Francesco Redi

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Francesco Redi

Francesco Redi (1626 – 1697), medico, naturalista e letterato italiano.

Citazioni di Francesco Redi[modifica]

  • La sanità degli uomini sta più nell'aggiustato uso della cucina e della tavola che nelle scatole e negli alberelli degli speziali. (da Consulti medici)
  • Oh messer Franco, tu morrai! Eh! e che hanno fatto gli altri? E che faranno quelli che verranno dopo di me? Quando la morte verrà avrò una santa pazienza; e certamente non mi farà paura, perché son certo, più che certo, che lo aver paura non è cagione che la morte si ritiri. (dalla lettera a Diacinto Cestoni, 18 giugno 1689)
  • Prete Pero era un Maestro, | Che insegnava a smenticare, | Goffo sì, ma però destro, | Ed io era suo scolare; | E il primo giorno ch'alla scuola andai | La costanza in Amor dimenticai. (in Opere, to. III, Venezia, 1712, p. 143, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 761-762)

Bacco in Toscana[modifica]

Incipit[modifica]

Dell'Indico Orïente
Domator glorïoso il Dio del vino
fermato avea l'allegro suo soggiorno
a i colli Etruschi intorno;
e colà dove imperïal palagio
l'augusta fronte inver le nubi inalza
sul verdeggiante prato
con la vaga Arïanna un dì sedea,
e bevendo, e cantando
al bell'idolo suo così dicea:
Se dell'uve il sangue amabile
non rinfranca ognor le vene,
questa vita è troppo labile,
troppo breve, e sempre in pene.

Citazioni[modifica]

Incipit di alcune opere[modifica]

Esperienze intorno a diverse cose naturali, e particolarmente a quelle, che ci son portate dall'Indie[modifica]

REVERENDISS. PADRE,

L'onore, che mi avete fatto d'inviarmi vostre lettere, siccome da me non era mai stato sperato, così arrivandomi improvviso, mi ha ripieno l'animo d'una indicibile contentezza; ed ancorché io creda, che quelle lodi, che mi date, sieno figliuole non di merito mio alcuno, ma bensì della vostra bontà, e della vostra gentilezza, la quale ha avuta forse un'amorevole intenzione di darmi animo, e di farmi prender cuore a proseguire nello scrivere quelle naturali osservazioni, ed esperienze, che negli anni addietro ho fatte, ed alla giornata, per mio passatempo, vo facendo; contuttociò vi confesso, che dolcemente mi solleticano, e mi lusingano; e mostrerei d'esser privo del bene dell'Intelletto, o per lo meno d'essere un ruvidissimo, e quasi insensibile Stoico; se gratissime non mi fossero quelle lodi, che mi vengono da un par vostro, cioè a dire da un'uomo lodato, e per tante opre famose rinominatissimo.

Esperienze intorno alla generazione degl'insetti[modifica]

È non ha dubbio alcuno che nell'intendimento delle cose naturali dati sono dal supremo Architetto i sensi alla ragione come tante finestre o porte per le quali o ella si affacci a mirarle, o elleno entrino a farsi conoscere. Anzi, per meglio dire, sono i sensi tante vedette o spiatori che mirano a scoprire la natura delle cose e 'l tutto riportano dentro alla ragione la quale, da essi ragguagliata, forma di ciascuna cosa il giudizio, altrettanto chiaro e certo quanto essi sono più sani e gagliardi, e liberi da ogni ostacolo ed impedimento.

Lettera di Francesco Redi, gentiluomo Aretino sopra alcune opposizioni fatte alle sue osservazioni intorno alle vipere[modifica]

Alla cortesia delle SS. Vostre mi è pervenuto il Libro intitolato Nouvelles experiences sur la Vipere, dottamente compilato dalla Congregazione di quei nobili Virtuosi, che nella casa del Signor Charas, per questo effetto, a' mesi addietro, si sono radunati. Io l'ho letto più volte con intera soddisfazione, e contentezza dell'animo mio; mentre ho potuto evidentemente comprendere, che quei Valentuomini non anno sdegnato con le loro illustri fatiche di confermare la verità di quelle Osservazioni, che intorno alle Vipere ancor' io feci fin nell'anno 1664.

Lettera intorno all'invenzione degli occhiali[modifica]

Qvella sera, nella quale il Sig. Carlo Dati, di celebre memoria, nel palazzo del Sig. Priore Orazio Rucellai lesse quella sua dotta ed erudita Veglia Toscana degli Occhiali al Sig. Don Francesco di Andrea, gran letterato napolitano, ed a molt'altri Cavalieri Fiorentini non men Nobili, che Virtuosi, si parlò familiarmente, e si dissero e si replicarono molte cose intorno all'incertezza del tempo, in cui era stato inventato quello Strumento cotanto utile per aiutare la Vista, e degno veramente d'esser noverato tra' più giovevoli ritrovamenti dell'ingegno umano.

Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi[modifica]

Che ne' contorni della Palude di Lerna vivesse anticamente un Serpente con sette teste, fu de' Greci e de' Latini Poeti un favoloso trovato, ed una iperbole di penne amplificatrici. Ma non è mica menzogna che si trovi talvolta qualche Serpe, il quale abbia due capi: conciossiecosachè racconta Eliano che nel paese bagnato dal fiume Arcade solevano, al suo tempo, comparir non di rado certi simili Serpenti, lunghi per lo più quattro cubiti, col corpo tuttoquanto nero, eccettuatene le due teste, le quali biancheggiavano.

Osservazioni intorno alle vipere fatte da Francesco Redi[modifica]

Ogni giorno più mi vado confermando nel mio proposito di non voler dar fede nelle cose naturali, se non a quello che con gli occhi miei propri io vedo, e se dall'iterata, e reiterata esperienza non mi venga confermato: imperciocche sempre più m'accorgo, che difficilissima cosa è lo spiare la verità frodata souente dalla menzogna, e che molti Scrittori, tanto antichi, quanto moderni somigliano a quelle pecorelle, delle quali il nostro Diuino Poeta

Come le pecorelle escon dal chiuso
Ad una, a due, a tre, e l'altre stanno
Timidette atterrando l'occhio, e'l muso,
E ciò che fa la prima, e l'altre fanno
Addossandosi a lei, s'ella s'arresta
Semplici, e quete, e lo 'mperche non sanno.

Citazioni su Francesco Redi[modifica]

  • A niuno inferiore e superiore a molti è Francesco Redi, e sia che il proprio animo manifesti nella epistolare corrispondenza, sia che della inferma salute de' suoi ammalati discorra, sia ch'espenga le sue gravissime osservazioni alla istoria naturale pertinenti, sia che si applichi ad illustrare la patria favella ed a risolverne le più sottili questioni, dagli altri di lunga mano si distingue per la spontanea leggiadria con cui le scritture condisce senza renderle affettate o leziose, per le grazie ingenue e festive di cui le sparge, pel patrimonio prezioso di schiette e adequate parole di cui le arricchisce, esoprattutto per certi ritorcimenti e per certe giudiziose piegature con cui nuovi significati e vaghezza nuova alle voci radicali sa dare. (Girolamo Venanzio)
  • Aveva ammesso nell'arte che professava, il dubbio sapientissimo su tutto ciò che di verità non sente, e, fatto timido e circospetto, diè bando alle visioni ipotetiche ed alla farragine de' rimedii, che attestavano a un tempo e l'ignoranza di chi gli amministrava, e la cieca eredulità di coloro che gli invocavano. (Giuseppe Rovani)

Bibliografia[modifica]

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