Giovanni Testori

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Giovanni Testori

Giovanni Testori (1923 – 1993), scrittore, drammaturgo, storico dell'arte e critico letterario italiano.

  • Abitando in un paese appena fuori Milano, uso servirmi, pei miei quotidiani spostamenti, delle Ferrovie Nord; greve eppur cara dimestichezza che dura dai lontani tempi della scuola e durerà, spero, fino alla conclusione stessa della vita. Chi li abbia frequentati sa che quei treni, grigi e malandati, risultano quasi sempre disagevoli, tanto son colmi di viaggiatori: pendolari del lavoro, dell'impiego, dello studio, e, insomma, nei modi più diversi, della fatica. Solo la notte, all'ultime corse, capita di trovarli vuoti; o quasi.
    Era, quella di ier l'altro, una notte freddissima; terso e come ripulito da un vento di cristallo, il cielo; innumeri, dentro di esso, a portata, ecco, di mano, le tremanti luci delle stelle. Resti di neve, per le strade, là dove il traffico non l'aveva di già ridotta a pantano; e, tuttavia, bianchissima coltre appena, passate le gallerie, il treno avrebbe accostato gli ultimi, derelitti orti della Bovisa... (da Il Giorno, 30 luglio 1999, p. 69)
  • Affondare gli occhi nel nostro male tenendo presente il Dio che abbiamo lasciato o, quantomeno, il dolore d'averlo lasciato, non significa veder meno: significa vedere ancora di più; e significa, inoltre, non poter più usare la parola (quella parola che è appunto ciò che si fa carne) come menzogna; menzogna che è servita e serve per usare la carne; per colpirla, crivellarla e stenderla, assassinata, su una delle strade che avevamo costruito per il nostro bene e per la nostra vita. (da Corriere della sera, 20 marzo 1978)
  • Anche Tua madre ha gridato. | S'è afferrata alla mangiatoia | quando dal ventre le uscivi. | Sapeva anche lei | che nascendole Cristo | come Dio le morivi? (da Nel tuo sangue, Rizzoli 1973)
  • Nell'ora tarda, nell'ora, qui, della dorata sera, vieni, Madre nostra amata, vieni, cascina consacrata! [...] Noi ti chiamiamo. Di Te sete, fame, bisogno abbiamo. Vieni, porta disserrata, speranza disarmata, cima altissima innevata! Tu sai, parlare Ti dobbiamo; su di noi, povere formiche, intorno a questa sedia che T'attende, non spirito, ma carne, Ti dobbiamo interrogare. (da Interrogatorio a Maria, Rizzoli, 1979)
  • L'uomo e la sua società stanno morendo per eccesso di realtà; ma d'una realtà privata del suo senso e del suo nome; privata, cioè, di Dio. Dunque, d'una realtà irreale. (da Corriere della sera, 20 marzo 1978)
  • Quando ho detto che sono nato nel 1923, a Novate, cioè a dire alla periferia di Milano, dove da allora ho sempre vissuto e dove spero di poter vivere sino alla fine, ho detto tutto. (da Opere, a cura di Fulvio Panzeri, Bompiani, 2003)
  • T'ho amato con pietà | con furia T'ho adorato. | T'ho violato, sconciato, | bestemmiato. || Tutto puoi dire di me | tranne che T'ho evitato. (da Nel tuo sangue)

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