Fight Club (romanzo)

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1leftarrow.pngVoce principale: Chuck Palahniuk.

Fight Club, copertina dell'edizione polacca

Fight Club, romanzo di Chuck Palahniuk del 1996.

Incipit[modifica]

Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden.
Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: «Non moriremo sul serio».

Citazioni[modifica]

  • Forse diventeremo leggenda, forse no. (cap. 1)
  • Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta. (cap. 3)
  • Un minuto era abbastanza, ha detto Tyler, c'era da lavorare duro per ottenerlo, ma un minuto di perfezione valeva la fatica. Un momento era il massimo che ci si poteva aspettare dalla perfezione. (cap. 3)
  • Le cose che una volta possedevi, ora possiedono te. (cap. 5)
  • La prima regola del fight club è che non si parla del fight club. (ricorrente, cap. 6)
  • La seconda regola del fight club è che non si parla del fight club. (ricorrente, cap. 6)
  • Questa è la terza regola del fight club, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito. (cap. 6)
  • Quella che vedi al fight club è una generazione di uomini cresciuti da donne. (cap. 6)
  • Tyler sotto l'unica luce nell'oscurità del dopo mezzanotte in uno scantinato pieno di uomini, Tyler che snocciola le altre regole: due uomini per combattimento, un combattimento per volta, niente scarpe niente camicia, il combattimento dura finché vogliono i combattenti. (cap. 6)
  • La settima regola [...] è che se questa è la vostra prima sera al fight club, dovete combattere. (cap. 6)
  • Forse l'automiglioramento non è la risposta. [...] Forse la risposta è l'autodistruzione. (cap. 6)
  • Sono un ragazzo trentenne e mi domando se un'altra donna è davvero la risposta che mi occorre. (cap. 6)
  • No dico io, tutto a posto. Puntami una pistola alla testa e pittura le pareti con le mie cervella. Strepitoso, dico io, davvero. (cap. 7)
  • Certe volte fai una cosa e finisci fottuto. Certe volte sono le cose che non fai e finisci fottuto. (cap. 7)
  • La scarpetta di vetro della nostra generazione è il preservativo. Te la infili quando incontri uno sconosciuto. Balli tutta notte, poi lo butti via. Il preservativo, voglio dire. Non lo sconosciuto. (Marla Singer, cap. 8)
  • Non è perché ti ficchi penne nel culo che diventi una gallina. (Tyler Durden, cap. 8)
  • È solo dopo che hai perso tutto [...] che sei libero di fare qualunque cosa. (Tyler Durden, cap. 8)
  • È l'insonnia. Hai pensieri in onda per tutta la notte. (cap. 12)
  • La terza regola del fight club è due uomini per combattimento. (cap. 12)
  • La quarta regola del fight club [...] è un combattimento alla volta. (cap. 12)
  • La quinta regola è niente scarpe, [...] niente camicia durante il combattimento. (cap. 12)
  • Solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito. (cap. 14)
  • Per questo amo tanto i gruppi di sostegno, se la gente pensa che stai morendo, ti presta tutta la sua attenzione. Se questa può essere l'ultima volta che ti vedono, ti vedono davvero. Tutto il resto finisce fuori della finestra, il conto in rosso e le canzoni alla radio e i capelli in disordine. Hai la loro piena attenzione. La gente ti ascolta invece di aspettare il suo turno per parlare. (cap. 14)
  • Non c'è niente di statico. Tutto va a pezzi. (cap. 14)[1]
  • Io sono immondizia e merda e follia per te e questo piccolo mondo del cazzo [...] a te non importa dove vivo o come mi sento o che cosa mangio o che cosa do da mangiare ai miei bambini o come pago il dottore se sto male, sì, io sono stupido e stufo e debole, ma sono sempre e ancora una tua responsabiltà. (cap. 15)
  • Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spaggie della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo. (cap. 16)
  • Tu non sei un delicato e irripetibile fiocco di neve. Tu sei la stessa materia organica deperibile di chiunque altro e noi tutti siamo parte dello stesso cumulo in decomposizione. (cap. 17)
  • Quello che devi considerare [...] è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che può capitare. (Tyler Durden, cap. 18)
  • "Se sei maschio e sei cristiano e vivi in America, tuo padre è il tuo modello di Dio" dice il meccanico "E se non hai mai conosciuto tuo padre, se tuo padre prende il largo e muore o non è mai a casa, che idea ti fai di Dio?"...
    "La fine che fai" dice il meccanico "è passare la vita a cercare un padre e un Dio".
    "Quello che devi considerare" dice, "è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che ti può capitare.
    "Il modo in cui la vedeva Tyler era che attirare l'attenzione di Dio per essere stati cattivi era meglio di non ottenere attenzione per niente. Forse perché l'odio di Dio era meglio della sua indifferenza.
    Se tu potessi essere o il peggiore nemico di Dio o niente di niente, che cosa sceglieresti? Noi siamo i figli di mezzo di Dio, secondo Tyler Durden, senza un posto speciale nella storia e senza speciale attenzione. Se non otteniamo l'attenzione di Dio non abbiamo speranza di dannazione o di redenzione. Che cos è peggio l'inferno o niente? Solo se veniamo presi e puniti possiamo essere salvati. "Brucia il Louvre" dice il meccanico "e pulisciti il culo con la Gioconda. Almeno così Dio saprà come ci chiamiamo".
    Più in basso cadi, più in alto volerai. Più lontano corri, più Dio ti vuole indietro. (cap. 18)
  • Se il figliol prodigo non avesse mai lasciato casa sua [...] il vitello grasso sarebbe ancora vivo.[2] (cap. 18)
  • La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno. (cap. 19)
  • Dobbiamo mostrare la libertà a questi uomini e a queste donne rendendoli schiavi e mostrare loro il coraggio spaventandoli. (cap. 19)
  • Napoleone si vantava di poter addestrare uomini a sacrificare la vita per un nastrino. (cap. 19)
  • "Ricordati bene" ha detto Tyler. "Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle le persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie d'assicurazione e gli addebiti sulla tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita". (cap. 22)
  • Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto. (Tyler Durden, cap. 22)
  • Io sono la merda canterina e ballerina del mondo. (cap. 23)
  • Io sono il sottoprodotto tossico della creazione di Dio. (cap. 23)
  • Il suo nome è Robert Paulson[3] e ha quarantotto anni. Il suo nome è Robert Paulson e Robert Paulson avrà quarantotto anni per sempre. (cap. 24)
  • Dato un lasso di tempo abbastanza lungo, per tutti la percentuale di sopravvivenza precipita a zero. (cap. 24)
  • Io guardo Dio sulla sua scrivania che prende appunti su un bloc-notes, ma Dio non ha capito un bel niente. (cap. 30).
  • Noi non siamo speciali. Non siamo nemmeno merda o immondizia. Noi siamo. Noi siamo soltanto e quello che succede succede soltanto. (cap. 30)

Explicit[modifica]

Marla è ancora sulla Terra e mi scrive. Un giorno, mi dice, mi riporteranno giù.
E se ci fosse un telefono in Paradiso, chiamerei Marla dal Paradiso e appena mi dice: "Pronto?" non riattaccherei. Direi: "Ciao. Come va? Raccontami tutto tutto".
Ma io non voglio tornare giù. Non ancora.
Perché perché.
Perché di tanto in tanto qualcuno mi porta il mio vassoio con il pasto e le medicine e ha un occhio nero o un gonfiore sulla fronte con tutti i punti e mi dice:
«Sentiamo la sua mancanza, signor Durden».
Oppure passa qualcuno accanto a me spingendo uno spazzolone e sussurra:
«Va tutto secondo i piani».
Sussurra:
«Distruggeremo la civiltà per poter cavare qualcosa di meglio dal mondo».
Sussurra:
«Non vediamo l'ora di riaverla con noi.»

Note[modifica]

  1. Ripresa nel capitolo 15 nella forma: "Niente è statico. Tutto va a pezzi".
  2. Il riferimento è alla Parabola del figlio prodigo nel Vangelo secondo Luca, 15, 11-32.
  3. Ripresa successivamente dai capi sezione e dagli uomini nei fight club.

Bibliografia[modifica]

  • Chuck Palahniuk, Fight Club, traduzione di Tullio Dobner, Mondadori.

Voci correlate[modifica]

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