Giuseppe Garibaldi

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Giuseppe Garibaldi nel 1866

Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), generale, patriota e condottiero italiano.

Citazioni di Giuseppe Garibaldi[modifica]

  • Degni del Parlamento Italiano e del Ministero Cairoli, sarebbero i tre atti seguenti:
    1° La nazione armata;
    2° La tassa unica;
    3° I preti alla vanga.[1]
  • Favorito dalla fortuna, io ebbi l'onore nei due mondi di combattere accanto ai primi soldati, ed ho potuto persuadermi che la pianta uomo nasce in Italia, non seconda a nessuno; ho potuto persuadermi che quegli stessi soldati che noi combattemmo nell'Italia meridionale, non indietreggeranno davanti ai più bellicosi, quando saranno raccolti sotto il glorioso vessillo emancipatore.[2]
  • Generosi della Lucania, crederei frodare lode al coraggio, al genio, all'abilità vostra se non attestassi pubblicamente la simpatia che vi debbo. Nell'opera che sì brevemente iniziaste, io trovo questo di segnalato; e cioè a circostanze pari niuno tentò così risolutamente nel passato pochi riusciranno sì bene in avvenire. Voi senza mezzi speciali, sotto giogo di ferro, osteggiati da miglia di manigoldi, con a fronte l'idra comunista, spiati, interdetti sin dentro al pensiero... Voi, così ridotti! Guardaste in faccia il nostro fiero destino – sorgeste – vi costituiste. Vi scrivo nella più viva parte del cuore, né oblierò mai la bravura, l'umanità, la solerzia vostra, o egregi lucani. Abbiate le mie lodi, come a distinti collaboratori nell'eccelso risorgimento d'Italia.[3]
  • Ho divorato il vostro Lucifero. L'opera grande! Voi avete scalzato l'idolo di tanti secoli e vi avete sostituito il vero. Se la metà degli italiani potessero leggerlo e comprenderlo, l'Italia avrebbe raggiunto il suo terzo periodo d'incivilimento umano. Sulla classica terra d'Archimede, voi avete sollevato un nuovo mondo. Coraggioso! All'avanguardia del progresso noi vi seguiremo; e possa seguirvi la nazione intera nella grand'opera di emancipazione morale da voi eroicamente iniziata. Accogliete un bacio fraterno dal vostro Correligionario.[4]
  • I clericali sono sudditi e militi di una potenza straniera, autorità mista ed universale, spirituale e politica, che comanda e non si lascia discutere, semina discordie e corrompe.[5]
  • Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibili sulla terra.[6]
  • Il prete è l'assassino dell'anima poiché in tutti i tempi egli ha fomentato l'ignoranza e perseguito la scienza.[5]
  • Il socialismo è il sole dell'avvenire.[7]
  • In conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d'un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell'Italia in particolare.[8]
  • Io son fatto per romper i coglioni a mezza umanità, e l'ho giurato; sì! Ho giurato per Cristo! Di consacrar la mia vita all'altrui perturbazione, e già qualcosa ho conseguito, ed è nulla a paragon di ciò che spero, se mi lasciano fare, o se non possono impedirmi il farlo.[9]
  • [Su Adelaide Cairoli] L'amore di madre non può nemmeno esser compreso dagli uomini. [...] Con donne simili una nazione non può morire.[10]
  • Le infallibilità muoiono, ma non si piegano![11]
  • Noi siamo giunti sulla terra di rifugio, e dobbiamo il miglior contegno ai generosi ospiti: così avremo meritata la considerazione che è dovuta alla disgrazia perseguita. Da questo punto io svincolo da ogni obbligo i miei compagni, lasciandoli liberi di tornare alla vita privata, ma rammento loro che l'Italia non deve rimanere nell'obbrobrio, e che meglio è morire che vivere schiavi dello straniero.[12]
  • Obbedisco.[13]
  • Per pessimo che sia il Governo italiano, ove non si presenti l'opportunità di facilmente rovesciarlo, credo meglio attenersi al gran concetto di Dante: "Fare l'Italia anche col diavolo".[14]
  • Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati da fatica o malattia, questa è la più bella virtù del forte verso il debole.[15]
  • Qui, o Signora, io sento battere colla stessa veemenza il mio cuore, come nel giorno, in cui sul monte del Pianto dei Romani, i vostri eroici figli faceanmi baluardo del loro corpo prezioso contro il piombo borbonico! [...] E Voi, donna di alti sensi e d'intelligenza squisita, volgete per un momento il vostro pensiero alle popolazioni liberate dai vostri martiri e dai loro eroici compagni. Chiedete ai cari vostri superstiti delle benedizioni, con cui quelle infelici salutavano ed accoglievano i loro liberatori! Ebbene, esse maledicono oggi coloro, che li sottrassero dal giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all'inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame. [...] Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell'Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genia che disgraziatamente regge l'Italia e che seminò l'odio e lo squallore la dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato.[16]
  • Qui si decidono i destini dell'Italia. Una battaglia vinta sotto Capua ci darà nelle mani l'Italia.[17]
  • Roma o morte![18]
  • Tempi borgiani.[19]
  • Tutti quelli che vengono dalle Provincie meridionali non parlano che di reazione, di Governo provvisorio a Melfi, e cose simili, e non capisco poi come si tema tanto di spaventare coll'armamento i potenti vicini; io non capisco, come, armandoci, mentre l'Europa intera si arma, noi ci metteremmo in istato di provocazione.[20]
  • Un brigante onesto è un mio ideale.[21]

Attribuite[modifica]

Il governo dei preti[modifica]

Incipit[modifica]

Come era bella la perla del Trastevere! Le treccie brune, foltissime; e gli occhi! il loro lampo colpiva come folgore chi ardiva affissarla. A sedici anni il suo portamento era maestoso come quello di una matrona antica. Oh! Raffaello in Clelia avrebbe trovato tutte le grazie dell'ideale sua fanciulla colla virile robustezza dell'omonima eroina[23] che si precipita nel Tevere per fuggire dal Campo di Porsenna.
Oh sì! era pur bella Clelia! E chi poteva contemplarla senza sentirsi ardere nell'anima la viva fiamma che usciva dalle sue luci?
Ma le Eminenze? Codeste serpi della città santa, i cui cagnotti con ogni più vile arte di corruzione cercavano pascolo alle libidine dei padroni, non sapevano forse che tale tesoro viveva nel recinto di Roma? Lo sapevano. E una fra l'altre agognava da qualche tempo a far sua quella bellezza che discendeva dai Vecchi Quiriti.[24]

Citazioni[modifica]

  • Tra le malizie gesuitiche dei tonsurati vi è pur quella di fingersi protettori delle belle arti e così hanno fatto che i maggiori ingegni d'Italia prendessero a soggetto dei loro capolavori le favole pretesche, consacrandole per tal guisa al rispetto ed all'ammirazione delle moltitudini. (p. 43)
  • Nel 1849, al tempo del Governo degli uomini, io ho assistito a delle ricerche nei penetrali di quelle bolgie che si chiamano conventi e in ogni convento non mancavano mai gl'istromenti di tortura e l'ossario dei bambini. (p. 51)
  • La seconda sorgente di ricchezze i preti la derivavano al capezzale degl'infermi ove padroni dei loro ultimi istanti, colle paure dell'Inferno e del Purgatorio da loro suscitate, carpivano legati e bene spesso l'intere eredità dei morenti a pregiudizio dei figli che riducevano senza pietà alla miseria. (p. 57)
  • Giustizia! Santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra! (p. 85)
  • L'Europa! Ove chi fatica muore dalla fame e gli oziosi nuotano nell'abbondanza e nella lussuria, ove poche famiglie signoreggiano le Nazioni e le mantengono in un perpetuo stato di guerra colle altisonanti parole di patriottismo, lealtà, onore della bandiera, gloria militare, ove una metà del popolo è schiava e l'altra metà fa giustizia, bastonando gli schiavi quando hanno l'ardire di lamentarsi!... (p. 86)
  • La storia del Papato è storia di briganti. (p. 131)
  • Un altro fatto che attesta grandemente il progresso umano della nostr'età è l'avvicinamento dell'aristocrazia al popolo. (p. 140)
  • Chi negherà che le popolazioni dell'Italia meridionale non fossero migliori, perché meglio governate, nel 1860 che non lo sieno al giorno d'oggi? Allora, appena si sospettava il brigantaggio, e non v'erano prefetti, non gendarmi, non birri. Oggi all'incontro con quell'immensità di satelliti che minano le finanze dell'Italia, esiste nella parte meridionale della penisola l'anarchia, il brigantaggio e la miseria. Povere popolazioni! (p. 144)
  • Quando si pensa essere sì pochi che godono o per meglio dire monopolizzano i benefici della società incivilita e che tanti sono i sofferenti, non si può fare a meno di dubitare: se veramente la classe povera ritrae molto profitto dalla civiltà presente. (p. 184)
  • Il Bonaparte, nemico di tutte le libertà, e protettore di tutti i tiranni, volle, come per saggio, provare le sue armi contro Roma, ove approdò sulle ali della menzogna e, consumato quel delitto di lesa-nazione, rovesciò i suoi inganni e i suoi satelliti sul credulo popolo di Parigi e ne fe' macello per le strade senza distinzione di età e di sesso. Dio rimeriti l'assassino del due dicembre e della libertà del mondo! (p. 202)
  • Salve!, valoroso popolo del Messico! Oh!, io invidio la tua costanza e la tua bravura nella liberazione del tuo bel paese dai mercenari del dispotismo! Accettate, coraggiosi nipoti di Colombo, dai vostri fratelli d'Italia, un saluto alla vostra libertà redenta! (p. 225)
  • Oh! Roma!, patria dell'anima!, tu sei veramente la sola!, l'eterna! Al disopra d'ogni grandezza umana anche oggi... sotto qualunque degradazione! Il tuo risorgimento non può essere che una catastrofe da mettere a soqquadro il mondo! (p. 226)

Memorie[modifica]

  • Certo non provò tanta soddisfazione Colombo nella scoperta dell'America, come ne provai io al ritrovare chi s'occupasse della redenzione patria.
  • È sempre la storia di Socrate, di Cristo e di Colombo! Ed il mondo rimane sempre preda delle miserabili nullità che lo sanno ingannare.
  • Libertà non fallisce ai volenti.[25]
  • Se sorgesse una società del demonio, che combattesse despoti e preti, mi arruolerei nelle sue file.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cantoni il volontario[modifica]

Bello come l'Apollo di Fidia[26], come Milone di Crotona robusto[27], Cantoni, il coraggioso volontario di Forlì, destava l'ammirazione universale degli uomini quando alla testa de' suoi militi assaltava il nemico d'Italia, e quella delle donne, – e le donne sì che sanno apprezzare il bello e valoroso uomo. Sulle donne dunque egli esercitava quel delizioso fascino contro cui non varrebbero le gelose mura degli harem[28], custodite dalle guardie di Neri e dagli Eunuchi del severo despotismo orientale, quel fascino che lega al destino del suo idolo la più debole, la più forte, la più virtuosa, la più depravata. ma comunque la più perfetta delle creature con cui Dio abbellì la famiglia degli esseri animati su questa terra.

I mille[modifica]

O Mille! in questi tempi di vergognose miserie – giova ricordarvi – l'anima si sente sollevata pensando a voi – rivolta a voi – quando, stanca di contemplar ladri e putridume pensando che non tutti – perché la maggior parte di voi ha seminato l'ossa su tutti i campi di battaglia italiani – non tutti ma bastanti ancora per rappresentare la gloriosa schiera – restante – avanzo superbo ed invidiato – pronto sempre a provare ai boriosi nostri detrattori, che tutti non son traditori e codardi – non tutti spudorati sacerdoti del ventre in questa terra dominatrice e serva!

Lettere a Speranza von Schwartz[modifica]

Genova, 22 settembre 1855.

Gentilissima Signora,
Io fui assai onorato dal voler lei occuparsi della mia vita, e quando le inviai que' poveri manoscritti che ne trattano fu perché ne facesse ciò che li pare, certo di guadagnar sotto il suo patrocinio.
Ritratti non ne ho presentemente, ma subito che me ne capiti alcuno mi farò un dovere di presentarglielo.
Io nacqui il 4 luglio 1807 ed il nome del suo servo è

GIUSEPPE GARIBALDI.

Poema autobiografico (dall'autografo). Carme alla morte e altri canti inediti[modifica]

Sulle tue cime di granito, io sento
Di libertade l'aura, e non nel fondo
Corruttor delle Reggie, o mia selvaggia
Solitaria Caprera. I tuoi cespugli
Sono il mio parco, e l'imponente masso
Dammi stanza sicura ed inadorna,
Ma non infetta da servili. I pochi
Abitatori tuoi ruvidi sono,
Come le roccie che ti fan corona,
E come quelle alteri ed isdegnosi
Di piegar il ginocchio. Il sol concento
S'ode della bufera in questo asilo,
Ove né schiavo né tiranno alberga.

Citazioni su Giuseppe Garibaldi[modifica]

  • All'apice della gloria, Giuseppe Garibaldi era forse il personaggio più celebre d'Italia. Il suo nome era molto più famoso di quello di Cavour e di Mazzini, e molta più gente avrebbe udito parlare di lui che non di Verdi o di Manzoni. All'estero, Garibaldi simboleggiava l'Italia risorgimentale di quei drammatici anni e l'intrepida audacia che tanto contribuì alla formazione della nazione italiana. (Denis Mack Smith)
  • Con tutti i suoi difetti, Giuseppe Garibaldi ha un suo posto ben fermo fra i grandi uomini del secolo decimonono. Ebbe una sua grandezza, in primo luogo, come eroe nazionale, come famoso soldato e marinaio, cui più che ad alcun altro si dovette l'unione delle due Italie. Ma oltre che patriota, egli fu anche grande internazionalista; e nel suo caso non era un paradosso. Liberatore di professione, combatté per la gente oppressa, ovunque ne trovasse. Pur avendo la tempra del combattente e dell'uomo d'azione, riuscì ad essere un idealista nettamente distinto dai suoi contemporanei di mente più fredda. Tutto quello che fece, lo fece con appassionata convinzione e illimitato entusiasmo; una carriera piena di colore e d'imprevisto ci mostra in lui uno dei più romantici prodotti dell'epoca. Inoltre, era persona amabile e affascinante, di trasparente onestà, che veniva ubbidita senza esitazioni e per la quale si moriva contenti. (Denis Mack Smith)
  • Dovunque egli compaia, la vittoria è certa. (Charles Forbes)[29]
  • Era un uomo audace. Quello che ha fatto Garibaldi io l'ho tutto qui nel cervello e lo ricordo minutamente. (Carmine Crocco)
  • Fra gli italiani la figura che mi ha appassionato di più è senz'altro Garibaldi. Credo che sia proprio lui, tutto sommato, il personaggio più degno di ammirazione nella vita pubblica del XIX secolo. (A. J. P. Taylor)
  • Garibaldi avria potuto essere il Byron, e Mazzini il Victor Hugo dell'Italia, se in luogo di conquistar Roma, avesser dovuto glorificarla. Non abbiamo poeti, abbiamo soldati, non scriviamo romanzi, facciamo la storia. Manzoni tace, ma parla il cannone, Pepoli non scrive più commedie, manipola trattati; Visconti Venosta non commenta più Prudhon nel Crepuscolo, ma persuade alla Camera. (Giuseppe Guerzoni)
  • Garibaldi, l'«eroe dei due mondi», dopo aver consegnato oltre la metà dell'Italia a quel «ricettatore» di Vittorio Emanuele II d'Italia, che non vedeva nessun conflitto di interessi nel «subentrare» al suo alleato Francesco II delle Due Sicilie attraverso un plebiscito, si ritirò a sognare di Roma Capitale (imitando apertamente Crusoe) sull' isola deserta di Caprera, dove «il leone» «giaceva» con il suo asinello Pio IX, che presto avrebbe egli stesso contemplato l'Italia dall'isola del Vaticano. (Richard Newbury)
  • Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo. [...] Questi sono fatti storici, la gente deve sapere che Garibaldi pagò le pensioni alle mogli dei mafiosi. È l'icona di Roma ladrona, un alleato della mafia. [...] Per la nostra gente l'unità d'Italia ricorda soprattutto le tasse, gli sprechi, le pensioni facili, tutta quella porcheria. (Mario Borghezio)
  • Io preferisco Garibardi perché è l'eroe dei due mondi, e così ora l'Italia non ha più vergogna di andare in America. (Io speriamo che me la cavo)
  • Molti uomini hanno colla potente individualità rifatto un regno e risuscitata una nazione, ma da Cristo in poi, o Giuseppe Garibaldi, tu sei l'unico che abbia impugnata la gran causa di tutta quanta l'umanità. (Franco Mistrali)
  • La Francia ha sempre sposato la causa dell'Europa, ma nessun re, nessuna potenza s'è mossa in suo aiuto. Un uomo solo è intervenuto, che costituiva però, già da solo, una potenza. La sua spada, che aveva già liberato un popolo, voleva salvarne un altro. Egli è venuto, ha combattuto... Io non voglio offendere nessuno. Ma di tutti i generali francesi impegnati in questa guerra Garibaldi è il solo che non sia stato sconfitto!(Victor Hugo)[30]
  • Nel 1860 nessuno pensava che Garibaldi potesse avere ragione dei Borboni ma quando l'eroe dei due Mondi occupò Napoli, i Savoia si gettarono alla rincorsa: il 10 settembre Vittorio Emanuele II d'Italia invase lo Stato Pontificio. Sei settimane dopo era a Teano, nel Casertano, dove veniva salutato da Garibaldi come "primo re d'Italia". (Gianluca Di Feo)
  • Non ci può essere Italia unita senza il fondamento di Garibaldi. La leggenda garibaldina è, in realtà, il solo filo nazionale della nostra storia moderna. (Giovanni Spadolini)
  • Non vi fidate di Garibaldi! Perché Garibaldi ama la monarchia. (Giovanni Passannante)
  • Questa non è una biografia romanzata. È una biografia e basta. Se qua e là somiglia a un romanzo, il merito è solo di Garibaldi, non dei suoi ritrattisti. (Indro Montanelli)
  • Un onesto babbeo. (Lorenzo Del Boca)

Note[modifica]

  1. Da Scritti politici e militari.
  2. Citato in Martino Cellai, Fasti militari della Guerra dell'Indipendenza d'Italia dal 1848 al 1862, vol. 4, Tip. e litografia degli Ingegneri, 1863, p. 471; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921.
  3. Citato in Decio Albini, La Lucania e Garibaldi nella rivoluzione del 1860, Tip. delle Mantellate, 1912, pp. 48-49.
  4. Citato in Mario Rapisardi, Le poesie religiose, introduzione.
  5. a b Dal proclama agli elettori, 22 febbraio 1867.
  6. Dall'epistolario; citato in Denis Mack Smith, Garibaldi, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 178.
  7. Citato in Leo Longanesi, In piedi e seduti, Longanesi, 1968.
  8. Dal testamento; citato in G. Sacerdote, La vita di Giuseppe Garibaldi, Rizzoli, 1933, p. 938.
  9. Citato in Alfonso Scirocco, Garibaldi: battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo, Laterza, 2001.
  10. Settembre 1860; da Scritti e discorsi politici e militari, 1932.
  11. Da Scritti politici e militari: ricordi e pensieri inediti, 1907.
  12. Garibaldi, San Marino, 31 Luglio 1849
  13. Bezzecca, 9 agosto 1866. Risposta telegrafica di Garibaldi al dispaccio del generale Alfonso La Marmora che, in preparazione dell'Armistizio di Cormons, ordinava il ritiro delle truppe dal Tirolo (vedi l'immagine del telegramma).
  14. Da Testamento politico.
  15. Citato in Franco Libero Manco, Biocentrismo: l'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma, 1999, pp. 202-203.
  16. Ad Adelaide Cairoli, 1868; citato in Lettere ad Anita ed altre donne, raccolte da G. E. Curatolo, Formiggini, Roma, 1926, pp. 113-116. on line
  17. Citato in Gueroni, Ricordi Manoscritti del Generale Sacchi, vol. I, p. 299; citato in Agostino Carnesecchi, Breve cronostoria del passaggio di Giuseppe Garibaldi a Rocca d'Arce.
  18. Frase pronunciata nella cattedrale di Palermo; citato in Denis Mack Smith, Garibaldi, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 152.
  19. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 595.
  20. Dalla Discussione sull'interpellanza del deputato Ricasoli Bettino intorno all'esercito meridionale; citato in Atti parlamentari dello Senato, Tip. E. Botta, 1861, p. 628.
  21. Da Scritti politici e militari.
  22. Attribuita da Giuseppe Cesare Abba in Storia dei Mille.
  23. La Clelia Romana del tempo di Porsenna.
  24. I trasteverini si credono pura stirpe degli antichi Romani.
  25. Cfr. Giovanni Berchet: «Libertà non fallisce ai volenti, | ma il sentier de' perigli ell'addita; | ma promessa a chi ponvi la vita, | non è premio d'inerte desir».
  26. Esistente nel museo di Roma.
  27. Milone che con un pugno uccise un bue.
  28. Negli Harem i Turchi tengono le loro donne.
  29. Charles Forbes, The Campaign of Garibaldi in the two Sicilies, Londra 1861,pp. 100
  30. Oeuvres complètes: Actes et Paroles depuis l'exil, Parigi 1912, pp. 416

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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