Fred Uhlman

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Fred Uhlman, noto anche come Manfred Uhlmann (1901 – 1985), scrittore, pittore e avvocato tedesco.

L'amico ritrovato[modifica]

Incipit[modifica]

Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l'assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.
Ricordo il giorno e l'ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione.

Citazioni[modifica]

  • Come avrebbe potuto, dall'alto della sua gloria, capire la mia timidezza, il mio orgoglio, la mia suscettibilità e il mio timore di venire ferito? (p. 17)
  • Ho esitato un po' prima di scrivere che "avrei dato volentieri la vita per un amico", ma anche ora, a trent'anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un'esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l'avrei fatto quasi con gioia. Così come davo per scontato che Dulce et decorum pro Germania mori, non avevo dubbi sul fatto che morire pro amico sarebbe stato lo stesso. I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un'innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita. (p. 22)
  • La politica riguardava gli adulti; noi avevamo già i nostri problemi. E quello che ci pareva più urgente era imparare a fare il miglior uso possibile della vita, oltre, naturalmente, a cercare di scoprire quale scopo avesse, se l'aveva, e a chiederci quale potesse essere la condizione umana in questo cosmo spaventoso e incommensurabile. Questi sì che erano veri dilemmi, quesiti di valore eterno, assai più importanti per noi dell'esistenza di due personaggi ridicoli ed effimeri come Hitler e Mussolini. (p. 35)
  • Nonostante la sua popolazione non superasse il mezzo milione di abitanti, Stoccarda aveva più spettacoli d'opera, teatri migliori, musei più belli, collezioni più ricche e, nel complesso, una vita più piena di Manchester o Birmingham, Bordeaux o Tolosa. Anche se ormai priva di re, era pur sempre una capitale, cui facevano ala piccole città prospere e castelli dai nomi come Sanssouci e Monrepos e, non lontano, Hohenstaufen e Teck e Hohenzollern e la Foresta Nera, e il lago di Costanza, i monasteri di Maulbronn e Beuron, le chiese barocche di Zwiefalten, Neresheim e Birnau. (pp. 44-45)
  • Nobile è colui che cade in battaglia | combattendo coraggiosamente per la sua terra natale | e miserabile l'uomo che, rinnegando la patria, | fugge dai fertili campi per vivere di elemosina. (p. 76)
  • So bene che non sei d'accordo, ma non vedo altra speranza per noi. La nostra scelta è tra Stalin e Hitler e, tra i due, preferisco Hitler. (Konradin von Hohenfels: p. 84)
  • Poiché colui che vive presso le sue origini | è riluttante a lasciarle. (Konradin von Hohenfels: p. 84)
  • Mi hai insegnato a pensare e a dubitare e, attraverso il dubbio, a ritrovare Gesù Cristo, nostro signore e salvatore. (Konradin von Hohenfels: p. 85)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Il personaggio è costretto a fuggire dalla Germania, i suoi genitori sono spinti al suicidio, e tuttavia il gusto che resta, dopo la lettura della novella, è la fragranza del vino locale, assaporato nelle locande di legno scuro situate sulle rive del Neckar e del Reno. Non c'è nulla del furore wagneriano, qui; anzi, è come se Mozart avesse riscritto il Crepuscolo degli dei. (Arthur Koestler)
  • [...] la novella aspira ad essere qualcosa di più completo: un romanzo in miniatura. Fred Uhlman raggiunge mirabilmente il suo scopo, forse perché i pittori sanno adattare la composizione alle dimensioni della tela, mentre gli scrittori, sfortunatamente, dispongono di una quantità illimitata di carta. (Arthur Koestler)
  • Un'opera letteraria rara. (George Steiner)

Un'anima non vile[modifica]

Incipit[modifica]

Mio caro Hans, ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l'unico vero amico, che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco.

Citazioni[modifica]

  • Quello che volevo dire è che fino ad ora non ero mai, mai stato a conoscenza dei campi di sterminio. Lo giuro, e so che tu mi crederai.
    Non so se riceverai mai questa lettera. Te l'ho scritta nella speranza che possa aiutarti a capire le mie intenzioni, che non sono mai state disonorevoli.
    Posso essere stato debole e confuso, ma disonesto mai. Perdonami mio caro amico – se puoi. Mi hai dato i mesi migliori della mia vita. Il mio amore per la poesia, per l'apprendimento, lo devo a te.
    Devo smettere adesso.
    La morte mi sta chiamando.
    Prega per me. Per la mia anima. Anche se non credi in Dio! Prega per me, prega per me!
    Sempre tuo per l'eternità.
    Konradin von Hohenfels

Incipit di alcune opere[modifica]

Storia di un uomo[modifica]

Non è che sappia poi molto delle origini della mia famiglia, che era di Freudenthal, un piccolo villaggio non lontano da Stoccarda. A quanto mi consta, prima del XVIII secolo gli ebrei in Germania non avevano neppure un cognome. In tutto il Württemberg c'erano soltanto cinquecento ebrei. Tenuti ai margini di tutte le maggiori città, dipendevano completamente dal Duca, il quale poteva espellerli a suo piacimento e li teneva con sé a patto di ricavarne qualche vantaggio.

[Feltrinelli, Milano 1987, traduzione di Lucio Trevisan]

Niente resurrezioni, per favore[modifica]

Si fermò e si guardò intorno. Era questa la città che lo avevano costretto a lasciare vent'anni fa? Non potevano esserci dubbi. La hostess dell'aereo l'aveva annunciata, il nome era scritto a caratteri di scatola sull'aereoporto. D'impulso, aveva afferrato la valigia appena l'apparecchio si era arrestato, ed era sceso. Non sapeva spiegarsi perché l'avesse fatto. E comunque egli la pensò, continuò a guardarsi avanti e a dirsi; io ce la faccio.

Bibliografia[modifica]

  • Fred Uhlman, L'amico ritrovato (Reunion, 1971), traduzione di Mariagiulia Castagnone, Feltrinelli, 2005. ISBN 88-07-81054-9

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]