Henry Kissinger

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Per la pace (1973)
Henry Kissinger

Henry (Heinrich) Alfred Kissinger (27 maggio 1923), politico statunitense di origine tedesca, premio Nobel per la pace.

Indice

[modifica] Citazioni di Henry Kissinger

  • Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli. (a proposito dell'elezione di Salvador Allende in Cile; citato in Luciano Canfora, Esportare la libertà, cap. V, 3, p. 70)
  • Abbiamo perso di vista una delle massime fondamentali della guerriglia: la guerriglia vince se non perde. L'esercito convenzionale perde se non vince. (da "The Vietnam Negotiations", Foreign Affairs, Vol. 48, No. 2 (January 1969), p. 214)

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  • Chiaramente, la sicurezza senza valore è come una nave senza timone. Ma valore senza sicurezza è come un timone senza nave.
  • Entro un decennio nessun bambino andrà a letto affamato... Nessuna famiglia dovrà preoccuparsi per il pane del giorno dopo.
  • Il potere è l'afrodisiaco supremo.
  • La moderazione è una virtù solo per quelle persone che pensano di avere un'alternativa.
  • La cosa bella dell'essere famosi è che, quando annoi le persone, queste pensano che sia colpa loro.
  • Non è possibile una crisi di governo la prossima settimana: la mia agenda è già piena.
  • Persino un paranoico può avere nemici.
  • Siamo tutti uomini del presidente.

[modifica] Citazioni su Henry Kissinger

  • In una conferenza stampa a Nuova Delhi, Henry Kissinger ha dichiarato che verrà a Roma e andrà a pranzo dal presidente Leone, ma non parlerà di politica perché quella italiana è, per lui, troppo difficile da capire. È la prima volta che Kissinger riconosce i limiti della propria intelligenza. Ma vogliamo rassicurarlo. A non capire la politica italiana ci sono anche cinquantacinque milioni di italiani, compresi coloro che la fanno. (Indro Montanelli)
  • Quest'uomo troppo famoso, troppo importante, troppo fortunato, che chamavano Superman, Supersyar, Superkraut, e imbastiva allenze paradossali, raggiungeva accordi impossibili, teneva il mondo col fiato sospeso come se il mondo fosse la sua scolaresca di Harvard. Questo personaggi incredibile, inspiegabile, in fondo assurdo, che s'incontrava con Mao Tse-tung quando voleva, entrava nel Cremlino quando ne aveva voglia, svegliava il presidente degli Stati Uniti e poi entrava in camera quando lo riteneva opportuno. Questo cinquant'enne con gli occhiali a stanghetta, dinanzi al quale James Bond diventava un'invenzione priva di pepe. Lui non sparava, non faceva a pugni, non saltava da automobili in corsa come James Bond, però consigliava le guerre, finiva le guerre, pretendeva di cambiare il nostro destino e magari lo cambiava. Ma insomma chi era questo Henry Kissinger? (Oriana Fallaci)
  • [...] ogniqualvolta gli rivolgevo una domanda precisa [su se stesso], si irrigidiva e sfuggiva come un'anguilla. Un'anguilla più ghiaccia del ghiaccio. Dio, che uomo di ghiaccio. Per tutta l'intervista non mutò mai quella espressione senza espressione, quello sguardo ironico o duro, e non alterò mai il tono di quella voce monotona, triste, sempre uguale. (Oriana Fallaci)
  • Pesava ogni frase fino al milligrammo, non gli scappava nulla che non intendesse dire, e ciò che diceva rientrava sempre nella meccanica di una utilità. (Oriana Fallaci)
  • Poi, un anno dopo, Kissinger divenne segretario di Stato al posto di Rogers. A Stoccolma, gli dettero perfino il premio Nobel per la Pace. Povero Nobel. Povera Pace. (Oriana Fallaci)

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