello spirito umano. (da La coscienza delle parole)
- Se una madre fosse solo una madre: ma quale donna si contenta di quello che è il suo vero ufficio? (da Auto da fé)
- Si vuole diventare migliori, si dice; ci si vuole solo rendere le cose più facili. (da La Provincia dell'Uomo)
Indice |
[modifica] Il cuore segreto dell'orologio
- C'è chi si fa illuminare da cose di poco conto, all'improvviso: meraviglioso. C'è chi è incessantemente illuminato da cose «importanti»: tremendo.
- Chi ha troppe parole non può che essere solo.
- Chi obbedisce a se stesso soffoca non meno di chi obbedisce ad altri. Soltanto l'incoerente non soffoca, colui che si dà ordini ai quali si sottrae. Talvolta, in circostanze particolari, è giusto soffocare.
- È già difficile sopportare il proprio autocompiacimento. Ma quello degli altri!
- È illusoria l'idea che con la vecchiaia subentri una maggiore tolleranza. Non si è diventati più magnanimi, soltanto sensibili ad altro.
- I libri che recensiva, li leggeva solo in seguito. Così sapeva già quello che ne pensava. (p. 118)
- I respiri non si lasciano condensare in conclusioni.
- La memoria si blocca. Ma è ancora lì tutta intera. Anche le cose più dimenticate si ripresentano, ma quando vogliono loro.
- Mi sono insopportabili gli scrittori che collegano sempre tutto con tutto. Amo gli scrittori che si limitano, quelli che scrivono, per così dire, al di sotto della propria intelligenza, che cercano di ripararsi dal loro raziocinio, che se ne defilano, ma senza buttarlo via o perderlo. O quelli per i quali il raziocinio è nuovo, qualcosa che hanno acquistato o scoperto molto tardi.
- Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato.
- Ognuno vuole amici potenti. Ma loro ne vogliono di più potenti.
- Per quanto sgradevoli siano i nemici, non diventeranno mai noiosi come i seguaci. (1981)
- Questo è un aforisma, dice, e si affretta a richiudere la bocca di scatto.
- Si può vivere soltanto se, con una certa frequenza, non si fa quello che ci si propone. L'arte consiste nel proporsi la cosa giusta da non fare.
- Sono sempre più convinto che le mentalità sorgono dalle esperienze di massa. Ma gli uomini hanno colpa delle loro esperienze di massa? Non vi incorrono assolutamente indifesi? Come dev'essere fatto un uomo per potersene proteggere? Ecco quello che veramente m'interessa in Karl Kraus. Bisogna forse poter formare masse proprie per essere immuni dalle altre?
[modifica] La provincia dell'uomo
- Alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio. (1967)
- Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. Per il resto è sordo. (1942)
- Chi va dall'interprete di sogni butta via il maggior bene che possiede e merita la schiavitù in cui, in tal modo, immancabilmente cadrà.
- Ci sarebbe da domandarsi che cosa sa fare uno che non è pronto ad arrischiare senz'altro tutto quello che sa fare in vista di qualcosa di meglio.
- Ciò che tu hai scoperto con orrore, risulta poi essere la semplice verità. (1946)
- Com'è facile dire: trovare se stesso! Quanto ci si spaventa, quando davvero accade! (1946)
- E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori? – darwinismo capovolto. (1948)
- Gli uomini non hanno più misura, per nulla, da quando la vita umana non è più la misura. (1942)
- Gli uomini più tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.
- Ha gli occhi spietati di chi è amato sopra ogni cosa.
- Ha nella pancia un poeta, riuscisse ad averlo sulla punta della lingua!
- I cani hanno una sorta di invadente disponibilità dell'anima che allevia le persone che cominciano a risecchirsi.
- I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome. (1942)
- I veri scrittori incontrano i loro personaggi solo dopo che li hanno creati. (1946)
- Il comportamento esteriore degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere completamente occultati e sconosciuti. (1942)
- Il potere dà alla testa anche a chi non lo possiede, ma in questo caso la sbornia svanisce in fretta.
- Il progresso ha i suoi svantaggi; di tanto in tanto esplode. (1944)
- Io posso essere amico solo di spiriti che conoscono la morte. Certo, mi rendono felice se gli riesce di tacere della morte: perché io non posso.
- L'elemento pericoloso dei divieti: che ci si fida di essi e non si riflette su quando sarebbero da cambiare. (1946)
- L'uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido! (1942)
- La cosa più dura: tornar sempre a scoprire ciò che già si sa.
- La cosa spaventosa nei sentimenti di colpa: che neanche essi sono giusti.
- La letteratura come professione è distruttiva: si deve avere più paura delle parole.
- La lingua del mio spirito continuerà a essere il tedesco, e precisamente perché sono ebreo. Ciò che resta di quella terra devastata in ogni possibile modo voglio custodirlo in me, in quanto ebreo. Anche il suo destino è il mio; io però porto ancora in me un'eredità universalmente umana. Voglio restituire alla loro lingua ciò che le devo. (1944)
- La maggior parte delle religioni rende gli uomini non migliori, bensì più cauti. Quanto vale questo?
- La magia, da quando è stata incorporata nella tecnica, è diventata così fastidiosa che non si sopporta più nemmeno di leggere di essa nella cabbala.
- La magia è riuscita, e ha perso la sua qualità magica. Di tutto il resto, nulla è riuscito, e perciò tutto il resto è più interessante e importante della magia.
- La megalomania dell'interprete: nella sua interpretazione si sente più ricco dell'opera.
- La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.
- La parola – poeta – non mi piace più, sono restio ad usarla.
- Lei lo sposò per averlo sempre con sé. Lui la sposo per dimenticarla.
- Nel giornale si trova tutto. Basta leggerlo con sufficiente odio.
- Nell'amore le rassicurazioni valgono come annuncio del loro opposto.
- Nell'eternità tutto è inizio, mattino profumato. (1945)
- Non andar sempre fino in fondo. C'è tanto in mezzo! (1959)
- Non credere a nessuno che dice sempre la verità. (1942)
- Non dice nulla, ma come sa spiegarlo! (1967)
- Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, può perturbare la mente più complicata. (1942)
- Per natura ogni fama è inganno. Talvolta si scopre però che dietro, nascosta, qualcosa c'è. Che sorpresa!
- Per quanti varrà ancora la pena di vivere, appena non si morirà più? (1943)
- Può un uomo che non impara più nulla provare ancora responsabilità?
- Quando un uomo ha prodotto moltissime parole perde la nozione di quanto esse significhino per gli altri. Solo allora comincia la vera cattiveria del parolaio.
- Se tu sapessi di più del futuro, il passato sarebbe ancora più pesante.
- Tutto il sapere ha qualcosa di puritano; dà alle parole una morale.
- Una vita che non dia luogo a commedie e personaggi è inconcepibile. Perfino un idiota ha la sua civetteria, e anche un santo che non va fra la gente, dalla gente viene cercato.
- Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.
[modifica] La tortura delle mosche
- Chi ha imparato abbastanza, non ha imparato niente.
- Chi vuole pensare deve rinunciare a "darsi da fare".
- Come tutto suona convincente, purché se ne sappia poco!
- Così a lungo ci fissiamo su noi stessi che alla fine non conosciamo più i punti cardinali.
- Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani.
- Degli uomini che amiamo sappiamo tante cose, eppure non le teniamo per vere.
- Dio non ha visto giusto riguardo alla confusione babelica delle lingue. Tutti parlano adesso la stessa tecnica.
- È facile essere ragionevoli se non si ama nessuno, neppure se stessi.
- Fortunato colui i cui dubbi si sbronzano.
- Forzàti a cambiare nome ogni cinque anni. Il destino degli uomini illustri. I loro imbrogli.
- Gli sarebbe piaciuto venire al mondo in tutte le epoche, di continuo, e ogni volta, preferibilmente, per sempre.
- Gli unici esseri umani che trovo noiosi sono i parenti.
- Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.
- Gradi della disperazione: non ricordarsi di nulla, ricordare qualcosa, ricordare tutto.
- I matrimoni di interesse sarebbero i più felici. In tal caso rinuncio alla felicità.
- Il più fortunato: lui conosce tutti e nessuno lo conosce.
- Il poeta vive di esagerazioni e si fa conoscere per mezzo di fraintendimenti.
- Impara a memoria intere città prima di vederle. Ama i nomi delle strade che ancora non conosce. Essi appaiono nei suoi sogni, i nomi sono sempre più vivi dei luoghi che designano.
- L'arte sta nel leggere sufficientemente poco.
- L'importanza di un'anima si misura dal numero di anni che può permettersi di perdere.
- La gioia diabolica dei morti, perché di loro non sappiamo niente.
- La grandezza dell'amore sta soprattutto nel fatto che in esso tutti i diritti sono sospesi.
- La morte non tace su nulla.
- La più perfetta e terrorizzante opera d'arte dell'umanità è la sua ripartizione del tempo.
- Lascialo rumoreggiare, applaude se stesso.
- Le persone intelligenti, liete di lamentarsi.
- Le sue disperazioni mi suonano troppo puntuali.
- Lei litiga perché poi piange meglio. Lui litiga perché poi si sente un toro.
- Magnifico fare il pazzo, se si è intelligenti.
- Mai ci odiamo con tanta intensità come quando sentiamo di aver mostrato invano il meglio di noi stessi, e poi, solamente poi, vogliamo veramente morire.
- Ne dice tante di parole, le dimentica, gli altri non le dimenticano.
- Nessun sogno è mai stato così insensato come la sua spiegazione.
- Non spiegare a nessuno, neanche a se stessi, fino a che punto si è derelitti.
- Non vuole più vivere, tranne che il passato.
- Ogni storiografia che non sia piena zeppa di nomi ti annoia. La storia è infatti sempre la stessa, di nuovo non ci sono che i nomi. Ma attraverso i nomi anche la storia si rinnova di continuo. Sono essi, i nomi, che in un modo enigmatico cambiano la storia, e addirittura saremmo tentati di domandarci se per caso la storia non si svolga esclusivamente all'interno dei nomi.
- Ogni volta che non ha niente da dire nomina Dio.
- Quando gli uomini sono molto felici non tollerano la musica che non conoscono.
- Quando si diventa vecchi si commentano i grandi libri. Gli stessi che da giovani abbiamo provato a sviscerare. Non essendoci riusciti, ci abbiamo riprovato. Li abbiamo lasciati stare. Li abbiamo dimenticati. E ora sono qui di nuovo. Ce li siamo meritati con anni e anni di oblio. Ne contempliamo la magnificenza. Parliamo con loro. Adesso, pensiamo, dovremmo poter ricominciare a vivere per comprendere uno solo di questi libri.
- Quello è intelligente come un giornale. Sa tutto. Ciò che sa cambia ogni giorno.
- Se avesse usato bene il suo tempo, non sarebbe diventato nessuno.
- Se solo avesse letto di più, non saprebbe veramente nulla. Comunque, quel poco di sapere che trae fiducia dalle sue lacune è ingannevole e pericoloso.
- Si gioca tutti gli amici nel momento in cui si denuda della pretesa di averne.
- Si sente così solo che va elemosinando il permesso di dare consigli.
[modifica] Massa e potere
- Solo nella massa l'uomo può essere liberato dal timore d'essere toccato. […] Questo capovolgimento del timore d'essere toccati è peculiare della massa.
- Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. È precisamente ciò che avviene nella massa.
- Chi assisteva a una predica credeva in buona fede d'essere interessato alla predica […] Tutte le cerimonie e tutte le regole di tali istituzioni tendono in fondo a catturare la massa: meglio una chiesa sicura, piena di fedeli, che l'intero mondo infido.
- Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. […] Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza.
- Masse statiche di tipo molto più passivo si formano nei teatri. […] Dalla sola forza dell'applauso possiamo dedurre quanto una massa si sia costituita; l'applauso è la sola misura di ciò, ed è valutato così dagli stessi attori. […] Stare comunitariamente dinanzi a Dio è un esercizio diffuso in alcune religioni.
- La speranza dell'aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede.
- Una massa invisibile, esistente da sempre, ma riconosciuta come tale solo dall'avvento del microscopio, è quella dello sperma. Duecento milioni di spermatozoi partono insieme. Sono uguali fra loro e si trovano insieme nella massima concentrazione. Hanno tutti una meta, e, tranne uno, periscono tutti strada facendo.
- La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici.
- Lo scoppio di una guerra è innanzitutto lo scoppio di due masse. […] L'entusiasmo con cui gli uomini accolgono una dichiarazione di tal fatta ha la sua radice nella vigliaccheria del singolo di fronte alla morte. […] Il peggio che possa capitare agli uomini in guerra – e cioè morire insieme – risparmia loro la morte individuale che essi temono più di tutto.
- La muta è un gruppo di uomini eccitati, il cui desiderio più intenso è essere di più.
- L'uomo che ha per totem la zanzara vuole che la sua gente divenga numerosa come le zanzare.
- Anche prescindendo dal potente che sa concentrare tanto nelle sue mani, il rapporto di ogni uomo con i suoi escrementi rientra nella sfera del potere. […] Ci si libera dei propri in locali particolari, che servono solo a ciò; l'istante più privato è quello della deiezione; l'uomo è veramente solo soltanto con i suoi escrementi.
- Tutto ciò che viene mangiato è oggetto di potere.
- Il primo e decisivo contrassegno del potente è il suo diritto di vita e di morte. I potenti della terra sono però svantaggiati al confronto di Dio. […] Come ogni altra cosa, il potere porta in sé la propria fine.
- L'esistenza di molte popolazioni è interamente colmata da riti che si riferiscono ai morti. […] L'invidia dei morti è ciò che i vivi temono di più. […] Ogni morto è dunque colui cui altri sopravvivono.
- La distinzione fra potere e forza è anche evidente in una sfera del tutto diversa: quella della devozione religiosa, nelle sue molteplici sfumature. Ogni fedele sta costantemente in balìa della forza del dio e ne è a suo modo soddisfatto. […] Le religioni di questo tipo accentuano il concetto di predestinazione divina […] l'Islam e il Calvinismo sono specialmente noti per questa tendenza. I loro fedeli anelano alla forza divina.
- La cosa più veloce fu però sempre una sola: il fulmine. Il timore superstizioso del fulmine, dal quale non c'è difesa, è ampiamente diffuso.
- Buona parte dell'autorità di cui godono le dittature deriva dal fatto che si accorda loro la forza concentrata del segreto, ripartita su molti e rarefatta nelle democrazie. Si osserva con scherno che le democrazie sono parolaie.
- Se le gazzelle avessero una fede e se il leone fosse il loro dio, potrebbero spontaneamente concedergli una di loro per placare la sua avidità. È proprio quello che accade fra gli uomini: dalla loro angoscia di massa trae origine il sacrificio religioso, che per un certo periodo di tempo frena il corso e la fame del potere pericoloso.
- Le metamorfosi che legano gli uomini agli animali che essi mangiano sono forti come catene.
- La struttura primordiale del potere, il suo cuore e il suo nucleo, si è spinta all'assurdo e giace in frantumi. Il potere è più grande ma anche più fuggevole che mai. Tutti sopravviveranno o nessuno.
- La morte come desiderio si trova davvero ovunque, e non è necessario scavare molto nell'uomo per trarla alla luce.
[modifica] La lingua salvata
[modifica] Incipit
Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: «Mostrami la lingua!». Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellino a serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: «Adesso gli tagliamo la lingua». Io non oso ritirarla, l'uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All'ultimo momento ritira la lama e dice: «Oggi no, domani». Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo ficca in tasca.
[modifica] Citazioni
- Ho passato la parte migliore della mia esistenza a mettere a nudo le debolezze dell'uomo, quale ci appare nelle civiltà storiche. Ho analizzato il potere e l'ho scomposto nei suoi elementi con la stessa spietata lucidità con cui mia madre analizzava i processi della famiglia. Ben poco del male che si può dire dell'uomo e dell'umanità io non l'ho detto. E tuttavia l'orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte. (p. 14)
- Wedekind veniva talvolta a Zurigo, dove presentava allo Schauspielhaus il suo Spirito della terra. Era un autore violentemente discusso, si formarono addirittura due fazioni, una pro e una contro di lui. Quelli che erano contrari erano più numerosi, quelli favorevoli più interessanti. (p. 234)
- Di Wedekind mi feci un'immagine quanto mai inadeguata e siccome non volevo precipitare le cose ed ero un ragazzo pazientissimo, purché ad ammonirmi fosse la persona giusta, non mi sentivo ancora attratto da lui. (p. 234-235)
[modifica] Explicit
Si occupò del trasferimento in Germania, un Paese, come diceva, segnato a fuoco dalla guerra. Si era fatta l'idea che mi sarei trovato a una scuola più dura, fra uomini che erano stati in guerra e conoscevano il peggio.
Io cercai di oppormi con ogni mezzo al trasferimento, ma lei non volle sentir ragioni e mi portò via. Il paradiso zurighese era finito, finiti gli unici anni di perfetta felicità. Forse se lei non mi avesse strappato da lì avrei continuato a essere felice. Ma è anche vero che venni a conoscenza di altre cose, diverse da quelle che sapevo in paradiso. È vero che io, come il primo uomo, nacqui veramente alla vita con la cacciata dal paradiso.
[modifica] Bibliografia
- Elias Canetti, La provincia dell'uomo, traduzione di Furio Jesi, Adelphi, 1978; Bompiani 1986.
- Elias Canetti, Massa e potere, traduzione di Furio Jesi, Adelphi, 1981.
- Elias Canetti, La rapidita dello spirito, traduzione di Gilberto Forti, Adelphi, 1996.
- Elias Canetti, Il cuore segreto dell'orologio, traduzione di Gilberto Forti, Adelphi, Milano 1987.
- Elias Canetti, La lingua salvata, traduzione di Amina Pandolfi, Renata Colorni, Adelphi, Milano 1980.
- Elias Canetti, Il frutto del fuoco, traduzione di Andrea Casalegno, Renata Colorni, Adelphi.
- Elias Canetti, La tortura delle mosche , traduzione di Renata Colorni, Adelphi.
- Elias Canetti, Auto da fé, traduzione di Luciano e Bianca Zagari, Garzanti, 1967.
- Elias Canetti, La coscienza delle parole, traduzione di Renata Colorni e Furio Jesi, Adelphi.
- Elias Canetti, La lingua salvata, traduzione di Amina Pandolfi, Renata Colorni, La Biblioteca di Repubblica, Milano 2002.
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