Jeffery Deaver
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Jeffery Deaver (1950 – vivente), scrittore statunitense.
- I racconti sono come le pallottole di un cecchino. Rapidi e sconvolgenti. In un racconto io posso trasformare il bene in male e il male in peggio e, cosa ancora più divertente, quelli veramente buoni in veramente cattivi. (da Spirali)
- I titoli delle mie antologie non sono casuali. Per quanto mi riguarda, l'effetto sorpresa è l'essenza del racconto. (da La notte della paura)
- Nei miei romanzi, rispetto sempre regole molto rigide; anche se mi piace far passare i cattivi per buoni e viceversa, e far balenare la possibilità di un disastro, alla fine i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, e il bene più o meno trionfa. (da Spirali)
- Quando al liceo mi veniva assegnata una prova di scrittura, puntualmente mi cimentavo con un racconto. (da Spirali)
Indice |
[modifica] Il giardino delle belve
[modifica] Incipit
Non appena entrò nell'appartamento poco illuminato, capì di essere un uomo morto.
Si asciugò le mani madide di sudore, si guardò attorno, la casa era silenziosa come un obitorio e gli unici deboli suoni erano quelli del traffico notturno di Hell's Kitchen e della veneziana sudicia che veniva sospinta verso la finestra dal fiato caldo del ventilatore Monkey Ward.
In quella scena non quadrava niente.
[modifica] Citazioni
- Il sole tramonta comunuque, sia sul giorno migliore sia sul giorno peggiore.
- Mentre si avvicinava al capanno, notò che non aveva finestre. Non aveva una porta posteriore; la fuga dopo lo sparo sarebbe stata molto difficile; sarebbe stato costretto a uscire allo scoperto e a passare davanti allo stadio. Tuttavia aveva il sospetto che l'acustica avrebbe reso molto difficile individuare il punto da cui era stato esploso il colpo.
[modifica] Profondo Blu
[modifica] Incipit
Il furgone bianco e malconcio l'aveva messa a disagio.
Lara Gibson sedeva al bancone del Vesta's Grill sul De Anza a Cupertino, in California, e stringeva lo stelo freddo del suo bicchere di Martini cercando di ignorare due giovani programmatori in piedi poco lontano da lei che le lanciavano occhiate inequivocabili.
[modifica] Citazioni
- Chi vuoi essere?
- L'accesso è Dio...
- Più ti conosco, più mi convinco che non sei come tutti gli altri hacker. (Detective Bishop)
- È che io so cosa fare. Quando sei un hacker, riesci a entrare in sintonia con le macchine. (Wyatt Gilette)
- La giustizia degli hacker è una giustizia paziente.
- La prima volta che il tuo computer fa le bizze, non preoccuparti. Problemi di ordinaria amministrazione. Sono certo che non corri alcun pericolo. Probabilmente.
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] Il collezionista di ossa
Voleva soltanto dormire.
L'aereo era atterrato con due ore di ritardo e c'era stata un'attesa infinita per i bagagli. E poi l'autonoleggio aveva fatto casino: la limousine se n'era andata un'ora prima. E così, ora stavano aspettando un taxi.
Lei era in fila con gli altri passeggeri, il corpo snello piegato in avanti per il peso del computer portatile. John sproloquiava qualcosa sui tassi di interesse e su nuovi modi possibili di rinegoziare l'accordo, ma tutto ciò che lei riusciva a pensare era: Sono le dieci e mezzo di venerdì sera. Voglio mettermi in tuta e buttarmi su letto.
[modifica] La bambola che dorme
Il "Figlio di Manson" riconosciuto colpevole della strage della famiglia Croyton
Salinas, California. Oggi la giuria di Monterrey County, dopo appena cinque ore di consultazione, ha riconosciuto Daniel Raymond Pell, trentacinque anni, colpevole di quattro capi d'accusa per omicidio di primo grado e uno per omicidio colposo.
"Andava fatta giustizia", ha dichiarato il pubblico ministero James J. Reynolds ai giornalisti, dopo avere comunicato il verdetto. "Abbiamo a che fare con un uomo estremamente pericoloso, autore di crimini orribili."
[modifica] La finestra rotta
C'era qualcosa che la tormentava anche se non riusciva a capire cosa.
Come quando senti un dolorino che non se ne va.
O quando, tornando a casa, ti accorgi che c'è un uomo dietro di te... Che sia lo stesso che ti guradava in metrpolitana?
O quando vedi un puntino scuro che si muove verso il tuo letto e poi sparisce... Una vedova nera?
Ma poi il suo ospite, seduto sul divano del salotto, la guardò sorridendo e Alice Sanderson dimenticò le sue preoccupazioni, se di preoccupazioni si trattava. Arthur era un tipo brillante e di bell'aspetto, certo. E, soprattuttto, aveva uno splendido sorriso.
[modifica] La lacrima del Diavolo
Il Becchino è in città.
Il Becchino assomiglia a te, il Becchino assomiglia a me. Cammina lungo le strade fredde e tristi proprio come camminerebbe chiunque altro, le spalle strette a difendersi dall'aria umida di dicembre.
Non è alto e non è basso, non è grasso e non è magro. Le sue dita, nei guanti scuri, potrebbe essere grassocce, ma potrebbero anche non esserlo. I suoi piedi sembrano grandi, ma forse è soltanto la misura delle scarpe.
[modifica] La sedia vuota
Scese a portare dei fiori nel luogo in cui il ragazzo era morto e la ragazza era stata rapita.
Scese perché era grassa, aveva la faccia butterata e non aveva molti amici.
Scese perché ci si aspettava che scendesse.
Scese perché voleva farlo.
Goffa e madida di sudore, Lydia Johansson percorse il ciglio di terra battuta della Route 112, dove aveva parcheggiato la sua Honda Accord, quindi, con cautela, scese lungo il pendio fino alla riva fangosa dove il Canale Blackwater incontrava le acque opache del fiume Paquenoke.
Scese perché pensava che fosse la cosa giusta da fare.
Scese, anche se aveva paura.
[modifica] L'uomo scomparso
Buona sera, Riveriti Spettatori. Benvenuti.
Benvenuti al nostro spettacolo. Abbiamo moltissime eccitanti sorprese in serbo per voi nel corso dei prossimi due giorni, in cui i nostri illusionisti, i nostri maghi, i nostri prestidigitatori tesseranno i loro incantesimi per divertirvi e intrattenervi.
[modifica] La luna fredda
"Quanto tempo hanno impiegato a morire?"
L'uomo cui era stata posta la domanda sembrò non averla sentita. Guardò di nuovo nello specchietto retrovisore e si concentrò sulla guida. Era appena passata mezzanotte e le strade di Lower Manhattan erano ghiacciate. Un fronte di aria fredda aveva spazzato il cielo e trasformato la neve che lo aveva preceduto in una patina scivolosa sull'asfalto. I due uomini erano a bordo della Band-Aid-Mobile, come Vincent lo Sveglio aveva battezzato la SUV scura. Il veicolo aveva qualche anno e necessitava tanto di una revisione ai freni quando diun cambio di pneumatici. Ma portare una macchina rubata in officina non sarebbe stata un'idea saggia, specie considerando che due dei suoi ultimi passeggeri erano ora vittime di un omicidio.
[modifica] La dodicesima carta
Il volto bagnato di sudore e lacrime, l'uomo corre per salvarsi la vita.
"Eccolo! Eccolo là!"
L'ex schiavo non capisce bene da dove venga la voce. Dalle sue spalle? Da sinistra o da destra? Dal tetto di una delle case decrepite che si allineano lungo queste sordide strade acciottolate? Nell'aria di luglio calda e densa come paraffina, l'uomo smilzo salta un cumulo di sterco di cavallo. I netturbini non arrivano qui, in questa parte della città. Charles Singleton si ferma presso un bancale con un'alta pila di barilotti appoggiata sopra, tentando di riprendere fiato.
[modifica] Lo scheletro che balla
Quando Edward Carney salutò sua moglie Percey, non avrebbe mai immaginato che quela fosse l'ultima votla che la vedeva.
Salì sulla sua automobile, che era parcheggiata in un preziosissimo posto auto sull'Ottantunesima Strada Est a Manhattan, e si immise nel traffico. Carney, osservatore per nautra, notò un furgone nero parcheggiato nelle vicinanze di casa loro. Un furgone con i finestrini a specchio ricoperti di schizzi di fango. Lanciò un'occhiata al veicolo malridotto, riconobbe le targhe del West Virginia e si rese conto di averlo visto in strada diverse volte negli ultimi giorni. Poi, però, le macchine incolonnate davanti a lui ripresero a muoversi. Carney riuscì a passare un attimo prima che il semaforo cambiasse dal giallo al rosso e si dimenticò completamente del furgone. Ben presto si ritrovò sulla FDR Drive, nel flusso diretto verso nord.
[modifica] Pietà per gli insonni
Come una culla, il furgone mortuario lo faceva oscillare dolcemente.
Il malandato veicolo procedeva scricchiolando lungo una strada di campagna, asfalto screpolato e gibboso. Gli pareva che quel viaggio durasse da alcune ore ma non si sarebbe stupito scoprendo che si trattava invece di giorni o settimane. Poi ci fu uno stridio di freni consumati e si sentì sballottare da una brusca svolta. Adesso erano sul fondo liscio di una statale, e in rapida accelerazione.
Sfregò il volto contro un'etichetta satinata all'interno della sacca. Non poteva vederla in quel buio ma ricordava le parole elegante intessute in nero su giallo.
[modifica] Sotto terra
"Tempo fa mi hanno raccontato un aneddoto su di te", disse Marty, "e non sapevo se crederci."
Pellam non lo guardò neppure. Stava tornando in città al volante del Winnebago Chieftain 43. Avevano appena scovato una vecchia casa colonica a un chilometro e mezzo di distanza e offerto al proprietario esterefatto milletrecento dollari per girare due scene nella sua veranda, a patto di poter sostituire per un paio di giorni, nel vialetto d'ingresso, la sua Nissan arancio arrugginita con una mietitrebbiatrice. Per tutti quei soldi il contadino si era anche detto disposto a mangiarsela la macchina, se solo fosse stato quello che loro volevano.
Pellam gli aveva risposto che non ce n'era bisogno.
[modifica] Citazioni su Jeffery Deaver
- Jeffery Deaver è il migliore, anche si mi fa rosicare dall'invidia. (Giorgio Faletti)
- Un maestro. (Carlo Lucarelli)
[modifica] Bibliografia
- Jeffery Deaver, Spirali, traduzione di Matteo Curtoni, Maura Parolini, Sergio D. Altieri, Andrea Carlo Nappi, Carlo Oliva. Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, Il giardino delle belve, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni, Sonzogno Editore, Milano 2004.
- Jeffery Deaver, Profondo Blu, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni, Sonzogno Editore, Milano 2001.
- Jeffery Deaver, La bambola che dorme, traduzione di Andrea Carlo Cappi e Cristiana Astori, Sonzogno Editore, Milano 2007.
- Jeffery Deaver, Il collezionista di ossa, traduzione di Stefano Massaron, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, La finestra rotta, traduzione di Andrea Carlo Cappi, Rizzoli.
- Jeffery Deaver, La lacrima del Diavolo, traduzione di Stefano Massaron, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, La sedia vuota, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, L'uomo scomparso, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, La luna fredda, traduzione di Adrea Carlo Nappi, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, La dodicesima carta, traduzione di Andrea Carlo Cappi, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, Lo scheletro che balla, traduzione di Stefano Massaron, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, Pietà per gli insonni, traduzione di Mariapaola Dèttore, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, Sotto terra, traduzione di Cristiana Astori, Edizioni Sonzogno.
- Jeffery Deaver, La notte della paura, traduzione di Cristiana Astori, Andrea Carlo Cappi, Matteo Curtoni e Sandro Ossola, Rizzoli Editore, Milano 2008.
[modifica] Voci correlate
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