Filone di Alessandria

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Filone di Alessandria

Filone di Alessandria, noto anche come Filone l'Ebreo (20 a.C. ca – 50 d.C. ca), filosofo ellenistico di cultura ebraica.

  • È illegittimo dire o supporre che il mondo costituito delle idee esista in qualche luogo. In quale maniera esso sia organizzato, lo ricaveremo dall'attenta osservazione di certe analogie con esso presenti nelle cose del nostro mondo. Quando si fonda una città, per soddisfare la smisurata ambizione di un re o di un qualche governante... capita a volte che si presenti un architetto provvisto di una specifica formazione il quale... in un primo momento abbozza nella propria mente un piano di quasi tutte le parti che dovranno costituire la futura città... poi, dopo aver fissato nella propria anima, come su un modello di cera, la delineazione di ogni singola parte, porta impressa in sé l'immagine della città creata dal suo pensiero. In seguito, grazie alla memoria innata in lui, rievoca le immagini e, mentre ne accentua ancora più i caratteri, alla maniera di un valente artigiano comincia a costruire la città fatta di pietre e di legname, con l'occhio della mente fisso al modello, adeguando le realtà materiali a ciascuna delle idee incorporee. Qualche cosa di analogo si deve appunto pensare riguardo a Dio e supporre che, quando concepí il disegno di fondare "la grande città", in una prima fase ne strutturò nella propria mente i modelli secondo cui sarebbe stata creata, componendo i quali portò a compimento prima il mondo intelleggibile e poi, servendosi di esso come prototipo, quello sensibile. (da De opificio mundi; citato in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • Il sigillo archetipo, che noi diciamo essere il mondo intellegibile non può che identificarsi con il logos divino. (da De opificio mundi; citato in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • Il logos Creatore è di per sé il sigillo, secondo la cui impronta ha assunto la propria forma ogni cosa creata. (da De fuga et inventione; citato in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • Quando Dio volle creare questo nostro mondo visibile, impresse preventivamente (proexetupou) il mondo intellegibile, per poter disporre di un modello incorporeo, e in tutto simile al divino, ai fini di creare il mondo materiale, una replica più recente di un mondo più antico, destinata a contenere in sé altrettante specie sensibili quante nel primo erano le intellegibili. (da De opificio mundi; citato in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • [Mosè] chiama "libro" il logos di Dio, sul quale sono iscritte (engrafestahi) e incise (encharattesthai) le strutture costitutive degli altri esseri. (da Legum allegoriae; citato, con modifiche poste alla traduzione dall'autore, in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • Proprio da tali potenze è costituito il mondo intelligibile e corporeo, che è il modello del mondo fenomenico, e come quest'ultimo è composto da corpi visibili, cosi quello intelligibile è composto da idee invisibili. (da De confusione linguarum; citato in Giulio Busi, Qabbalah visiva)
  • Di fatto, ciò che è fatto è simile a chi lo fa. (da De specialibus legibus, §§205-209)

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