Irvine Welsh

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Irvine Welsh

Irvine Welsh (1958 – vivente), scrittore scozzese.

Indice

[modifica] Trainspotting

  • Ma vaffanculo. Ma se ti scoperesti anche il buco dell'ozono tu, basta che ci metti qualche pelo intorno.
  • La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io lo so benissimo come stanno le cose, so che moririò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera, eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo.
  • Qualche volta penso che la gente comincia a bucarsi soltanto perché, senza neanche rendersene conto, ha una gran voglia di un po' di silenzio.
  • Cazzo, sai che veramente non lo so, Tom. Ti fa sembrare più vere le cose. La vita è una rottura di palle, non ti dà mai un cazzo. Partiamo tutti pieni di belle speranze, che poi ci restano in canna. Ci rendiamo conto che tanto dobbiamo morire, magari senza riuscire a trovare le risposte che contano veramente. Ci facciamo venire un sacco di idee del cazzo, tanti modi diversi di vedere la realtà della nostra vita, ma senza mai veramente capire un cazzo delle cose che contano, delle cose importanti.

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Colla

Il sole si levò dietro il cemento dell'isolato di fronte, lampeggiando dritto nelle loro facce come un presentatore della tele su di giri. Davie Galloway fu così sorpreso dallo sfolgorio sguincio che per poco il tavolo che stava faticosamente trasportando non gli cadde dalle mani. Faceva già abbastanza caldo nell'appartamento nuovo, e Davie si sentiva come una strana pianta esotica che appassisce in una serra troppo riscaldata. È per quelle finestre lì: sono enormi, succhiano dentro il sole, pensò appoggiando il tavolo e guardando fuori, verso la corea che si estendeva davanti a lui.

[modifica] Il lercio

Stamattina mi sono svegliato. Mi son svegliato già dentro al lavoro.
Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì, certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti, quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose migliori, possono sembrarti possibili.
Dopo finisce. All'improvviso vedi che gli angoli non ci sono più. Diventavano sempre più piccoli, e lo sapevi. Sapevi che un giorno o l'altro avresti dovuto metterti a far qualcosa per rimediare. Quando è successo? Te ne sei reso conto dopo. Non importa alla fine se c'è voluto poco o molto: due anni, o tre, o cinque, o dieci. Gli angoli son diventati sempre più piccoli finché hanno cessato di esistere, e tutto quello che è restato è il residuo. Vale a dire i giochini.

[modifica] Tolleranza zero

Eravamo.io.e.Jamieson.
Solo noi.
In viaggio, questo viaggio forsennato a tavoletta attraverso questo strano territorio su questo strano veicolo.
Solo io e Sandy Jemieson.
Ma loro cercavano di disturbarmi, cercavano di svegliarmi; come sempre. Guai al mondo se lasciano in santa pace questo can che dorme.
S'immischiano sempre.

[modifica] Crime

Lei avrebbe voluto dire a mami che questo era cattivo. Come quell'altro, a casa, a Mobile. E il bastardo di Jacksonville. Però mami era allo specchio che si truccava gli occhi, e le stava dicendo di tacere e controllare che tutte le imposte fossero ben chiuse perché dicevano che quella sera sarebbe arrivato un grosso temporale da nordovest. La bambina è andata alla finestra e ha guardato fuori. Tutto era calmo. Il disco luminescente della luna pulsava luce azzurra dentro l'appartamento. L'unico ostacolo erano i rami della quercia morta in cortile, che spandevano ombre intense, varicose, a strisciare sui muri, scure e vive. Mentre abbassava il fermo a molla per bloccare lo schermo di assicelle di legno, ricordandosi le dita doloranti ha ritratto strategicamente la mano, immaginandola come un astuto topolino che ruba il formaggio da una trappola. Poi ha osservato la frenesia vuota di sua madre riflessa nello specchio. Un tempo le piaceva guardare mami che si dava i trucchi, tutta carina, il modo che aveva di concentrarsi intensamente sul pennellino per scurire le sue grandi ciglia. Non adesso, però. Qualcosa di agro si stava coagulando nel suo stomaco. «Non uscire, stasera» ha detto la bambina sottovoce, fra il desiderio e la supplica.

[modifica] Bibliografia

  • Irvine Welsh, Colla, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.
  • Irvine Welsh, Il lercio, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.
  • Irvine Welsh, Tolleranza zero, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.
  • Irvine Welsh, Trainspotting (Trainspotting, 1993), traduzione di G. Zeuli, Guanda, 2004. ISBN 8882467643.
  • Irvine Welsh, Crime, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Opere

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