Giovan Battista Marino

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Giovan Battista Marino

Giovan Battista Marino (1569 – 1625), poeta e scrittore italiano.

  • Dunque è morto il Costanzo? or chi più vostro | Fia duce, o sacri ingegni? e chi v'addita | D'onor la via, se col suo piè partita | Virtù sen riede al sempiterno chiostro? | Voi, che a dolervi, o muse, al dolor nostro | Comun lamento e proprio danno invita, | Spargete, estinto lui che vi diè vita, | Per gl'occhi pianto e per le penne inchiostro. | E tu, tante tue glorie in breve speco | Rinchiuse in un con l'onorata salma, | Sospira, o Mondo impoverito e cieco. Sol morte lieta di sì chiara palma. Trionfi intanto e goda, e godan seco | La Terra che ha le membra, e 'l Ciel ch' ha l'alma. (Sonetto in morte di Angelo di Costanzo)[1]
  • Fuggo i paterni tetti, e i patrii lidi, | Ma con tremante pié, mi lascio a tergo | Passo, e con questi, che di pianto aspergo, | Per voi rimiro amati colli, e fidi. || I tuoi, si vuole il Ciel, vezzi omicidi | Sirena disleal, dal cor dispergo; | E caro men, ma più securo albergo | Pellegrino ricerco, ov'io m'annidi. (da Fuggo i paterni tetti, e i patrii lidi, in La vita e le opere di Giambattista Marino, a cura di Mario Menghini, tip. Metastasio, 1888)
  • La vera regola, cor mio bello, è saper rompere le regole a tempo e luogo, accomodandosi al costume corrente ed al gusto del secolo. (da una lettera a Girolamo Preti, 1624; citato in Giambattista Marino Lettere, laterza.it)

Adone[modifica]

Incipit[modifica]

Io chiamo te, per cui si volge e move
la più benigna e mansueta sfera,
santa madre d'Amor, figlia di Giove,
bella dea d'Amatunta e di Citera;
te, la cui stella, ond'ogni grazia piove,
dela notte e del giorno è messaggiera;
te, lo cui raggio lucido e fecondo
serena il cielo ed innamora il mondo,
tu dar puoi sola altrui godere in terra
di pacifico stato ozio sereno.

Citazioni[modifica]

  • Città senza signor, senza governo, | cade qual mole suol senza sostegno. (canto XVI, 67ª ottava)
  • O già del'Arno, or dela Senna onore,
    Maria, piuch'altra invitta e generosa,
    donna non già, ma nova dea d'amore,
    che vinta col tuo giglio hai la sua rosa
    e del gallico Marte il fiero core
    domar sapesti e trionfarne sposa,
    nate colà su le castalie sponde
    prendi queste d'onor novelle fronde.
    [2] (canto XI, 1ª ottava)

Incipit di Amori[modifica]

O tronchi innamorati,
o sassi che seguite
questa fera canora,
ch'agguaglia i cigni e gli angeli innamora,
ah fuggite, fuggite:
voi prendete da lei sensi animati;
ella in se stessa poi
prende la qualità che toglie a voi,
e sorda e dura, ahi lasso,
diviene ai preghi un tronco, ai pianti un sasso.

Citazioni su Giovan Battista Marino[modifica]

  • Dal Marino incominciò a propagarsi nel mondo una poesia fantastica e meramente coloritrice, la quale cerca l'arte solo per l'arte, fassi specchio indifferente al falso ed al vero, alle cose buone ed alle malvage, alle vane e giocose come alle grandi e instruttive; sente tutti gli affetti e nessuno con profondità, e nell'essere suo naturale od abituale, canta di Adone, come di Erode e così delle favole greche come delle bibliche narrazioni. (Terenzio Mamiani)
  • L'Adamo dell'Andreini [...] la Strage degl'Innocenti del cavaliere Marino, due componimenti che dicesi aver suggerito a Milton parecchi pensieri e l'ideal grandezza del suo Lucifero. (Terenzio Mamiani)
  • Mentre tanti e sì ben meritati onori rendevansi in ogni parte al Chiabrera, non eran minori quelli che tributavansi a Giambatista Marini, che si dee a ragione considerare come il più contagioso corrompitor del buon gusto in Italia. (Girolamo Tiraboschi)
  • Quegli che alla scoperta uscì a dimostrarsi riformatore della poesia volgare, fu Giambatista Marini napoletano, che, sebbene a bella posta nato sembrasse a sostener di essa i diritti, fu nondimeno il principale che, avvisandosi di alzarla ancor più in aito, venne a darle la spinta, onde miseramente cadesse. (Ireneo Affò)

Note[modifica]

  1. citato in Giovanni Bernardino Tafuri, Vita di Angelo di Costanzo in prefazione a Angelo di Costanzo, Istoria del regno di Napoli, Volume 1, Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano 1805
  2. Il poeta dedicò il poema "Alla Maestà Cristianissima di Maria de' Medici Reina di Francia e di Navarra".

Bibliografia[modifica]

  • Giovan Battista Marino, L'Adone, 1623.
  • Giovan Battista Marino, Adone, in "Tutte le opere di Giovan Battista Marino", a cura di Giovanni Pozzi, A. Mondadori Editore, Milano, 1976.
  • Giovan Battista Marino. Amori, BUR Poesia, 1995. ISBN 8817170399

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Opere[modifica]