Giuseppe Pontiggia

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Giuseppe Pontiggia

Giuseppe Pontiggia (1934 – 2003), scrittore e critico letterario italiano.

Citazioni di Giuseppe Pontiggia[modifica]

  • I parenti possono mentire, per legge. (da L'arte della fuga, Adelphi)
  • La contemporaneità non esiste. Non esiste, dopo la Relatività, nella fisica e non esiste, dopo la Storia, nell'arte. Che i classici siano nostri contemporanei è un conforto idealistico e una menzogna pubblicitaria. Questa però non è una conclusione, ma una premessa. L'esperienza dei classici ci dice il contrario. Non sono nostri contemporanei, siamo noi che lo diventiamo di loro. Dimenticarli in nome del futuro sarebbe il fraintendimento più grande. Perché i classici sono la riserva del futuro. (da I contemporanei del futuro. Viaggio nei classici, Mondadori, Milano, 1998)

    ItaliaLibri, Milano, 4 dicembre 2000

  • Il problema dell'handicap lo vivo in maniera diretta da 31 anni da quando è nato mio figlio ma avevo sempre escluso di farne un racconto autobiografico perché non ho interesse per la mia autobiografia perché penso che l'autobiografia, almeno nel mio caso, mi renderebbe schiavo mentre il romanzo mi rende libero.
  • Il voyeurismo televisivo ha raggiunto dei vertici impensabili perché la tendenza al guardare nell'intimità degli altri è tipicamente umana. L'uomo ha una forte curiosità per l'intimità altrui anche perché sorprende l'uomo nella sua spontaneità, l'uomo che non sa di essere osservato.
  • In generale, la donna è più solida, è più seria nei sentimenti. L'uomo ha la tendenza a giocare, a concepire l'amore come un gioco e non solo l'amore fisico ma l'amore nel suo significato più complesso. La donna invece investe nei rapporti, con più responsabilità, se stessa. Non dico che sia sempre così ma spesso è così.
  • Molte volte il disabile è commiserato e con ciò discriminato proprio da quelli che hanno paura di riconoscersi in lui, direttamente o indirettamente.
  • Noi da un punto di vista antropologico siamo certamente disabili a vivere nel mondo e nella società in cui viviamo perché lo confermano medici, psicologi, il nostro corpo, la nostra psiche si è plasmata in un ambiente che è radicalmente diverso da quello in cui noi viviamo e l'evoluzione della società ha proceduto molto più rapidamente dell'evoluzione della specie.
  • Seguire, anche in ogni pagina, in ogni frase, in ogni parola, la verità del linguaggio, penso che determini nel lettore un coinvolgimento che nasce dal proprio rispecchiamento in ciò che dice lo scrittore.

    Grazia Casagrande, LibriAlice, 27 settembre 2002

  • Quando uno ha la casa devastata dai ladri e sa che i ladri non saranno puniti, quando ha un parente che è stato investito da una macchina pirata e sa che il colpevole se la caverà con poco o niente, allora la vittima prova un senso di abbandono e di angoscia. Penso che questa società, indebolendo la certezza della pena, tolga alla giustizia una delle sue funzioni più importanti cioè quella di deterrente: molte persone sicure dell'impunità commettono reati.
  • Scrivo narrativa quando sono spinto dalla necessità di raccontare qualcosa che sento importante non solo per me, ma potenzialmente anche per il lettore. Prima di affrontare un romanzo ho bisogno di crederci veramente, invece i racconti possono nascere da uno spunto immediato.
  • Tutte le volte che osservo forme di tradimento "trionfale" ho un senso profondo di frustrazione e di inganno. E questo anche in campo politico o nella vita civile e culturale. Quando vedo non tanto il peccato (siamo tutti peccatori), ma il trionfo del peccato, provo un grande fastidio.

Il giardino delle Esperidi[modifica]

  • Erasmo trovava un modo efficace per difendersi dagli ultimi maestri di Scolastica: si addormentava sui banchi.
  • Incombe sulla vecchiaia un pericolo più grande che quello di essere, come diceva Mimnermo, «invisi ai fanciulli e disprezzati dalle donne»: la saggezza.
  • L'essenziale non è quello che si sa, ma quello che si è.
  • L'intelligenza ha i suoi limiti, ma la stupidità è illimitata.
  • La banalità riguarda sempre l'occhio di chi guarda e mai le cose che vede.
  • Sedurre significa incarnare, agli occhi di un altro, la sua attesa. E questo, nella seduzione intenzionale, implica fatalmente un travestimento.

La grande sera[modifica]

Incipit[modifica]

Attese altri quindici minuti sdraiata sul letto, lo sguardo al soffitto inclinato della mansarda, le mani sulla coperta, attenta a qualunque rumore salisse dalle scale. Poi cominciò ad avere paura. Non era mai arrivato in ritardo.
Si alzò dal letto e si avvicinò a piedi nudi alla finestra. Sul marciapiede in basso camminavano uomini minuscoli. Alcuni attraversavano il viale, sparendo e riapparendo tra gli ippocastani. Di solito lui arrivava a piedi dal parcheggio.

Citazioni[modifica]

  • Che cosa è l'eros? Migliaia di definizioni, quindi nessuna.
  • Il mentitore è sempre un piccolo tattico, mentre chi evita di mentire segue una strategia.
  • Spesso si dà il meglio quando non ci si crede, solo che non si deve credere neanche a questo, altrimenti non funziona.
  • La sensazione che lo scrivere, come gli scacchi, fosse un gioco di cui si potesse apprendere la teoria, non sufficiente a vincere la partita, ma almeno a cominciarla.

Le sabbie immobili[modifica]

  • I «capitoli» di questo libro compongono una partitura ilare e feroce, una satira della società italiana – evocata nel titolo – che si sviluppa tra due poli: il linguaggio e il costume.
  • PROBLEMA – Parola usata per dire che non c'è: non c'è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c'è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.
  • INCREDIBILE – Usato per attirare l'attenzione su ciò che stiamo dicendo, perciò usato continuamente. Suscita rassegnazione in chi lo ascolta, perché non si tratta mai dell'incredibile, ma solo di ciò che è scarsamente credibile. Ho fatto un incontro incredibile (detto per «interessante»). Ma l'interesse di chi ascolta è già scemato. Ho conosciuto una donna incredibile. L'interesse è zero. Incredibile è, alla lettera, solo chi lo dice.
  • SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
  • FILOSOFIA – Amata da dirigenti, imprenditori, allenatori. La nostra filosofia. Non è la filosofia che non sono riusciti a frequentare, ma la controfigura con cui possono andare a letto.
  • DICIAMO – Plurale humilitatis, diverso da quel "noi" maiestatis a cui gli studenti contrappongono un "io" insicuro. «Diciamo» è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia. Sornionamente democratico, modestamente capzioso, è usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta.
  • IN QUALCHE MODO – Emergente, anzi emerso. In alcuni intellettuali avalla l'idea che, «in qualche modo», tutto si possa dire e che si possa dire tutto. Che la prigione è l'unico spazio libero che conosciamo. O che il presente è il ricordo del fututo. In qualche modo.
  • RILEGGERE – Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.
  • EPOCALE – Mutamento epocale. Ce n'è ogni giorno.
  • AEROMOBILE – Termine usato dagli altoparlanti negli aeroporti italiani, quando l'aereo ritarda. Esprime tecnicità, efficienza, rinnovamento.
  • ALLUCINANTE – L'aggettivo più comune nell'età degli allucinogeni. In Italia lo si può sostituire con normale. Una lettera impiega otto giorni da un quartiere all'altro? Normale. Una lettera impiega un giorno? Allucinante.
  • PRATICAMENTE – Avverbio prediletto per ridurre l'ignoto al noto. Popolare tra gli studenti. Praticamente il misticismo di Caterina da Siena. Praticamente ciò che non sarà mai pratico è pratico.
  • EXECUTIVE – Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.
  • SOLDATI – Operatori di pace.
  • Lo scrittore migliora con gli anni. Il paragone più frequente è il vino. Anche se pochi vini migliorano con il tempo. L'ascesa dello scrittore è invece inarrestabile e tocca il suo culmine con la decrepitezza e la morte. Lo scrittore morto è immortale.
  • C'è un piacere più intenso, per chi ama i libri di antiquariato? Sì. È sfogliarne un catalogo. Niente uguaglia la gioia di cercare – l'occhio concentrato e mobile del vizio – i titoli bramati, differendo spesso l'attimo fatale, per aumentare l'ebbrezza o attenuare la delusione.
  • Tra un libro "di" Einstein e un libro "su" Einstein scegli il primo. C'è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.
  • Se un libro ti attira "veramente", non badare al prezzo. È il modo più sicuro per fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all'angoscia per un acquisto mancato.
  • Come diceva quella ragazza sgomenta al suo ragazzo: — Perché non sei anticonformista anche tu, come tutti gli altri?
  • L'assente ha sempre ragione.
  • Pesce piccolo mangia pesce grosso.
  • L'occasione fa l'uomo onesto.
  • Chi si accontenta non gode.
  • A mali estremi piccoli rimedi.
  • Le parole volano gli scritti anche.

[Giuseppe Pontiggia, Le sabbie immobili, Il Mulino, Bologna 1991.]

Nati due volte[modifica]

Incipit[modifica]

La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spariscono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che circola lentamente nel brusio.
«Ti piace?» gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
«Sì» risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro, sentendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di ferro scompaiono nella feritoia, si arrovescia con le spalle.
«Non avere paura!» gli dico, sollevandolo a fatica perché non inciampi.

Citazioni[modifica]

  • «Parliamoci chiaro.» Ho sempre temuto questa frase, che non è mai un invito alla trasparenza, ma l'apertura delle ostilità.
  • Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza.
  • Riconoscere la diversità non è razzismo. È un dovere che abbiamo tutti. Il razzismo però deduce dalla diversità degli altri uomini la diversità dei diritti. Noi invece pensiamo che i diritti siano gli stessi per tutti gli uomini.
  • Ricordo una giovane fisioterapista, che aveva paragonato lo sforzo dei bambini disabili, nell'affrontare una scala, a quello dei vecchi. «Capite adesso?» ci diceva. Noi facevamo cenno di sì, ma in realtà i vecchi sulle scale ci erano altrettanto estranei.
  • Voi dovete vivere giorno per giorno, non dovete pensare ossessivamente al futuro. Sarà una esperienza durissima, eppure non la deprecherete. Ne uscirete migliorati. Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa è almeno la mia esperienza. Non posso dirvi altro.

Prima persona[modifica]

  • Abbiamo abolito la certezza della pena, non ci resta che abolire la certezza della colpa.
  • Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi.
  • Biblioteche in fiamme – Il destino ultimo delle biblioteche, tranne quella che Bachelard colloca in paradiso, è sempre stato il fuoco.
  • Di solito l'ironia, più che un effetto riuscito, è una intenzione mancata.
  • Eccezioni – La figlia di un mio amico ha otto anni e legge un numero stupefacente di libri. Li acquista, se li fa regalare, li cerca nella biblioteca della scuola e del rione. La maestra le ha detto: "Leggi meno".
  • I fanatici non sono gli unici convinti di possedere la verità (quasi tutti ne sono convinti), sono solo i più terrorizzati di perderla.
  • I grandi scrittori sono in continuo aumento. Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.
  • Maestri in vita – Dispiace nei cosiddetti maestri non che cambino le idee, ma che le idee non li cambino.
  • Noi dobbiamo piuttosto difendere l'immagine della cultura che il libro esprime rispetto ad altre fonti di sapere. E la lettura come esperienza che non coltiva l'ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura amante degli indugi e dei ritorni su di sé, aperta, più che alle scorciatoie, ai cambi di passo che assecondano i ritmi della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni.
  • Noi viviamo nell'universo della pubblicità commerciale, dove non esistono la malattia e la morte, tranne che in quella dei farmaci e delle pompe funebri. Ma nei momenti duri della vita gli uomini ritrovano la verità della parola. Sono i momenti euforici a renderli idioti.
  • Risveglio – Accendo la televisione dal letto. Cinque morti nel crollo di una palazzina, un treno deraglia a Marsiglia, l'incidenza delle malattie cardiovascolari sulla mortalità precoce, due impiccati nella stessa mattina in un carcere della Virginia, l'aumento della disoccupazione come fenomeno stabile, bambini di sei mesi impiegati in videotape a luci rosse. Spengo la televisione. Mi alzo. Sono pronto per uscire.
  • Ritorno alla natura – Aria killer, montagne assassine, mare sanguinario. La nuova mitologia della natura.
  • Una statua di giada di Iside ci appare come una presenza finalmente inesplicabile. Gli uomini che l'hanno creata credevano. Noi in che cosa crediamo? È questo ciò che di più importante ci dice la statua. Anzi non ce lo dice. Ce lo comunica in silenzio. No, neanche. La statua è questo.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il giocatore invisibile[modifica]

Una mattina di vento, sul piazzale dell'Università, mentre teneva il cappello con una mano e la cartella nell'altra, il riverbero del sole negli occhiali e l'assistente lontano che occupava il centro delle lenti e si dirigeva a passi rapidi verso di lui, il professore ebbe un cattivo presentimento.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

La morte in banca[modifica]

La porta di velluto si aprì improvvisamente e la voce del commesso pronunciò il nome di Carabba.
Carabba era seduto su un lungo divano, dove aveva posato i suoi documenti in uno strano ordine. Li raccolse affannosamente, si ravviò agitato i capelli e, cercando di darsi un contegno composto, entrò in un piccolo salotto rosso.
Dietro la scrivania il Segretario lo invitò cortesemente a sedere.
Carabba obbedì con grande misura nei gesti, mentre il cuore gli martellava in gola. Si rinfrancò quasi subito alle prime domande:
"Lei è il signor Carabba, vero? Quanti anni ha?"
"Diciassette anni."

[Giuseppe Pontiggia, La morte in banca, Leonardo Editore.]

Vite di uomini non illustri[modifica]

Vitali Antonio

Nasce per parto podalico il 2 luglio 1932 nella clinica Regina Elena di Trento. Sua madre gli ricorderà spesso, nel corso degli anni, i dolori che le ha provocato una nascita simile. Ma solo a cinquantun anni capirà quanto quella anomalia abbia influito sulle sua crescita. Glielo ripete, mentre lo tiene immerso nell'acqua calda della vasca, il 2 luglio 1983, la sua amica di Merano, che gli ha chiesto di rivivere l'evento.

[Giuseppe Pontiggia, Vite di uomini non illustri, Mondadori, Milano.]

Citazioni su Giuseppe Pontiggia[modifica]

  • Pontiggia è un bibliofilo attento e caparbio, in cui combattono una splendida ironia inglese e una passione simmetrica un po' melanconica – decisamente argentina. Ed è anche uno scrittore incapace di nascondere, a dispetto delle sue molteplici arti, il proprio retropensiero e i propri sentimenti. Per Pontiggia, parlare dei Classici come nostri contemporanei è un'ipocrisia. Non esiste alcun cammino ineluttabile della Storia. Proprio perciò i Classici, tra i quali esiste un preciso, rigido ordine, si caratterizzano – nel caos del nostro tempo – per la loro essenziale inattualità. (Luca Doninelli)

Bibliografia[modifica]

  • Giuseppe Pontiggia, Il giardino delle Esperidi, Adelphi, Milano, 1984.
  • Giuseppe Pontiggia, La grande sera, Mondadori, Milano.
  • Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, Mondadori, Milano, 2000.
  • Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori, Milano, 2002.

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