Francis Scott Fitzgerald

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Francis Scott Fitzgerald, 1937

Francis Scott Key Fitzgerald (1896 – 1940), scrittore e sceneggiatore statunitense.

Citazioni di Francis Scott Fitzgerald[modifica]

  • [L'omosessualità] Il tentativo della natura di liberarsi dei ragazzi molli sterilizzati. (Citato in Focus, n. 103, p. 208)
Fairies: Nature's attempt to get rid of soft boys by sterilizing them. (da una nota; citato in James R. Mellow, Invented lives: F. Scott and Zelda Fitzgerald, Houghton Mifflin, 1984)
  • La giovinezza di tutti è un sogno, una forma di follia chimica. (da Il diamante grosso come l'Hotel Ritz, in Racconti dell'età del jazz, traduzione di Bruno Armando, Newton Compton Editori, 2011)
  • "No, no, non si tratta di me, ma di loro... dei tempi passati che ho tentato di tenere vivi dentro di me. Non erano che uomini qualsiasi, senza alcuna importanza, evidentemente, altrimenti non sarebbero stati 'ignoti'; ma sono morti per la cosa più bella del mondo... il morto Sud. Sai" aggiunse, con la voce ancora velata e gli occhi lucidi di lacrime "la gente ha certi sogni che lega alle cose, e io sono sempre cresciuta con il mio sogno. Mi era molto facile, perché tutto era morto e non poteva provocare in me alcuna delusione. Ho tentato, in un certo modo, di vivere all'altezza di quei criteri di noblesse oblige del passato... non ne rimangono che gli ultimi resti, sai, come le rose di un vecchio giardino che ci muoiono intorno... echi di strana raffinatezza e cavalleria in alcuni di questi giovani, e storie che mi sono state raccontate da un soldato della Confederazione che abitava vicino casa mia, e da alcuni vecchi negri. Oh Harry c'era qualcosa di reale, c'era qualcosa! Non riuscirei mai a fartelo capire, ma c'era!" (da Il Palazzo di Cristallo, in Maschiette e filosofi)

Di qua dal Paradiso[modifica]

Incipit[modifica]

Amory Blaine ereditò dalla madre ogni tratto, tranne quei pochi sparsi e indefinibili che lo resero di qualche valore. Il padre, inefficiente e disarticolato, con una predilezione per Byron e l'abitudine di sonnecchiare sopra l'Enciclopedia britannica, divenne ricco a trent'anni grazie alla morte di due fratelli maggiori, agenti di cambio di successo a Chicago, e spinto dalla prima sensazione che il mondo gli appartenesse si recò a Bar Harbor dove conobbe Beatrice O'Hara.

Citazioni[modifica]

  • Vi era anche una strana tendenza alla debolezza ad attraversare la sua costruzione... una frase rozza uscita dalle labbra di un ragazzo maggiore di lui (i ragazzi maggiori di lui di solito lo detestavano) poteva fargli perdere l'equilibrio e precipitarlo in una ipersensibilità sdegnosa, o in una timidezza stupita...
  • Era schiavo dei propri umori e sentiva che pur essendo capace di temerarietà e di audacia non possedeva né coraggio né perseveranza né dignità. La vanità, temperata dal sospetto se non dalla nozione di sé, il senso che la gente fosse costituita da tanti automi al suo volere, il desiderio di "passare avanti" al maggior numero possibile di ragazzi e giungere a una imprecisa cima del mondo... fu questo lo sfondo sul quale Amory entrò nell'adolescenza.
  • Quando senti che il tuo tesoro di prestigio e di ingegno è agganciato, non hai più da preoccuparti di nessuno; puoi facilmente controllarlo. (pag. 122)
  • La gente egoista è terribilmente capace di grandi amori. (pag. 213)
  • Noi abbiamo bisogno di credere. (pag 247)
  • Gli scrittori dovrebbero scrivere i libri come se dovessero essere decapitati il giorno che l'hanno finito (pag. 249)
  • Non sono sentimentale... sono romantico. Il fatto è che i sentimentali credono che le cose durino... I romantici hanno una fiducia disperata che non durino. (pag. 263)
  • Ma la verità è che il sesso è proprio al centro delle nostre astrazioni più pure. (pag. 273)
  • Le anime nude sono sempre cose miserabili. (p. 275)
  • Per tenere un uomo, la donna deve rivolgersi a quanto c'è di peggio in lui. (p. 281)
  • La vita era un pasticcio della malora... Una partitia di rugby con tutti fuori gioco e senza arbitro:ognuno persuaso che l'arbitro sarebbe stato dalla sua parte. (pag. 303)
  • C'era sempre il dolore del ricordo; il rimpianto per la gioventù perduta, eppure... non avrebbe saputo dire perché la battaglia valeva la pena di essere combattuta... tese le braccia al cielo cristallino, splendente. "Conosco me stesso" esclamò "ma nient'altro!"

Belli e dannati[modifica]

Incipit[modifica]

Nel 1913, quando Antony Patch aveva venticinque anni, erano già passati due anni dal momento in cui l'ironia, lo Spirito Santo di questi ultimi tempi, era, almeno teoricamente, calata su di lui. L'ironia era l'ultimo tocco alla lustrazione di scarpe, l'ultima carezza della spazzola dei vestiti, una specie di "Ecco!" intellettuale: tuttavia sul limitare di questa storia egli non è ancora andato oltre lo stadio della consapevolezza.

Citazioni[modifica]

  • Lo schietto e inatteso miracolo d'una notte si estingue con la lenta morte delle ultime stelle e la nascita prematura dei primi giornalai. (pag. 88)
  • Non faccio niente, perché non c'è niente che valga la pena di essere fatto. (Anthony: pag. 94, 1987)
  • L'intimità si crea così. Prima si dà il miglior ritratto di se stesso, un prodotto splendente e rifinito, ritoccato di vanterie e falsità e umorismi. Poi diventano necessari i particolari e si dipinge un secondo ritratto e poi un terzo... In breve i lineamenti migliori si cancellano... e finalmente si rivela il segreto: i piani dei ritratti si sono mescolati e ci hanno tradito, e per quanto continuiamo a dipingere non riusciamo più a vendere un quadro. (pag 131, 1987)
  • Non chiamarmi moglie. Sono la tua amante. Moglie è una parola così brutta. La tua "amante fissa" è così tangibile e piacevole... (Gloria: pag. 171, 1987)
  • L'intelligenza è poco più di un doppio decimetro col quale vengono misurate le opere infinite delle circostanze. (pag 250, 1987)
  • Le cose diventano più dolci quando sono perdute. Lo so: perché una volta volevo qualcosa è l'ho ottenuta. È stata la sola cosa che abbia mai voluto davvero, Dot.E quando l'ho ottenuta mi si è ridotta in polvere fra le mani. (Anthony: pag 277, 2012 Mondadori)
  • E questo mi ha insegnato che non si può avere niente, non si può avere assolutamente niente. Perché il desiderio inganna.È come un raggio di sole che guizza qua e là in una stanza. Si ferma e illumina un oggetto insignificante, e noi poveri sciocchi cerchiamo di afferrarlo: ma quando lo afferriamo il sole si sposta su qualcos'altro e la parte insignificante resta, ma lo splendore che l'ha resa desiderabile è scomparso.. (Anthony: pag 278, 2012 Mondadori)
  • C'era una certa benignità nell'ubriachezza: c'era quell'indescrivibile splendore che essa recava, simile ai ricordi di serate effimere e svanite. (pag. 378, 1987)
  • Il vincitore appartiene alle spoglie. (2006)

Il grande Gatsby[modifica]

Incipit[modifica]

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
"Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu". Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, una abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati.

Citazioni[modifica]

  • Quando ti viene voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu. (p. 1)
  • La vita si osserva molto meglio da una finestra sola.
  • Sono contenta che sia una bambina. E spero che sia stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida. (pag 26)
  • Non vi capita mai di aspettare il giorno più lungo dell'anno per poi non accorgervene? Io aspetto sempre il giorno più lungo e poi quando arriva non me ne accorgo. (pag. 19-20)
  • Ma in Gatsby c'era stato un cambiamento semplicemente sconcertante: splendeva, né più né meno: senza una parola né un gesto di trionfo, un benessere nuovo emanava da lui riempiendo la stanza.
  • Anche in quel pomeriggio doveva aver passato dei momenti in cui Daisy non era stata all'altezza dei suoi sogni -e non per colpa sua ma a causa della colossale vitalità dell'illusione di lui.
  • Avevo voglia di uscire a passeggio verso il parco nel crepuscolo tenero, ma ogni volta che cercavo di andarmene mi trovavo immischiato in qualche strana discussione stonata che mi inchiodava sulla seggiola come vi fossi legato con una corda. Eppure, alta sulla città, la fila delle nostre finestre gialle deve aver comunicato la sua parte di segreto umano allo spettatore casuale nella strada buia e mi parve di vederlo guardare in su incuriosito. Ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dalla inesauribile varietà della vita. (pag. 40)
  • È sempre triste guardare con occhi nuovi le cose su cui hai già speso le tue capacità di adattamento.
  • Sorrise con aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita. Affrontava – o pareva affrontare – l'intero eterno mondo per un attimo, e poi si concentrava sulla persona a cui era rivolto con un pregiudizio irresistibile a suo favore. La capiva esattamente fin dove voleva essere capita, credeva in lei come a lei sarebbe piaciuto credere in se stessa, e la assicurava di aver ricevuto da lei esattamente l'impressione che sperava di produrre nelle condizioni migliori. Esattamente a questo punto svaniva, e io mi trovavo di fronte a un giovane elegante che aveva superato da poco la trentina e la cui ricercatezza nel parlare rasentava l'assurdo. (pag. 52)
  • Gli occhi grigi striati dal sole fissavano il vuoto, ma lei aveva deliberatamente preso le redini dei nostri rapporti e per un momento credetti di amarla. Ma sono molto lento a pensare e pieno di regole interiori che agiscono sui miei desideri. (pag. 63)
  • Nessuna confusione è pari a quella di una persona semplice.
  • Era visibilmente passato attraverso due stadi e stava entrando in un terzo. Dopo l'imbarazzo e la gioia che non ragiona, era divorato dallo stupore per la presenza di lei. Era stato così a lungo pieno di quest'idea, l'aveva sognata in tutto il suo svolgimento e aspettata a denti stretti, per così dire, arrivando a un livello inconcepibile di intensità. Ora, per reazione, si stava scaricando come un orologio dalla molla troppo tesa. (pag. 98)
  • Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all'altezza del sogno, non per sua colpa, ma a causa della vitalità colossale dell'illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore. (pag. 102)
  • È inevitabilmente sconfortante guardare attraverso nuovi occhi cose alle quali abbiamo già applicato la nostra visuale. (p. 126)
  • Non si può ripetere il passato. (p. 133)
  • Nessuna confusione è pari a quella di una mentalità semplice. (p. 150)
  • Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
  • Ognuno pensa di possedere almeno una delle virtù cardinali, anche la più piccola, e questa è la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciuto.
  • Sono rimasto ubriaco per almeno una settimana, e allora pensai che mi avrebbe reso sobrio il fatto di sedermi in una biblioteca.
  • La notte, nel letto, lo perseguitavano le ambizioni più grottesche e fantastiche, il cervello gli tesseva un universo di sfarzo indicibile, mentre l'orologio ticchettava sul lavabo e la luna gli intrideva di luce umida gli abiti sparsi alla rinfusa sul pavimento. Ogni notte alimentava le sue fantasie finché la sonnolenza si abbatteva con un abbraccio dimentico su qualche scena vivace. Per un certo periodo queste fantasticherie gli procurarono uno sfogo all'immaginazione; erano un'intuizione confortante dell'irrealtà della realtà, una promessa che la roccaforte del mondo era saldamente basata sull'ala di una fiaba.
  • La verità è che Jay Gatsby di West Egg, Long Island, era scaturito da una concezione platonica di se stesso.
  • Daisy è tutto finito adesso. [...] Digli solo la verità, che non l'hai mai amato, e tutto sarà cancellato per sempre.
  • Non c'è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.
  • E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina... Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

Tenera è la notte[modifica]

Incipit[modifica]

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord, era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l'Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, otto chilometri più in là.

Citazioni[modifica]

  • La gente crede quasi sempre che tutti provino per essa sensazioni molto più violente di quelle che provano in realtà: crede che l'opinione degli altri oscilli sotto grandi archi di approvazione o disapprovazione. (p. 81)
  • La guardia più forte è posta ai cancelli del nulla, disse. Forse perché la condizione di vuoto è troppo vergognosa per venir divulgata. (pag 85)
  • La genialità, la versatiltà della follia è parente alla ineluttabilità del'acqua che filtra attraverso, sopra e intorno a una diga. È necessario il fronte unito di molte persone per resistere a essa. (pag. 231)
  • Quando si è soli nel corpo e nello spirito si ha bisogno di solitudine, e la solitudine causa altra solitudine. (pag. 244)
  • Gli uccelli vanno d'accordo nel loro nido. (p. 285)
  • Non si sa mai esattamente quanto spazio si occupi nella vita della gente.
  • Nulla conduce allo sviluppo dell'osservazione più d'un silenzio coercitivo. (p. 305)
  • Aveva una magia nelle rosee palme, e guance accese in una bella fiamma, come il trepido rossore dei bimbi dopo il bagno freddo serale.
    La bella fronte alta si arrotondava delicatamente dove i capelli, cingendola di uno scudo di blasone, esplodevano in riccioli ed onde e boccoli biondo cenere e oro.
    Aveva occhi chiari, grandi, luminosi, umidi e splendenti, il colore delle guance era autentico, e irrompeva alla superficie della giovane pompa vigorosa del suo cuore.
    Il corpo aleggiava delicatamente sull'estremo limite della fanciullezza: aveva diciotto anni, quasi compiuti, ma era ancora coperta di rugiada.
  • Il naso [di Dick] era leggermente appuntito e non c'era mai da chiedersi chi stesse guardando o con chi stesse parlando, e questa è un'osservazione lusinghiera, perché, chi ci guarda?
    Ci sono sguardi che cadono su di noi, curiosi o disinteressati, nient'altro.
  • Sono una donna e il mio compito è di tener unite le cose.
  • A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere.
  • Si scrive di cicatrici guarite, un parallelo comodo della patologia della pelle, ma non esiste una cosa simile nella vita di un individuo.
    Vi sono ferite aperte, a volte ridotte alle dimensioni di una punta di spillo, ma sempre ferite.
    I segni della sofferenza sono confrontabili piuttosto con la perdita di un dito o della vista di un occhio.
    Possiamo non perderli neanche per un minuto all'anno, ma se li perdessimo non ci sarebbe niente da fare.
  • Mentre faceva a ritroso i labirinti in cui aveva vagato per anni, il suo io incominciò a fiorire come una grande rosa lussureggiante. Odiò la spiaggia, detestò i luoghi dove aveva fatto il pianeta intorno al sole di Dick.
  • Buona notte, bambina. È un gran peccato. Dimentichiamo tutto questo... Tanta gente si innamorerà di te e sarà più bello incontrare il tuo primo amore tutta intatta, anche emotivamente. È un'idea antiquata, vero?
  • Le buone maniere sono un'ammissione che tutti siano così teneri da essere trattati coi guanti. Ora, il rispetto umano... Non si da del bugiardo o del vigliacco a un uomo con leggerezza, ma se si passa la vita a non offendere i sentimenti della gente e ad alimentare la loro vanità, si arriva al punto che non si sa più distinguere ciò che si dovrebbe rispettare in loro.

Gli ultimi fuochi[modifica]

Incipit[modifica]

Pur non essendo mai apparsa sullo schermo, sono cresciuta nel mondo del cinema. Rodolfo Valentino venne al ricevimento offerto quando compii cinque anni, o così mi hanno detto. Ricordo questo particolare solo per far capire che, ancor prima dell'età della ragione, ero in grado di veder girare gli ingranaggi segreti.

Citazioni[modifica]

  • Un monarca può creare una sola regina. (pag. 127)
  • Le malignità non ci offendono come avrebbero offeso le nostre madri. (pag. 130)
  • Spesso gli uomini non si accorgono dei momenti in cui potrebbero avere come niente una donna. (p. 134)
  • Quanto più sai, tanto più c'è da esplorare, e trovi sempre dell'altro. (pag. 165)
  • I sentieri della vita erano come le rotte di un aereo, nessuno sapeva dove fossero. (pag. 248)
  • Non esistono secondi atti nella vita degli americani. (pag. 264)
  • La tragedia di quegli uomini stava nel fatto che nulla, nella loro esistenza, aveva mai affondato i denti in profondità. (p. 264)

Citazioni su Francis Scott Fitzgerald[modifica]

  • L'idea che lo sforzo creativo e le sostanze che alterano la mente siano strettamente legati è una delle grandi mistificazioni pop-intellettuali del nostro tempo. I quattro scrittori del ventesimo secolo il cui lavoro è soprattutto responsabile di questa mitologia sono probabilmente Hemingway, Fitzgerald, Sherwood Anderson e il poeta Dylan Thomas. [...] Lo scrittore tossicodipendente è nient'altro che un tossicodipendente, sono tutti in altre parole comunissimi ubriaconi e drogati. La pretesa che droghe e alcol siano necessari per sopire una sensibilità più percettiva non è che la solita stronzata autogiustificativa. [...] Hemingway e Fitzgerald non bevevano perché erano creativi, diversi o moralmente deboli. Bevevano perché è quello che fanno gli alcolisti. Probabilmente è vero che le persone creative sono più vulnerabili di altri all'alcolismo e alla dipendenza dagli stupefacenti, e allora? Siamo tutti uguali quando vomitiamo ai bordi della strada. (Stephen King)
  • Scott Fitzgerald era uno dei miei idoli. Lo assunsi io per il film [Tre camerati] e dovetti lottare per farlo; tutti allo studio dicevano che era finito, perché rischiare con lui? Così scrisse la sceneggiatura, tra l'altro non era tutta sua: aveva un collaboratore, il dialogo non era dialogo drammatico. Era un buon dialogo da romanzo, si leggeva bene, ma non era un buon dialogo drammatico. Glielo cambiai. Ed ecco la cosa ironica: quando il film uscì, tutti i critici lodarono il «dialogo di F. Scott Fitzgerald»! (Joseph L. Mankiewicz)

Bibliografia[modifica]

  • Francis Scott Fitzgerald, Di qua dal Paradiso (1920), in Romanzi, a cura di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, 1973.
  • Francis Scott Fitzgerald, Maschiette e filosofi (1920), a cura di Meneghelli P., Newton & Compton, 1996.
  • Francis Scott Fitzgerald, Belli e dannati (1922), traduzione di Fernanda Pivano, Oscar Mondadori, Milano, 1987.
  • Francis Scott Fitzgerald, Belli e dannati (1922), traduzione di Pier Francesco Paolini, Biblioteca Economica Newton, Roma, 2006.
  • Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby (1925), traduzione di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1965.
  • Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby (1925), traduzione di Fernanda Pivano, Arnoldo Mondadori Editore, Edizione speciale per la Repubblica, Barcellona 2002.
  • Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte (1934), traduzione di Fernanda Pivano, Einaudi Editore, 2005.
  • Francis Scott Fitzgerald, Gli ultimi fuochi (1941), traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]