Irvine Welsh

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Irvine Welsh

Irvine Welsh (1958 – vivente), scrittore scozzese.

Indice

[modifica] Trainspotting

[modifica] Incipit

Sick Boy era coperto di sudore; tremava tutto. Io me ne stavo lì schiaffato davanti alla tele, cercando di non dargli retta, a quel coglione. Mi buttava giù. Provai a concentrarmi sulla cassetta di Jean-Claude Van Damme.
Come in tutti i film del genere, l'inizio era drammatico: era quasi obbligatorio. Poi, nel pezzo che veniva dopo c'era un grande sforzo per creare atmosfera, facendo tra l'altro entrare in scena il cattivo, e per far stare in piedi una trama proprio scacata. Comunque, Jean-Claude sembrava pronto a menare le mani da un momento all'altro.

[modifica] Citazioni

  • Lo chiamano Sick Boy non perché sta sempre male per crisi d'astinenza, ma perché è un coglione che ha la testa fuori posto.
  • Ma vaffanculo. Ma se ti scoperesti anche il buco dell'ozono tu, basta che ci metti qualche pelo intorno.
  • La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io lo so benissimo come stanno le cose, so che moririò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera, eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo.
  • Qualche volta penso che la gente comincia a bucarsi soltanto perché, senza neanche rendersene conto, ha una gran voglia di un po' di silenzio.
  • Cazzo, sai che veramente non lo so, Tom. Ti fa sembrare più vere le cose. La vita è una rottura di palle, non ti dà mai un cazzo. Partiamo tutti pieni di belle speranze, che poi ci restano in canna. Ci rendiamo conto che tanto dobbiamo morire, magari senza riuscire a trovare le risposte che contano veramente. Ci facciamo venire un sacco di idee del cazzo, tanti modi diversi di vedere la realtà della nostra vita, ma senza mai veramente capire un cazzo delle cose che contano, delle cose importanti.
  • Per definizione, uno deve vivere fino a quando muore. E allora meglio viversela e godersela come un'esperienza completa, la vita, anche perché poi magari la morte è una cagata, e ho il sospetto che lo sia.
  • Non me n'è mai fottuto un cazzo del nazionalismo, mi fa vomitare e basta. Perché non li aboliscono tutti, sti paesi del cazzo? E non ammazzano tutti i politici, cazzo? Quei parassiti in doppio petto sempre pronti a schizzare in piedi, a dire palle e coglionate da fascisti con un bel sorriso stampato in faccia.
  • Se quello è un parassita, allora io e te cosa siamo, non per dire... chi lo decide se uno è un parassita? Prendi quelle due tipe di prima, non per dire... per loro i parassiti sono la gente come noi... ma mica per questo hanno il diritto di ammazzarci.
  • "Già. E ti dico pure un'altra cosa, Rents. Facevamo bene noi nel settantasette, a sputar tanto. Lo dovevamo affogare nella saliva, il mondo."
  • Mi rendo conto che sto facendo la parte del Vero Uomo, e mi detesto perché è una cosa che non sopporto quando qualche altro coglione lo fa con me. Ma che nessuno mi venga a dire che non è vero che il potere corrompe: basta trovarsi nella mia posizione.
  • Iggy Pop mi guarda dritto in faccia e canta: "L'America si droga per difesa psichica"; solo che invece dell'America lui dice la Scozia, e basta quella sua frase del cazzo, pura e semplice, a chiarire quel che sono, molto meglio di qualunque altra cosa.
  • Però a pensarci bene, cazzo, magari sono proprio gli amici, quelli che ti sopportano nella buona e nella cattiva sorte, più che altro nella cattiva, a meritarsi una specie di spiegazione del cazzo, più che i terapisti o gli sbirri della mente.
  • È che certa gente capisce solo l'odio, l'odio, l'odio e basta, e che cazzo ce ne facciamo poi, eh, non per dire, ragazzi. Che cazzo ce ne facciamo?
  • Si rende conto che gli è entrato di nuovo in funzione il solito meccanismo di difesa. Una parte di lui è convinta di essere di gran lunga la persona più attraente in tutto il bar. Questo per la semplice ragione che riesce sempre a trovare qualche difetto orribile anche nel più perfetto degli individui. E concentrandosi su quell'unico difetto, riesce a cancellarne mentalmente ogni bellezza. I suoi difetti, invece, non li vede nemmeno, e poi tanto ci è abituato.
  • Quasi quasi era riuscito a distrarmi un po'. Sembrava veramente di essere tornati ai vecchi tempi, però in un certo senso era ancora peggio, perché era servito a ricordarmi ancora di più quanto erano cambiate le cose.
  • Ormai li avevo visti chiari, tutti i limiti e le bruttezze di quel posto, e per me non sarebbe mai più stato lo stesso.
  • Uno che si distingue non per il rumore che fa, ma per il silenzio. Quando verrà a cercarti non lo farà certo urlando, per annunciare a tutti le sue intenzioni, ma verrà.
  • Il modo migliore di tirarli dalla mia parte, senza concedere troppo all'ipocrisia schifosa che ha riempito tutta la stanza, e che per qualche strano motivo si cerca di far passare per decenza, secondo me è quello di parlare per frasi fatte. La gente le adora, nei momenti come questo, perché diventano vere, e una volta tanto significano qualche cosa.
  • Ho bisogno di una botta, per la causa dell'oblio.
  • Ho sempre pensato di essermi rovinato ben bene la vita con la droga, ma il casino che riescono a combinare certi coglioni che si inguaiano per amore, è roba da non crederci.
  • È morto da vittima ignorante dell'imperialismo, senza capirci un cazzo di tutte le complicazioni che l'hanno fatto morire. Era quello il delitto più grosso, non ci capiva un cazzo. L'unica cosa che poteva servirgli da guida nella sua grande avventura in Irlanda, dove ha trovato la morte, erano quelle poche idee faziose che si era messo in testa. È morto, come era vissuto, quel coglione: senza mai capirci un cazzo.
  • Lui le scriveva delle poesie d'amore, una volta. Erano bellissime, magari non in senso letterario, ma per la purezza meravigliosa delle emozioni che le trasmettevano. Una volta le aveva letto dei versi particolarmente belli che aveva scritto per lei, e poi li aveva bruciati. Tra le lacrime, lei gli aveva chiesto perché: le fiamme le erano sembrate una cosa talmente simbolica. Ci era rimasta ferita, Shirley, era stata la cosa più dolorosa di tutta la sua vita.

Lui si era girato a guardare lo squallore dell'appartamento. "Guarda qui. Come si fa ad avere dei sogni, se uno vive così. È solo una presa per il culo, una tortura." I suoi occhi erano neri e impenetrabili. Il suo cinismo e la sua disperazione erano contagiosi, e avevano distrutto anche le speranze di Shirley di riuscire ad avere una vita migliore. E a un certo punto avevano minacciato di distruggerle la vita stessa, prima che lei trovasse il coraggio di dire: Basta.

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Colla

Il sole si levò dietro il cemento dell'isolato di fronte, lampeggiando dritto nelle loro facce come un presentatore della tele su di giri. Davie Galloway fu così sorpreso dallo sfolgorio sguincio che per poco il tavolo che stava faticosamente trasportando non gli cadde dalle mani. Faceva già abbastanza caldo nell'appartamento nuovo, e Davie si sentiva come una strana pianta esotica che appassisce in una serra troppo riscaldata. È per quelle finestre lì: sono enormi, succhiano dentro il sole, pensò appoggiando il tavolo e guardando fuori, verso la corea che si estendeva davanti a lui.

[modifica] Il lercio

Stamattina mi sono svegliato. Mi son svegliato già dentro al lavoro.
Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì, certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti, quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose migliori, possono sembrarti possibili.
Dopo finisce. All'improvviso vedi che gli angoli non ci sono più. Diventavano sempre più piccoli, e lo sapevi. Sapevi che un giorno o l'altro avresti dovuto metterti a far qualcosa per rimediare. Quando è successo? Te ne sei reso conto dopo. Non importa alla fine se c'è voluto poco o molto: due anni, o tre, o cinque, o dieci. Gli angoli son diventati sempre più piccoli finché hanno cessato di esistere, e tutto quello che è restato è il residuo. Vale a dire i giochini.

[modifica] Tolleranza zero

Eravamo.io.e.Jamieson.
Solo noi.
In viaggio, questo viaggio forsennato a tavoletta attraverso questo strano territorio su questo strano veicolo.
Solo io e Sandy Jemieson.
Ma loro cercavano di disturbarmi, cercavano di svegliarmi; come sempre. Guai al mondo se lasciano in santa pace questo can che dorme.
S'immischiano sempre.

[modifica] Crime

Lei avrebbe voluto dire a mami che questo era cattivo. Come quell'altro, a casa, a Mobile. E il bastardo di Jacksonville. Però mami era allo specchio che si truccava gli occhi, e le stava dicendo di tacere e controllare che tutte le imposte fossero ben chiuse perché dicevano che quella sera sarebbe arrivato un grosso temporale da nordovest. La bambina è andata alla finestra e ha guardato fuori. Tutto era calmo. Il disco luminescente della luna pulsava luce azzurra dentro l'appartamento. L'unico ostacolo erano i rami della quercia morta in cortile, che spandevano ombre intense, varicose, a strisciare sui muri, scure e vive. Mentre abbassava il fermo a molla per bloccare lo schermo di assicelle di legno, ricordandosi le dita doloranti ha ritratto strategicamente la mano, immaginandola come un astuto topolino che ruba il formaggio da una trappola. Poi ha osservato la frenesia vuota di sua madre riflessa nello specchio. Un tempo le piaceva guardare mami che si dava i trucchi, tutta carina, il modo che aveva di concentrarsi intensamente sul pennellino per scurire le sue grandi ciglia. Non adesso, però. Qualcosa di agro si stava coagulando nel suo stomaco. «Non uscire, stasera» ha detto la bambina sottovoce, fra il desiderio e la supplica.

[modifica] Bibliografia

  • Irvine Welsh, Colla, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda. ISBN 8882463923
  • Irvine Welsh, Il lercio, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.
  • Irvine Welsh, Tolleranza zero, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.
  • Irvine Welsh, Trainspotting (Trainspotting, 1993), traduzione di G. Zeuli, Guanda, 2004. ISBN 8882467643
  • Irvine Welsh, Trainspotting, trad. di Giuliana Zeuli, Superpocket Longanesi, 1999. ISBN 8846200969
  • Irvine Welsh, Crime, traduzione di Massimo Bocchiola, Guanda.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Opere

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