Francesco Domenico Guerrazzi

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Monumento a Francesco Domenico Guerrazzi,
Piazza Guerrazzi, Livorno.

Francesco Domenico Guerrazzi (1804 – 1873), politico e scrittore toscano.

  • Come il popolo è l'asino: utile, paziente e bastonato.[1]
  • E queste parole il camerario gli disse superbamente, imperciocchè i servi per ordinario posseggano l'odorato più sottile dei segugi per distinguere quando una persona è in fiore, quando è matura, e quanto sta per cascare dalla grazia del padrone. Il Luciani, offeso di quell'essere buttato là come un trabiccolo a mezzo luglio, e più trafitto dal modo, guardò in cagnesco il camerario, quasi gli volesse dire:
    – Attendi a starmi lontano, perché se mi capiti fra le mani io ti farò vedere che mai cane mi morse, ch'io non volessi del suo pelo. (da Beatrice Cenci, cap. XXIV)
  • E se la vita fu bene, perché mai vi vien tolta? — E se la vita fu male, perché mai n'è stata concessa? (da La battaglia di Benevento, cap. V)
  • È segno non mediocre di amare la patria coltivare la favella materna: le nazioni si distinguono dalla lingua. (dalle Lettere)
  • Gli uomini hanno fatto Dio a similitudine di loro, e lo hanno conciato pel dì delle feste. (da Il buco nel muro, 1862)
  • Il matrimonio è il sepolcro dell'amore; però dell'amor pazzo, dell'amore sensuale. (dalla lettera ad Antonio Mangini, 6 ottobre 1853, nelle Lettere)
  • La elemosina anziché sollevare dalle necessità gli accattoni li mantiene nel vizio. (da Vita di Francesco Ferruccio‎)
  • La pazienza è cosa dura, e convien meglio alla groppa del somiero, che all'anima dell'uomo. (da L'assedio di Firenze)
  • Le arti tutte, ma più specialmente la musica e la poesia, possono stimarsi due lampi balenati da un medesimo sguardo di Dio. (da Manzoni, Verdi, e l'Albo Rossiniano)[2]
  • Noi altri Italiani c'innamoriamo in chiesa. (da L'assedio di Firenze, cap. VIII)

[modifica] Note

  1. Citato nella rubrica Antologia, La Fiera letteraria, n. 5, 14 marzo 1971 ed in testata del settimanale L'Asino del 1892.
  2. Erroneamente attribuita anche a Paolo Mantegazza.

[modifica] Bibliografia

  • Beatrice Cenci, Tip. Vannucchi, Pisa, 1854. (Testo completo su Project Gutenberg.)

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