Gasparo Gozzi

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Gasparo Gozzi

Gasparo Gozzi (1713 – 1786), scrittore, intellettuale e letterato italiano.

  • Chi trovò l'amico, | Trovò il tesoro; e se in bilancia metti | L'oro e l'argento, più l'amico pesa. (da A certuni che picchiano all'uscio)
  • Dice un detto volgare, che all'orsa paiono belli i suoi orsacchini: ma non crediate che le sembrino mai cotanto miracolosi, quanto le sue scritture a uno che scrive. (p. 182- 183)[1]
  • È usanza quasi comune di tutti i secoli, che la più infelice e scontenta razza del mondo sieno stati sempre i letterati: e quando non sanno di che lagnarsi, incolpano il costume de' tempi loro, e fanno mille doglianze e lamentazioni, dicendo che oggimai non si pensa più ad altro che a' diletti; che della virtù non si tien conto veruno; e somiglianti piagnistei e querimonie, che non hanno mai arrecato utile a chi li ha fatti, e sono stali giudicali sempre una seccaggine da tutte le nazioni della terra che li hanno uditi. (p. 172)[1]
  • Le cose non sono mai tanto torbide, che non abbiano alcun attacco di speranza. (dalla lettera al cardinale Scipione Gonzaga, in Opere, 1820)
  • Noi siamo così bestiali, quando si tratta di noi medesimi, che vogliamo che sieno approvate fino le nostre pazzie, e diventiamo nemici sfidati e mortali di chi non ne tiene quel conto che noi medesimi vorremmo. (da L'osservatore)
  • Se nelle famiglie entra un letterato, vuole in ogni cosa ammaestrare. Parla d' allevare fanciulli in forma che, cresciuti a modo suo, parrebbero usciti delle tane. La cucina si dee fare secondo i dettami di Apicio: il vino chiamarsi Falerno: ogni cosa ha perduto il suo nome. (p. 175)[1]

Incipit di Prose varie[modifica]

Trovavansi a' giorni passati in una bottega di caffè due uomini dabbene, l'uno filosofo e l'altro che pizzicava alquanto di poeta; ond'io, parendomi che avessero appiccato insieme un ragionamento con molto calore, me ne stava in un canto col mantello quasi fino al naso, per intendere quanto dicessero, senza che paresse mio fatto. Credetemi, diceva il primo, che la favoletta vostra sotto il velo dell'allegoria nasconde una certissima verità. Tutti gli uomini per lo più s'ingannano in questo, che vanno cercando lontanissime cose per trarne utilità o diletto, quando hanno ogni cosa nel proprio paese. Ma il difetto non viene dal popolo, no; viene dagli scrittori, i quali correndo dietro a' trovati nuovi e alle invenzioni strane e fantastiche, scrivono mille bagatelluzze, che a leggerle tutte non se ne cava un'oncia di utile all'umana vita.

Note[modifica]

  1. a b c Scritti di Gaspare Gozzi, scelti da Niccolò Tommaseo, Vol. II, parte seconda, Felice Le Monnier, Firenze 1849

Bibliografia[modifica]

  • Gasparo Gozzi, Prose varie, dalla Societa Tipografica de' Classici Italiani, Milano, 1849.

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