Gaetano Salvemini

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Da sinistra: Mario A. Fei, Hubertus di Löwenstein, Gaetano Salvemini

Gaetano Salvemini (1873 – 1957), storico e politico italiano.

Citazioni di Gaetano Salvemini[modifica]

  • Colpire uniti, quando è il caso; marciar divisi sempre, ad ogni costo. (da Italia scombinata)
  • Conobbi personalmente Giustino Fortunato non prima del 1909; e solo nel 1910 mi si rivelò in tutta la sua originalità e genialità il pensiero di quell'uomo singolare. Lo avessi conosciuto dieci anni prima, quanta maggiore ricchezza di informazioni e quanto minore ottimismo mi avrebbero accompagnato nel trattare una materia, che era da lui ben più profondamente conosciuta che da me. (da La mia autobiografia politica, Molfetta, 1873 – Sorrento, 1957)
  • Giolitti odia sempre a morte Nitti: dice che è un ladro; vive troppo largamente per i suoi mezzi di insegnante universitario. Io credo che l'odio accechi Giolitti. Nitti non è uno stinco di santo. Ma nessuno ha mai potuto finora fargli in pubblico le accuse di disonestà che tutti gli fanno in privato. E i suoi guadagni di avvocato commercialista possono permettergli una vita che non è poi sardanapalesca. (da Scritti sul Fascismo, Feltrinelli, 1961, p. 141)
  • [Su Ettore Tolomei] Il boia del Tirolo [...] l'uomo che escogitò gli strumenti più raffinati per tormentare le minoranze nazionali in Italia. I suoi ammiratori gli attribuiscono il merito di aver 'creato' l'Alto Adige e lui accetta senza riserve quella gloria. (da Mussolini diplomatico (1922-1932), Parigi, Éditions Contemporaines, 1932 (La Pleiade, III); rist. Bari, Laterza, 1952)
  • Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale. (da Memorie di un fuoriuscito, a cura di Gaetano Arfè, Feltrinelli, Milano 1960)
  • Le parole non definite posseggono un fascino che manca alle parole il cui significato è chiaro. (da La Rivoluzione francese, 1788-1792, Feltrinelli)
  • Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L'imparzialità è un sogno, la probità è un dovere. (da Prefazione a Mussolini diplomatico, Éditions Contemporaines, Paris 1932; nuova edizione Laterza, Bari 1952)
  • Questo è il lato più atroce dell'insegnamento morale quale è impartito dai papi e dal clero: che esso sviluppa i lati vili della natura umana, avvezzandola a non sentire le proprie responsabilità, ma a mettere le decisioni finali nelle mani di un sacerdozio, che non dà il consiglio dell'amico, ma dà l'assoluzione o la condanna del giudice. È solo dopo essere vissuto in paesi protestanti, che io ho capito pienamente quale disastro morale sia per il nostro paese non il "cattolicismo" astratto che comprende 6666 forme di possibili cattolicismi, fra cui quelle di san Francesco e di Gasparone, di Savonarola e di Molina, di santa Caterina e di Alessandro VI, ma quella forma di "educazione morale," che il clero cattolico italiano dà al popolo italiano e che i papi vogliono sia sempre data al popolo italiano. È questa esperienza dei paesi protestanti che ha fatto di me non un anticlericale, ma un anticattolico: non darei mai il mio voto a leggi anticlericali (cioè che limitassero i diritti politici del clero cattolico o vietassero l'apostolato cattolico); ma se avrò un solo momento di vita nell'Italia liberata dai Goti, quell'ultimo momento di vita voglio dedicarlo, come individuo libero, alla lotta contro la fede cattolica. Se morirò avendo distrutto nel cuore di un solo italiano la fede nella Chiesa cattolica, se avrò educato un solo italiano a vedere nella Chiesa cattolica la pervertitrice sistematica della dignità umana, non sarò vissuto invano. (dalla lettera a F. L. Ferrari, agosto 1930, in Opere, Feltrinelli, 1969, vol. 2, parte 3)
  • Se dall'unità il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata: ha perduto la capitale, ha finito di essere il mercato del Mezzogiorno, è caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone. (da Scritti sulla questione meridionale, 1896-1955, Einaudi, 1955, p. 115)
  • Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello, o il colpo alla nuca. (da Italia scombinata, Einaudi)

Incipit di Il ministro della mala vita[modifica]

Quindici anni or sono Vito De Bellis era a Gioia del Colle direttore della banca Vito De Bellis & C. Dopo essere stato contabile in un molino e licenziato da quest'impiego non su propria domanda; dopo aver tenuto per breve tempo e con scarsa fortuna dei suoi creditori un negozio di tessuti, aveva fondato una società bancaria, a cui il Banco di Napoli dava i capitali, e lui l'ingegno. La banca fu l'albero della cuccagna per molti amici nullatenenti del direttore della medesima. Più d'uno straccione di Gioia del Colle ottenne allora dalla banca, contro semplici cambiali avallate da altri straccioni, somme vistosissime; e le impiegò a comprar terre sotto il nome della propria moglie. Un bel giorno la banca fu messa in liquidazione. Il Banco di Napoli ci rimise sette milioni. Ma intorno a Vito De Bellis i debitori non solvibili della ex-banca formarono una solida e fedele clientela, ottima base per una elezione politica. (Gaetano Salvemini, Il ministro della mala vita: notizie e documenti sulle elezioni giolittiane nell'Italia meridionale, Bollati Boringhieri, Torino, 2000, p. 3)

Citazioni su Gaetano Salvemini[modifica]

  • Giolitti amministrò il flusso delle rimesse migratore con un criterio tuttora sub judice: per Gaetano Salvemini, veemente accusatore del "ministro della malavita", ingrassò cinicamente il Nord a spese del Mezzogiorno, rendendo cronica e insolubile la "questione meridionale". (Paolo Pavolini)

Bibliografia[modifica]

  • Gaetano Salvemini, Il ministro della mala vita: notizie e documenti sulle elezioni giolittiane nell'Italia meridionale; a cura di Sergio Bucchi; con una nota di Gaetano Arfé, Bollati Boringhieri, Torino, 2000, Coll. Gli archi, LX, 200 p.; ISBN 88-339-1289-2

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