Erich Maria Remarque

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Erich Maria Remarque

Erich Maria Remarque, pseudonimo di Erich Paul Remark (1898 – 1970), scrittore tedesco.

Citazioni di Erich Maria Remarque[modifica]

  • La luna strisciò tonda sotto l'intelaiatura della finestra. Non era più un alone crocifisso, era la faccia grassa e oscena di un curioso che fruga con gli occhi camere e letti. (da Arco di Trionfo)

Ombre in Paradiso[modifica]

Incipit[modifica]

Alla fine dell'ultima guerra mi trovavo a New York. Per me, uomo senza patria che sapeva in misura molto limitata la lingua del paese, la zona intorno alla 57° Strada era diventata quasi una nuova patria.
Avevo alle spalle una via lunga e pericolosa, la «Via dolorosa» di tutti coloro che di fronte al regime hitleriano avevano dovuto fuggire.

Citazioni[modifica]

  • Quando si ama qualcuno si pensa sempre: uno di noi dovrà morire prima dell'altro e questo resterà solo. Se non si pensa così, in realtà non si ama.
  • In seguito alla primordiale angoscia che dobbiamo morire l'amore fa temere per l'altro: una sublimazione che di questo amore fa una tortura forse maggiore, poiché alberga in colui che rimane.
  • Un delitto non dovrebbe andare impunito perché altrimenti tutte le fondamenta morali crollerebbero e soltanto il caos regnerebbe.

Niente di nuovo sul fronte occidentale[modifica]

Incipit[modifica]

Questo libro non vuol essere
né un atto d'accusa né una confessione.
Esso non è che il tentativo di raffigurare
una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate –
venne distrutta dalla guerra.


Siamo a riposo, nove chilometri dietro il fronte. Ci hanno dato il cambio ieri; oggi abbiamo la pancia piena di fagioli bianchi con carne di manzo, e siamo sazi e soddisfatti. Anche per la sera ciascuno ha potuto prenderne una gavetta piena; inoltre, doppia porzione di salsiccia e pane: tutto questo fa bene. Un fatto simile non ci era accaduto da un pezzo; il grosso cuciniere con la sua testa da pomodoro offre addirittura il cibo a chi lo vuole; a chiunque gli venga innanzi fa segno col suo mestolo e gli riempie la gavetta. È disperato perché non sa come vuotare la sua marmitta.

Citazioni[modifica]

  • Il silenzio fa sì che le immagini del passato non suscitino desideri ma tristezza, una enorme sconsolata malinconia.
  • Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un'altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire… Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello.
  • Un ordine ha trasformato queste figure silenziose in nemici nostri; un altro ordine potrebbe trasformarli in amici. Intorno a un tavolo un foglio viene firmato da pochi individui che nessuno di noi conosce, e per anni diventa nostro scopo supremo ciò che in ogni altro caso provocherebbe il disprezzo di tutto il mondo. […] Ogni sottufficiale per la sua recluta, ogni professore per i suoi alunni è un nemico peggiore che costoro non siano per noi. Eppure noi torneremo a sparare contro di loro ed essi contro di noi…

Explicit[modifica]

Mi alzo: sono molto contento. Vengano i mesi e gli anni, non mi prenderanno più nulla. Sono tanto solo, tanto privo di speranze che posso guardare dinanzi a me senza timore. La vita, che mi ha portato attraverso questi anni, è ancora nelle mie mani e nei miei occhi. Se io abbia saputo dominarla, non so. Ma finché dura, essa si cercherà la sua strada, vi consenta o non vi consenta quell'essere, che nel mio interno dice "io".

Egli cadde nell'ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: "Niente di nuovo sul fronte occidentale".
Era caduto con la testa avanti e giaceva sulla terra, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un'espressione così serena, quasi che fosse contento di finire così

Incipit di Tre camerati[modifica]

Il cielo era giallo come l'ottone e non ancora offuscato dal fumo delle ciminiere; era, dietro i tetti della fabbrica, tutto bagliori poiché il sole stava per sorgere. Guardai l'orologio: non erano ancora le otto. Mancava un quarto d'ora.
Aprii il portone e approntai il distributore della benzina perché a quell'ora arrivava sempre qualche macchina per rifornirsi. Ad un tratto udii dietro di me un rauco stridore come se sotto terra qualcuno avesse girato un argano arrugginito. Stetti in ascolto. Poi riattraversai il cortile fino all'officina e ne apersi cautamente la porta: nell'interno semibuio vagolava uno spettro. Aveva in testa un fazzoletto bianco ma sudicio, portava un grembiule turchino e grosse pantofole, agitava una scopa, pesava novanta chilogrammi ed era Matilde Stoss, la donna addetta alla pulizia.

[Erich Maria Remarque, Tre camerati (Drei Kameraden), traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1978.]

Film tratti da sue opere[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Erich Maria Remarque, Ombre in Paradiso (Schatten im Paradies), traduzione di Ervino Pocar, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
  • Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Western nichts Neues), traduzione di Stefano Jacini, Mondadori – De Agostini 1987.
  • Erich Maria Remarque, Tre camerati (Drei Kameraden), traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1978.

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Opere[modifica]