Garth Nix

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Garth Nix

Garth Nix (1963 — vivente), scrittore australiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Abhorsen[modifica]

La nebbia si sollevò dal fiume in lente volute bianche che s'insinuarono nella cappa plumbea e fuligginosa sospesa sulla città di Corvere, diventando quell'ibrido che i giornali popolari definivano «smog» e il Corvere Times «nebbia miasmatica». Fredda, malsana e dall'odore ripugnante, quella foschia era comunque pericolosa, qualunque nome le si volesse dare. Nei punti in cui era più fitta, instillava una sensazione di soffocamento e trasformava in breve tempo un semplice accenno di tosse in polmonite. La sua nocività tuttavia non costituiva un gran pericolo. La vera pericolosità derivava invece dalla sua caratteristica principale. La nebbia di Corvere, infatti, serviva a nascondere: era un velo che ricopriva come un sudario le tanto magnificate luci a gas e confondeva la vista e l'udito. Quando la nebbia calava sulla città, tutte le strade piombavano nell'oscurità, i rumori assumevano una strana eco e in ogni angolo si celavano morte e pericoli.

Lirael[modifica]

Era un'estate calda e umida. Le zanzare sciamavano ovunque, dai canneti putridi sulle rive del Lago Rosso, ove si riproducevano, fino alle pendici del Monte Abed. Piccoli uccelli dagli occhi luccicanti svolazzavano tra i nugoli di insetti, mangiando a sazietà. Sopra di loro i rapaci volteggiavano, pronti a loro volta a divorare i piccoli uccelli.
Ma esisteva un luogo, nei pressi del Lago Rosso, dove non volavano né insetti, né uccelli e non cresceva erba, né tanto meno esseri viventi: una collinetta, a poco più di due miglia dalla riva orientale. Una brulla montagnola di terra pressata e pietre, che contrastava con la vegetazione selvatica che la circondava e la fitta foresta che si arrampicava sulle colline circostanti.

Sabriel[modifica]

Erano soltanto tre miglia dal Muro, ma bastavano. Mentre in Ancelterra, dall'altra parte, il sole splendeva luminoso in un cielo terso e senza nuvole, lì, nell'Antico Reame, tutto era ammantato dalla luce livida di un tramonto nebbioso.
Una fine pioggerella cominciò a cadere prima che fossero montate le tende. La levatrice si sistemò il mantello sulle spalle e si chinò sulla donna. Le gocce di pioggia le scivolavano dalla punta del naso sul viso sotto di lei, mentre il respiro formava una nuvoletta bianca nell'aria. La sua paziente non dava segni di vita.

Bibliografia[modifica]

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