Harry Turtledove

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Harry Turtledove

Harry Turtledove (1949 – vivente), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

La fine dell'oscurità[modifica]

Ealstan aveva intenzione di uccidere un ufficiale algarviano. Se il giovane forthwegiano non avesse avuto le idee troppo chiare riguardo a quale testa rossa eliminare, o se non gli fosse interessato di morire nel compiere quell'atto, tutto sarebbe stato più semplice. Ma con una moglie e una figlia a cui pensare, desiderava cavarsela, possibilmente. Aveva perfino promesso a Vanai che non avrebbe commesso sciocchezze. Ora si pentiva di averlo fatto, ma era sempre stato fedele alla parola data, fino al punto di apparire testardo, perciò si sentiva ancora legato a quel giuramento.

La legione perduta[modifica]

Il sole della Gallia settentrionale era pallido, non somigliava per nulla al caldo astro luminoso che brillava sull'Italia, e nella quieta penombra che regnava sotto gli alberi la sua luce giungeva sbiadita, verde e incerta, quasi come quella che arriva sotto le acque del mare. L'ambiente circostante si rifletteva sull'umore dei Romani che stavano percorrendo lo stretto sentiero boschivo, inducendoli a procedere in silenzio, senza squilli di tromba o allegri canti che accompagnassero la marcia e annunciassero la loro presenza. I boschi incombenti sembravano però ignorarli.
Sbirciando nella foresta, Marcus Aemilius Scaurus desiderò di avere con sé un maggior numero di uomini; Cesare e il grosso dell'esercito romano si trovavano a circa centocinquanta chilometri di distanza, a sudovest, impegnati a muovere contro i Veneti, sulla costa atlantica, e le tre coorti di cui Scaurus disponeva... «un contingente esplorativo», così le aveva definite il suo superiore... erano abbastanza numerose da attirare l'attenzione dei Galli, ma potevano non essere capaci di sostenere quell'attenzione, dopo averla suscitata.

Un imperatore per la legione[modifica]

La marcia verso est con cui i Romani si allontanarono dal disastroso campo di battaglia su cui l'Imperatore di Videssos aveva perso la vita, fu un viaggio tormentoso. Era ormai tarda estate, e le terre che i legionari stavano attraversando erano bruciate e ardenti, i miraggi continuavano a profilarsi tremolanti all'orizzonte, promettendo la presenza di laghi in un luogo dove sarebbe stato un prodigio imbattersi anche in una polla di fango. Inoltre, bande di invasori yezda persistevano nel seguire le tracce dei fuggiaschi, impegnando occasionali scaramucce e stando sempre pronte a piombare su chiunque rimanesse indietro.
Scaurus portava ancora con sé la testa mozza di Mavrikios, l'unica prova sicura che l'imperatore fosse morto, perché prevedeva il caos in cui sarebbe piombato Videssos e riteneva saggio bloccare le mosse di eventuali pretendenti che assumessero l'identità dell'imperatore per arrivare al potere. Era certo che cose del genere si fossero già verificate a Videssos, in passato.

Vivere con gli Haldol[modifica]

Il peso greve ma familiare della giara d'acqua premeva sul fianco destro di Victoria Griffin, mentre tornava a piedi dalla strada alla capanna di suo marito. Il sudore le scendeva sul volto, le solleticava le ascelle, le ungeva l'incavo tra le natiche, in modo che provava la sgradevole sensazione della pelle che sfregava contro se stessa. Il pesante abito di lana che la copriva tutta tranne la testa, le mani e i piedi, le faceva venire la voglia di grattarsi dappertutto, come fosse un cilicio.

Bibliografia[modifica]

  • Harry Turtledove, La fine dell'oscurità, traduzione di Raffaella De Dominicis, Fanucci, 2005. ISBN 8834711173
  • Harry Turtledove, La legione perduta, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1989.
  • Harry Turtledove, Vivere con gli Haldol, traduzione di Daniela Rossi, in "Millemondinverno 1993", Mondadori, 1993.

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Opere[modifica]