Filippo Pananti

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Filippo Pananti (1766 – 1837), poeta italiano.

  • A chi un segreto? Ad un bugiardo o a un muto. Questi non parla e quei non è creduto. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 368)
  • Amore è una bardassa, un monellaccio, | che se un dito gli offrite piglia il braccio. (da Epigrammi)
  • Chi non trascura il soldo ed il quattrino | adagio adagio arriva allo zecchino. (da Gli uccelli di gabbia dopo la tesa)
  • Con quattro versi di rimata prosa, | io vi metto il mio core fra le mani: | se ricevuto ei sarà ben, domani, | o bella, vi porrò qualch'altra cosa. (citato in I capolavori della poesia italiana, a cura di Guido Davico Bonino, CDE, 1972)
  • E se in man di due medici è un malato | suonate a comunion, quell'uomo è andato. (da Il paretaio)
  • Esci di lì, ci vo' star io. (da Il poeta di teatro, XIV, 2)
  • La vera carità è senza ostentazione; simile alla rugiada del cielo cade senza rumore nel seno degli infelici. (da I benefizi e il modo di spargerli, in Prose diverse)

[modifica] Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia

  • I grandi sono come quei mulini eretti sulle montagne che non danno della farina se non si dà loro del vento.
  • L'offeso perdona, ma l'offensore non mai.
  • V'è una gelosia villana che è un diffidare della persona amata, v'è una gelosia delicata che consiste nel diffidare di sé.

[modifica] Opere in versi e in prosa

  • Aspettare suona sovente il medesimo che sperare.
  • Il distintivo d'una grand'anima è una facile indulgenza, una generosa disposizione al perdono.
  • Gli amici assomigliare | Si ponno all'ombra d'orologio a sole, | che quando è il dì sereno apparir suole, | se scuro, non appare.

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