Enzo Abeni

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Enzo Abeni (–), scrittore italiano.

Dove va il cinema?[modifica]

Incipit[modifica]

Che il cinema sia soggetto, per non dire succubo, di corsi e ricorsi di mode, che impongono certi temi e certi schemi, appare un fenomeno impressionante fin dalla nascita, Basti accennare a mo' d'esempio al tema del vampirismo, che da qualche anno imperversa sugli schermi di tutto il mondo, tema, se è vero che ha dato fin dai primi tempi opere notevoli; al contrario di oggi, se mai, in cui ogni pellicola che risforni questo argomento, lo fa in modo tanto macabro e sadico quanto grossolano e privo del minimo buon gusto spettacolare; basti ricordare anche i film di fantascienza, argomento generalmente sfruttato nei modi superficiali e plateali.

Citazioni[modifica]

  • In nome di un intellettualismo di lega discutabilissima, si vuol imporre allo spettatore un'atmofera morale e passionale ad esso del tutto estranea: dimenticandosi che spettatore significa platea, in senso buono, e tuttavia sempre in senso di «popolo», indifeso o quasi dalle aggressività di questo balordo avanguardismo, che vuol quasi sempre dire sovversivismo. È il caso per esempio della nouvelle vague francese, o meglio del cinema francese.
  • Il cinema italiano da alcuni mesi si è messo su una china di malgusto morale, che non ammette difesa alcuna in nome di nessun diritto d'arte, di fronte alle naturali esigenze di difesa che ha il pubblico. Inutile far titoli, ma film come, perlomeno, La giornata balorda, I delfini, Labbra rosse, Un amore a Roma, I dolci inganni, La Garçonniere sono opere in cui i rispettivi registi hanno avuto di mira qualcosa di ben più basso che ambizioni artistiche.
  • Opere di notevole interesse sono riuscite recentemente da noi, come Kapò di G. Pontecorvo, Era notte a Roma di Rossellini, La lunga notte del '43 di F. Vancini e Tutti a casa di Comencini.
  • Notevolmente meno convincente, per vari scompensi sia stilistici sia strutturali, La lunga notte del '43, pellicola anche questa di decisa denuncia, tanto delle azioni criminali del fascismo (si rievoca la strage di antifascisti compiuta a Ferrara nell'inverno del '43 dal nuovo podestà col pretesto della rappresaglia) tanto di certo qualunquismo e di certa vigliaccheria delle vittime stesse del fascismo.
  • [Film di Gillo Pontecorvo] Il più interessante dal punto di vista sia del contenuto e dello spettacolo, che dello stile è Kapò, che riprone in termini di inesorabile aggressività espressiva la denuncia dei campi di sterminio nazisti, in cui prima della distruzione fisica dell'uomo si opera la demolizione morale degli spiriti e delle coscienze.
  • Tutti a casa invece ripropone allo spettatore un tema che, pur essendo tra i più sofferti e tragici della nostra esperienza compare ora per la prima volta in primo piano sullo schermo: lo sbandamento delle coscienze e della società italiana nei giorni successivi al balordo otto settembre; motivo senza dubbio ricchissimo di possibilità spettacolari; e pure felice motivo stilistico poteva essere la fusione di elementi di tragedia con elementi umoristici in cui si era cimentato con vario risultato il Monicelli della Grande guerra.
  • In Tutti a casa ricompare l'eroe antieroe Sordi che però non raggiunge le vette spressive della Grande guerra: e questo perché tutto il film risulta di modesta levatura pur essendo uno spettacolo divertente (il che accade anche al Sordi del Vigile, per il medesimo motivo: dove un regista come Zampa, attentissimo a motivi satirici di sicuro effetto spettacolare, si lascia prendere la mano dall'allegria della commedia, e non scava in profondità).

Explicit[modifica]

Il grande capolavoro di questa stagione è il giapponese La fortezza nascosta di A. Kurosawa, che ripropone il tema della cavalleria medievale, che aveva già avuto splendida realizzazione nei Sette Samurai; qui il motivo si fa più avventuroso, apparentemente meno epico, più fiabesco; veramente una fiaba, che alterna toni drammatici a toni umoristici e da leggenda popolare è questo film, in cui la consueta attenzione del regista a tutti gli elementi espressivi dell'opera riesce ancora una volta a creare lo stile della pellicola di classe.

[Enzo Abeni, Dove va il cinema?, Scuola Italiana Moderna, n. 11, 1961, Editrice «La Scuola», Brescia]