Il compagno don Camillo

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Il compagno don Camillo

DonCamillo Breviario.jpg
Titolo originale Il compagno don Camillo
Paese Italia
Anno 1965
Genere commedia
Regia Luigi Comencini
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Attori
Note

Il compagno don Camillo, film italiano del 1965 con Gino Cervi e Fernandel, regia di Luigi Comencini.

[modifica] Frasi

  • C'era una volta un paesino chiamato Brescello. Vi raccontiamo ancora questa favola sempre uguale e sempre diversa, perché sempre diversi ma sempre uguali sono il parroco Don Camillo e il sindaco Peppone, i fieri capi delle due opposte fazioni. Brescello visto da destra è il paese di Don Camillo, visto da sinistra è il paese di Peppone, visto dall'alto è un paese dove gli avversari si battono duramente, ma senza diventare nemici, e la voce della coscienza ha sempre l'ultima parola. (Voce narrante che introduce il film)
  • Signor Sindaco, questo gemellaggio può solo proporlo con un particolare referendum democratico perché la cittadinanza possa dire se vuole essere gemellata con un nido infetto di vipere rosse! (Don Camillo) [Rivolto a Peppone durante la convocazione del popolo al municipio]
  • Come vedete reverendo il falsario siete voi, vedete, ci avete spacciato per fuggiaschi russi certo Coretti Adolfo di Busto Arsizio e Andreini Giuliana di Carate Brianza. (Peppone) [Rivolto a don Camillo dopo aver scoperto l'identità dei sedicenti fuggiaschi russi]
  • ... Ah, t'ho capito, te compagno non vuoi mica fare il gemelaggio, vuoi fare due gemelli. (Don Camillo) [A Scamoggia che tenta di convincere Nadia per farsi aprire ed entrare nella sua stanza, vanificando così il tentativo del giovane]
  • Compagno, chi ha avuto venti milioni di morti in guerra non sta a preoccuparsi dei dieci o ventimila morti che gli ha lasciato in casa il nemico. (Don Camillo) [Al Brusco dopo che hanno trovato il luogo in cui è stato sepolto il fratello morto in guerra di quest'ultimo]
  • È piena di grano, dal grano si fa il pane e il pane sono io, quando entrano a prendere il grano son costretti a pensar a me anche coloro che qui non entravano mai e mi parlano pur restando muti, perché questa è la chiesa del silenzio. (Gesù)

[modifica] Dialoghi

  • [Peppone intima a don Camillo di mostrare i due sedicenti fuggiaschi russi]
    Don Camillo: Ma a titolo di pura curiosità, cosa intendete fare di loro?
    Peppone: Portarli all'ambasciata russa per restituirli ai loro legittimi proprietari.
    Don Camillo: Ogni essere umano ha un solo e unico proprietario, se stesso.
    Peppone: Ma così...
    [Si arresta dubbioso]
    [...]
    [Di fronte ai fuggiaschi che rifiutano di tornare in Russia definendola un inferno]
    Peppone: Ma vergognatevi, la Russia non è un inferno, ma dico, la Russia è la vostra grande patria, ma come, dovete sentirvi orgogliosi di appartenere a questo faro di civiltà che illumina, che guida, che... eh? [Don Camillo gli intima di non fare comizi in canonica]
    [...]
    Peppone: [Ora disponibile a favorire la fuga dei fuggiaschi, respingendo i loro ringraziamenti]...Soprattutto non vi azzardate a raccontarmi un'altra delle vostre stramaledette calunnie sulla vostra Russia, io voglio continuare a credere alla mia!
  • Don Camillo: Non mi dite niente, Signore? [Dopo aver illustrato a Gesù i preparativi per il viaggio in Russia sotto le mentite spoglie di compagno Camillo Tarocci]
    Gesù: Che vuoi che ti dica? Buon viaggio compagno don Camillo.
  • Don Camillo: Avevi paura che perdessi il treno, capo?
    Peppone: No, ci speravo.
    Don Camillo: Eh, inutilmente.
    Peppone: Ma come vi siete conciato? Ma se sembrate sempre un prete!
    Don Camillo: Da compagno, compagno.
    Peppone: Ma piantala di fare il buffone, non viaggiamo soli.
    [...]
    Peppone: Ah, Scamoggia ti presento don... Donizetti, il compagno Gaetano Donizetti.
    Don Camillo: Donizetti, sì Leoncavallo, mi chiamo Tarocci.
    Peppone: Acc... eh... Io per i nomi proprio...
  • [In treno]
    Scamoggia: È vero il prete ti frega e ti fregherà sempre.
    Peppone: Oh, deve ancora nascere il prete che fregherà me.
    Don Camillo (alias Tarocci): E il prete che ti ha batesato?
    Peppone: Oh grazie, avevo un giorno.
    Don Camillo: E quello che ti ha sposato?
    Peppone: Eh?...
    Scamoggia: Ah, lascia perdere capo, guarda che Tarocci ha ragione, non c'è niente da fare... Tarocci mi piaci perché sei un mangiapreti quasi come me, bravo!
    [...]
    Scamoggia: Cosa leggi di bello, compagno?
    Don Camillo: Il mio breviario.
    Scamoggia: Eh? E che ti vuoi fare prete? [Don Camillo risponde mostrando la sovracopertina con il titolo "Pensieri di Lenin" apposta sul proprio breviario]
  • Don Camillo: Compagno, non ti chini a baciare il suolo sacro? [All'arrivo in Russia]
    Peppone: Ve ne ficco una manciata in quella maledetta bocca!
  • Peppone: ...Quindi, a questo punto, chiedo formalmente, a nome della missione italiana, perché siano stati tolti dalle pareti i ritratti di Nikita Serghiej Chruščëv! Traduca. [A Nadia che traduce al funzionario capo]
    Funzionario capo: [Risponde in russo]
    Nadia: Per spolverarli.
  • [Il giorno seguente vedendo appesi i ritratti di Aleksej Nikolaevič Kosygin]
    Don Camillo: Per me, se volete sapere la mia opinione spassionata, in confronto a questo, Stalin era un bignè.
    [...]
    Brusco: Eh eh, cala la cortina di ferro un'altra volta come ai bei tempi.
    Scamoggia: Solo che adesso ci siamo dentro anche noi.
  • [Dopo aver sentito, da un finestra, una mamma cullare il proprio bebè]
    Don Camillo: Eh, ti dirò, che di fronte a certe cose, Peppone, io comincio a capire perfino il tuo gemelaggio.
    Peppone: Bravo compagno fai progressi.
    Don Camillo: No, solamente mi sono acorto che il padrone di casa, anche qui, è sempre lo stesso.
    Peppone: Sì, sì però da qui è stato sfratato eh, dunque...
    Don Camillo: Dal pian tereno, ma a slogiarlo dai piani superiori non ce l'hanno fatta.
  • Peppone: Libertà di culto!
    Don Camillo: Così da qui uno che vuole andare alla messa si deve fare diciotto chilometri a piedi!
    Peppone: Libertà di culto con l'obbligo di fare un po' di sport.
  • Don Camillo: Ma cos'ha? [Vedendo Peppone soccorso da i compagni]
    Brusco: Ha vinto la gara della vodka.
    Don Camillo: Oh, m'ero scordato.
    [...]
    Don Camillo: Peppone, guardami, rispondimi sono io don... Donizetti.
    Peppone: C'a t' vegn un cancher
    Don Camillo: Ah, m'ha riconosciuto, buon segno.
  • [Al commiato ricevendo i saluti del compagno Ivan tradotti da Nadia]
    Nadia: Potremo mai ricambiare? No, noi lo speriamo ma non è previsto e nemeno programato, e quindi non ci vedremo mai più. [Nadia inserisce chiaramente un messaggio rivolto al solo Scamoggia, il quale, sorprendendola, dopo essere salito sull'aereo scende e decide di restare]
    Don Camillo: ...Comunque è una bella prova d'amore.
    Peppone: Quale?
    Don Camillo: Ma restare qui, chissà per quanto, sperduto in questo paese di selvaggi.
    Peppone: Al solito, parole indegne, parole sporche di un reazionario che negherebbe anche la luce del sole.
    Don Camillo:Mo sono parole tue, le hai pronunciate solennemente in punto di morte: tenetemi la manina reverendo, giuratemi che mi farete partire.
    Peppone. Ooh, ero ubriaco, non potete dar credito ai vaneggiamenti di un ubriaco che non hanno nulla a che vedere con i miei veri sentimenti, ah. [Ma subito si impaurisce quando gli viene chiesto di scendere e vede un'ambulanza pronta per lui]
  • Medico: Compagno Buottazzi, partito molto preoccupato tua salute, offre te sue attrezzature cliniche, non vuoglio responsabilità, io.
    Peppone: No, grazie, io sto benissimo, creda... Veramente...
    Medico: No, qui dice che no.
    Peppone: Come dice no?
    Medico: No, questa tua firma? [Mostrando un documento che era stato firmato da Peppone mentre era ubriaco dopo la gara della vodka]
    Peppone: No.
    Don Camillo: Sì.
    [...]
    Peppone: [Mentre viene caricato sull'ambulanza] ...Se dovessi tardare avvertite la Croce Rossa, anzi l'ONU e il Vaticano voi che potete, eh, ricordatevi don Camillooo.
    Don Camillo: See, [Poi si rivolge al funzionario capo] cercate di fare qualcosa per lui, sì e quando capisce questo.
    Funzionario capo: Sempre reverendo, nostro servizio informazioni è migliore di tutto il mondo, sapevamo chi eri prima ancora che tu partissi, ma non abbiamo segreti per nessuno, dillo al papa, digli che non è tanto così terribile qui da noi, digli di farci visita, buon viaggio. [Don Camillo si precipita impaurito sull'aereo]
  • [In partenza per gli Stati Uniti con la comitiva di preti]
    Don Camillo: Signore! Avete visto Peppone, senza baffi, che faccia da prete che ha? È vero che l'abito non fa il monaco... Ma chi lo sa?
    Gesù: E chi lo sa.

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