Enzo Paci

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Enzo Paci (1911 – 1976), filosofo italiano.

Indice

[modifica] Introduzione all'esistenzialismo di Jaspers

[modifica] Incipit

Con Hegel la filosofia tedesca sembra conquistarsi il suo più vasto orizzonte. Sotterranee correnti del misticismo medievale e della Riforma luterana, motivi dello spirito nordico, rifioriti a contatto con la primavera classica e con lo spiritualismo cristiano, un fervore di vita possente che si costruisce da solo i propri limiti per la gioia di spezzarli, una coscienza sovrumana dell'intimo legame che unisce l'uomo al cosmos, l'individuo alla storia: tutto sembra condurre Hegel alla grande meta, all'universale armonia che risplendeva, come un irraggiungibile dono, nella chiarità notturna dell'anima gotica, nell'ansia secolare dell'individualismo germanico di imprigionare il cielo, di rinserrare nella volontà umana l'infinità dello spirito.

[modifica] Citazioni

  • Col trionfo della nuova filosofia l'uomo scopre in se l'inesauribile potenza della creazione spirituale e rivive, nella storia del proprio pensiero e della propria vita, il divenire del mondo. (p. 187)
  • [...] la «Fenomologia dello spirito», quest'opera di filosofia che, più che ad un sistema filosofico, fa pensare ad una fuga irruente di temi wagneriani ed insieme ad una tragedia greca che abbia per scena l'universo, conduce l'uomo alla conquista dell'infinito. E, come nell' «Ode alla gioia» di Schiller e nel finale della «IX Sinfonia» di Beethoven, l'umanità sembra spezzare i confini del tempo e salire a quell'Eterno che solo dal regno di tutti i viventi vede salire a sé, come da una spumeggiante coppa, la ricchezza della sua infinità.
  • Hegel ha creato la storia: l'uomo non è più solo. Ogni sua azione lo trasporta nel divenire universale, i segreti più profondi della sua personalità diventano figure della coscienza assoluta, si illuminano alla luce solare dell'idea. (p. 188)
  • La fede nell'infinità del movimento; ecco il segreto del pensiero di Hegel. (p. 188)
  • Nella visione hegelliana dell'universo si cancella ogni colpa. (p. 188)
  • Nel «Tristano» di Wagner rivive il dramma della coscienza infelice in un tema già presentato da Hölderlin e da Novalis; il contrasto tra la chiarità separatrice del giorno e l'unità primigenia della notte. Il giorno è quel mondo della realtà in cui valgono le leggi della fedeltà e dell'onore, che regolano la vita civile, ed in cui Tristano è l'eroe, il fedele guerriero di Re Marke. Ma la vita del giorno non è che illusione di fronte alla cosmica unità che lega a sé le anime nella loro più profonda assenza e spezzati i legami illusorii, le sommerge nell'universale respiro della volontà inconsapevole. (p. 195)
  • In Heidegger, ripensati filosoficamente, si ritrovano i termini del «Tristano»: l' esistenza banale, in cui l'uomo disperde se stesso nella chiacchiera e nellasuperficialità del suo rapporto sociale con gli altri, equivalente al mondo della luce che Tristano ed Isotta tradiscono ed obliano; l' essere-per-la-morte, che per Heidegger è la vera storicità, dove l'uomo si trova di fronte al nulla, equivalente a quel mondo che i due amanti raggiungono solo con la morte, nella voluttà di sommergersi nell'infinito. (p. 195)
  • E la fedeltà al proprio destino che Jaspers, richiamandosi a Nietzsche, ha riportato in primo piano come problema filosofico, non ci fa pensare a Sigfrido che solo completa nella sconfitta e nella morte il senso del proprio mito, morte dovuta a tradimento, è vero, ma legata all'incapacità dell'eroe fanciullo di diventare, di essere un uomo? E non c'è nella fatale sconfitta, nello scacco o naufragio di Jaspers, qualcosa di disperatamente fedele al pessimismo di Wagner?

[modifica] Bibliografia

  • Enzo Paci, Introduzione all'esistenzialismo di Jaspers, in Logos, Vol. II, S. A. Editrice Perrella, Roma 1940.

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