Il gladiatore

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Il gladiatore

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Titolo originale Gladiator
Paese USA, Gran Bretagna
Anno 2000
Genere drammatico, epico, storico, azione
Regia Ridley Scott
Soggetto David Franzoni
Sceneggiatura David Franzoni, John Logan, William Nicholson
Produttore Douglas Wick, David Franzoni, Branko Lustig
Attori
Doppiatori italiani
Note
  • Vincitore di 5 premi Oscar:
    • Miglior attore protagonista (Russell Crowe)
    • Miglior film
    • Miglior costumi
    • Miglior effetti speciali
    • Migliori sonoro

Il gladiatore, film statunitense del 2000 con Russell Crowe, regia di Ridley Scott.

Tagline
La gloria rende gli eroi immortali.

Frasi[modifica]

  • Forza e onore. (Massimo)
  • A tre settimane da oggi, io mieterò il mio raccolto. Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà! Serrate i ranghi! Seguitemi! Se vi ritroverete soli, a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, non preoccupatevi troppo, perché sarete nei campi Elisi, e sarete già morti! Fratelli! Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità! (Massimo)
  • Al mio segnale, scatenate l'inferno. (Massimo)
  • Roma ha vinto! (Massimo)
  • C'è stato un sogno una volta che era Roma; lo si poteva soltanto sussurrare: ogni cosa più forte di un sospiro l'avrebbe fatto svanire. Era così fragile. Io temo che non sopravviverà all'inverno. (Marco Aurelio) [Rivolto a Massimo]
  • Un soldato ha il grande vantaggio di poter guardare il suo nemico negli occhi. (Massimo)
  • Massacrerei il mondo intero se solo tu mi amassi! (Commodo)
  • Conoscevo un uomo che diceva "La morte sorride a tutti; un uomo non può far altro che sorriderle di rimando". (Massimo)
  • Molte cose cambiano nel tempo; molte cose, ma non tutte. (Lucilla)
  • Io sono Proximo e per i pochi giorni che seguiranno, gli ultimi della vostra miserabile vita, io vi starò più vicino di quella puttana che vi ha messo al mondo urlando; non ho pagato per godere della vostra compagnia, ho pagato per trarre profitto dalla vostra morte, e come vostra madre era con voi al principio, io sarò con voi alla fine... e quando morirete, perché voi morirete, il vostro trapasso avverrà con questo suono: [Clap Clap Clap] Gladiatori, io vi saluto! (Proximo)
  • [...] in fin dei conti dobbiamo tutti morire, purtroppo non possiamo scegliere in che modo, ma possiamo decidere come andare in contro alla fine, per poter essere ricordati... da uomini. (Proximo)
  • [Parlando di Commodo] Credo che lui sappia che cos'è Roma, Roma è il popolo, farà qualche magia per loro per distrarli, toglierà loro la libertà e la folla ruggirà lo stesso. Il cuore pulsante di Roma non è certo il marmo del Senato, ma la sabbia del Colosseo, lui porterà loro la morte, in cambio lo ameranno. (Senatore Gracco)
  • Noi mortali non siamo che ombre e polvere. Ombre e polvere, Massimo! (Proximo)
  • Sangue! Sangue! Sangue! (La folla) [All'arena dei gladiatori]
  • Ispanico! Ispanico! Ispanico! (La folla) [All'arena dei gladiatori]
  • Morte, morte, morte! (La folla) [All'arena dei gladiatori]
  • Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa... e avrò la mia vendetta... in questa vita o nell'altra. (Massimo)
  • È un sogno, un sogno spaventoso, la vita. (Commodo)
  • Hai un grande nome, dovranno uccidere il tuo nome prima di uccidere te! (Iuba) [Rivolto a Massimo]
  • Roma vale la vita di un uomo giusto? Noi lo credevamo una volta. Fa' in modo che possiamo crederlo ancora. (Lucilla) [Al senatore Gracco, dopo la morte di Massimo]
  • Era un soldato di Roma. Onoratelo! (Lucilla) [Davanti al corpo esanime di Massimo]
  • Io ti riincontrerò un giorno... ma non ancora. Non ancora. (Iuba)
  • Il tempo degli onori presto sarà finito per te, principe. (Massimo)
  • Qualunque cosa esca da quei cancelli... avremmo maggiori possibilità di sopravvivere se combatteremo uniti. Avete capito? Se saremo uniti, sopravviveremo. (Massimo)
  • [Al pubblico dell'arena, dopo aver ucciso sei gladiatori in pochi secondi] Non vi siete divertiti?! Non vi siete divertiti?! Non siete qui per questo?! (Massimo)

Dialoghi[modifica]

  • Commodo: La tua fama è ben meritata Ispanico, non credo che ci sia mai stato un gladiatore come te e quanto a questo giovane insiste nel dire che sei Ettore redivivo. Oppure era Ercole? Ma perché l'eroe non si rivela e non ci dice il suo vero nome? Perché tu hai un nome.
    Massimo: Mi chiamano"gladiatore" [si volta dandogli le spalle]
    Commodo: Come osi voltare le spalle a me? Schiavo! Ti toglierai l'elmo e mi dirai il tuo nome!
    Massimo [togliendosi l'elmo, e voltandosi]: Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa... e avrò la mia vendetta... in questa vita o nell'altra.
  • Quinto: Soldato, ti ho ordinato di spostare in avanti quelle catapulte, sono troppo distanti.
    Massimo: La distanza è buona...
    Quinto: Il rischio per la cavalleria...
    Massimo: ...è accettabile, intesi?
  • Quinto: Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto.
    Massimo: Tu lo capiresti Quinto? Io lo capirei?
  • Marco Aurelio: Hai dimostrato il tuo valore ancora una volta, Massimo... speriamo che sia l'ultima.
    Massimo: Non c'è più nessuno da combattere, Cesare.
    Marco Aurelio: Ahh... c'è sempre qualcuno da combattere...
  • Marco Aurelio: Come posso ricompensare il più grande condottiero di Roma?
    Massimo: Lasciami tornare a casa.
  • Valerio: Torni agli accampamenti, generale? ...oppure a Roma?
    Massimo: A casa, da mia moglie, da mio figlio e al mio raccolto...
    Quinto: Massimo il contadino, è ancora difficile immaginarlo per me.
    Massimo: La terra si toglie molto più facilmente del sangue, Quinto.
  • Massimo: La mia casa è sulle colline di Trujillo. Un posto molto semplice, pietre rosa che si scaldano al sole e un orto che profuma di erbe di giorno e di gelsomino la notte. Oltre il cancello c'è un gigantesco pioppo, fichi, meli, peri. Il terreno, Marco, è nero, nero come i capelli di mia moglie, vigne sui declivi a sud, olivi su quelli a nord, cavallini giocano con mio figlio che vuole essere uno di loro.
    Marco Aurelio: Da quanto manchi dalla tua casa?
    Massimo: 2 anni, 264 giorni e questa mattina.
  • Marco Aurelio: C'è un ultimo dovere che ti chiedo di compiere prima di tornare alla tua casa.
    Massimo: Che cosa vuoi che faccia, Cesare?
    Marco Aurelio: Voglio che tu divenga il protettore di Roma, dopo la mia morte. Te ne darò l'autorità... per un unico scopo: restituire il potere al popolo di Roma e porre fine alla corruzione che la rende abbietta.
    Massimo: Con tutto il cuore no.
    Marco Aurelio: Massimo, è per questo che devi essere tu!
  • Massimo: E Commodo? [Parlando del successore]
    Marco Aurelio: Commodo è un uomo senza moralità, lo sai sin da quando eri ragazzo... Commodo non può governare, non deve assolutamente governare.
  • Lucilla: Servirai mio fratello come hai servito mio padre?
    Massimo: Io servirò sempre Roma!
  • Marco Aurelio: Tu non diventerai imperatore. I miei poteri passeranno a Massimo.
    Commodo: ...Massimo...
    Marco Aurelio: Sì...la mia decisione ti delude?
    Commodo: Una volta mi scrivesti, citando le quattro principali virtù: saggezza, giustizia, fermezza, e temperanza. Leggendo quello scritto, sapevo di non possederle. Ma ho altre virtù, padre. Ambizione. Questa può essere una virtù quando ci conduce a eccellere. Intraprendenza. Coraggio. Forse non sul campo di battaglia, ma... ci sono molte forme di coraggio. Devozione. Alla mia famiglia, e a te. Ma nessuna delle mie virtù era sul tuo scritto. Anche allora era come se non mi volessi come figlio.
    Marco Aurelio: Oh, Commodo. Stai esagerando.
    Commodo: Vado cercando i volti degli dèi... per fare in modo di compiacerti, di renderti orgoglioso. Una parola gentile. Ci fosse almeno una volta in cui mi avessi abbracciato e tenuto stretto al tuo petto, per me... sarebbe stato come il sole nel mio cuore per mille anni. Cosa odi in me a tal punto?
    Marco Aurelio: Shh, Commodo.
    Commodo: Non desideravo altro che... essere degno di te, Cesare. Padre.
    Marco Aurelio [si mette in ginocchio]: Commodo... le tue mancanze come figlio sono il mio fallimento come padre. [si abbracciano] Figlio mio. [Ultime parole]
    Commodo: Padre... Massacrerei il mondo intero, se solo tu mi amassi! [Commodo preme Marco contro il suo petto e lo fa morire asfissiato]
  • Lucilla: C'è sempre stato un Senato...
    Commodo: Roma è cambiata, ci vuole un imperatore... per governare un impero!
    Lucilla: Certo, ma lascia al popolo le sue...
    Commodo: ...illusioni?
    Lucilla: Tradizioni!
  • Lucilla: Il popolo ama sempre le vittorie... [Parlando della guerra del padre contro i barbari]
    Commodo: Perché? Non assistono alle battaglie, cosa gliene importa della Germania?
    Lucilla: Il popolo tiene alla grandezza di Roma.
    Commodo: La grandezza di Roma? E che cos'è la grandezza?
    Lucilla: È un'idea, la grandezza... la grandezza è una visione...
  • Lucilla: Conoscevo un uomo una volta, un uomo nobile, un uomo dai saldi principi che amava mio padre e che mio padre amava. Quell'uomo servì bene Roma.
    Massimo: Quell'uomo non esiste più. Tuo fratello ha fatto bene il suo dovere.
    Lucilla: Lasciati aiutare da me.
    Massimo: Sì, tu puoi aiutarmi, dimentica di avermi conosciuto e non tornare mai più qui. Guardia, questa donna ha finito con me!
  • Massimo: Mi hai mandato a chiamare?
    Proximo: Si è vero. Tu sei bravo ispanico, ma non così bravo. Potresti essere magnifico.
    Massimo: Mi ordinano di uccidere, e io uccido. Tanto basta.
    Proximo: Tanto basta per le provincie, ma non per Roma. Il giovane imperatore ha proclamato una serie di spettacoli per commemorare suo padre, Marco Aurelio; lo trovo divertente visto che è stato Marco Aurelio, il saggio, il sapiente Marco Aurelio a interrompere i giochi. E così dopo cinque anni passati a guadagnarsi faticosamente da vivere in villaggi infestati dalle pulci, finalmente torniamo al posto che ci spetta: il Colosseo... oh dovresti vedere il Colosseo. Cinquantamila romani che osservano ogni movimento della tua spada, aspettando che vibri il colpo ferale; il silenzio prima del fendente e il fragore dopo... cresce... cresce e si solleva come... come una tempesta... come se tu fossi Giove tonante!
    Massimo: Tu sei stato gladiatore.
    Proximo: Sì, lo ero.
    Massimo: Hai vinto la tua libertà?
    Proximo: Tanto tempo fa l'imperatore mi fece dono del rudis. È solo una verga di legno, il simbolo della tua libertà. Egli... egli mi toccò la spalla e io fui libero.
    Massimo: Ah ah ah... tu conoscevi Marco Aurelio?
    Proximo: Non ho detto che lo conoscevo, ho detto che mi toccò la spalla!
    Massimo: Mi chiedi quello che voglio? Voglio stare in piedi davanti all'imperatore. Come hai fatto tu.
    Proximo: Allora ascoltami, impara da me: io non sono stato il migliore perché uccidevo velocemente. Ero il migliore perché la folla mi amava. Conquista la folla, e conquisterai la libertà.
    Massimo: Conquisterò la folla, le darò qualcosa che non ha mai visto prima.
    Proximo: Ah ah ah! Allora ispanico andremo a Roma insieme, e vivremo avventure sanguinose. E la grande meretrice ci allatterà finché saremo grassi e felici e non potremo più succhiare, e allora... quando saranno morti tanti uomini, forse tu avrai la tua libertà.
  • Commodo: E adesso amano Massimo per la sua clemenza, così non posso ucciderlo, altrimenti apparirei ancora più spietato. Tutta questa storia sembra un folle incubo.
    Falco: Ti sta sfidando. Ogni sua vittoria è un atto di sfida. Il popolo se ne accorge, così come se ne accorge il Senato. Ogni giorno che lui vive i senatori si fanno più audaci. Uccidilo, Commodo.
    Commodo: No. Non voglio fare di Massimo un martire!
    Falco: Mi hanno raccontato di uno strano serpente marino che ha un modo piuttosto insolito di attirare le sue prede per poi ucciderle. Questo serpente giace sul fondo del mare come se fosse ferito, così i suoi nemici si avvicinano, e lui resta ancora sul fondo immobile. Allora i suoi nemici cominciano a strappargli a morsi piccoli pezzi di carne, e lui resta immobile, ancora.
    Commodo: Allora... resteremo immobili, e lasceremo avvicinare i nostri nemici a prenderci le carni. Fa' seguire ogni senatore.
  • Commodo: Che cosa devo fare con te, sembra proprio che tu non voglia morire. Siamo poi così diversi tu e io? Anche tu togli la vita quando devi, come faccio io.
    Massimo: Ho solo un'altra vita da prendere, poi avrò finito.
    Commodo: Allora prendila adesso! Mi hanno detto che tuo figlio gridava come una femminuccia mentre lo inchiodavano alla croce e tua moglie gemeva come una puttana mentre abusavano di lei, ancora e ancora e ancora.
    Massimo: Il tempo degli onori presto sarà finito per te, principe...
  • Iuba: È laggiù da qualche parte il mio paese, casa mia. Mia moglie prepara il cibo, mia figlia va a prendere l'acqua al fiume, le potrò mai rivedere? Io non credo.
    Massimo: Pensi che le rincontrerai dopo la tua morte?
    Iuba: Penso di sì. Però io morirò presto, loro non moriranno per molti anni, dovrò aspettare.
    Massimo: Ma tu aspetteresti loro?
    Iuba: Certo.
    Massimo: Vedi, mia moglie e mio figlio, loro mi stanno già aspettando.
    Iuba: Li rincontrerai un giorno, ma non ancora.
  • Commodo: Massimo, Massimo, Massimo, ti acclamano. Il generale che diventò uno schiavo, lo schiavo che diventò un gladiatore, il gladiatore che sfidò un imperatore, una storia che colpisce e adesso il popolo vuole sapere come va a finire, soltanto una morte gloriosa li soddisferà e cosa c'è di più glorioso che sfidare l'imperatore in persona nella Grande Arena?
    Massimo: Tu combatteresti contro di me?
    Commodo: Perché no? Credi che io abbia paura?
    Massimo: Credo che tu abbia avuto paura per tutta la vita.
    Commodo: A differenza di Massimo l'invincibile, che non conosce paura?
    Massimo: Conoscevo un uomo che una volta disse: la morte sorride a tutti, un uomo non può far altro che sorriderle di rimando.
    Commodo: Mi chiedo se questo tuo amico ha sorriso alla sua morte.
    Massimo: Dovresti saperlo, era tuo padre.
    Commodo: Tu amavi mio padre lo so, ma lo amavo anch'io, questo ci rende fratelli non è così? Sorridi per me adesso fratello. [Lo pugnala al costato]

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