Giuseppe Saragat

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Giuseppe Saragat

Giuseppe Saragat (1898 – 1988), politico italiano, 5° Presidente della Repubblica Italiana.

Citazioni di Giuseppe Saragat[modifica]

  • [Su Giovanni Gronchi] Abbiamo finalmente anche noi il nostro Peròn italiano. Il Peròn di Pontedera...[1]
  • [In seguito alla sconfitta elettorale del 1953] Destino cinico e baro.[2]
  • [Al passaggio di consegne di Presidente della Repubblica a Giovanni Leone] Ella è qui per assumere le alte funzioni che il Parlamento Le ha affidato e che io ho l'onore di trasmetterLe. È un atto assai semplice questo e tuttavia solenne poiché in esso si realizza la continuità delle istituzioni democratiche, la continuità del più alto Ufficio del nostro Ordinamento Costituzionale, l'Ufficio di Presidente della Repubblica. Mi consenta con l'occasione di esprimerle, Signor Presidente, il mio compiacimento per il privilegio che mi ha concesso, di concludere il mio settennato passando le consegne di questo Ufficio ad una persona come Lei: che possiede doti eminenti di uomo politico, di parlamentare, di uomo di governo, di uomo di cultura che crede nei valori della libertà e della democrazia. A Lei, Signor Presidente, a partire da oggi, è commesso di rappresentare l'Unità Nazionale ed essere il Supremo Custode e il Garante degli Ordinamenti della Repubblica. È, perciò, nel nome della Patria ed è nello spirito della Costituzione Repubblicana che nel riprendere il mio posto di Cittadino, Le rinnovo il mio saluto formulando per Lei e per l'opera Sua il più sentito e il più caldo augurio.[3]
  • [Parlando con Pietro Nenni] Gente come te e come me, al Quirinale, se c'è una sommossa di destra, spara: se ce n'e una di sinistra, si spara.[4]

Note[modifica]

  1. Citato in Quirinale, gli 11 presidenti – Gronchi, da Benito alla censura Tognazzi-Vianello, il Fatto Quotidiano, 11 aprile 2013.
  2. Citato in Giovanni Di Capua, Tommaso Zerbi e i federalismi, Rubbettino Editore, pag. ISBN 8849808968
  3. Audio originale in Rai Storia - Q verso il Quirinale, Rai, 6 aprile 2013.
  4. Citato in Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni, Rizzoli, 1989.

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