Gianni Berengo Gardin

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Gianni Berengo Gardin (1930 – vivente), fotografo italiano.

Gianni Berengo Gardin[modifica]

  • Cartier-Bresson l'ho conosciuto molti anni dopo, quando ormai ero già abbastanza formato. Ma devo dire che, agli inizi Images à la sauvette di Cartier-Bresson è stato il mio messale, insieme alle foto della Farm Security Administration, a Family of Man, a Life, tutta la scuola che mostrava la vita reale. (dall'intervista con Goffredo Fofi, p. 11)
  • Ancora oggi, la gran parte dei fotografi usa il teleobiettivo perché permette di isolare quel che vuole riprendere. Io sono sempre stato innamorato dei grandangoli, anche quando non li usava nessuno, perché col grandangolo prendi molto e per me mostrare l'ambiente è un lavoro interessantissimo. (dall'intervista con Goffredo Fofi, p. 18-19)
  • [Alla domanda "Ma ancora, perché la Leica?"] Che c'entri qualcosa il mito è indubbio, ma è un amore di gioventù ed è rimasto tale. (dall'intervista con Goffredo Fofi, p. 23)
  • Il fotografo guarda sempre in un modo diverso dai non-fotografi. Perché vorrebbe – non dico rubare – vorrebbe appropriarsi della situazione. (dall'intervista con Frank Horvat, p. 411)
  • Tu passi in un posto, vedi che ci potrebbe essere un'ottima immagine, però manca qualcosa. Se quel qualcosa viene, può essere una buona foto – se no, non è niente. (dall'intervista con Frank Horvat, p. 411)
  • In fondo, la foto artistica non mi interessa, mi interessa il documento. Indubbiamente la fotografia è un fatto culturale, su questo non ci piove. Ma non so fino a che punto la si debba considerare un'arte. Può capitare che io faccia una foto talmente riuscita, che qualcuno dirà: «è un'opera d'arte!» – ma sarà lui che lo dirà, non sarò io. Io mi contento di essere un fotografo, anzi, ne sono fiero! (dall'intervista con Frank Horvat, p. 412)
  • Io fotografo la gente che normalmente non viene fotografata (dall'intervista di Pippo Onorati)
  • Il colore distrae. Un cielo azzurro brillante sistema molte cose. Il libro che dedicai a Venezia, nel '62, era in bianco e nero, ma quella Venezia ora sembra irreale. Il bianco e nero dà quello scarto rispetto alla visione naturale che ti costringe a guardare meglio.[1]

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Michele Smargiassi, Ho fotografato le navi-mostro che assediano la mia Venezia, 8 giugno 2013.

Bibliografia[modifica]

  • Gianni Berengo Gardin, Gianni Berengo Gardin, editore Contrasto DUE, 2005. ISBN 9788889032527

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