I mostri

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I mostri

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Un fotogramma

Titolo originale I mostri
Lingua originale italiano
Paese Italia, Francia
Anno 1963
Genere commedia
Regia Dino Risi
Soggetto Agenore Incrocci, Ruggero Maccari, Elio Petri, Dino Risi, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Sceneggiatura Agenore Incrocci, Ruggero Maccari, Elio Petri, Dino Risi, Furio Scarpelli, Ettore Scola
Produttore Mario Cecchi Gori
Attori

I mostri, film italiano diretto dal regista Dino Risi, del 1963.

Frasi[modifica]

  • [...] Anzi, adesso non si chiama più nemmeno Parlamento, ... si chiama Pappamento, si chiama ... Eh ... tu ridi ... eh ... c'è mica tanto da ridere, sai, ... ci sarebbe da piangere ... altro che storie. Perché, vedi, quelli che dovrebbero pensare agli interessi pubblici pensano invece agli interessi propri. Perché purtroppo c'è questa tendenza alla disonestà, questa tendenza alla malafede. Perciò nella vita non bisogna mai fidarsi di nessuno, neanche di tuo padre. [Discorso/lezione tenuto dal padre, interpretato da Ugo Tognazzi, al figlio a proposito dei politici e del sistema politico nel primo episodio del film, L'educazione sentimentale.]
  • Non bisogna mai dire di , ricordalo, mai, sempre di no. Perché con un "no" ti spicci e con un "sì" t'impicci. [Discorso/lezione da un padre al figlio.]

Dialoghi[modifica]

  • Roberto: Cerca di capirmi Giuliana, io lo dico per te, non per me. Sarò fatto male, ma io... io sono fatto così, ho il senso della responsabilità. E ho, sì, e ho il rimorso di averti fatto perdere questi cinque anni.
    Giuliana: Quasi sei...
    Roberto: Ah, sei, ancora peggio allora. E per una donna sono gli anni migliori fra l'altro. Figuriamoci... quando ti ho conosciuto eri quasi una bambina. Avevi poco più che vent'anni. Anche se... sì insomma, se vogliamo essere giusti vero... le tue esperienze le avevi già avute ma...
    Giuliana: Con un uomo che voleva sposarmi!
    Roberto: Certo. Certo! Ed è appunto per questo che mi sento doppiamente colpevole!
    Giuliana: Colpevole di cosa? Io non rimpiango niente, lo sai! Io sono contenta!
    Roberto: Ah, adesso! Ma più tardi? Quando non sarai più così giovane? Quando dovrai fare un bilancio della tua vita? Tu fatalmente finirai per chiederti: "Va bene va bene, vediamo: Roberto che cosa mi ha dato?" E ti dovrai rispondere "niente" perché purtroppo questa è la verità. Non ti ho dato niente, Giuliana.
    Giuliana: Ma perché dici così? Io sono contenta con te! Noi siamo insieme da sei anni e io vorrei... essere con te altri cinque, altri dieci, tutta la mia vita!
    Roberto: Certo...
    Giuliana: Se mi ami ancora...
    Roberto: Ma come "se ti amo", andiamo! E ti pare che starei qui a parlare con te, a cercare di convincerti, per il tuo bene? Andiamo! Ragiona un po' Giuliana!
    Giuliana: È vero... scusami. Sei tanto buono, Roberto.
    Roberto: No, no, non è questione di bontà guarda. È questione che anche tu hai diritto ad avere una tua vita, una tua casa, tutte quelle cose che io purtroppo, con la migliore buona volontà, non ti posso dare. Eh! Lo dico per te, Giuliana. E scusa... in fondo per me le cose vanno bene come stanno. Ragiona un momento: io vengo a casa tua, sì, quando mi pare, Mi offri il pranzo, mi ficco a letto, faccio i miei comodi... no? Giuliana... dai, non fare il broncio! Fai un sorrisino a Robertuccio tuo eh? Plipliplipli... Eh, scusa, io che ci rimetto? Niente! Anzi, per me la situazione è ideale. Ho moglie, figli e in più...
    Giuliana: Hai figli? Bambini? Come? Da quanto tempo?
    Roberto: Eh... sta per arrivare... eh sì, è questo che... ti volevo dire. Sì: mia moglie è incinta.
    Giuliana: Sono contenta per te.
    Roberto: Eh... contenta... altra responsabilità... altre preoccupazioni... e poi sapessi che umiliazione, soprattutto adesso, ogni sera dover cercare delle ragioni, delle scuse... l'ufficio, il lavoro... per strappare questi pochi minuti con te. No vedi, è un giro di menzogne che mi avvilisce che mi esaspera capisci, che non posso più sopportare... non per me eh, per te eh, tesoro, per te. Per te che meriti tanto di più, Giuliana. Tanto di più. Che avresti il diritto di avere un uomo tutto per te, non uno che può darti soltanto i ritagli di tempo, come purtroppo faccio io. Tu ti devi far sposare, eh. Hai più diritto di tante a una sistemazione! E io questo purtroppo non te lo posso più dare. Grazie, se fossi scapolo...
    Giuliana: Scusa, due anni fa tu eri scapolo, stavamo già insieme da tanto tempo, perché non hai sposato me? Invece hai preferito sposare un'altra donna. Rispondi, perché non hai sposato me?
    Roberto: Ecco, ecco. Ah perché, mi chiedi il perché?
    Giuliana: Eh sì.
    Roberto: Ah ah, ma perché ti amavo troppo, no Giuliana? Perché avevo paura, paura di renderti infelice! Ma non lo vedi? Non lo vedi che razza di marito che sono io? Abbi pazienza: sto qui con te mentre mia moglie mi crede in ufficio, mia moglie che, te l'ho detto, aspetta un bambino... andiamo via! Che vergogna! E se avessi sposato te, guarda, prima o poi... prima o poi avrei ingannato te con un'altra... perché, già, io mi conosco. Buono? Buono io? Ma andiamo, io sono una carogna. Solo che ho il coraggio di riconoscerlo. Buono... guarda, che le sposi o no prima o poi le donne che stanno con me finiscono con l'essere delle infelici. Ed è appunto per questo, è per non rischiare di renderti più infelice ancora che io, adesso...
    Giuliana: Tu vuoi lasciarmi...
    Roberto: Ah io? A sono... ah ah ah, Ah perché sono io che voglio lasciare te adesso? Ah allora io cosa faccio, parlo parlo, parlo al vento, non mi capisci. Abbi pazienza Giuliana, mettiti al posto mio. Eh, magari, magari avessi il coraggio di dare un bel taglio netto: "Giuliana: Giuliana lasciamoci". Grazie, andrebbe benissimo, la coscienza andrebbe a posto. Ma io questo coraggio non ce l'ho. E non ce l'avrò mai. Capito? Questa forza io... non ce l'ho. Dovresti essere tu ad averla. Certo. Cerca di capire. Dovresti essere tu a cercare di... dirmi "Sì Roberto, guarda... Roberto lasciamoci". Dovresti essere tu capisci? Dai, non fare così, fai un sorrisino a Robertuccio tuo sì? Così, brava. Fatti forza.
  • Roberto: No, no guarda Giuliana, io sono sicuro che se trovi la forza di lasciarmi, in pochi mesi ti sistemerai... ti troverai meglio... potrai essere felice. Il brutto sarà per me. Sono io che mi devo rassegnare. Ecco per esempio quel... quel tipo con cui eri fidanzata cinque anni fa. Come si chiamava?
    Giuliana: Astolfo.
    Roberto: Astolfo! Be', potresti anche riprendere con lui. In fondo dicevi sempre che era un tipo buono, generoso, comprensivo, se ha capito allora perché non dovrebbe capire adesso. Ma poi, per carità via, le occasioni non ti mancheranno certo. Hai tutte le qualità: sei bella, buona, sai fare l'amore... che c'è ti sei offesa? È un complimento mica un insulto. Dai non fare quella faccia... da abbacchietto pasquale, lo sai che non la sopporto.
    Giuliana: Va bene Roberto, lasciamoci, è finita. Sono io che te lo chiedo.
    Roberto: Ah va bene. Va bene. Se è questo che vuoi. Forse è meglio così, meglio per tutti. Sarà duro eh? Sarà duro per me. Ma in fondo ho il mio lavoro. E poi diciamolo: il piccolo borghese conforto di poter finalmente guardare negli occhi di mia moglie senza sentirmi colpevole.
    Roberto: Non piangere Giuliana non piangere, non rendere le cose ancora più difficili. Non piangere ti prego.
    Giuliana: Non piango.
    Roberto: Sei convinta almeno che se prendiamo questa decisione è soltanto per il tuo bene, per il tuo avvenire, nel tuo interesse? Sei convinta?
    Giuliana: Io capisco, Roberto. [Scende dall'automobile] Vuoi salire a prendere qualche cosa?
    Roberto: No... no! Meglio di no. Non avrei più la forza di lasciarti. Vai, vai Giuliana, non pensare a me. Vai, vai! Senza voltarti!

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