Fascisti su Marte

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Fascisti su Marte

Immagine FascistisuMarte.jpg.
Titolo originale

Fascisti su Marte

Paese Italia
Anno 2006
Genere comico, satirico
Regia Corrado Guzzanti, Igor Skofić
Sceneggiatura Corrado Guzzanti, Paola Cannatello
Interpreti e personaggi

Fascisti su Marte, film italiano del 2006 di e con Corrado Guzzanti.

Tagline
Marte è Fascista!

Citazioni dal film[modifica]

[Eccezion fatta per la sigla e qualche dialogo in sottofondo, l'unica voce del film è quella del narratore]

  • Questo documento ritenuto per molto tempo un falso della propaganda di regime, rivive oggi nel suo originale splendore. In questi lunghi anni molte se ne son dette e nell'ore in cui vigliacchi si proclamarono eroi, sul regime che pur seppe ridare dignità all'Italia si riversò una vile marea di calunnie. Ma fulgido resta l'esempio d'un manipolo d'uomini che lontano da quelle seppero regalare all'Italia un regno nuovo: Pini, Fecchia, Freghieri, Barbagli e Santodio. Oggi la storia sta per ridare onore a questi eroi. Credano lorsignori a quel che voglino. Lo si ritenga anche un artefatto della cinematografia pel diletto di bimbi e donnine. Per quel che concerne noi, fortissimamente affermiamo un pio, mero, meravigliuoso eppure incontestabile fatto storico. Che per intiero s'annunzia e si rapprende in questa semplice pur trasvolante frase: Alle ore 15 del 10[1] maggio 1939, Marte è fascista.
  • Sopra un prototipo di missile tedesco, | con sei gallette cadauno come desco | I nostri eroi van dritti al cuor della marziana | Le verdi antenne al nostro Duce piegherai! | Fascisti su Marte, rosso pianeta bolscevico e traditor | Fascisti su Marte, con un moschetto e un "me ne frego" dentro al cuor | Siamo incredibili, siam sommergibili, siamo gli ignifughi | Gli irrevocabili conquistator del sangue con onor | Ed anche a questi alieni ora le reni spezzerem! | Fascisti su Marte, pianeta rosso aspetta che veniam da te | Fascisti su Marte, noi ti daremo al nostro Duce al nostro Re! | Siamo incredibili, siam sommergibili, siamo gli ignifughi | gli irrevocabili conquistator, del sangue ecco l'odor | Ed anche a questi alieni ora le reni spezzerem. | Fascisti su Marte! | Fascisti sopra Marte! [sigla]
  • Maggio 1939; dopo un terribile viaggio ipodermico e sotto sale, i nostri eroi riprendono conoscenza ed atterrano sul pianeta rosso.
  • Un semplice "Me ne frego" sostituisce respiratori e vezzosi orpelli con cui le donnette arricchiscono il paese della sterlina.
  • Un manipolo di eroi: Fecchia, primo bastione della squadrazza "Chiurlo"; Santodio, il borghese che si fe' soldato benché figlio di industriale multimigliaiaio al mese; Freghieri, temprato come un blocco fuso, pralinato d'acciaio; Pini, il cui sguardo incantò i cuori di tante sognanti fanciulle; ed infine Barbagli, devoto molto più al Duce che alla sua stessa madre, la quale caldamente lo ricambia.
  • I nostri avanzano sotto le due lune, Phobos e Deimos; l'una assai più piccola della nostra e l'altra poco più che un tubero, un aborto della società bolscevica di cui l'arguo pianeta condivide il colore.
  • Arriva il mattino e l'altri è già in piedi a svolgere la faccenda naturale. Il soldato fascista estrae ciò che deve senza mani né giù traguardare, ché mai nessuno abbia ad insinuare che ciò che fa capolino dai calzoni desti in qualsivoglia modo il nostro ambiguo interesse.
  • Il corpo del fascista interpervio dev'essere acciaio vibrante teso come l'arco d'Itaco, d'Eneo, dell'Elbo, come si chiama...
  • E che dire di Vittorio Terzo Emanuele? Mai si vide uomo più corto con siffatto impero. Eppure questa notizia che l'allungherebbe di un buon palmo gli è negata.
  • Inglesi, gente che andava nuda a caccia di marmotte quando noi già s'accoltellava un Giulio Cesare.
  • La pancia è vuota ma il cuore è ricolmo di virile nostalgia. Nostalgia per l'aria di casa e anche un po' per l'aria in generale.
  • Flashback Retrolampo [Titolo apparso prima del flashback]
  • L'Italia ha diritto alla sua espansione anche in verticale. [...] Non la Luna, pallido sasso rivoltante di romanticherie per lagrimosi e pagliazzi sodomiti; ma Marte, per Dio! Marte che, da rossa, ha da si far nera.
  • E, al fine, eccola pronta al varo. Sei tonnellate di purissimo acciaio nostrano sospinto da una miscela di petrolio e uranio impoverito ma con molta dignità; la Repentaglia IV. Le prime tre sono finite per errore sulla Libia, cosa che prima o poi ci faranno pagare.
  • Pini è già alla guida del fascello. Tutti son pronti all'impresa. Ma ecco giungere uno strano infante danzerino. È il piccolo Bruno Caorso, balilla di Rimini che si sogna eroe. "Che vuoi?" gli fa brusco Barbagli. "Voglio venire con voi, servire il duce." L'ilarità dilaga come una febbre. "Tu? Ma sei un bimbetto scolare." "Ma ho trentasette anni." "Allora scappa, nano, che il circo sta partendo".
  • X, IX, VIII, VII, VI, V, IV, III, II, I, [Conto alla rovescia]
  • S'è portati poche provviste, certi di trovarne in loco e anche per non fare figure d'italietto che va all'estero e ordina i maccheroni.
  • Di nuovo la notte agghiaccia di ronda per Pini che s'accompagna per la veglia col grammofono. La musica terrestre gli molce il cuore. Ed ecco che il pensiero corre alla madre. È tornato. Pini scruta il chi-va-là nell'orizzonte. Ed ecco che il pensiero torna ancora alla madre. È tornato.
  • La nera fierezza scompare dai volti de' nostri che, giorno dopo giorno, s'accorgono d'aver conquistato un pianeta privo di vita, generi e sanitari. Il nulla. Un nulla brullo. Un brullo nulla di nulla.
  • Dall'amico Nippone, Barbagli ha appreso un'arte manganella di movenze feline e rissaiuole che gli uomini suoi già ben destreggiano. Freghieri s'attarda col bello stile della mangusta.
  • Sorpresa in camicia nera! Nella rigida posa del baccalà c'è, italianissimo, il piccolo Bruno Caorso, il celebre ritardato mentale. "Saluto il Duce e chiedo perdono" esclama il clandestino. Sul saluto non si discute; sul perdono, c'è l'esempio di Cartagine.
  • "Come salisti a bordo? Parla, orrido" "Volevo venire su Marte; lo chiesi per letterina alla befana fascista ed ella buona mi indicò la nave". Punire la vecchia, dunque. Barbagli se ne fa un preciso appunto mentale come prima cosa al ritorno a Roma. E ora a te; alle cinghie! Alle cinghie intrise nell'olio di ricino!
  • Quelli attignano, attignano, attignano, fino a trasformare il volto di Marte in quello del celebre formaggio neutrale. Ma sono solo buchi nell'acqua. Che non c'è.
  • E riecco il difettato. Fossi la madre, picchiarlo. Fossi il padre, picchiare lui e la madre.
  • Per tutta la notte egli si attende. Si fa anodo e catodo, preferibilmente catodo.
  • Tu hai calciato l'estrema punizione; estrema punizione ti perisca. Ti s'era avvertito. A morte! A morte senza cena!
  • Fuoco! Fuoco! Fortissimamente e romanosissimamente fuoco!
  • Il Gran Consiglio del Fascismo è: Scappa!
  • Eccoli; dunque il pianeta brulica di pietrosa vita. Dio, sono orrendi! Sono vasi ebrei pieni di comunismo. C'è in essi un pacifismo colpevole e ostentato che offende il progresso e getta cattivo odore sull'Italia tutta.
  • Barbagli vota, unanime con sé stesso, per uno schietto incontro del terzo tipo.
  • Amico mimimmo, noi apparteniamo al Regno d'Italia e voi a quello minerale. [...] Siete voi convinto di un'alleanza interplanetaria da pari a dispari, noi sopra e voi sotto?
  • Barbagli freme, ché questa flemma minerale troppo gli ricorda le mollezze pomeridiane del popolino della sterlina. Molli come gli insipidi biscotti nella broda borghesuccia che chiamano "tè delle cinque". Anglosassi! Con disprezzo gli appella così: gli Anglosassi. Nessuna reazione? E dunque sia. Ma ricordate, guai agli inermi!
  • In materia di politica estera, la destra tende all'economia di concetti: tutto ciò che respira e non è in divisa, è antifascista e l'apnea è trucco che non fa inganno a nessuno.
  • Si direbbe quasi che il manganello gli piace... Omosassuali!
  • I nostri perlustrano la zona centimetro per centimetro, spesso lo stesso centimetro.
  • S'è tratti più dadi di quelli che restano da brodo.
  • A mali estremi, estrema destra.
  • La tecnica tedesca del cuneo e della tenaglia è stata modificata dal genio strategico di Barbagli in due pinze ed una tenaglia; il nemico è accerchiato, la retroguardia è travolta, l'avanguardia non l'abbiamo mai capito.
  • Barbagli, moschettiere del duce, duella ardito come romantico eroe dei racconti di Dumas padre, Dumas figlio e anche Dumamma.
  • Comincia dunque la lunga convivenza col nemico. Di questo molto parlerà la storia, lo sappiamo, e fioccheranno dalle fogne demoplutocratiche insulti e calunnie. Sentirete di sicuro dire che i nostri si abbandonarono col popolo dei mimimmi a crudeli efferatezze. Vi furono degli eccessi? Forse. In queste sequenze probabilmente artefatte dalla propaganda sovietica, Santodio fa una satira sui costumi notturni delle femmine di Marte e tira in ballo la madre della pietra. Il bambino avrebbe trattato l'ospite alieno con eccessivo rigore, che Pini peraltro para. E comunque si vede benissimo che è un fotomontaggio. Se queste cose che voi vedete fossero davvero accadute, noi non avremmo il timore di affrontare il processo morale, ma sia detto a nostra difesa di non guardare al singolo episodio ma di distrarsi con tutto il contesto.
  • Tanto peggio, tanto meglio, tanto uguale. Barbagli ha annaffiato a lungo le sementi di Roma sacrificando le già magrissime razioni d'acqua. E ora annunzia al suon d'un "Me ne frego" il giorno del raccolto d'autarchia; poi cade in un buco lasciato dal precedente governo.
  • Freghieri è sorpreso a nutrirsi dell'olio dei motori e ancora non s'è capita la differenza tra carboidrati e idrocarburi.
  • S'è pronti a morire per una buona causa ma, in mancanza, si muore anche a vanvera.
  • [Freghieri infilza il piede di Pini] Narratore: L'urlo di Pini. Ed ecco che il pensiero torna alla madre.
    Pini: Bastardo, figlio di mignotta.
    Narratore: Quella di Freghieri.
  • O Duce, Marte è tua, te la incarto o te la porti via così?
  • In primis, qualora si trovassero cibo e acqua viene istituito l'ente per il reperimento delle preziose risorse. Ed ecco nascere, all'ombra del QUA.LO.RA. (qualora cibo o qualora acqua) gli enti QUA.CI. e QUA.QUA. Ne fanno parte, per il QUA.CI Pini, Frecchia e Freghieri, per il QUA.QUA., subito sciolto e rifondato come NUOVO QUA.QUA., Freghieri e Santodio. Importanti misure vengono prese da Barbagli in merito all'ordine pubblico (O.R.P.U.). Viene introdotta la figura del poliziotto di quartiere (QUAR.PO) a cui si dovrà relazionare, se vorrà svolgere la sua attività criminosa, il ladro di quartiere (QUAR.LA).
  • Tecnici e impiantistica ricevono nuova linfa in seno al T.EM.PIA, ne fanno parte Pini e Freghieri. Ma improvvisa scoppia una polemica tutta interna a Pini, che d'impeto si dimette. S'apre una crisi, subito risolta col subentro di Santodio, ex dirigente dell' A.FRO.C. come socio parastatale responsabile dei rapporti con il M.IN.CHI all'interno del quadro SC.A.FA. E infine viene istituito il B.EM.BO, l'ente per l'infanzia abbandonata. Ne fanno parte l'infanzia abbandonata.
  • Comincia adesso la nota e cosiddetta "Fase oscura" che è pacchia per lo storico fazioso. Pure non si riconosce a Barbagli le cose fatte e serie sul Uellfàre.
  • La storia vi scatarra dallo sdegno!
  • Ormai siamo allo stremo, Barbagli è ateo e mangiapreti. Ma a quel punto s'appella pure alla Madonna del Manganello, santa cattofascista in concordato di doppio culto e duplice morale. Perché no? Laici ma non laicisti, cacchio! Come s'appare quindi si patteggia, in cambio di un po' d'aiuto, un nuovo concordato anche per Marte. Si stabilisce: chiese dappertutto, 8 per mille, anche 10, e tutto a nero, omosessualità tollerata solo in seminario e in presenza di un adulto, e infine, ricerca vietata sugli embrioni, a meno che non se la possano pagar da soli.
  • Come si riconosce un grande statista? Forse che non commette errori? Certo che ne fa. Anzi, un grande statista proprio da questo si vede, che più coglionate fa e più resta in sella.
  • Non è detto che alla "soluzione finale" debba corrispondere un "problema iniziale".
  • E ora, vendetta e sangue. Per altri 5 anni di miracolo marziano.
  • In nulla ci impressionano questi alieni: noi con il grano ci si fa battaglia, voi meramente cerchi.
  • È pazzo? Ricordarsi il confine tra genio e follia è molto sottile, quindi pazzo, sì. Ma per pochissimo!
  • La verità è che il regime non cadde perché avea fallito. Ma per opportunismo e per congiura di squallidi residuati della storia: i testacoda, i voltalagabbana, coloro che da un giorno all'altro si dissero da sempre antifascisti e, bruciata la camicia nera, tornò lesti ad indossare i vecchi e odiosi abiti borghesi, con i loro modi urbani e il dar del "lei".
  • Quelli che gli sostennero il fascismo finché esso gli veniva in provvidenza. Ma poi, incassato il loro, senza mai sporcarsi le bianche manine, si dissociò con biascichi in latino.
  • Ma il vero, il falso, cosa conta in fondo? È l'Italia una penisola, o l'è piuttosto tutto il restante che le sta attaccato? Sono questioni di lana caprina, di cui a nessuno veramente cale. La verità è quella che vi dicono, e poi il problema in Italia non è mai stato tanto di saperla, ma che saputala tutto resta uguale. Perché voi italiani siete come i Mimimmi, cui tutto passa sopra senza un fiato. Credete forse oggi voi d'essere liberi; votate per dieci volte l'anno gente che a volte neanche conoscete, e che una volta eletta, fa ciò che vuole: acciuccia e si spartisce. Sempre comanderà un'oligarchia che v'inganna col giuoco delle parti. E allora? Dov'è, povero o postero, il guadagno? La dittatura è un sistema per opprimere il popolo.. la democrazia è un sistema per costringere il popolo ad opprimersi da solo.
  • Ma ricordate, un popolo che perde la sua memoria... cosa stavo dicendo? Ah sì...
  • E Il cosmo è veramente abitato, donne e licheni a parte? Chi lo sa! Certo, se c'è vita dovrebbe esserci ordine: ho sempre pensato che il sistema copernicano non fosse abbastanza rigido. Ma si dice che la luce delle stelle, a differenza dei nostrani treni, giunga a noi con anni, a volte secoli di ritardo; dunque quando guardiamo il cielo non lo vediamo come è oggi, ma come una specie di cinegiornale del passato che mostra le luci di un tempo che fu.
  • Ora voi direte che tutta da solo la canto e me la suono. E questo è vero e in questo sta il concetto d'autarchia.
  • Gaetano Maria Barbagli era soprattutto un uomo d'ordine, per giunta figlio di una donna di servizio. E lasciò la vita nel medesimo stato in cui l'avea trovata. Comunque la pensiate, egli fu il più grande statista che Marte ebbe mai avuto.
  • Voi non avete diritto a giudicare: s'attenda la giustizia della storia, di cui comunque, alle brutte, s'ha già bella e pronta una riforma.
  • ... e ne marca la vermiglia pietra con la scarpa italiana.
  • Anch'io voglio render gloria al duce mio e conquistare i pianeti come Fasc Gordon.
  • Un mimimmi solo e lontano dal branco s'attarda in sediziosi pensieri sul plusvalore.
  • Burumbumbù burumbumbù burumbumbù fa il razzo nero; burumbumbù burumbumbù burumbumbù fa il razzo blu.
  • "A CHI TOCCA NON S'INGRUGNA!" "IL PIATTINO DEL PANE NON SERVE!" "MADAME BOVARY SONO IO!" (frase che il "borghesuccio" Santodio attribuisce a Mussolini)
  • Bizzarra è la mente umana: repentina dimentica ciò che solo ieri è stato. Ma di fronte a grand'uomini e alle loro imprese eccola farsi granito e le parole scolpirla come col coltello romantici cuori nella corteccia d'albero.
  • Per Barbagli l'incubo è il ritorno di una plutodemocattocrazia ebraica egemonica a doppio turno.
  • La disciplina soffre della bassa pressione: Pini scopre Santodio in intimità col Duce: "levati!" gli mormora "che pure in bronza effige egli non sopporta salive giudaico-sodomitiche e smancerie da donnetta".
  • Ed ecco che con poche e abili mosse, con la tecnica del cuneo e della tenaglia, s'avanza nel sentiero glorioso della conquista. Ad uno ad uno cadono, scartati dalla storia, i nomi di oscuri occhialuti professorini d'Inghilterra. Il "cratere Jones" diventa "Gionazzi". La "Valle di Hamlin" diventa "Sabaudia Marziana". Non vittoriano, ma vittoriale.
  • Arditi. Com'altro nomare questi baldi fiori del regime che osarono porre un imperativo categorico qui, tra le sabbie bolsceviche di Marte? Vite segnate dalla gloria che arrivarono con l'azione dove la lassitudine borghese non avrebbe spinto neanche la fantasia.
  • Fu vera gloria? La domanda, pur retorica e da noi stessi posta, egualmente ci indigna e ribolle il sangue nelle romanissime vene. Lo dica il postero, erede di un mondo fiacco e globale, privo del suo Duce, dove l'industria italiana è solo merceria e la camicia nera è indosso ad ossute indossatrici.
  • Di nuovo alla notte addiaccia di ronda per Pini, che s'accompagna per la veglia col grammofono. La musica terrestre gli molce il cuore. Ed ecco che il pensiero corre alla madre... È tornato. Pini scruta il "chi va là" nell'orrizzonte. Ed ecco che il pensiero corre ancora alla madre...
  • Non c'è gravità nel cosmo e tutti s'agita e si sgambetta come ballerine liberal-giolittiane. Ma Barbagli si impone: "la gravità va trovata in noi stessi, nei valori facisti e nella missione! l'italiano s'ancora, non alla terra, ma alla patria e al suo Duce!".

Citazioni su Fascisti su Marte[modifica]

  • Il regista-protagonista, come sempre, è straordinariamente divertente: certi suoi sguardi loschi o traversi, certa sua imperiosità dittatoriale, certi suoi improvvisi smarrimenti, sono fantastici, almeno quanto la creatività e la comicità dell'ideazione. (Lietta Tornabuoni)

Note[modifica]

  1. In alcuni filmati si cita il 12 maggio invece del 10

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