Francesco Grisi

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Francesco Grisi (1927 – 1999), scrittore, critico letterario e saggista.

Citazioni di Francesco Grisi[modifica]

  • Gozzano con la sua ironia sensibilissima individua un momento di crisi e letterariamente la risolve in una dimensione lirica problematica.[1]
  • La napoletanità è una parola che si trova nel vocabolario ideale e che individua radici tipiche oltre gli schemi.
    Storia e leggenda sono lavoro cosmico dove magia, esoterismo, nobiltà e sacro si fondono con il quotidiano, il peccato e la famiglia.[2]
  • Per uno scrittore lo scrivere è un verificare e rendere concreta la vita drammatica che trascorre.[3]
  • Se in lui confluiscono motivi culturali del tempo tuttavia la vitalità di Perelà [Aldo Palazzeschi] consiste nell'essere libero da ogni movimento e di avere ricomposto in una poesia della libertà, oltre il corpo, il segreto del reale. La parola, il gesto, lo straordinario amore di vita e la morte arcana sono e partecipano di una realtà di secondo grado. I confini dell'infinito sembrano possibili e le metamorfosi a portata di mano.[4]
  • La Destra si delinea sull'idea di verticalità gerarchica che comporta la selezione. La Destra concepisce la piramide del potere in termini di meritocrazia. La scala della promozione è una dura conquista che non dipende dai voti o dai comodi sistemi elettorali. In questo processo emergono le virtù che si quantificano nell'eticità. C'è sempre un'idea etica nella gerarchia proposta dalla destra. Questa eticità si sposa con l'eroico, il religioso e al limite con il mistico... e poi la Patria non è la nazione, è più di un'espressione territoriale o sociale. La Patria è il Padre come mito e tradizione. La Destra concepisce la Patria come una comunità spirituale mentre la nazione un semplice aggregato di convivenza. La Patria è una certezza spirituale che non dipende dagli uomini.[5]
  • Da una parte c'è la vita della logica dall'altra c'è la vita del mistero che soprattutto per un cattolico è il mistero teologico...Dio non ci viene dato tutti giorni, e tutti i giorni ce lo dobbiamo conquistare. Questo vuol dire che c'è dentro di noi una vita della logica, del perché, e ci è una vita del mistero. E questo scontro straordinario fra logica razionale e misteriosità vivente è la cosa più grande che possa esistere. Questo scontro Manzoni lo risolve con la Provvidenza, che è congiungimento fra razionalità e mistero.[6]
  • Hai voglia ad andare sulla luna!, vero rimane che l'ingegno senza giudizio è un fuoco in mano a un pazzo![7]
  • Che cosa vuole la società dai nevrotici e dagli scrittori? Pane, mortadella e lenzuola di lino? O la vita, con l'avventura che tortura la storia e rende nomadi nel deserto per la terra promessa?[8]
  • Palazzeschi non perde il gusto della invenzione, ma accoglie sempre maggiormente una immagine misteriosa da confessare.[9]
Dall'intervista Tre domande a... Francesco Grisi, RadiocorriereTV, 1981, n.° 44, p. 201
  • [Soltanto scrittore?] Io vivo a Roma, ma spesso vado a Todi, dove mi occupo della campagna e dipingo. Ho già fatto varie mostre, e ritengo la pittura una liturgia necessaria per lo scrittore; attraverso un libro non "si vede tutto", in un quadro è invece "tutto" manifesto. Poi, naturalmente, scrivo: il mio ultimo libro La penna e la clessidra (ed. Volpe) è la testimonianza dell'angoscia intellettuale nel mondo contemporaneo, una sorta di diario pubblico.
  • [La musica?] Mozart. La grande rivoluzione musicale del mondo moderno viene da Mozart, io ne sono convinto. È il punto di passaggio fra un vecchio e nuovo tipo di armonia; senza di lui probabilmente non avremmo mai avuto il jazz.
  • [Come intratterrà il pubblico durante questo mese?]Ho in mente diversi argomenti. Oltre la pittura, la letteratura ed il discorso musicale, penso che affronterò insieme agli ascoltatori il discorso dei rapporti fra le generazioni. Trovo molto giusto che i giovani siano diversi (non si corre per l'oceano se non si diventa "orfani"), e che i più maturi conservino le loro abitudini; ogni età deve avere la sua caratteristica: è questa la continuità della vita. Poi parlerò di tanti anniversari (Benedetto Croce, Virgilio, Giuseppe Berto), dell'ecologia dell'anima e farò "parlare" la città.

Introduzione a Vita di Gesù[modifica]

Incipit[modifica]

Pubblicata nel 1863 in una Francia ancora sconvolta dalla perdita dell'Impero e immersa in una cultura che cercava nuovi orizzonti, la Vie de Jésus fece nascere polemiche e discussioni. Considerata «eretica» venne anche esaltata come guida perfetta. Dietro la semplicità del racconto si scoprì il messaggio di un Dio che invia sulla terra il Figlio per realizzare il suo regno. Dio, però, non tende alla conquista della terra ma alla misericordia verso gli uomini. In questa problematica teologica Renan propone una vita di Gesù esemplare anche per dimostrare che gli uomini peccatori non si rendono ancora conto alla straordinaria grandezza del messaggio. Renan si attesta sul versante dell'integralismo etico che non vuole dire conservazione.

Citazioni[modifica]

  • La mancanza di un libro dettato da Cristo dà fatalmente il via a molte interpretazioni che, pur muovendosi intorno alla storicità del Personaggio, hanno tutte la legittimità della ricerca. (p. VII)
  • Il cristianesimo viene dalla città di Gerusalemme e nasce nell'ebraismo che vede nella sua capitale tutto il suo regno e il centro dell'umanità. (p. VII)

La penna e la clessidra[modifica]

  • Pound è l'infaticabile Virgilio. (p. 60)
  • Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. (p. 99)
  • Marinetti è così decisamente innamorato di sé , dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale. (p. 101)
  • L'arte non è mai duplicazione del reale: e Céline ci fornisce un documento prezioso e indicativo. Lo scrittore ci consegna l'allucinazione che la realtà provoca in lui. Si confronta con gli avvenimenti per individuare le allucinazioni che producono dentro di lui. Narra il reale attraverso il processo alienante con il quale è vissuto nei segreti della sua psicologia. E ne vengono fuori aberrazioni, rimorsi, speranze e le grandi paure. (p. 103)
  • Buzzati si esprime in un mondo di certezze religiose, dove la metafisica non si problematicizza ma si lega bizzarramente alla teologia. (p. 130)
  • La sua conversione, in punto di morte, è stata forse un punto di arrivo. Curzio che continuamente si mascherava di sadismo, si nascondeva nel cinismo e si camuffava da istrione, aspettava forse una luce per uscire dalla esibizione e realmente diventare un eroe. In fondo, la vera anima di Curzio ha sempre cercato la luce eroica nelle strade romane, negli ozi di Forte dei Marmi, nella casa di Prato, nella pace di Capri [...] La sua anima ha cercato l'amore sempre, ma nessuna donna e nessun cane hanno mai saputo dargli l'amore come lui voleva. (p. 137)
  • Longanesi appartiene alla schiera degli spavaldi, degli ammazzasette di tutti i tempi. Uno di quei rari uomini che rimangono sempre all'opposizione in tutti i regimi. Scontento di Dio e del mondo. Pronto ad usare la spada in ogni torneo cavalcando un focoso cavallo con lo stesso ardimento dei capitani medioevali. (p. 138)
  • Jean-Paul Sartre ha faticato tutta la vita per diventare un personaggio. Sempre alla ricerca del successo e sempre preoccupato di essere emarginato. Angosciato di essere scavalcato «a sinistra» ha giocato su tutte le scacchiere. Non è riuscito mai a dare uno «scacco» al Re. La sua ambiguità appare come un mattatore che ha tentato la Francia e l'Europa con la sua diabolica intelligenza. [...] Dopo la sua scomparsa (e finite le commemorazioni d'uso) di lui resta il ricordo. (pp. 231-32)

Citazioni su Francesco Grisi[modifica]

  • Grisi viene dalla buona scuola di quelli per i quali scrivere è sempre una cosa seria, e il riflettere pure, giacché, come diceva Leopardi, non vi può essere buona prosa senza pensiero. (Italo de Feo)
  • Vi piacciono un Salvalaggio d'annata, un De Crescenzo da favola, un Grisi d'autore. La condanna è certa. Quantità e qualità. E da che cosa è data? Semplice. Da romanzi in cui si descrive il tedio quotidiano, storie di normale ansietà e di psicologie frantumate. [...] Se invece si preferiscono quei romanzi che parlano di avventura, storia e mistero allora l'anatema scatta puntuale. (Gabriele La Porta)

Note[modifica]

  1. Da I sigari di Brissago: L'antipersonaggio della maschera letteraria, Bietti, Milano, 1972, p.113.
  2. Da Le perdute immagini di Salvatore Di Giacomo, in Salvatore Di Giacomo, Tutte le novelle, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1991, p. 25.
  3. Da La dolce compagna: Provvisorio diario di uno scrittore ammalato di cancro, Pellegrini Editore, Cosenza, 1998, p. 5. ISBN 8881010542 (Anteprima su Google Libri)
  4. Da Avventura del personaggio, Ceschina, Milano, 1968, pp. 161-67.
  5. Da un articolo pubblicato su Il Borghese; citato in Orazio Leotta, Odo da destra voci sinistre, Girodivite.it, 11 gennaio 2011.
  6. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 13.
  7. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 15.
  8. Citato in Francesco Grisi, a cura di Sergio Paolo Foresta e Luigi Stanizzi, Luigi Pellegrini Editore, Catanzaro, 2002, p. 18.
  9. Citato in Omaggio a un poeta ancora sorprendente, Il Popolo, 6 febbraio 1965, p. 5.

Bibliografia[modifica]

  • Francesco Grisi, La penna e la clessidra, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1980.
  • Francesco Grisi, Introduzione, in Ernest Renan, Vita di Gesù, Newton Compton editori, 2012. (Anteprima su Google Libri)

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