George Berkeley

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George Berkeley

George Berkeley (1685 – 1753), filosofo, teologo e vescovo irlandese.

Citazioni di George Berkeley[modifica]

  • Il 17 aprile 1717 con molta difficoltà giunsi sulla cima del Vesuvio. Da lì vidi una vasta cavità, piena di un fumo che mi impediva di vederne il fondo e la forma. Da questa voragine uscivano suoni straordinari, che sembravano provenire dalle viscere della montagna. Erano mormorii, singhiozzi, muggiti, scuotimenti, come onde in tempesta; e di tanto in tanto uno strepito simile a un tuono o a un cannone, accompagnato da un rumore di cocci infranti, come quello che fanno le tegole quando cadono dai tetti sulla strada. Qualche volta il vento rendeva il fumo meno denso e lasciava intravedere una fiamma rossastra e le pareti del cratere, striate di rosso e di molte gradazioni di giallo. [...] Il 18 finì lo spettacolo, e la montagna se ne stette assolutamente tranquilla, senza alcuna traccia di fuoco o di fumo. Una persona, la cui finestra affacciava sul Vesuvio, mi assicurò che durante l'ultima notte aveva visto molti lampi, come quelli che precedono il tuono, uscire dalla bocca del vulcano.[1]
  • La materia è un non ente.[2]
  • [Su Matera] Le case sono costruite lungo i fianchi di un avvallamento di forma ellittica, dieci case una sull'altra come i posti di un teatro. I morti al di sopra dei vivi. A monte non può esserci un numero di persone maggiore che a valle. Abbiamo pranzato in un giardino, che ci ha messo a disposizione un maniscalco vedendoci, nei sobborghi, in cerca di un albero. È stato gentile e educato. Un tale modo di fare è qui un pò di tutti.[3]
  • Le idee che ci facciamo delle cose sono tutto ciò che possiamo dire della materia. Perciò per "materia" si deve intendere una sostanza inerte e priva di alcun senso, della quale però si pensa che abbia estensione, forma e movimento. È quindi chiaro che la nozione stessa di ciò che viene chiamato "materia" o "sostanza corporea" è contraddittoria. Non è quindi il caso di spendere altro tempo per dimostrarne l'assurdità.[4]
  • Va osservato che il numero non è qualcosa di fisso e determinato, che esista realiter nelle cose. Esso è esclusivamente una creatura dello spirito. Così accade che risultino: una finestra = 1; una casa, in cui vi siano molte finestre, = 1; una città, formata da molte case, sempre = 1.[5]

L'Analista[modifica]

  • Certamente chi riesce a comprendere una flussione seconda o terza non credo proprio possa avere alcunché da dire nelle proposizioni sulla divinità.
  • E cosa sono queste flussioni? Le velocità di incrementi evanescenti? Non sono né quantità finite, né quantità infinitamente piccole, ma nemmeno un nulla. Non potremmo chiamarle fantasmi di quantità defunte?
  • Nulla è più semplice che tirare fuori espressioni e notazioni per flussioni e infinitesimali... ma se rimuoviamo il velo e guardiamo dietro, se, lasciando da parte le espressioni, ci mettiamo attentamente a considerare le cose stesse che si suppone siano da esse espresse o contrassegnate, scopriremo il vuoto, il buio e la confusione; anzi, se non mi sbaglio, impossibilità e contraddizioni dirette.

Citazioni su Geoge Berkeley[modifica]

  • Il mondo è la mia rappresentazione. [...] Avere portato a consapevolezza questo principio ed aver collegato ad esso il problema del rapporto tra l'ideale e il reale [...] costituisce [...] il carattere che distingue la filosofia dei moderni. [...] Procedendo su questa via, Berkeley pervenne, non molto dopo, ad un vero e proprio idealismo, ossia alla conoscenza che tutto ciò che è esteso nello spazio, cioè il mondo materiale, oggettivo in generale, esiste come tale assolutamente nella nostra rappresentazione, e che è falso, anzi assurdo, attribuirgli, in quanto tale, un'esistenza fuori di ogni rappresentazione e indipendente dal soggetto conoscitivo. (Arthur Schopenhauer)

Note[modifica]

  1. Da una lettera ad un amico teologo del 1717; citato in Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli, 2000.
  2. Citato in Focus n. 90, p. 162.
  3. Da Viaggio in Italia, Bibliopolis, Napoli, 1979, p. 212.
  4. Da Trattato sui principi della conoscenza umana, § 9.
  5. Citato in Gottlob Frege, Fondamenti dell'aritmetica.

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