Elizabeth George

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Susan Elizabeth George (1949 – vivente), scrittrice statunitense.

  • La morte di chiunque mi sminuisce, perché faccio parte del genere umano. (La miglior vendetta, p. 161)

Incipit di alcune opere[modifica]

Cercando nel buio[modifica]

LE ciccione ce la fanno. Le ciccione ce la fanno. Le ciccione ce la fanno, altroché se ce la fanno.
Katie Waddington arrancava sul marciapiede diretta alla sua auto, e intanto ripeteva tra sé il solito mantra a ritmo col passo pesante. Scandiva le parole mentalmente, non tanto per il timore di passare per matta perché parlava da sola, quanto perché il solo pronunciarle avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo ai suoi polmoni fin troppo provati, che già reggevano a stento. Come pure il cuore che, a sentire quello sputasentenze del suo medico curante, non era destinato a pompare sangue in arterie sempre più incrostate di grassi.

E liberaci dal padre[modifica]

Era stato proprio un gran maleducato. Le aveva starnutito fragorosamente in faccia, inondandola di schizzi, dopo aver resistito allo stimolo per almeno tre quarti d'ora, neanche fosse stato l'avanguardia di Enrico Tudor nella battaglia di Bosworth. Purtroppo alla fine era stato costretto alla resa. Non solo, ma subito dopo lo starnuto, per andare di male in peggio, si era anche messo a tirar su col naso.
La donna adesso lo stava fissando. Apparteneva a quel genere di persone alla cui presenza si sentiva un perfetto idiota. Era alta almeno uno e ottanta e vestiva con la trascurata eleganza tipica dell'alta società inglese. L'età era indefinibile; quella creatura senza tempo lo scrutava con occhi d'un azzurro acciaio, occhi in grado di far scoppiare in lacrime più d'una cameriera. Doveva aver passato da un pezzo i sessanta. Forse era addirittura vicina agli ottanta, chissà.

La donna che vestiva di rosso[modifica]

Trovò il corpo nel quarantatreesimo giorno del suo vagabondaggio. Era già la fine di aprile, benché lui non se ne rendesse quasi conto: se fosse stato in grado di notare quello che lo circondava, lo avrebbe capito dalla vegetazione lungo la costa. Si era messo in cammino quando l'unico segno del risveglio della vita era la promessa di boccioli gialli delle rare ginestre che crescevano sulle cime delle scogliere. Ma ad aprile la ginestra era carica di fiori e presto la digitale avrebbe fatto capolino dai cigli delle strade, la piantaggine avrebbe mostrato le corolle rigogliose tra le siepi e i muri a secco che da quelle parti dividevano i poderi. Tutto ciò rappresentava il futuro e lui, in quei giorni che si erano trasformati in settimane, aveva camminato sforzandosi di evitare sia il pensiero del futuro che il ricordo del passato.

La miglior vendetta[modifica]

Il sedicenne Gowan Kilbride non era mai stato granché mattiniero. Quando viveva ancora alla fattoria dei suoi, ogni mattina si trascinava brontolando giù dal letto, facendo sapere a chi si trovava nei paraggi, con una vasta gamma di gemiti e di lamenti in cui esprimeva tutta la sua creatività, quanto poco apprezzasse la vita dei campi. Così, quando Francesca Gerrard — proprietaria della più vasta tenuta della zona, rimasta vedova da poco — aveva deciso, per far fronte alle tasse di successione, di trasformare la sua grande casa scozzese in un albergo di campagna, Gowan si era presentato a lei come l'uomo giusto per servire al bar e ai tavoli, e per sorvegliare la grande quantità di signorine che senza dubbio sarebbero state assunte come cameriere.

Bibliografia[modifica]

  • Elizabeth George, Cercando nel buio, traduzione di Maria Cristina Pietri e Enzo Verrengia, Longanesi & C.}}
  • Elizabeth George, E liberaci dal padre, traduzione di Laura Battaglia e Monica Mazzanti, Longanesi & C.
  • Elizabeth George, La donna che vestiva di rosso, traduzione di Maria Cristina Pietri, Longanesi, 2009. ISBN 9788830423985
  • Elizabeth George, La miglior vendetta (Payment in blood), traduzione di Linda De Angelis, Sonzogno Mystery, Milano 1990.

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Opere[modifica]