François-René de Chateaubriand

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Ritratto di François-René de Chateaubriand

François-Auguste-René, visconte di Chateaubriand (1768 – 1848), scrittore, politico e diplomatico francese.

Citazioni di François-René de Chateaubriand[modifica]

  • Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, creò la matematica; che a 16 compose il più dotto trattato sulle coniche dall'antichità in poi; che a 19 condensò in una macchina una scienza che è dell'intelletto; che a 23 dimostrò i fenomeni del peso dell'aria ed eliminò uno dei grandi errori della fisica antica; che nell'età in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo già percorso tutto l'itinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanità e volge la mente alla religione; [...] che, infine, [...] risolse quasi distrattamente uno dei maggiori problemi della geometria e scrisse dei pensieri che hanno sia del divino che dell'umano. Il nome di questo genio è Blaise Pascal.[1]
  • Ci sono parole che dovrebbero servire una volta sola.[2]
Il est des paroles qui ne devraient servir qu'une fois.
  • Gli Dei se ne vanno.[3]
Les Dieux s'en vont.
  • Il Cristianesimo è perfetto; gli uomini sono imperfetti.
    Ora, una conseguenza perfetta non può procedere da un principio imperfetto.
    Il Cristianesimo dunque non è venuto dagli uomini.
    Se non è venuto dagli uomini, non può essere venuto che da Dio.
    Se è venuto da Dio, gli uomini non hanno potuto conoscerlo che per mezzo della Rivelazione.
    Dunque il Cristianesimo è una religione rivelata.[4]
  • Il disprezzo va usato con parsimonia in un mondo così pieno di bisognosi.[5]
  • Io adotto come verità religiosa la verità cristiana, che non è [...] un circolo inflessibile, ma un circolo che si espande man mano che i lumi e la libertà si sviluppano. [...] La religione cristiana entra in una nuova era: come le istituzioni e i costumi, essa subisce la terza trasformazione. Essa cessa di essere politica, diviene filosofica, senza smettere di essere divina; il suo circolo flessibile si espande con i lumi e le libertà, mentre la croce segna per sempre il suo centro immobile.[6]
  • L'uomo non ha una sola e identica vita; ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria.[7]
  • Mi piace nel gatto quel suo temperamento indipendente e quasi ingrato che fa sì che non s'affezioni a nessuno.[8]
  • Quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni.[9]

Genio del Cristianesimo[modifica]

Incipit[modifica]

Tre sorta di nemici assalirono in ogni tempo il cristianesimo da che esso comparve sulla terra: gli eresiarchi, i sofisti e quella razza d'uomini che pajono frivoli perché tutto distruggono celiando. Non pochi apologisti risposero vittoriosamente alle sottigliezze ed alle menzogne loro, ma tanto non poterono contro la derisione. Sant'Ignazio d'Antiochia[10], sant'Ireneo vescovo di Lione[11], Tertulliano in quel suo Trattato delle Prescrizioni, che Bossuet chiama divino, combatterono que' novatori, le cui superbe interpretazioni miravano a guastare la semplicità della fede.

Citazioni[modifica]

  • Vi sono due specie di atei ben distinti: i primi, coerenti nei loro principi, proclamano senza esitare che non vi è alcun Dio e, di conseguenza, nessuna differenza tra il bene ed il male. Gli altri sono i "galantuomini" dell'ateismo, gli ipocriti dell'incredulità; personaggi assurdi, che, con falsa soavità, arriverebbero a tutti gli eccessi per sostenere la loro teoria: vi chiamerebbero "fratel mio" nell'atto stesso di scannarvi; hanno costantemente in bocca la morale e l'umanità; e sono tre volte più malvagi, perché uniscono ai vizi dell'ateo l'intolleranza del settario e l'amor proprio del'autore. (parte I, lib. VI, cap V, UTET, Torino 1949, p. 220. volume I°)
  • Scrittore originale non vuol già dir quello che non imita nessuno, ma sibben quello cui nessuno può imitare. (parte II, lib. I, cap. III, 1854, p. 298)
Scrittore originale non è quello che non imita nessuno, ma quello che nessuno può imitare. Inserire indicazione bibliografica completa Inserire indicazione bibliografica completa
  • Quanto più i popoli procedono nella civiltà, e tanto più questo stato di vacuità delle passioni s'accresce, perocché ne nasce allora questo miserabil fatto, che gli esempi frequentissimi che abbiam sotto gli occhi, e tanti libri che trattano dell'uomo e dei sentimenti, ci rendono abili sì, ma senz'esperienza, e siamo disingannati senz'aver goduto, e ancor ci rimangono appetiti, quando già sono tutte svanite le illusioni; l'immaginazione è ricca, copiosa, meravigliosa; la realtà povera, gretta, spoglia di lusinghe; e abitiamo un mondo vuoto con un cuore ripieno, e siam già sazj di tutto, senz'aver di nulla gustato. (parte II, lib. III, cap. IX, 1854, pp. 396-397)
  • Ma vuoi tu essere concitato? vuoi tu sapere sin dove l'affetto del dolore può stendersi? vuoi tu conoscere la poesia dei tormenti, e gl'inni della carne e del sangue? scendi nell'Inferno di Dante. (parte II, lib. V, cap. XIII, 1854, p. 57)
  • La gloria è nata senz'ali, e quando volar vuole su in cielo, è bisogno che ella le accatti dalle muse. (parte III, lib. II, cap. I, 1854, p. 125)
  • Più profittevole al mondo è chi abbia lasciato un solo precetto di morale, una sola sentenza risguardante la vita, che non un geometra, avesse egli pure scoperte le più belle proprietà del triangolo. (parte III, lib. II, cap. I, 1854, p. 125)
  • Un Cristiano possiede in supremo grado le qualità che un antico scrittore richiede nello storico... Certo buon senso per le bisogna del mondo, ed una piacevole dicitura[12]. (parte III, lib. III, cap. VII, 1854, p. 164)
  • Non havvi nei secoli moderni cosa alcuna di bella ricordanza, non una bella istituzione, la quale non sia dovuta al cristianesimo. Ad esso appartengono ancora i soli tempi poetici della nostra storia, i tempi cavallereschi: la vera religione ha il singolar merito d'aver fatta nascere tra di noi l'età delle fate e degl'incantesimi. (parte IV, lib. V, cap. I, 1854, p. 140)
  • Quand'anche si negassero al cristianesimo le sue prove soprannaturali, resterebbe ancora nella sublimità della sua morale, nell'immensità de' suoi benefizj, nella bellezza delle sue pompe quanto basta a provare sufficientemente ch'esso è il culto più divino e più puro che gli uomini abbiano mai praticato. (parte IV, lib. VI, cap. XIII, 1854, p. 232)
  • la nostra superiorità si riduce ad alcuni progressi negli studi naturali, ben lungi dal compensare la perdita d'immaginazione che ne consegue. (parte Terza, libro Secondo)

Explicit[modifica]

«A coloro che sentono,» dice Pascal, «qualche ripugnanza per la religione, vuolsi mostrare innanzi tutto che essa non è contraria alla ragione; poscia ch'è venerabile, e far sì che ne abbian rispetto: appresso renderla ad essi amabile, e far loro desiderare che fosse vera: e finalmente mostrar loro con prove incontrastabili che è vera di fatto; mostrarne l'antichità e la santità per mezzo della sua grandezza e della sublimità.»
Tale è la strada che quest'uomo aveva indicata, e che noi procurammo di battere. Non abbiamo usati gli argomenti ai quali ordinariamente ricorrono gli apologisti del cristianesimo; ma un'altra successione di prove ci guida nondimeno alla stessa conclusione, la quale sarà il risultamento dell'opera tutta.
Il cristianesimo è perfetto, gli uomini sono imperfetti.
Ora una conseguenza perfetta non può procedere da un principio imperfetto.
Il cristianesimo non è dunque venuto dagli uomini.
Se non è venuto dagli uomini non può essere derivato da altri che da Dio.
S'egli è venuto da Dio, gli uomini non hanno potuto conoscerlo altrimenti che per mezzo della rivelazione.
Dunque il cristianesimo è una religione rivelata.

Citazioni su François-René de Chateaubriand[modifica]

  • Noi siamo tuoi figli! Le tue idee, le tue passioni, i tuoi sogni non sono più solo le nostre, ma tu ci hai indicato la strada e seguiamo le tue tracce. (Charles Augustin de Sainte-Beuve)

Note[modifica]

  1. Da Il genio del Cristianesimo; citato in Ernesto Riva, Manuale di filosofia Dalle origini a oggi, p. 153.
  2. Da Mémoires d'Outre-tombe.
  3. Da Martiri, XXIV; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, U. Hoepli, Milano, 1921, p. 489, § 1453.
  4. Da Il genio del Cristianesimo, explicit, traduzione di G. Nicoletti.  Inserire indicazione bibliografica completa Inserire indicazione bibliografica completa
  5. Citato in Indro Montanelli, Eugenio Melani, La stecca nel coro, 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo, Rizzoli, 2000, p. 528.
  6. Da Etudes historiques, in Oeuvres completès, a cura di E. Biré, IX, Paris, pp. 70-75; citato in Marjorie Reeves, Warwick Gould, Gioacchino da Fiore e il mito dell'Evangelo eterno nella cultura europea, Viella, 2000, p. 112.
  7. Citato in Paul Auster, The Book Of Illusions e in Alessandro Baricco, I Barbari, I Libri de la Repubblica, 2006.
  8. Citato in Brigitte Bulard-Cordeau, Il piccolo libro dei gatti, traduzione di Giovanni Zucca, Fabbri Editori, Milano, 2012, p. 41. ISBN 978-88-58-66237-3
  9. Da Memorie d'oltretomba.
  10. IGNAZ. in Patr. apost. Epist. ad Smyrn, n. 1.
  11. In Hæres., lib. IV.
  12. Luciano, Del come si dee scriver la storia. Volgarizzamento di Racine.

Bibliografia[modifica]

  • François-René de Chateaubriand, Genio del Cristianesimo, Vol. I-II-III, traduzione di Luigi Toccagni, Borroni e Scotti, Milano, 1854-1855.

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Opere[modifica]