Ian Buruma

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Ian Buruma, 2006

Ian Buruma (1951 – vivente), saggista e accademico olandese naturalizzato britannico.

I Nobel e le tentazioni della Cina: potenza fragile ma aggressiva, Corriere della sera, traduzione di Rita Baldassarre, 8 novembre 2010
  • Grande dev'essere stato lo smacco per il governo cinese nel vedere attribuire il Premio Nobel ai cittadini sbagliati. Il primo cinese sbagliato fu Gao Xingjian, drammaturgo, artista e romanziere in contrasto con il governo di Pechino, insignito della massima onorificenza per la letteratura nel 2000, mentre viveva in esilio a Parigi. L'ultimo è Liu Xiaobo, critico letterario e analista politico, che quest'anno ha ricevuto il Premio Nobel per la pace mentre sconta una condanna in carcere per «attività sovversive» contro il regime comunista.
  • [in Cina] Chiunque, persino un intellettuale quasi sconosciuto come Liu Xiaobo, si permetta di sfidare la legittimità dell'egemonia del Partito comunista invocando elezioni multipartitiche, dev'essere stritolato e messo a tacere.
  • Per la prima volta, da due secoli a questa parte, la Cina è in grado di farsi ascoltare dal resto del mondo ed è pronta a fare quello che vuole, senza badare alle reazioni degli altri Paesi. Qualche decennio fa era il Giappone a sentirsi in testa alle classifiche e i suoi imprenditori, politici e burocrati non esitavano a proclamarlo al resto del mondo.
  • Alzare la voce con il Giappone è sempre un'ottima soluzione: il governo cinese non odia il Giappone, ma teme di apparire debole agli occhi dei suoi cittadini, che apprendono sin dall'asilo che le potenze straniere puntano a schiacciare la Cina. Ciò fa pensare che se mai Liu Xiaobo e altri dissidenti come lui riuscissero a realizzare il loro sogno e la democrazia sbarcasse in Cina, il problema del nazionalismo cinese non scomparirebbe automaticamente.
  • Se il nazionalismo non è necessariamente una costante in politica, non di rado esso è scatenato da una sensazione di impotenza: allorché i cittadini si sentono scavalcati e oppressi da un governo autoritario, non resta loro altro che l'orgoglio di patria.

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