Filippo Pananti

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Filippo Pananti (1766 – 1837), poeta italiano.

  • Amore è una bardassa, un monellaccio, | che se un dito gli offrite piglia il braccio. (da Epigrammi)
  • Aspettare suona sovente il medesimo che sperare. (da Opere in versi e in prosa)
  • Chi non trascura il soldo ed il quattrino | adagio adagio arriva allo zecchino. (da Gli uccelli di gabbia dopo la tesa)
  • Con quattro versi di rimata prosa, | io vi metto il mio core fra le mani: | se ricevuto ei sarà ben, domani, | o bella, vi porrò qualch'altra cosa. (citato in I capolavori della poesia italiana, a cura di Guido Davico Bonino, CDE, 1972)
  • E se in man di due medici è un malato | suonate a comunion, quell'uomo è andato. (da Il paretaio)
  • I grandi sono come quei mulini eretti sulle montagne che non danno della farina se non si dà loro del vento. (da Avventure e osservasioni sopra le coste di Barberia)
  • Il distintivo d'una grand'anima è una facile indulgenza, una generosa disposizione al perdono. (da Opere in versi e in prosa)
  • Gli amici assomigliare | Si ponno all'ombra d'orologio a sole, | che quando è il dì sereno apparir suole, | se scuro, non appare. (da Opere in versi e in prosa)
  • V'è una gelosia villana che è un diffidare della persona amata, v'è una gelosia delicata che consiste nel diffidare di sé. (da Avventure e osservasioni sopra le coste di Barberia)

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