Giovanni Cena

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Giovanni Cena (1870 – 1917), poeta e scrittore italiano.

  • È necessario che il letterato sia la voce dei suoi simili, ma per tale non basta volgere gli occhi attorno e parlare se non quando la parola è indice di una 'azione' e può diventare in lui 'azione'. (citato in Salvator Gotta, La più bella favola del mondo: Giovanni Cena, poeta e filantropo, SEI, Torino 1962)
  • Forse i deboli non si fortificano leggendo il Cuore, ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. (citato in Olga Visentini, Primo Vere, Mondadori Editore, Milano, 1961)
  • Quando non nevicava andavamo a far legna nei boschi dei signori, raccogliendo soltanto il seccume e i ceppi putridi che vendevamo a un soldo il fascio; stando tutto il giorno nei boschi e portando sulla schiena fino al villaggio due o tre fasci, guadagnavamo sette od otto soldi. Perciò l'inverno si mangiava meno. (citato in Salvator Gotta, La più bella favola del mondo: Giovanni Cena, poeta e filantropo, SEI, Torino 1962)

Madre[modifica]

  • Mamma, questa d'ottobre così gaia | giornata, sembra d'una primavera | ultima. Senti? Rondinelle a schiera | empiono di bisbigli la grondaia.
  • Oggi il canuto parroco scendea | ch'avea portato Cristo in sacramento | sotto, le donne in voce di lamento | cantavano sull'aia : «Ora pro ea!»

[Giovanni Cena, Madre, Casa Editrice L'Impronta, Torino]

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli ammonitori[modifica]

È venuto il tempo di compiere il mio grande atto. Fra alcuni giorni tutto sarà finito. Questo memoriale, di cui preparo due copie, l'una che porterò indosso d'or innanzi, l'altra per inviare ad un giornale, ha il solo scopo di dichiarare – in caso che si volessero travisare le mie intenzioni o spiegare l'avvenuto come un accidente fortuito – il processo in cui io venni nella determinazione di morire in modo tanto eccezionale.

In Umbra[modifica]

Discendeva la sera
su l'erta solitaria.
Io ristetti. Non era
una voce nell'aria.
Solo nel fondo il fiume
dava un lamento roco
scintillando nel lume
del tramonto di fuoco.

Citazioni su Giovanni Cena[modifica]

  • L'opera poetica del Cena tocca tuta la gamma della trascendendenza spirituale accorata, tormentata, dolorosa che tenne vivi gli ' spiriti buoni' in uno dei più tristi periodi della storia dell'anima italiana. (Salvator Gotta)

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Cena, Gli ammonitori, Edizioni "L'Impronta", Torino, 1928.
  • Giovanni Cena, In Umbra, Renzo Streglio editore, Torino, 1899.

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