Gorgia

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Gorgia (483 a.C. circa – 375 a.C. circa), filosofo e oratore greco antico.

Attribuite[modifica]

Da Gorgia di Platone
  • Spesso, ormai, mi sono recato con mio fratello e con altri medici da qualche ammalato che non voleva bere medicine o mettersi in mano al medico lasciando che questi praticasse tagli o cauterizzazioni, e, mentre il medico non riusciva a persuaderlo, io lo persuasi con non altra arte che la retorica. Sostengo, anzi, che, se un retore e un medico arrivassero in una città qualsiasi, e se si trovassero a dover competere a parole nell'assemblea o in un'altra pubblica adunanza su quale dei due vada scelto come medico, il medico non avrebbe alcuna possibilità di uscirne vincitore, ma la scelta cadrebbe su quello capace di parlare, ammesso che costui lo volesse. E se si trovasse a competere con qualsiasi altro specialista, il retore saprebbe persuadere a scegliere sé piuttosto che chiunque altro. Non c'è infatti argomento di cui il retore, di fronte alla folla, non sappia parlare in modo più persuasivo di qualsiasi altro specialista.
  • Uno ha imparato il pugilato, il pancrazio e la lotta con le armi in modo da essere più forte degli amici come dei nemici, non per questo egli deve percuotere gli amici, né ferirli né ucciderli.

Incipit di alcune opere[modifica]

Del non-essere, o della natura[modifica]

Nulla esiste. Se anche qualche cosa esistesse, non sarebbe conoscibile. Se poi anche esistesse e fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Encomio di Elena[modifica]

Siccome l'abbondar d'uomini di merito è cosa, che ad una Città conviene, la bellezza ad un corpo, all'anima la sapienza, la virtuosa condotta a un affare; cosi d'un'Orazione è tutto propria la verità. Né alcuna di queste cose può aver ornamento, che non sia di tali prerogative fornita. Egli è però giusto, che un Uomo, una Donna, un'Orazione, una Città, un affare onorati sieno, se degni d'encomio, e se non degni, ripresi.

Bibliografia[modifica]

  • Gorgia, Encomio di Elena, in Coluto di Licopoli nella Tebaide, Il rapimento d'Elena, traduzione di Angelo Teodoro Villa, Milano, 1753.

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Opere[modifica]