Ennio Flaiano
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Ennio Flaiano (1910 – 1972), scrittore, sceneggiatore, giornalista, critico teatrale e cinematografico italiano.
[modifica] Citazioni di Ennio Flaiano
- Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore. (citato in Giuseppe Prezzolini, Italia fragile, Pan, Milano 1975)
- La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé. (da Ombre grigie, elzeviro sul Corriere della sera, 13 marzo 1969)[1]
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- Coraggio, il meglio è passato.
- In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
- Io non sono comunista perché non me lo posso permettere.
- Oggi ho lasciata la mia famiglia perché ero stanco di sentirmi solo.
- Per gli italiani l'inferno è quel posto ove si sta con le donne nude e con i diavoli ci si mette d'accordo.
[modifica] Attribuite
- Uccide la suocera scambiandola per la moglie. (da Diario notturno e altri scritti, Bompiani, 1956)
- Come specificato da Flaiano stesso, si tratta in realtà del titolo di un articolo pubblicato anni prima da un giornale romano.
[modifica] Autobiografia del Blu di Prussia
- Da quando l'uomo non crede più all'inferno, ha trasformato la sua vita in qualcosa che somiglia all'inferno. Non può farne a meno.[2]
- I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.
- Il pensare ai buoni momenti del passato non ci conforta perché siamo convinti che oggi li sapremmo affrontare con maggiore intelligenza e trarne migliore profitto.
- In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All'occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.
- L'unico modo di trattare una donna alla pari è desiderarla come uomo.[3]
- L'uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia[3] o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto.
- La castità è il miraggio degli osceni.
- La pornografia è noiosa perché fa del pettegolezzo su un mistero.
- La serietà è apprezzabile soltanto nei fanciulli. Negli uomini saggi è il riflesso della rinuncia.
- Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.
[modifica] Taccuino del Marziano
- Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà. [4]
- Il mio gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura.[5]
- Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.[6]
- L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.[7]
- L'avarizia è la forma più sensuale di castità.[3]
- L'evo moderno è finito. Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.[7]
- Quando la vanità si placa l'uomo è pronto a morire e comincia a pensarci.[7]
[modifica] Diario degli errori
- Afflitto da un complesso di parità. Non si sente inferiore a nessuno. (in treno verso Firenze, settembre 1965)
- Chi mi ama mi preceda. (23 aprile 1965)[8]
- – Diavolo, vado bene di qui per l'inferno?
– Sì, sempre storto. (23 aprile 1965)[9] - I capolavori oggi hanno i minuti contati.[10]
- In amore gli scritti volano e le parole restano. (23 aprile 1965)
- L'amore è una cosa troppo importante per lasciarla fare agli amanti. (23 aprile 1965)
- L'italiano è una lingua parlata dai doppiatori.
- La civiltà del benessere porta con sé proprio l'infelicità.
- Le razze esistono in quanto esseri umani nascono con attitudini ereditarie diverse e trasmettono ai loro eredi queste attitudini; che diventano filosofia, comportamento, modo di intendere la vita, la passione e il prossimo; e che di fronte a ogni situazione reagisce secondo la memoria ereditaria inconscia.
- Noi viviamo – grazie a Dio – in un'epoca senza fede.
- Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.
- Ormai non desidero che ciò che mi offrono ripetutamente.
- Se i popoli si conoscessero meglio si odierebbero di più.
- Si può chiedere tutto e l'avrai, poco e non l'avrai.
- Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole.
- Un giovane va incontro alla vita: cioè, è la vita che da dietro lo spinge.
- Un libro sogna. Il libro è l'unico oggetto inanimato che possa avere sogni. (1965)
- Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'errore e il contrario di un errore fosse la verità. Oggi una verità può avere per contrario un'altra verità altrettanto valida, e l'errore un altro errore.
[modifica] Diario notturno
- Certo, certissimo, anzi probabile.
- "E vissero sempre infelici e scontenti." Così, per non ingannare il suo bambino termina le favole.
- Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà.
- I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.
- Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura.
- Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l'assenza del modulo "H". Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all'ufficio competente, che sta creando.
- Ho poche idee, ma confuse.
- La situazione politica in Italia è grave ma non è seria
- La moda – il nostro modo d'essere – è l'autoritratto di una società, l'oroscopo che essa stessa fa del suo destino.
[modifica] Don't forget
- C'è gente che eredita la fede, come eredita i terreni, il casato, i titoli nobiliari, il denaro, una biblioteca e il castello.[3] Fede per censo, ereditaria.[11]
- Devoto: Fra 30 anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.
- In questi tempi l'unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile.[11]
- Quando l'uomo non ha più freddo, fame e paura è scontento.
[modifica] Frasario essenziale per passare inosservati in società
- Capire la Cina non è soltanto impossibile, ma inutile.
- Ci deve essere qualcosa di più noioso dei libri che si scrivono sulla Cina: la Cina stessa.
- Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere
- L'oppio è ormai la religione dei popoli.[12]
- L'omosessualità per la classe povera non è un vizio ma un modo per accedere alle classi superiori.
- La psicanalisi è una pseudo-scienza inventata da un ebreo per convincere i protestanti a comportarsi come i cattolici.
- La religione è finita. Non c'è più nessuno che si vanti di aver portato a letto una suora.
- La tromba finale. La tromba allude sempre all'Apocalisse.
- Lo sceneggiatore è un tale che attacca il padrone dove vuole l'asino.
- Se lei si spiega con un esempio non capisco più nulla.
[modifica] Il gioco e il massacro
- Bisogna amare soltanto Iddio e odiare soltanto se stessi.
- Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire.
- Il miliardo non è più quello di una volta.
- Il traffico ha reso impossibile l'adulterio nelle ore di punta.
- Il vero psicanalista delle donne è il loro parrucchiere.
- L'Inferno di Dante è pieno di italiani che rompono i coglioni agli altri.
- La guerra è un happening, e questo spiega il successo che ha sempre avuto.
- La pubblicità fa più danni della pornografia perché unisce l'inutile al dilettevole.
- La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia.
- Una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.[13]
[modifica] La solitudine del satiro
[modifica] Incipit
Queste note, scritte in vari momenti, non sono qui in ordine cronologico. Quello che volevo ricordare è una strada, un film, un vecchio poeta: cose disparate che si mescolano poco chiaramente non solo nella memoria ma anche in un diario. I salti di tempo hanno dunque una loro ragione.
Giugno 1958
Sto lavorando, con Fellini e Tullio Pinelli, a rispolverare una nostra vecchia idea per un film, quella del giovane provinciale che viene a Roma a fare il giornalista. Fellini vuole adeguarla ai tempi che corrono, dare un ritratto di questa "società del caffè" che folleggia tra l'erotismo, l'alienazione, la noia e l'improvviso benessere. È una società che, passato lo spavento della guerra fredda e proprio per reazione, prospera un po' dappertutto. Ma qui a Roma, per una mescolanza di sacro e di profano, di vecchio e di nuovo, per l'arrivo massiccio di stranieri, per il cinema, presenta caratteri più aggressivi, sub-tropicali. Il film avrà per titolo La dolce vita e non ne abbiamo scritto ancora una riga; vagamente prendiamo appunti e andiamo in giro per rinfrescarci i luoghi nella memoria. In questi ultimi tempi Roma si è dilatata, distorta, arricchita. Gli scandali vi scoppiano con la violenza dei temporali d'estate, la gente vive all'aperto, si annusa, si studia, invade le trattorie, i cinema, le strade, lascia le sue automobili in quelle stesse piazze che una volta ci incantavano per il loro nitore architettonico e che adesso sembrano garages.
[modifica] Citazioni
- I grandi premi non vengono mai dati allo scrittore, ma ai suoi lettori. Poveracci, se li meritano. (p. 18)
- Il successo alla moda si ottiene con la publicità e si paga con la prostituzione alla folla. Invertendo l'ordine dei fattori il successo non cambia, diventa forse più duraturo, perché "sofferto". Il successo ottenuto col merito e pagato con l'indifferenza annoia il grosso pubblico e, da qualche tempo in qua, anche gli altri. (p. 19)
- Oh, com'è bello sentirsi profondamente intelligenti, per il Sesso sdilinquersi, per la Donna restare indifferenti... Rispondere a ogni inchiesta, avere sempre un'opinione, sottoscrivere una protesta, spiegare la situazione... Oh, com'è bello orientarsi con la moda che passa, continuamente rifarsi alla cultura di massa... Giurare sull'arte impegnata, ripetere che l'Industria è bella, e chiudere la giornata con un colpo di rivoltella... (p. 21)
- «E ci dica, signorina, lei è stata sempre così bella, anche da ragazza?»
«Oh, no, da ragazza ero piuttosto bruttina, tanto che i miei decisero di farmi studiare. Frequentai così tre anni di scuola media, ripetendo per guadagnar tempo, finché a sedici anni migliorai fisicamente.»
«E questo le permise di abbandonare gli studi e di darsi alla prostituzione.»
«Sì, infatti.»
«Dunque possiamo dire che anche lei ha dovuto lottare per affermarsi!» (p. 34) - A chi può interessare.
«Veniamo alla nostra ultima domanda: per trenta denari lei deve dirci dove si trova ora esattamente Gesù il Nazareno.» «Nell'orto dei Getsemani.» «La risposta è esatta!» (Applausi) «Andiamo, guardie!» (Escono). (p. 36) - J. P. Sartre: passa l'esistenza a entrare e a uscire dal partito comunista. (p. 61)
- Mi telefona un tale per dirmi che sta facendo una piccola inchiesta e vorrebbe che gli rispondessi a questa domanda: di che nazionalità vorrei essere se non fossi italiano.
[...] La sua domanda è senza risposta. Si consoli pensando che per molti l'italiana non è una nazionalità, ma una professione. (p. 63-64) - Roma città corrotta? Non credo: troppi impiegati. Sarebbe una corruzione fondata sull'anticipo degli arretrati, su una ferma richiesta di aumenti e sull'anticipo della liquidazione. Ed è mai possibile? (p. 76)
- Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di publicità. (p. 77)
- Pena e sospetto che suscitano le persone normali in un mondo dove interessa soltanto l'Eccezionale, in tutte le sue varietà. Così nell'uomo probo si è portati a vedere la canaglia di domani, o una canaglia che si nasconde, mentre nella canaglia di oggi si scopre un motivo di emozione. Abele viene sottoposto all'autopsia del cervello, Caino è invitato a scrivere le sue memorie. (p. 111)
- Leggere è niente, il difficile è dimenticare ciò che si è letto.[14] E ormai non sono più gli autori ad allontanarsi dai loro libri, ma i lettori. (p. 133)
- Fine di intervista. «Lei crede che la televisione abbia abbassato il livello culturale del pubblico?» «No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.» «Se dovesse definire in poche parole il dramma della vita moderna? «Il dramma della vita moderna è questo: tutti cercano la pace e la solitudine. E per il fato stesso di cercarle, le scacciano dai luoghi dove si trovano.» «E adesso una domanda indiscreta: perché scrive così poco?» ««Caro signore, io non ho una vocazione narrativa. Scrivo, che è una cosa molto diversa». (p. 143-144)
- Per l'aumentato benessere medio l'uomo e la donna si vanno orientando verso una morfologia utilitaria. Nelle classi giovani circolano già i modelli che verranno prodotti in larga serie nel futuro; uomini agili, sicuri, di buon affidamento e di basso consumo; donne di media statura, di facile manutenzione e dalle prestazioni standard. Lievi differenze nelle rifiniture. La natura fa ancora pochi esemplari di uomini e donne lusso, destinati allo spettacolo e al consumo collettivo d'informazione, alla pubblicità, ai rotocalchi. (p. 158)
- A proposito di un film di Sordi e Manfredi sull'Africa, che mi è piaciuto per la giustezza di un'osservazione di fondo, questa: l'italiano, nella sua qualità di personaggio comico, è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio. La vastità della superficie ghiacciata è eccessiva. A che serve? Perché? Non si può far niente per rimediare? Pensa il personaggio comico italiano.
La savana, la giungla, i grandi spazi dell'Africa: due italiani bastano a corromperli. «Dottore!», «Ragioniere!» Non rinunciano ai loro titoli, guardano i grandi spazi, vi si perdono, li percorrono senza convinzione, dubbiosamente, «Con lei in Africa non ci vengo più» eccetera. Quando due italiani si incontrano per caso all'estero, la loro prima reazione è un gran ridere. «Che fai qui?...» «E tu?» Infatti si suppone che se sono fuori casa è per motivi essenzialmente comici: il lavoro, la noia, una curiosità piena di riserve, le donne, i piaceri eccetera. (p. 160) - Quando certi uomini di teatro sollecitano la partecipazione viva del pubblico ai loro spettacoli dovrebbero meditare sui pericoli cui vanno incontro. (p. 162)
- Una volta in un aereo di linea capitai di posto accanto a un giovane prete che volava per la prima volta. Era entusiasta e ciarliero. Mi disse che volando l'uomo realizza inconsciamente la sua più grande aspirazione spirituale, quelladi essere assunto in cielo. Gli feci osservare che le assunzioni sono di prima classe o turistica. (p. 164)
- Un critico d'arte chiese a Giorgio Morandi se era mai stato all'estero. Intendeva controllare le fonti della sua ispirazione. «Sì,» disse Morandi «ma non ci ho mai dormito.»
- Si chiamava Libertà. Un giorno scese per strada e prese a interrogare la gente che incontrava. Le risposte che ebbe furono di questo genere: «Fatevi i fatti vostri. – Non te ne incaricare. – Impicciati per te. – Lascia perdere. – Chi te lo fa fare? – Te l'ha ordinato il medico? – Ti pagano per questo? – Sei stanca di campare? – Ti puzza di vivere? – Attacca l'asino dove vuole il padrone. – Non fare la stupida. – Non ti mettere nei guai. – Gli stracci vanno per aria. – Passata la festa gabbato il santo. – L'oro non si macchia. – Sta' coi frati e zappa l'orto».
Libertà disse: «Questa gente è molto saggia, non ha bisogno di me». Infatti cominciò a uscire meno e un giorno annunciò che se ne andava. Ai giornalisti che l'assediavano per conoscere i motivi della sua decisione rispose in modo alquanto enigmatico. Disse sorridendo: «La libertà va tenuta in continua riparazione». (p. 170) - Tutto ciò che è fuori della letteratura, all'inverso, è propaganda, od ossequio alla moda. (p. 186)
- Le dittature hanno questo di buono, che sanno farsi amare. (p. 186)
- Il tiranno più amato è quello che punisce per una sua esclusiva ragione, la ragione che riguarda la propria esistenza. (p. 187)
- […] le dittature hanno infine scoperto la magnanimità. Esse condannano a morte i loro nemici (il mondo freme e sussulta), e il giorno dopo li graziano. Così il mondo respira di sollievo, scodinzola di riconoscenza e rovescia altro amore sulle magnanime dittature. (p. 187)
- Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L'età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause, io ne subisco gli effetti. E con me pochi altri: perché quasi tutti hanno una soluzione da proporci: la loro verità, cioè qualcosa che non contrasti i loro interessi. Alla tavola rotonda bisognerà anche invitare uno storico dell'arte per fargli dire quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia.
In Italia infatti la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete d'arabeschi. (p. 207)
- Oggi il cretino è pieno di idee.
[modifica] Tempo di uccidere
- Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri.
- Un buon scrittore non precisa mai.
- Una donna che fugge attira l'inseguitore, anzi lo crea.
[modifica] Citazioni su Ennio Flaiano
- L'uomo più intelligente che abbia mai incontrato. Il più spiritoso. Reagiva alla cupezza del suo carattere con lucidità ironica e cinica. (Enrico Vaime)
[modifica] Note
- ↑ Riportato anche in La solitudine del satiro.
- ↑ Riportato anche in Frasario essenziale per passare inosservati in società.
- ↑ a b c d Riportato anche in Il gioco e il massacro.
- ↑ Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991.
- ↑ Riportato in Un marziano a Roma e altre farse, nella forma "Un gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura".
- ↑ In Un marziano a Roma la frase continua: "il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso prima ancora di dire: «a»".
- ↑ a b c Riportato anche nella commedia Un marziano a Roma (in Un marziano a Roma e altre farse, Rizzoli); il Taccuino del Marziano è infatti una raccolta di aforismi che deriva da tale opera.
- ↑ Riportato anche in Il gioco e il massacro e Le ombre bianche; erroneamente attribuito a Marcello Marchesi.
- ↑ Riportato in Lo spettatore addormentato, Rizzoli, nella forma: "Signor Diavolo, vado bene per l'Inferno?" "Sì, sempre storto".
- ↑ Riportato anche in Don't forget.
- ↑ a b Riportato anche in Diario degli errori.
- ↑ Il riferimento è alla celeberrima frase di Karl Marx: "La religione [...] è l'oppio dei popoli".
- ↑ Riportato anche in Taccuino del Marziano.
- ↑ Riportato anche in Autobiografia del Blu di Prussia.
[modifica] Bibliografia
- Ennio Flaiano, Tempo di uccidere, Longanesi, 1947.
- Ennio Flaiano, Il gioco e il massacro, Rizzoli Editore, 1970.
- Ennio Flaiano, La solitudine del satiro, Rizzoli Editore, 1974.
- Ennio Flaiano, Autobiografia del Blu di Prussia, Rizzoli Editore, 1974.
- Ennio Flaiano, Diario degli errori, Adelphi Edizioni, 1977.
- Ennio Flaiano, Diario Notturno, Adelphi Edizioni, Milano 1994. ISBN 88-459-1196-9
- Ennio Flaiano, Don't forget, in Opere. Scritti postumi, a cura di M. Corti e A. Longoni, Bompiani, 1998.
- Ennio Flaiano, Frasario essenziale per passare inosservati in società, introduzione di Giorgio Manganelli, Bompiani, Milano, 2001. ISBN 88-452-2073-7
[modifica] Voci correlate
[modifica] Film
- 8½ – sceneggiatura
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