Gay Talese

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Gay Talese

Gay Talese (1932 – vivente), scrittore statunitense.

Citazioni di Gay Talese[modifica]

  • Penso che la maggior parte dei giornalisti siano proprio pigri. Un po' pigri e anche vengono imboccati con informazioni, come quella volta con le armi di distruzione di massa nel 2003. [...] c'è questa gente che costruisce notizie impacchettate, le sviluppa come in un film e trovano, come disse una volta Mailer della stampa, che sono come degli asini. Bisogna dar da mangiare all'asino. L'asino deve mangiare ogni giorno. Così [interessi particolari] lanciano informazioni a questi maledetti animali che mangiano di tutto. Barattoli, spazzatura.
I think most journalists are pretty lazy, number one. A little lazy and also they're spoon-fed information, such as the weapons of mass destruction back in 2003. [...] you have these people who create a package of news, develop it as a story line, a scenario, and they find, as Mailer once said about the press, that they're like a donkey. You have to feed the donkey. The donkey every day has to eat. So these people throw information at this damn animal that eats everything. Tin cans, garbage.[1]

    Articolo del New York Times, tradotto da Monica Levy per la Repubblica, 22 settembre 1996, p. 14.

  • Atlantic City filmata a fine anni '70, quando squadre di operai distruggevano o sfiguravano alcuni degli edifici d'inizio secolo, pietre miliari del fascino e della grandeur d'altri tempi cui allude Doctorow, per lasciar spazio a una stazione balneare più redditizia, dove il mare e il sole non sarebbero più stati considerati risorsa primaria. Un quarto della popolazione americana viveva entro un raggio di cinquecento chilometri da Atlantic City, eppure negli anni '50 e '60 i complessi alberghieri, le spiagge, il lungomare e gli altri punti di ritrovo non riuscivano ad attirare visitatori in numero sufficiente a soddisfare le esigenze di un'economia estate dipendente... I grandi hotel, con le loro cupole bizantine e i loro tetti mansardati, i loro saloni Art Decò e le loro verande sontuose, erano diventati monumenti stantii e oppressi dai debiti alle fantasie e alle pretese di un'epoca trascorsa.
  • Il governatore del New Jersey [...] sottolinea nei suoi interventi pubblici come la ricchezza derivata dal gioco non dovrebbe soltanto arricchire l'establishment legato ai casinò ma migliorare anche la qualità della vita dei 38 mila abitanti di Atlantic City, che sono in alta percentuale vecchi, poveri e di colore, e che vivono in mezzo alle erbacce e alla desolazione di aree abbandonate da proprietari e speculatori. Eppure questo genere di sentimenti ha il suono familiare delle slot machine, che in questa città sono la campana dell'Angelus [...]
  • Il chilometrico lungomare, inaugurato nel 1879 e ricostruito e ampliato varie volte, si impose non soltanto come passeggiata ma anche come arteria commerciale, monopolizzata da profittatori dediti alla promozione e alla vendita forzata di una quantità incalcolabile di merci e servizi. Oltre il lungomare c'erano i pontili con i divertimenti: le corse spericolate, le piste da ballo, gli spettacoli con interpreti fenomenali e le esibizioni di animali, i gatti che fanno la boxe, l'uomo che balla il valzer con una tigre e naturalmente quelli che facevano del pericolo il loro mestiere, come gli Zachini Volanti, che si facevano sputar fuori dai cannoni. Oggi il profilo di Atlantic City è dominato da edifici alti, per chi ama le puntate alte. Che ciò simboleggi l'architettura dell'avidità piuttosto che l'architettura delle aspirazioni, dipende da come la si pensa in proposito.

Incipit de La donna d'altri[modifica]

Era completamente nuda, sdraiata bocconi sulla sabbia del deserto, le gambe divaricate, i lunghi capelli ondeggianti al vento, la testa levata, gli occhi chiusi. Sembrava perduta in chissà quali pensieri, lontana dal mondo su quella duna spazzata dal vento, in California, vicino al confine con il Messico, adorna solo della sua naturale bellezza.

[Arnoldo Mondadori Editore, traduzione di Francesco Saba Sardi]

Note[modifica]

  1. Dall'intervista Gay Talese on the state of journalism, Iraq and his life, Wikinews, 27 ottobre 2007.

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