Gianni Agnelli

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Gianni Agnelli

Giovanni Agnelli, detto Gianni (1921 – 2003), imprenditore italiano.

Citazioni di Gianni Agnelli[modifica]

  • Al Delle Alpi si vede male e poi è come giocare sempre fuori casa.[1]
  • Avere Platini in squadra era come avere una credit card sempre a portata di mano.[2]
  • [Su Mario Schimberni, amministratore delegato di Montedison, dopo la scalata data da quest'ultima alla compagnia di assicurazioni La Fondiaria: 1986] Bi-Invest humanum, Fondiaria diabolicum. (da Questi anni alla Fiat, cap. 11)
  • Coi profitti a zero la crisi non si risolve ma si incancrenisce e può produrre il peggio. Noi abbiamo due sole prospettive: o uno scontro frontale per abbassare i salari o una serie di iniziative coraggiose e di rottura per eliminare i fenomeni piú intollerabili di spreco e d'inefficienza. È inutile dire che questa è la nostra scelta. (dall'intervista di Eugenio Scalfari, La malattia: profitto zero, L'espresso, XVIII (1972), n. 47, 19 novembre; citato in Ginsborg 1989, p. 449)
  • Come fai a dire che sei innamorata? Solo le cameriere si innamorano. Solo le cameriere, Galvano e te. È una cosa da riviste di terz'ordine. (citato in Susanna Agnelli, Vestivamo alla marinara, Mondadori, 1975, p. 125)
  • De Mita [...] lo considero un tipico intellettuale del mezzogiorno, di quella formazione filosofica, di quella tradizione di pensiero tipica della Magna Grecia. (dalla trasmissione di Gianni MInoli, Mixer, 1984, visibile su YouTube)
  • È abitudine della Juventus dire e credere che quando le cose vanno bene il merito è dei giocatori, quando vanno meno bene la responsabilità è della società. (dalla lettera aperta a Luciano Lama Agnelli risponde a Lama sulla Juve, La Stampa, 6 marzo 1991, p. 33)
  • John è giovane ma ha dimostrato di possedere notevoli capacità e doti morali. (al momento dell'ingresso di John Elkann nel consiglio d'amministrazione Fiat; citato in Yaki, l'erede dell'impero. Un Agnelli di nome Elkann, la Repubblica, 24 gennaio 2003)
  • [Su Zdeněk Zeman nel 1998] [...] è il nipote di Vycpalek. Vycpalek noi l'abbiamo salvato dalla Cecoslovacchia comunista e l'abbiamo riportato in Italia. Quindi anche il nipote ci dovrebbe avere la gratitudine. Zeman? No [lo prenderebbe come allenatore], perché non mi piace il suo modo di allenare la squadra.[3]
  • [Su Marcello Lippi] Il più bel prodotto di Viareggio, dopo Stefania Sandrelli. (citato in Tuttosport, 8 gennaio 2009)
  • La Juve è per me l'amo­re di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d'amore.[4]
  • [durante un suo discorso] La Juventus rappresenta, per chi ama la Juventus, una passione, uno svago... e qualche cosa la domenica. Noi abbiamo cercato di dare a loro il migliore spettacolo possibile e anche molte soddisfazioni.[5]
  • Le scorrettezze di Couto sono così solari, così facili e belle da fischiare, che se fossi un arbitro gli darei una medaglia.[6]
  • Nei momenti difficili, c'è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, e questo è il motivo per cui la Juventus ha vinto anche oggi. (citato in Addio a Gianni Agnelli, www.uefa.com, 24 gennaio 2003)
  • [Su Michel Platini] Nella Juve nessuno è mai stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno che lo supererà lo ammetteremo a malincuore.[7]
  • [Il giorno dopo la finale di Coppa dei Campioni 1982-1983: Amburgo-Juventus 1-0] Non è successo niente, questi tedeschi ci hanno insegnato a leggere e a scrivere. (26 maggio 1983; citato in Agnelli, bacio dal tifoso "Una vittoria palpitante", Corriere della sera, 23 maggio 1996)
  • Non prenderemo più piccoletti: dalla tribuna non si vedono.[8]
  • Ogni giovane d'Europa deve poter cominciare i suoi studi a Parigi, continuarli a Londra, completarli a Roma o Francoforte. Dobbiamo recuperare, in chiave moderna, l'eredità degli antichi "clerici vagantes". (all'Università di Bologna, il 16 settembre 1988[9])
  • Papin è un grandissimo giocatore, un bravo centrattacco e un uomo coraggioso, capace di mettere la testa dove gli altri non osano mettere il piede. Quanto a chiacchiere però...[10]
  • Per essere italiani nel mondo, dobbiamo essere europei in Italia. (1975)[11]
  • [...] Perché la Juventus, dopo già un secolo di storia, è diventata una leggenda. Una leggenda che è sorta in un liceo di Torino e che ha finito per conquistare nove, dieci milioni di tifosi in Italia e, certo, altrettanti all'estero con un nome, una maglia e dei colori conosciuti in tutto il mondo. (da Grande Storia della Juventus, ESPN Classic)
  • Quando Platini mi re­galò uno dei suoi tre Palloni d'Oro, gli chiesi: ma è dav­vero tutto d'oro? Lui mi guardò sorridendo: e secon­do lei, avvocato, se era tutto d'oro glielo regalavo?[4]
  • [Prima della finale della UEFA Champions League 1995-1996 tra la Juventus e l'Ajax] Se loro sono una squadra di pittori fiamminghi, noi saremo dei piemontesi tosti. (citato in Presentate le nuove maglie!, www.juventus.com, 8 luglio 2009)
  • [Rispondendo a chi chiedeva: «Vinca la Juve o vinca il migliore?»] Sono fortunato, spesso le due cose coincidono. (citato in Speciale Giovanni Agnelli: La "Signora" nel cuore, News2000, gennaio 2004)
  • Un giorno mi dissero che Maradona si allenava cen­trando la porta con un tiro da centrocampo. Andai al Comunale e lo dissi alla squadra, Platini non disse nulla ma chiese al magazzi­niere di aprire la porticina dello spogliatoio che stava al di là della pista d'atletica, si fece dare un pallone e da centrocampo lo spedì negli spogliatoi. Mi guardò sorri­dendo e se ne andò senza di­re una parola.[4]
  • Un uomo che non piange, non potrà mai fare grandi cose. (citato da Luca Pancalli in Silvia Galimberti, Trionfo azzurro: 28 medaglie. Pancalli: "Commovente", La Gazzetta dello Sport.it, 9 settembre 2012)
  • Vi raccomando la Fiat. Ora è arrivato il momento di cedere il testimone. Ci siamo dati delle regole. Noi in Fiat parliamo di regole per seguirle, non come tanti oggi che ne parlano per non seguirle. Mi hanno detto: "Ma lei è un caso speciale". Io ho risposto: "Guai a quell'azienda dove esistono casi speciali". (dal suo discorso di commiato da presidente della Fiat, dicembre 1995)[11]
Intervista di Roberto Beccantini, Agnelli: "Le mie quattro finali in bianconero", La Stampa, 16 maggio 1996, p. 31
  • Sivori, lui non stravedeva per la Coppa [dei Campioni]. E difatti trovò il modo di marinare Vienna.[12]
  • È più facile vincere la Coppa che arrivare in finale.
  • [«Se Roberto Baggio è Raffaello e Del Piero Pinturicchio, Vialli chi è?»] Mi faccia pensare. Direi il Michelangelo della Cappella Sistina. Lo scultore che sa trasformarsi in pittore.
  • Non lo scriva, o se lo scrive, lo metta giù con garbo: Roberto Baggio è il più grande giocatorino che abbia conosciuto. Gli voglio bene.
  • [Su Silvio Berlusconi] Si è abbattuto sul calcio trasformandolo da sport di città a spettacolo televisivo. Il suo Milan lo paragonerei agli Harlem Globetrotters, e lui al capo del Madison Square Garden. Donadoni è stato il primo pezzo che ci ha strappato. L'Atalanta era nostra assidua fornitrice da un sacco di tempo, e quello fu un segnale chiaro, un segno forte: di svolta drastica, di cambiamento radicale. Nulla, e nessuno, sarebbe rimasto come prima. Ciò premesso, ho applaudito e invidiato il suo Milan.
  • Giraudo e Galliani li giudico molto professionisti. Boniperti, viceversa, era a modo suo un romantico. [...] Un romantico prepotente, ecco.
  • Scirea era più elegante. Non so se fosse, o sia, una qualità, ma non mi viene in mente una sua rudezza. Baresi, invece, di botte ne ha date. Ma come guida la difesa – e talvolta, addirittura la squadra – non la guida nessuno. Formidabile.
  • Non tutti gli italiani tifano per la Nazionale, mentre tutti gli italiani e il cinquanta per cento dei non italiani tifano Ferrari.
  • Sono come Sacchi: le prove, gli allenamenti, mi intrigano più delle gare vere e proprie.
  • L'unica materia che noi italiani abbiamo divulgato, è stata il catenaccio.
  • [Il calcio di oggi mi piace] Meno di quello di ieri. Mi sembra più piatto, più grigio, più uniforme. Io vorrei cento Weah, non uno. E mille Cantona. Sono loro che scaldano il pubblico e fanno la differenza. Mi dicono, fra parentesi, che sia pure diventato saggio. Deve credermi: da un grandissimo mascalzone si potrà sempre ricavare un santo; ma da una mezza cartuccia, mai e poi mai un asso.
Intervista, Agnelli: Lippi scienziato del calcio, La Stampa, 3 giugno 1997, p. 30
  • [Ho dato a Del Piero il soprannome Pinturicchio] Per l'estetica, per il modo di giocare. Lui è uno che lavora poco, ma i suoi gol sono sempre eccellenti.
  • Chi vince sempre alla fine scoccia. Ma avrei gradito lo stesso.
  • Bettega aveva i capelli grigi quando giocava, oggi li ha bianchi. Avrebbe dovuto imparare a essere più prudente quando si parla di altri e di arbitri.[13]
  • [Ho imparato a saper perdere] Presto, negli anni in cui ho avuto la fortuna di fare il militare. Chi ha visto Russia e Nord Africa, capisce che si può anche perdere.
  • La Juve gli deve gratitudine. Oggi Boniperti è un ex centravanti di mezza età, onorevole, deputato europeo: un uomo diverso. Ma quando lo si nomina fa ancora paura. E questo mi fa piacere.
  • [Tra Platini e Maradona] C'è soprattutto una differenza di qualità. Ma unico, il più grande è stato Pelé.
  • Lippi è formidabile nel gestire gli uomini. E ha una parte scientifica nella preparazione fisica.
  • [«Juve, Ferrari, Fiat. A che cosa tiene di più?»] Alla Fiat.
Così disse l'Avvocato. Le battute, le frecciate, i motti – Speciale Giovanni Agnelli, Corriere.it, 25 gennaio 2003
  • Buscetta ha detto di essere ossessivamente un tifoso della Juventus? Se lo incontrate ditegli che è la sola cosa di cui non potrà pentirsi.
  • [Su Franco Zeffirelli] È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire.
  • Fino ad oggi il Partito comunista è stato visto con due prospettive: quella della speranza e quella della paura. Dopo l'episodio di oggi credo che la prospettiva della speranza sia cancellata. [Dopo il picchettaggio di Mirafiori: frecciata a Enrico Berlinguer]
  • Faccio i complimenti a De Benedetti anche se lui parla male di noi. [Dopo una sua affermazione sulla Fiat]
  • Come tutti i politici, anche Montezemolo è molto sensibile a quello che scrivono i giornali. Anzi: è più sensibile ai giornali che ai fatti. Sbaglia.
  • «Avvocato, sono Marta Marzotto», gli disse la nobildonna correndogli incontro. E lui: «Sì, lo so», sveltendo il passo per raggiungere l'ascensore.
  • Ho conosciuto mariti fedeli che erano pessimi mariti. E ho conosciuto mariti infedeli che erano ottimi mariti. Le due cose non vanno necessariamente assieme.
  • Saragat: «Caro Agnelli, adesso che è presidente della Fiat non potrà più corteggiare le ragazze». Agnelli: «Allora mi dimetto subito».
  • Gli uomini si dividono in due categorie: gli uomini che parlano di donne e gli uomini che parlano con le donne. Io di donne preferisco non parlare.
  • Non siamo una repubblica delle banane.
Sui severi commenti della stampa estera su Silvio Berlusconi prima delle elezioni del 2001.
  • Sa quale è la verità? Nel nostro Paese purtroppo non ci sono nemmeno banane. Ci sono soltanto fichi d'India.
Sulle dimissioni di Renato Ruggiero da Ministro degli Esteri, gennaio 2002.
  • [Su Ciriaco De Mita negli anni '80] Un tipico intellettuale della Magna Grecia.
  • Nei momenti difficili di una partita, c'è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, a quella capacità di non arrendersi mai. E questo è il motivo per cui la Juventus vince anche quando non te l'aspetti.
  • [Zbigniew Boniek] Bello di notte.
  • [Aldo Serena] Bravo dalla cintola in su.
  • [Michel Platini] L'abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras.
  • [Alessandro Del Piero] Mi ricordava Pinturicchio. Adesso è Godot.
  • [Diego Armando Maradona] Migliore di qualunque allenatore.
  • [Roberto Baggio] Un coniglio bagnato.

Citazioni su Gianni Agnelli[modifica]

  • Agnelli e Platini? Certo che parlano tra loro: da proprietario di giocattolo a giocattolo che può parlare. (Tony Damascelli)
  • Agnelli è una persona che tutti vorrebbero come zio. (Michel Platini)
  • Agnelli ha sempre avuto il pallino degli affari. A sedici anni il nonno gli regalò 1000 lire con le quali Gianni comprò tre mele che rivendette a 1300 lire. Quindi investì questo nuovo capitale per comperare cinque mele che rivendette a 2000 lire subito reinvestite in sei mele che gli fruttarono 3000 lire. A questo punto quando stava per acquistare dodici mele per ricavarne 5700 lire, improvvisamente, grazie ad una congiuntura favorevole del mercato, morì suo padre lasciandogli in eredità 100 mila miliardi. (Gino & Michele)
  • Agnelli va in Paradiso di sicuro con questi comandamenti! «Onora il padre e la madre»: per forza, con tutti i soldi che gli hanno lasciato! «Non desiderare la roba d'altri»: come fa? è tutto suo. (Roberto Benigni)
  • Aveva una grande capacità di giudicare perché era un profondo conoscitore del mondo del calcio e non parlava mai a caso. (Alessandro Del Piero)
  • Credo non vi sia stato né vi sia un altro italiano con una rete di relazioni personali come Gianni Agnelli in tutti i continenti e negli ambienti più diversi. (Giulio Andreotti)
  • Era un grande esteta del calcio, voleva vincere, ma prima di tutto amava i grandi giocatori, che fossero della Juve o avversari: da Hamrin a Baggio, passando per Sivori, Platini e Maradona [...] Era capace di valutare le persone, e non solo i calciatori, con incredibile sintesi e perspicacia. (Giovanni Trapattoni)
  • Era un grande punto di riferimento per noi, si parlava di calcio, soprattutto di calcio, ma nell'argomento lui metteva riferimenti alla vita quotidiana, con ironia, competenza, curiosità. Ci mancheranno quelle sue punzecchiature che facevano del calcio un ambiente ricco di umanità. Mi ha fatto i complimenti parecchie volte e io arrossivo le prime volte, poi sempre meno. Con l'Avvocato scompare uno dei più grandi personaggi del secolo. Il calcio e non solo la Juventus, lo sport in generale, perde un grandissimo. E dire che il calcio per lui era solo un divertimento. Infatti, Agnelli ha fatto molto di più per la crescita dell'Italia. (Antonio Cabrini)
  • Fiat dux.
    Dal biblico Genesi, Fiat lux: E la luce sia. (Marcello Marchesi)
  • Gianni Agnelli era un incomparabile uomo d'affari ed un fervente sostenitore dello sport. Con la sua esperienza ed il suo carisma Agnelli ha molto contribuito a far entrare il movimento olimpico in una nuova era. L'Italia, che nel 2006 ospiterà i giochi invernali a Torino, ha perso uno dei suoi mentori". (Jacques Rogge)
  • Non lo scopro certo io l'Avvocato; era una persona eccezionale come immagine, come carisma, come tutto. (Luciano Moggi)
  • Oggi ho telefonato all'Agnelli e gli ho detto: «Il mio posto di lavoro non si tocca»... Lui m'ha risposto: «E chi lo tocca? Anzi mi fa schifo solo a guardarlo». (Altan)
  • Orgoglioso di averlo conosciuto [...] Ogni volta mi colpivano la competenza e la curiosità che aveva per la Ferrari, per la Formula 1 e per il calcio e la sua sensibilità per i problemi del mondo. (Michael Schumacher)
  • Poi c'era l'Avvocato. Arrivava negli spogliatoi e trattava allo stesso modo Platini e il magazziniere. Amava la Juve, ma quando gli chiesi di comprare Paolo Rossi rispose di no: "Costa troppo e noi abbiamo migliaia di cassintegrati. Potrebbe fare un altro nome?". Non mi ha mai dato un ordine, credo non ne abbia mai dati in vita sua, i suoi ordini erano domande: "Ma perché quell'ala sinistra non gioca mai?" (Giovanni Trapattoni)
  • Quando parlava non era mai per caso. Quando parlava c'era sempre da divertirsi. Quando parlava c'era sempre qualcosa da imparare. Quando parlava stavano tutti ad ascoltare. Quando parlava era difficile non capire. Mancano tanto le parole di Gianni Agnelli a questa Juve e a questo calcio. (Guido Vaciago[4])
  • Un entusiasta dello sport, un uomo decisivo per rendere la Juventus uno dei più grandi club calcistici del mondo. (Franco Carraro)
  • Una volta chiesero ad Agnelli quali fossero le tre cose più importanti nella sua vita. Lui rispose: «Tutte e tre cominciano per F: la Fiat, la Ferrari e la f...». (Vasco Rossi)
  • Voglio ricordare che gli sarebbe piaciuto festeggiare la terza stella, chissà chi gliela regalerà, comunque la vedrà di sicuro dal cielo. (Marcello Lippi)

Striscioni[modifica]

  • 81 anni di storia bianconera, non si cancellano con la morte.[14]
  • Adesso Giovanni di' a Peppino quello che non hai mai detto... come "zanzare" lo scudetto.[15]
  • Avvocato, i grandi uomini non muoiono mai.[16]
  • Due stelle sul petto, la terza in cielo.[14]
  • La passione bianconera, la classe di Torino, lo stile italiano, la leggenda di un grande uomo.[14]

Note[modifica]

  1. Citato in Fabio Vergnano, Agnelli: il Comunale, casa Juve, La Stampa, 22 marzo 1997, p. 31.
  2. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 23, ISBN 88-8598-826-2
  3. Citato su youtube.com, 2 giugno 2010.
  4. a b c d Citato in Guido Vaciago, «Juve, l'amore di una vita», Tuttosport.com, 23 gennaio 2010.
  5. Grande Storia della Juventus: Quinquennio d'Oro (07:30 - 09:23); www.youtube.com.
  6. Citato in Marco Sappino, Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano, Dalai editore, 2000, p. 2113. ISBN 8880898620
  7. Citato in Beppe di Corrado, Anonimo straordinario, Il Foglio, 23 marzo 2008.
  8. Citato in Marco Sappino, Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano, Dalai editore, 2000, p. 2112. ISBN 8880898620
  9. Stefania Tamburello, Mi piace il vento perché non si può comperare: Gianni Agnelli in parole sue, ETAS, 2013 ISBN 978-88-58-64060-9 (p. 32)
  10. Citato in Agnelli: Schumacher è della Ferrari, La Stampa, 11 agosto 1995, p. 23.
  11. a b Citato in Alberto Sinigaglia, L'Avvocato visto dall'Avvocato, La Stampa, 12 gennaio 2004, p. 29.
  12. Si riferisce alla partita Wiener Sportklub – Juventus 7-0 dell'edizione 1958-1959.
  13. Roberto Bettega si lamentò dell'arbitraggio di Sándor Puhl nella finale della Coppa dei Campioni 1996-1997 Borussia Dortmund-Juventus a Monaco di Baviera, vinta dai tedeschi per 3-1.
  14. a b c Striscioni esposto dalla tifoseria bianconera in onore dello storico presidente, morto pochi giorni prima, durante la partita Juventus-Piacenza del 26 gennaio 2003.
  15. Ironico striscione della tifoseria interista riferito allo storico presidente bianconero, Gianni Agnelli, mancato pochi giorni prima, e a Giuseppe Prisco, storico dirigente nerazzurro, morto un anno prima.
  16. Striscione esposto dalla tifoseria laziale in onore dell'avvocato, morto pochi giorni prima.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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