Giorgio Rochat

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Giorgio Rochat (1936 – vivente), accademico, storico e saggista italiano.

Il controllo politico delle forze armate dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondiale
  • L'abito mentale degli ambienti chiusi, retrivi, presiede all'educazione militare ed il pensiero antiquato, schivo da ogni soffio di modernità, cristallizzato nelle vecchie idee, si manifesta con una esclusività, con una intransigenza degna della questione romana [...] L'esercito persistendo nel sistema di educazione antisociale, si isolerà sempre più nelle sue case del soldato, nei suoi teatri del soldato, nei suoi spacci cooperativi per il soldato, nelle sue messe del soldato, nei suoi cimiteri del soldato, che lo preserveranno dall'ambiente corrotto, infetto, immondo da cui proviene e finirà col diventare sempre più estraneo al suo genitore, il popolo.
  • La nazione armata trova la sua piena realizzazione solo in guerra. [...] Un sistema teoricamente perfetto, che però esige la massima coesione interna (le truppe non possono essere impiegate per il mantenimento dell'ordine) ed una politica estera di pace (la nazione armata permette solo guerre sentite dal paese e non spedizioni coloniali o guerre di gabinetto).
  • Tutti i maggiori stati europei mantennero l'esercito permanente, basato su un forte nucleo di ufficiali di carriera, tratti dalla nobiltà, e di soldati che la lunga ferma estraniava dal paese. Costoro dovevano trascorrere nelle caserme, centri focali del sistema, il tempo necessario per l'istruzione militare vera e propria (si tratta sempre di mesi) e poi quello ben più lungo per l'educazione militare, cioè l'abitudine all'obbedienza passiva ed al rispetto di tutte le gerarchie.
  • Un regolare controllo politico sulle forze armate in Italia non è mai esistito.

L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini[modifica]

  • Il regime assicurava ai militari il pieno controllo dell'esercito, senza ingerenze né critiche, ed un clima di esaltazione patriottica.
  • L'esercito assicurava al fascismo il suo appoggio nelle contese civili e ne avallava la politica di prestigio, permettendo al regime di indossare una maschera bellica e di tentare un ruolo internazionale assai superiore alle possibilità del paese. L'accordo funzionò perfettamente per la politica interna, ma il conflitto mondiale mise a nudo le illusioni e i bluff su cui si basavano la politica militare e la politica di grandezza dell'Italia fascista: esercito e regime si erano arrampicati nel vuoto, fidando ognuno nella contro-assicurazione dell'altro, cioè nella propaganda anziché nella sostanza.


Bibliografia[modifica]

  • Giorgio Rochat, Il controllo politico delle forze armate dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondiale, in Il potere militare in Italia, Bari 1971.
  • Giorgio Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Bari 1967.

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