Ian Fleming

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Dipinto ad olio raffigurante Ian Fleming

Ian Lancaster Fleming (1908 – 1964), scrittore britannico.

Citazioni di Ian Fleming[modifica]

  • La differenza fra un buon colpo e un cattivo colpo è la stessa che passa fra una bella donna e una donna comune: è una questione di millimetri. (da Missione Goldfinger, cap. 8, p. 69)

Casino Royale[modifica]

Incipit[modifica]

Massimo Bocchiola[modifica]

Alle tre del mattino l'odore del casinò, il fumo e il sudore danno la nausea. A quell'ora, il logorio interiore tipico del gioco d'azzardo – misto di avidità, paura e tensione nervosa – diventa intollerabile. I sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto.
[Ian Fleming, Casinò Royale, traduzione di Massimo Bocchiola, Ugo Guanda Editore, 1953]

Enrico Cicogna[modifica]

Alle tre del mattino, l'odore di un casinò – sentore di fumo e di traspirazione – diventa nauseante. Poi, la tensione provocata dal gioco d'azzardo – un misto di avidità, di paura e di logorio nervoso – si fa insopportabile; i sensi si risvegliano e si ribellano.
[Ian Fleming, Casinò Royal, traduzione di Enrico Cicogna. TEA, 1998]

Citazioni[modifica]

  • Sullo sfondo di questo palcoscenico luminoso e rutilante, Bond in piedi nel sole ebbe l'impressione che la sua missione fosse lontana e fuori luogo, e la sua professione oscura un affronto agli altri attori in scena. (cap. 5 pg. 45).
  • La fortuna era serva, non padrona. Bisognava accettarla con una scrollata di spalle, o sfruttarla fino all'estremo. Però andava compresa e riconosciuta per quello che era, e non confusa con un errato calcolo delle probabilità; perché nel gioco d'azzardo il peccato mortale è scambiare una cattiva giocata con la cattiva sorte. E la fortuna, con tutti i suoi capricci, non andava temuta, ma amata. (cap. 7, pag. 56)
  • «Un martini Dry» disse.«Uno. Ma in una coppa profonda, da champagne.» «Oui, Monsieur.» «Un momento. Tre parti di Gordon's, una di vodka e mezza di Kina Lillet. Agiti bene il tutto nello shaker, finché non è ben ghiacciato, poi aggiunga una fetta grossa ma sottile di scorza di limone. Mi sono spiegato?» (pg. 58 cap. 7)
  • Ricavo un ridicolo piacere da quello che mangio e bevo. Dipende dal fatto che sono scapolo, ma soprattutto dal vizio di curare esasperatamente i particolari. Sono pedanterie degne di una vecchia zitella, ma in genere quando lavoro devo mangiare da solo, e fare caso a tutto rende la cosa più interessante. (cap. 8, pag. 66)
  • [...] Scoprì che gli riusciva facile parlare con lei, e ne fu sorpreso. Generalmente con le donne era insieme taciturno e appassionato. I lunghi preamboli della seduzione lo annoiavano quasi quanto il successivo fastidio dello sbrogliamento. C'era qualcosa di disgustoso nell'immancabile traiettoria di ogni relazione. La parabola convenzionale – l'attrazione, le mani che si sfiorano, il bacio, il bacio appassionato, i corpi che si sentono, il culmine a letto, e poi ancora letto, poi meno letto, poi la noia, le lacrime e l'amarezza conclusiva – gli appariva vergognosamente ipocrita. E ancor di più detestava la "mise en scene" di ognuno di questi atti di commedia: l'incontro a una festa, il ristorante, il taxi, l'appartamento di lui, l'appartamento di lei, poi il fine settimana al mare, di nuovo i rispettivi appartamenti, poi gli alibi furtivi e l'addio finale, livido, davanti a un portone sotto la pioggia. Ma con Vesper non sarebbe potuto succedere niente di tutto questo. Nel tedio della stanza, nel tedio delle cure, la presenza di lei era ogni giorno un'oasi di piacere, un momento da aspettare con gioia. Nella loro conversazione non c'era che amicizia, con un lontano sottofondo di passione. [...] (cap 22, Una berlina frettolosa)
  • [...] I suoi sentimenti per lei erano confusi, e quella confusione lo rendeva impaziente. Prima era così semplice. Lui aveva intenzione di andare a letto con Vesper al più presto, perché la desiderava [...] Pensò che per qualche giorno sarebbero andati a letto insieme, poi magari l'avrebbe rivista qualche volta a Londra. Infine ci sarebbe stato l'inevitabile distacco [...] Invece, chissà come, lei gli era entrata sotto la pelle [...] Trovava la compagnia di Vesper piacevole e per niente faticosa. In lei c'era qualcosa di enigmatico che non smetteva di stimolarlo. Svelava poco della sua personalità e Bond sentiva che, per tanto che rimanessero insieme, c'era sempre all'interno di Vesper una stanza privata dove lui non poteva entrare. Era premurosa e piena di attenzioni senza essere servile, e senza venir meno del suo fare altero. E adesso lui sapeva che era anche intensa, sensuale, eccitante [...] Amarla fisicamente sarebbe stato ogni volta un viaggio elettrizzante, senza la parabola discendente dell'arrivo [...] (cap 23, Una marea di passione)
  • [Vesper Lynd, nella lettera che lascia a Bond prima di uccidersi]
    [...] Adesso è tardi, e sono stanca, e soltanto due porte mi separano da te. Ma devo avere coraggio. Tu mi potresti salvare la vita, ma io non potrei sopportare lo sguardo dei tuoi occhi.
  • [James Bond al referente del SIS, al telefono, su Vesper Lynd]
    «Parla 007. da un telefono pubblico. emergenza. Mi sentite? trasmetti subito: 3030 faceva il doppio gioco per Ivan»
    «Sì, accidenti: ho detto "faceva". È morta, la puttana».

Dalla Russia con amore[modifica]

Incipit[modifica]

L'uomo nudo giaceva a faccia in giù vicino alla piscina: poteva essere morto.
Poteva essere un annegato, ripescato dalla piscina e messo ad asciugare sull'erba in attesa dell'arrivo della polizia o dei familiari. Sull'erba vicino alla sua testa i suoi effetti personali erano meticolosamente raggruppati in bella vista in modo che nessuno potesse pensare che i soccorritori avevano rubato qualcosa.

Citazioni[modifica]

  • Quando gli capitava di uccidere qualche ragazza, non si «immischiava» con lei in nessun modo. Quelle tali cose, di cui egli aveva sentito parlare, gli erano totalmente incomprensibili. Solo l'atto eccitante dell'uccisione lo faceva «star meglio». Null'altro. (p. 17)
  • C'era un solo modo per combattere la noia: tirarsene fuori a forza. (pg. 99 cap. 11)

Moonraker[modifica]

Incipit[modifica]

Massimo Bocchiola[modifica]

Le due calibro 38 tuonarano in simultanea.
I muri del sotterraneo ricevettero la percossa sonora e se la rimandarono a vicenda, avanti e indietro, sinché fu silenzio.
James Bond guardò il fumo inghiottito ai due capi della stanza dal ventilatore centrale Ventaxia. Il ricordo ben vivo nella sua mano destra dell'unica mossa fulminea con cui aveva estratto da sinistra e sparato lo rassicurò. [...] Bond vide il ghigno sul volto dell'istruttore.
«Non ci posso credere» disse. «Stavolta, l'ho beccata».
[Ian Fleming, Moonraker, traduzione di Massimo Bocchiola, Ugo Guanda Editore, 1955]

Roselia Irti Rossi[modifica]

Le due calibro 38 tuonarono insieme.
Le pareti della stanza sotterranea accolsero il fragore degli spari e se lo rimbalzarono più volte; poi ritornò il silenzio. James Bond osservò il fumo che, dagli angoli della stanza, si raccoglieva verso il centro, dove veniva risucchiato dall'aspiratore tipo Ventaxia. Il ricordo della sua mano destra che, con un solo rapido movimento aveva preso l'arma a sinistra e sparato, gli diede fiducia. [...] Bond vide che l'Istruttore sogghignava: «Non mi sembra vero,» gli disse, «ma questa volta vi ho preso.»
[Ian Fleming, Moonraker. Il grande slam della morte, traduzione di Roselia Irti Rossi, Garzanti, 1965]

Citazioni[modifica]

  • «C'è solo una questione...» [M] Si batté contro i denti il bocchino della pipa.
    «Quale questione, signore?» chiese Bond.
    M sembrò prendere una decisione. Guardò pacatamente verso Bond.
    «Sir Hugo Drax bara alle carte»
  • [Bond, a M, parla di Hugo Drax]
    Ho conosciuto uomini ricchissimi che baravano anche al solitario.
  • Energico, spietato, astuto. Coraggio da leone. Non mi sorprende che sia riuscito ad arrivare così in alto. Quello che non capisco è come possa divertirsi a mettere tutto a repentaglio. Questo fatto, che bari... è veramente assurdo. Cosa vuol dimostrare? Di poter battere tutti in ogni cosa? Sembra mettere una partecipazione, in quelle carte... quasi non fosse un gioco, ma una prova di forza. Basta guardargli le unghie delle mani. Rose fino alla pelle. E suda in modo abnorme. In lui, da qualche parte, c'è un eccesso di tensione. Che si rivela nelle pessime battute che fa. Non hanno un filo d'arguzia.
  • Ci fu un attimo di silenzio. E perché mai avrebbe dovuto aspettarsi qualcosa di diverso? Un bacio e il contatto di due corpi spaventati che si aggrappano l’uno all’altro nel momento del pericolo era tutto quel che c’era stato fra loro. Inoltre l’anello di fidanzamento avrebbe dovuto metterlo in guardia; perché aveva creduto che si trattasse solo di un espediente per tener lontano Drax? Perché aveva immaginato che anche lei condividesse i suoi desideri, i suoi progetti? E ora? si chiese Bond. Scosse le spalle per liberarsi dal peso della delusione, dal dolore della sconfitta che è sempre tanto più forte del piacere procurato dal successo. Doveva uscire dalla vita di quei due esseri e portare altrove il suo cuore deluso. Niente rimpianti né inutili sentimentalismi. Doveva sostenere la sua parte, quella dell’uomo forte, dell’uomo che era solo un personaggio. Lei lo guardava piuttosto nervosamente; pareva ansiosa di liberarsi di quell’estraneo che aveva cercato di entrare nel suo cuore. Bond le sorrise con calore. «Sono geloso,» disse; «avevo fatto altri piani per domani sera.» Gala ricambiò il sorriso, lieta che il silenzio fosse stato rotto. «E dove avrebbero dovuto realizzarsi?» chiese. «Pensavo di portarti in Francia, in una locanda di campagna,» disse. «E dopo un’ottima cena, avrei voluto accertarmi se è vero quel che dicono delle rose.» Lei rise. «Mi spiace di non poterti accontentare. Ma ce ne sono tante altre che sarebbero ben liete di essere colte.» «Sì, spero di sì,» disse Bond. «Bene, addio, Gala.» Le tese la mano. «Addio, James.» Le sfiorò le dita per l’ultima volta, e poi si allontanarono, ciascuno verso la propria vita.

Si vive solo due volte[modifica]

Incipit[modifica]

«Foglia tremante», la geisha inginocchiata davanti a James Bond, si protese a baciarlo castamente sulla guancia destra.
«È una truffa», protestò vivamente Bond. «Eravamo d'accordo che se avessi vinto avrei avuto un vero bacio, per lo meno sulla bocca.»
«Perla Grigia», una Madame dai denti bizzarramente laccati di nero e così truccata da sembrare il personaggio di un Nô, si affrettè a tradurre. Vi furono risatine e urletti di incoraggiamento. Foglia Tremante si scoprì il viso con le manine affusolate, come se le avessero chiesto di compiere un atto osceno senza precedenti.

Citazioni[modifica]

  • Le condizioni della propria salute, lo stato del tempo, le meraviglie della natura, sono argomenti che occupano assai raramente i pensieri dell'uomo comune che non abbia ancora raggiunto i trentacinque anni. (p. 19)
  • Nell'amara | radice del cuore, sento | il vento d'autunno. (p. 96)
  • La farfalla bagna | le ali, nel profumo | dell'orchidea. (p. 96)
  • Dopo la pesca, i grilli | cantano, | tra i gamberi morti. (p. 96)
  • Si vive solo due volte: | una volta quando si nasce | e una volta quando si guarda | la morte in faccia. (p. 96)

Una cascata di diamanti[modifica]

Incipit[modifica]

Con le due chele minacciosamente protese come le braccia di un lottatore, il grosso scorpione, un pandinus, uscì con un secco fruscio dalla fessura della roccia.
Fuori dal buco c'era una piccola zolla di terra battuta, e lo scorpione vi si fermò, appoggiandosi sulle quattro paia di zampe, pronto a una rapida ritirata e coi sensi vigili per captare le impercettibili vibrazioni che avrebbero determinato la sua prossima mossa.

Citazioni[modifica]

  • Nella maggior parte dei matrimoni le persone non si uniscono. Si sottraggono l'una all'altra.
  • Si interruppe e gli sorrise. «Ora tocca a te. Offrimi un altro Martini e dimmi qual è il tipo che ti piacerebbe unire a te.»
    Bond fece un cenno al cameriere, accese una sigaretta e guardò Tiffany. «Una donna che sappia fare bene sia l'amore che la salsa bernese.»
  • «[...] credo di averne abbastanza di vivere da sola. Sai che cosa dicono le ballerinette di Broadway? Un bucato senza una camicia maschile è un bucato triste.»

Vivi e lascia morire[modifica]

Incipit[modifica]

Stefano Bortolussi[modifica]

Vi sono momenti di grande privilegio, nella vita di un agente segreto. Vi sono incarichi in cui gli si richiede di recitare la parte dell'uomo ricchissimo; occasioni in cui, come in questo caso, è ospite sul territorio di un Servizio Segreto alleato.

Norah Bonetti[modifica]

Vi sono momenti di splendore nella vita di un agente segreto. Indagini, ad esempio, nel corso delle quali deve recitare la parte del milionario, occasioni che gli offrono la possibilità di godersi una vita piacevole, cancellando dalla memoria il ricordo del pericolo e l'ombra della morte; e tempi in cui, come quello presente, egli è semplicemente un ospite nel territorio di un Servizio segreto alleato.

Citazioni[modifica]

  • Bond gli rivolse un'occhiata interrogativa. «Nel mio lavoro» disse, «quando incontro un uomo come questo [ Mr. Big] ho un altro motto: "vivi e lascia morire"».

Incipit di alcune opere[modifica]

Agente 007 al servizio segreto di Sua Maestà[modifica]

Era un settembre di quelli in cui l'estate pare non dover mai finire. Le cinque miglia del lungomare di Royal-les-Eaux, dietro il quale si stendevano prati ben tenuti, ravvivati ad intervalli da aiuole tricolori di salvia, alisso e lobelia, erano rallegrate dalle bandiere e, sulla spiaggia più lunga della Francia settentrionale, le tende variopinte scendevano allegramente fino alla riva, in folti, redditizi battaglioni.

Agente 007 Thunderball Operazione Tuono[modifica]

Era una di quelle giornate in cui la vita pareva a James Bond – come deve aver detto qualcuno – un sei-quattro al tennis. Tanto per cominciare, aveva vergogna di se stesso, cosa che di solito non gli capitava. Soffriva dei postumi d'una maledetta sbronza, la testa debitamente dolente, le articolazioni debitamente anchilosate. Quando tossiva – l'eccesso di fumo si accompagna all'eccesso di alcool e inasprisce le conseguenze – uno sciame di luminosi puntini neri gli turbinava davanti come amebe in uno stagno. Il bicchiere di troppo si fa immancabilmente sentire troppo.

Di proprietà di una signora[modifica]

Per essere ai primi di giugno, era una giornata eccezionalmente calda. James Bond posò il pennarello grigio scuro col quale spuntava gli incartamenti avviati alla Sezione doppio zero e si tolse la giacca. Non si preoccupò di sistemarla sulla spalliera della sedia, e non gli passò neppure per la mente di alzarsi e di utilizzare l'appendiabiti che Mary Goodnight aveva fatto sistemare a proprie spese (maledette le donne!) dietro la porta verde che separava l'ufficio di Bond dalla segreteria. Non fece altro che lasciar cadere la giacca per terra. Perché mai avrebbe dovuto preoccuparsi di non sporcarla o di non gualcirla? Non c'era nessun lavoro in vista, che lui sapesse. Il mondo intero era in pace. Le notizie dall'interno e dall'esterno, da settimane, erano lavoro di normale amministrazione.

Il dottor No[modifica]

Alle sei, puntualmente, il sole tramontò dietro le Blue Mountains in un'ultima fiammata d'oro, un manto d'ombra viola si stese su Richmond Road, mentre grilli e raganelle, negli eleganti giardini, cominciavano a frinire e gracidare.

Il Lume dell'intelletto[modifica]

James Bond si trovava a quattrocentocinquanta metri dal bersaglio, nel famoso poligono di tiro Century, a Bisley.[1]
Sul paletto bianco piantato nell'erba accanto a lui era segnato il numero 44 e lo stesso numero era ripetuto in cima al monticello di terra dietro l'unico bersaglio, un quadrato di circa due metri di lato che a quella distanza, e nella foschia della tarda estate, sembrava non più grande di un francobollo. Ma il telescopio di Bond, uno Sniperscope a lenti infrarosse fissato sulla canna del suo fucile, inquadrava l'intero obiettivo. Riusciva persino a distinguere assai chiaramente i colori azzurro e beige del bersaglio; il centro semicircolare di quindici centimetri appariva simile alla mezzaluna che, sulla lontana cresta di Chobham Ridges, cominciava a sorgere in un cielo che andava facendosi sempre più cupo.

Missione Goldfinger[modifica]

James Bond stava seduto nella sala d'aspetto dell'aereoporto di Miami. Aveva già bevuto due bourbon doppi e ora rifletteva sulla vita e la morte. Anche se ammazzare la gente faceva parte della sua professione, la cosa non gli era mai piaciuta. Qaundo vi era costretto, cercava di farlo come meglio poteva e poi se ne dimenticava. Come agente segretoin possesso del raro prefisso "00" – l'autorizzazione a uccidere nel Servizio Segreto – era suo dovere mantenersi di fronte alla morte freddo come un chirurgo. Se doveva succedere, succedeva. Peggio, era un tarlo che rodeva il cervello.

Octopussy[modifica]

«Sai cosa ti dico?» disse il maggiore Dexter Smythe al polpo. «Oggi, se ce la faccio, avrai un pranzetto coi fiocchi.»
Aveva parlato a voce alta, e la maschera Pirelli si era appannata. Posò i piedi sul fondo sabbioso, vicino alla nera sporgenza dello scoglio, e si raddrizzò. L'acqua gli arrivava alle ascelle. Si tolse la maschera, ci sputò dentro, sparse la saliva sul vetro e lo risciacquò. Poi si passò la cinghietta della maschera dietro la testa e si immerse di nuovo.

Citazioni su Ian Fleming[modifica]

  • Era un terribile snob... e una persona straordinaria. (Sean Connery)

Note[modifica]

  1. Nel Surrey, a circa 45 km. da Londra.

Bibliografia[modifica]

  • Ian Fleming, Agente 007 al servizio segreto di Sua Maestà, traduzione di Roselia Irti Rossi, Garzanti 1969.
  • Ian Fleming, Agente 007 Thunderball Operazione Tuono, traduzione di Oreste Del Buono, Garzanti, 1966.
  • Ian Fleming, Casinò Royale (Casino Royale), traduzione di Massimo Bocchiola, Ugo Guanda Editore, 1953.
  • Ian Fleming, Casinò Royal, traduzione di Enrico Cicogna. TEA, 1998. ISBN 8878183695
  • Ian Fleming, Dalla Russia con amore (From Russia, with Love), traduzione di Enrico Cicogna, Aldo Garzanti Editore, 1978.
  • Ian Fleming, Di proprietà di una signora e Il Lume dell'intelletto, traduzione di Enrico Cicogna, in "Octopussy", Garzanti, 1977.
  • Ian Fleming, Il dottor No, traduzione di Carlo Borelli, Garzanti, R65.
  • Ian Fleming, Missione Goldfinger (Goldfinger), traduzione di Silvia Lalia Verpelli, Garzanti editore, 1965.
  • Ian Fleming, Moonraker (Moonraker), traduzione di Massimo Bocchiola, Ugo Guanda Editore, 1955.
  • Ian Fleming, Moonraker. Il grande slam della morte, traduzione di Roselia Irti Rossi, Garzanti, 1965.
  • Ian Fleming, Octopussy, traduzione di Enrico Cicogna, Garzanti, 1977.
  • Ian Fleming, Si vive solo due volte (You Only Live Twice), traduzione di Enrico Cicogna, Aldo Garzanti Editore, 1965.
  • Ian Fleming, Una cascata di diamanti (Diamonds are forever), traduzione di Enrico Cicogna, Aldo Garzanti Editore, 1962.
  • Ian Fleming, Vivi e lascia morire (Live and let die), traduzione di Stefano Bortolussi, Ugo Guanda Editore, 1954.
  • Ian Fleming, Vivi e lascia morire, traduzione di Norah Bonetti, Garzanti, 1970.

Voci correlate[modifica]

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]