Gorgia
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Gorgia (483 a.C. circa – 375 a.C. circa), filosofo e retore greco.
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- Chi trascura la filosofia per dedicarsi alle altre discipline somiglia ai Proci che mentre aspiravano a Penelope se la intendevano con le sue ancelle.
- Ciò che si semina con disamore si miete con danno.
- La potenza della parola nei riguardi delle cose dell'anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo
- La serietà di un avversario va disarmata con il riso e il riso con la serietà.
- Le vittorie sui nemici meritano inni, quelle sui propri fratelli e amici canti funebri.
- Nulla esiste. Se esiste è inconoscibile. Se è conoscibile è incomunicabile. (da Sul non essere o sulla natura.)
- Un discorso che abbia persuaso una mente, costringe la mente che ha persuaso a conformarsi nelle parole e nei fatti.
- La parola è un gran signore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà. E come ciò ha luogo, lo spiegherò. Perché bisogna anche spiegarlo al giudizio degli uditori: la poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso con metro, e chi l'ascolta è invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di dolore, e l'anima patisce, per effetto delle parole, un suo proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di persone straniere.
[modifica] Attribuite
- Spesso, ormai, mi sono recato con mio fratello e con altri medici da qualche ammalato che non voleva bere medicine o mettersi in mano al medico lasciando che questi praticasse tagli o cauterizzazioni, e, mentre il medico non riusciva a persuaderlo, io lo persuasi con non altra arte che la retorica. Sostengo, anzi, che, se un retore e un medico arrivassero in una città qualsiasi, e se si trovassero a dover competere a parole nell'assemblea o in un'altra pubblica adunanza su quale dei due vada scelto come medico, il medico non avrebbe alcuna possibilità di uscirne vincitore, ma la scelta cadrebbe su quello capace di parlare, ammesso che costui lo volesse. E se si trovasse a competere con qualsiasi altro specialista, il retore saprebbe persuadere a scegliere sé piuttosto che chiunque altro. Non c'è infatti argomento di cui il retore, di fronte alla folla, non sappia parlare in modo più persuasivo di qualsiasi altro specialista.
- Uno ha imparato il pugilato, il pancrazio e la lotta con le armi in modo da essere più forte degli amici come dei nemici, non per questo egli deve percuotere gli amici, né ferirli né ucciderli.
[modifica] Incipit di Encomio di Elena
Siccome l'abbondar d'uomini di merito è cosa, che ad una Città conviene, la bellezza ad un corpo, all'anima la sapienza, la virtuosa condotta a un affare; cosi d'un'Orazione è tutto propria la verità. Né alcuna di queste cose può aver ornamento, che non sia di tali prerogative fornita. Egli è però giusto, che un Uomo, una Donna, un'Orazione, una Città, un affare onorati sieno, se degni d'encomio, e se non degni, ripresi.
[modifica] Bibliografia
- Gorgia, Encomio di Elena, in Coluto di Licopoli nella Tebaide, Il rapimento d'Elena, traduzione di Angelo Teodoro Villa, Milano, 1753.
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[modifica] Opere
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Encomio di Elena (IV-III sec. a.C.)
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