Federico Zeri

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Federico Zeri (1921 – 1998), critico e storico d'arte italiano.

  • Meno male che c'è stato Napoleone che ha portato via un bel po' di opere d'arte, sennò qui distruggevano pure quelle che stanno al Louvre. (da Sbucciando piselli)

Klimt, Giuditta I[modifica]

  • In Giuditta I, come in genere nelle opere di Klimt, assistiamo a una trasfigurazione. Mentre i volti delle figure mantengono una parvenza naturalistica, seppure in espressioni trasognate, spesso quasi ipnotiche, il contesto in cui sono immerse è del tutto astratto, e con il suo particolare decorativismo costituisce un superamento dell'Art Nouveau. (p. 1)
  • Gustav Klimt è affascinato dalla seduzione femminile, che esalta con il preziosismo delle vesti e degli ambienti in un inno alla bellezza. Quale interprete del fasto viennese è un artista stimato e vede riconosciuto il valore della sua pittura. (p. 2)
  • Il tema della donna quale crudele seduttrice ispira all'epoca [Tra Ottocento e Novecento] anche la musica e la letteratura: basti pensare al dramma Salomè di Wilde musicata da Richard Strauss. (p. 2)
  • Richard Strauss. Nella Salomè di Wilde, il suo stile musicale era improntato a una vena drammatica memore dell'orchestrazione wagneriana. (p. 2)
  • Giuditta appare lo strumento di una salvezza voluta da Dio cui non può sottrarsi, ma la violenza del suo delitto atterrisce anche lei a giudicare dall'espressione di disprezzo che Caravaggio le dipinge sul volto. (p. 4)
  • Giuditta I rivela una curiosa consonanza simbolica e compositiva con Il Peccato di Von Stuck: la tentazione descritta dal tedesco diviene il modello della donna fatale all'austriaco nel suggerire l'impostazione del corpo denudato ed evanescente quale centro focale della tela, e l'ambiguità del volto. (p. 4)
  • Il volto di Giuditta possiede una carica mista di voluttà e perversione. I suoi lineamenti sono trasfigurati al fine di raggiungere il massimo grado di intensità e seduzione, che Klimt ottiene respingendo la donna in una dimensione irraggiungibile. (p. 8)
  • L'universo klimtiano si concentra sulla donna come idolo malsano e ossessivo e raccoglie la sfida al moralismo già lanciato da Schnitzler e Hofmannsthal, dalla misoginia di Weininger o dal motore erotico di Freud. Ecco allora corpi scomposti o riassorbiti in un decorativismo fortemente allusivo, ma nell'eterno divenire dell'essere umano anche l'ambiguo potere erotico della femme fatale cede allo spettro della morte. (p. 18)
  • La Vienna di fine secolo è lo scenario privilegiato in cui si svolge la vicenda artistica di alcuni tra i più grandi compositori, da Brahms e Bruckner, fino alla nuova generazione di Richard Strauss, Gustav Mahler e Arnold Schönberg. (p. 32)
  • Alla sua morte, nel 1883, Wagner ha lasciato un'impegnativa eredità: nella sua concezione dell'opera d'arte totale, ha posto la musica ai vertici dell'espressione umana, come modello cui devono aspirare anche le altre forme artistiche. (p. 32)
  • "Il terreno di prova per la distruzione del mondo": con queste parole Karl Kraus sintetizza la fragilità e le contraddizioni che fra la fine dell'Ottocento e il primo conflitto mondiale caratterizzano Vienna, la capitale dell'Impero asburgico. (p. 40)
  • [Tra Ottocento e Novecento] Vienna è la culla di una rivoluzione culturale destinata a sconvolgere la tradizionale concezione dell'uomo, portando alla luce le sue contraddizioni e mettendone in discussione le certezze. (p. 40)

Bibliografia[modifica]

  • Roberto D'Agostino, Federico Zeri, Sbucciando piselli, A. Mondadori, 1990.
  • Federico Zeri, Klimt, Giuditta I, Cento dipinti, RCS, 1998.

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