Enzo Mazzi

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Enzo Mazzi (1927 – 2011), presbitero italiano.

Citazioni di Enzo Mazzi[modifica]

  • Chi ama di più la vita: la suorina che vorrebbe continuare ad alimentare forzatamente una donna in coma o il padre che ha scelto di generare di nuovo la figlia liberando la sua forza vitale da un corpo che la imprigiona da 17 anni? C'è una critica che bisogna fare alle gerarchie cattoliche: l'incapacità a liberarsi dal dominio del sacro, cioè la tendenza a separare le sfere della nostra vita, ciò che è sacro da ciò che non lo è. Eluana e suo padre stanno seminando senso positivo della vita con sofferenza ma anche con forza. A loro sento di dover essere profondamente grato. (da Eluana, don Enzo Mazzi: "Gerarchie prigioniere del dominio del sacro", MicroMega, 4 febbraio 2009)
  • Di fatto del Gesù storico non si sa quasi nulla. Ormai è un dato acquisito nella teologia biblica non servile. I Vangeli non sono la storia di Gesù ma la riflessione teologica in forme narrative o rituali delle comunità cristiane del primo secolo in ambiente pagano. (da Il libro di Ratzinger, il Gesù storico e le verità della Chiesa, MicroMega, 13 marzo 2011)

Giordano Bruno[modifica]

  • Keplero, Galileo, Gassendi, Cartesio o tentano di ignorare lo scomodo Bruno o di accentuare ciò che da lui li differenzia. E insieme al filosofo si ignora, per gli stessi motivi, lo sterminio delle streghe. La nuova scienza e la nuova filosofia nascono per lo più senza memoria. (p. 16)
  • Giordano Bruno forse lottava con se stesso, aveva in qualche modo paura delle sue smisurate intuizioni e degli infiniti orizzonti che intravedeva e che tentava di descrivere senza riuscire a farsi intendere; aveva forse paura di questo infinito universo che liberava sì l'uomo dalla paura di Dio ma lo proiettava in una immensità che metteva le vertigini; lo terrorizzava non l'essere messo a morte ma il fatto che l'uomo che egli poneva così in alto, quasi al posto di Dio, fosse ancora e sempre capace di uccidere un altro uomo a causa delle proprie idee; lo disperava non tanto la sconfitta in sé, quanto l'incapacità sua di incidere su una Chiesa che egli avrebbe voluto riformare ma che infine risultava irreformabile. (p. 35)
  • Il filosofo di Nola ha capito che lì, in quel semplicissimo principio di identità e di non contraddizione che da Aristotele era passato alla scolastica, si annidava il veleno che impediva agli opposti di realizzare la fusione creativa. Da quel quel principio venivano l'intolleranza religiosa, le guerre di religione, la opposizione insanabile della teologia contro la filosofia, il contrasto fra fede e scienza. (p. 39)
  • La magia di Bruno non è dunque superstizione, ma al contrario partecipazione dal di dentro alle potenzialità illimitate della natura [...] La magia di Bruno è ispirata al principio dell'amore universale, il quale è fondamentale nella tradizione ermetica. (p. 58)
  • Anche in questo senso l'attuale dominio violento della teconologia che ha come simbolo estremo il rogo atomico è figlio dei roghi degli eretici e delle streghe. È sufficiente, è credibile chieder perdono del rogo e non riconoscere le sue implicazioni disastrose? (p. 64)
  • Bruno, in realtà, tentò di essere un uomo pratico. E proprio questo forse gli fu fatale. Non mi riferisco soltanto alle abiure cui si sottomise di fronte ai giudici, prima a Venezia e poi a Roma, in un tira e molla che a noi appare contraddittorio e umiliante. Penso invece ai tentativi che egli fece per influire sulla riforma della politica e della Chiesa. (p. 84)

Bibliografia[modifica]

  • Enzo Mazzi, Giordano Bruno. Attualità di un'eresia, manifestolibri, 2000.

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