Francesco Storace

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Francesco Storace (1959 – vivente), politico italiano.

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[modifica] Citazioni di Francesco Storace

  • [Raccontando di quando erano ragazzi: Gianfranco Fini] Un giorno si avvicina a un gruppo di giapponesi e coi suoi modi sussiegosi li ricopre di insulti, sicuro che quelli non lo avrebbero capito: "Pidocchiosi, teste di cazzo, coglioni". Così per ridere. Anche loro ridevano... (citato in Fabio Greggio, Fini: di tutta l'"erba" un "Fascio")
  • Non so se devo temere l'arrivo dei corazzieri a difesa di Villa Arzilla, ma una cosa è certa: Giorgio Napolitano non ha alcun titolo per distribuire patenti etiche. Per disdicevole storia personale, per palese e nepotistica condizione familiare, per evidente faziosità istituzionale. È indegno di una carica usurpata a maggioranza.[1] (citato in Storace insulta Napolitano "Non ha titolo per parlare di etica", la Repubblica, 13 ottobre 2007)
  • Nessuna coalizione ci potrà mai chiedere di andare in un agenzia di viaggi, fare un biglietto per Gerusalemme per andare a maledire il fascismo. (novembre 2007; citato in Alberto Piccinini, Lezioni di storia, il manifesto, 9 settembre 2008, p. 12)
  • [A chi gli chiedeva di dire qualcosa di destra] A froci... (citato in Annalisa Terranova, E Storace trova la sua Lara Croft..., Secolo d'Italia, 13 novembre 2007, p. 1)
  • Noi c'abbiamo una che si chiama Mussolini, volete mettere con la Santanchè? (ibidem)
  • Non è che Fini fa il nostro capo per poi portarci in dote ad Arcore... (ibidem)
  • [Riferendosi a Daniela Santanchè] Meglio una destra figa che una destra fighetta... (dal discorso all'assemblea costituente del partito La Destra dell'11 novembre 2007 a Roma; citato in Annalisa Terranova, E Storace trova la sua Lara Croft..., Secolo d'Italia, 13 novembre 2007, p. 1)
  • [Riferendosi al presidente della Lazio, Claudio Lotito] L'ho conosciuto allo stadio, in Tribuna Vip, durante le partite della Roma. Io credevo che lui fosse romanista. Esultava, esultava quando mi vedeva. M'ha fatto fesso. Siete sorpresi? Beh, è un fatto storico, risaputo: non lo vedevo solo io. Non credo ci sia nulla di male a dire la verità. (dall'intervista per la trasmissione Dossier 56, Teleroma 56, 9 gennaio 2008)
Sette, 11 luglio 2003
  • Roma ladrona lo si poteva dire fino a qualche tempo fa. Oggi questa Regione cresce molto di più di Lombardia, Veneto, Piemonte. La stiamo trasformando da carrozzone in locomotiva.
  • Io ho fatto l'autista, il muratore. Non sono innamorato del potere. Quando mi sono candidato a presidente della Regione sapevo che avevo tutto da rimettere, sapevo che l'anno dopo ci sarebbero state le politiche, sapevo che le avremmo vinte e che avrei fatto il ministro.
  • Io la camicia nera ce l'avevo ma non la mettevo. La consideravo una cosa seria, non da esibire.
  • Fascista oggi equivale a sostenere le ragioni della dittatura. E io non me la sento. Ma non serve nemmeno dichiararmi antifascista. Preferisco pensare al futuro.
  • Io sono in prima fila a contrastare la discriminazione, ho promosso altissimi dirigenti, di alcuni sono anche amico, simpaticissimi, intelligentissimi. Non me ne frega nulla della loro condizione sessuale. L'importante è che lavorino. Ma non può diventare un privilegio. Dove sta scritto che si debbono fare case popolari per i gay? Ritengo devastante minare la concezione stessa della famiglia.
  • Io non ho mai nascosto di essere romanista. Quando ha vinto lo scudetto la Lazio mi chiesero un commento. Dissi: "È una significativa affermazione della seconda squadra della regione".

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  • Mi rivolgo a chi ha lanciato l'idea di farmi pervenire le stampelle per sostenere la mia "deambulazione" e quella dell'attuale Governo, per precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente che non possiedo "i miliardi", dato che ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza. A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria. (Rita Levi-Montalcini)

[modifica] Note

  1. Dopo che Giorgio Napolitano aveva difeso Rita Levi Montalcini dalle critiche di Storace.

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