J.D. Salinger

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Jerome David Salinger (1919 – 2010), scrittore statunitense.

  • A mio parere, la vita è un caval donato. (da Nove Racconti)

Il giovane Holden[modifica]

Incipit[modifica]

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.

Citazioni[modifica]

  • Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.
  • Accidenti ai quattrini. Finiscono sempre col darvi una malinconia del diavolo. (capitolo XV)
  • Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c'è qui, continuano a chiedermi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. È una domanda così stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sì, ma come faccio a saperlo? (capitolo XXVI)
  • Suo figlio era indiscutibilmente il piú emerito bastardo che fosse mai stato a Pencey in tutta la sporca storia dell'istituto. (capitolo VIII).
  • Sensibile. Mi lasciò secco. Quel Morrow era sensibile suppergiú quanto un dannato cesso. (capitolo VIII).
  • La gente non si accorge mai di nulla.
  • Ragazzi, quando morite vi servono di tutto punto. Spero con tutta l'anima che quando morirò qualcuno avrà tanto buonsenso da scaraventarmi nel fiume o qualcosa del genere. Qualunque cosa, piuttosto che ficcarmi in un dannato cimitero. La gente che la domenica viene a mettervi un mazzo di fiori sulla pancia e tutte quelle cretinate. Chi li vuole i fiori, quando sei morto? Nessuno.
  • Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. (capitolo XXII)
  • Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi solo di essere felice. E lo eri davvero.
  • È buffo. Basta che diciate qualcosa che nessuno capisce e fate fare agli altri tutto quello che volete. (capitolo XXI)
  • È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti. (capitolo XXVI)
  • È tutto. Odio vivere a New York e via discorrendo. I tassì, e gli autobus di Madison Avenue, con i conducenti e compagnia bella che ti urlano sempre di scendere dietro, e essere presentato a dei palloni gonfiati che chiamano angeli i Lunt, e andare su e giù con gli ascensori ogni volta che vuoi mettere il naso fuori di casa, e quegli scocciatori sempre lì, da Brooks, e la gente che non fa altro.. (capitolo XII)
  • Eccezionale. Se c'è una parola che odio è eccezionale. È talmente fasulla. (capitolo XV)
  • Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all'opera. È terribile. (capitolo III)
  • Io non griderei mai «Buona fortuna!» a nessuno. È tremendo, se uno ci pensa. (cap. II, 1961, p. 19)
  • Quasi tutte le volte che qualcuno mi fa un regalo finisce che mi rende triste. (cap. VII, 1961, p. 61)
  • Non faccio che dire «piacere d'averla conosciuta» a gente che non ho affatto piacere d'aver conosciuta. Ma se volete sopravvivere, bisogna che diciate queste cose. (cap. XII, 1961, p. 103)
  • Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso. (cap. XVI, 1961, p. 143)
  • A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giú. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato. (cap. XXIV, 1961, pp. 218 sg.)
  • «Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa.»[1] (cap. XXIV, 1961, p. 219)
  • […] scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro… se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. È storia. È poesia. (cap. XXIV, 1961, p. 220)
  • Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (capitolo III)
  • Il guaio, con le ragazze, è che se gli piace un ragazzo può essere il più gran bastardo dell'universo, ma loro dicono che ha il complesso d'inferiorità e se non gli piace, può essere simpaticissimo e avere il più grande complesso d'inferiorità del mondo, loro dicono che è presuntuoso. Perfino le ragazze più in gamba fanno così. (capitolo XVIII)
  • Ad ogni modo, sono quasi contento che abbiano inventato la bomba atomica. Se c'è un'altra guerra, vado a sedermici sopra, accidenti. E ci vado volontario, lo giuro su Dio (capitolo XVIII)
  • Ti succede mai di averne fin sopra i capelli? [...] Voglio dire, ti succede mai d'aver paura che tutto vada a finire in modo schifo se non fai qualcosa? Voglio dire, ti piace la scuola e tutte quelle buffonate? (capitolo XVII)
  • Oh, Dio – disse il vecchio Luce – Vuoi proprio che facciamo una tipica conversazione alla Caulfield. Dimmelo subito. (capitolo XIX)
  • Mi sentivo così maledettamente felice, tutt'a un tratto, per come la vecchia Phoebe continuava a girare intorno intorno. Mi sentivo così maledettamente felice che per poco non mi misi a urlare, se proprio volete saperlo. Non so perché. Era solo che aveva un'aria così maledettamente carina, lei, là che girava intorno intorno, col suo soprabito blu eccetera eccetera. Dio, peccato che non c'eravate anche voi (capitolo XXV)
  • Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?
  • La cosa migliore di quel museo era però che tutto stava sempre allo stesso posto. Nessuno si muoveva [...] Nessuno era diverso. L'unico a essere diverso eri Tu.
  • Ho detto di no, che non ci sarebbero posti meravigliosi dove andare dopo che avrò fatto l'università e tutto quanto. Sturati le orecchie. Sarebbe tutta un'altra cosa. Dovremmo scendere in ascensore con le valige e tutto. Dovremmo telefonare alla gente e salutarla e mandare cartoline dagli alberghi e via discorrendo. E io avrei un impiego, farei un sacco di soldi, andrei in ufficio col tassì e con l'autobus della Madison Avenue e leggerei i giornali e giocherei a bridge tutto il tempo e andrei al cinema a vedere un sacco di cortometraggi e di prossimamente e di cinegiornali. I cinegiornali. Cristo onnipotente. C'è sempre qualche idiotissima corsa di cavalli, qualche gran dama che spacca una bottiglia su una nave e uno scimpanzé in pantaloni su una dannata bicicletta. Non sarebbe proprio la stessa cosa. Non capisci proprio quello che voglio dire. (Il giovane Holden _ Edizioni Einaudi)
  • Questo è il guaio con le ragazze. Ogni volta che fanno una cosa carina, anche se a guardarle non valgono niente o se sono un po' stupide, finisce che quasi te ne innarnori, e allora non sai piú dove diavolo ti trovi. Le ragazze. Cristo santo. Hanno il potere di farti ammattire. Ce l'hanno proprio.
  • Doveva sempre sapere chi veniva. Giuro che se quello naufraga da qualche parte e voi andate a salvarlo con una maledetta barca, prima di salirci vuol sapere chi è il tizio che rema. (capitolo V)

Citazioni sul libro[modifica]

  • È l'unico classico che tutti gli americani leggono alle scuole superiori. Ma i suoi messaggi non sono esclusivamente americani e sono comprensibili da parte di qualsiasi cultura. (Jonathan Safran Foer)
  • Trovo il Giovane Holden un libretto per quattordicenni. (James Ellroy)

Citazioni su J.D. Salinger[modifica]

  • La maggior parte dell'arte americana è stata prodotta da omosessuali, neri, ebrei e donne. Salinger è il loro pioniere. (Jonathan Safran Foer)
  • Nei personaggi dei suoi libri, ma anche come persona, Salinger incarna l'ideale dell'America individualista e trasgressiva, che si ribella alla cultura di massa e alle convenzioni sociali. In questo senso, è un erede di Mark Twain. Purtroppo, almeno da vent'anni a questa parte, tale audacia è venuta a mancare nelle nostre lettere, sempre più uniformi e conformiste. (Jonathan Safran Foer)

Note[modifica]

  1. Parole pronunciate dal professore Antolini, che riporta una citazione dello psicoanalista Wilhelm Stekel.

Bibliografia[modifica]

  • J. D. Salinger, Il giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951), traduzione di Adriana Motti, Giulio Einaudi editore, Torino, 1961.

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Opere[modifica]