Isaac Asimov

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Asimov
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Ciclo dei Robot, Ciclo dell'Impero e Ciclo della Fondazione.

Isaac Asimov (1920 – 1992), scrittore russo naturalizzato statunitense.

Citazioni di Isaac Asimov[modifica]

  • Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. (da Civiltà extraterrestri)
  • In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l'Universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l'unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliate. (da Grande come l'universo, Saggi sulla scienza)
  • In tutta la storia della Galassia non risulta che alcuna civiltà sia mai stata così sciocca da usare le esplosioni nucleari come armi belliche. (da L'orlo della fondazione)
  • Inoltre affermava che, per diritto di nascita, si eredita solo l'idiozia congenita. (da Il crollo della galassia centrale, Oscar Fantascienza, Milano, 198912, p. 115)
  • Io, della Luna conosco praticamente tutto; se dovessi andarci sarebbe inutile. E poi, dovrei salire sull'astronave. Ma lo sa che io non prendo neppure l'aereo. (citato in Roberto Gervaso, Ve li racconto io, Mondadori)
  • La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci. (da Cronache della galassia, Mondadori)
  • Legge zero:
    Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'umanità riceva danno.[1]
  • Non c'è bisogno di viaggiare nel tempo per essere degli storici. (da La campana canora, racconto, traduzione di Roberta Rambelli, Fanucci)
  • Qualcuno disse che Hari Seldon lasciò questa vita proprio come l'aveva vissuta, perché morì con il futuro che aveva creato completamente schiuso di fronte a sé... (da Fondazione anno zero, traduzione di Gianni Montanari, Arnoldo Mondadori Editore)
  • Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (citato in Focus n. 98, pag. 188)
  • Il numero di Realtà è infinito. Il numero di ogni sottoclasse di Realtà è infinito. Ad esempio, il numero di Realtà che contengono l'Eternità è infinito, il numero di Realtà che non la contengono è infinito, il numero di Realtà in cui l'Eternità esiste ma viene abolita è infinito. (da La fine dell'Eternità, Traduzione di Giuseppe Lippi, Arnaldo Mondadori Editore; cap. 18)
  • Anche da giovane non riuscivo a condividere l'opinione che, se la conoscenza è pericolosa, la soluzione ideale risiede nell'ignoranza. Mi è sempre parso, invece, che la risposta autentica a questo problema stia nella saggezza. Non è saggio rifiutarsi di affrontare il pericolo, anche se bisogna farlo con la dovuta cautela. Dopotutto, è questo il senso della sfida posta all'uomo fin da quando un gruppo di primati si evolse nella nostra specie. Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d'oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola. (citato in Giuseppe Lippi, I robot dell'alba, Oscar Mondadori)
  • La vita è piacevole. La morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi. (da Destinazione Cervello)
  • Se la corrente ti sta portando dove vuoi andare, non discutere. (da Destinazione Cervello)
  • La stranezza è nella mente di chi la percepisce. (da Preludio alla fondazione)
Immagine di Asimov seduto su un trono simboleggiante i suoi principali lavori

Tutti i miei robot[modifica]

Le Tre Leggi della Robotica[modifica]

  • Prima Legge:
    Un robot non può recare danno agli esseri Umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri Umani ricevano danno.
  • Seconda Legge:
    Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri Umani, a meno che ciò non contrasti con la Prima Legge.
  • Terza Legge:
    Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che ciò non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

La legge Zero[modifica]

  • Legge Zero:
    Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno. (postulata da R. Giskard Reventlov, in I robot e l'impero)

Incipit di alcune opere[modifica]

La fine dell'eternità[modifica]

Andrew Harlan entrò nel cronoscafo. Era una struttura perfettamente sferica inserita in una gabbia di aste regolarmente distanziate che parevano vibrare come aria sottoposta a evaporazioni di caldo. Harlan manovrò i comandi e mise in posizione la leva di partenza.
Il cronoscafo non si mosse. Harlan, comunque, non si era aspettato che lo facesse. Non s'aspettava movimenti di sorta, né verso l'alto o il basso, né a destra o a sinistra, né in avanti o all'indietro. Tuttavia, gli intervalli fra le aste si erano fusi in un grigiore uniforme, solido al tatto ancorché immateriale. E poi c'era quel senso di leggerissima nausea e quel debole accenno di vertigini (d'origine psicosomatica?) che rivelavano che il cronoscafo, con tutto quel che conteneva, Harlan compreso, stava sfrecciando in avanti, attraverso l'Eternità.

[Isaac Asimov, La fine dell'eternità, traduzione di Beata della Frattina, Arnoldo Mondadori Editore]

Nemesis[modifica]

Sedeva solo, racchiuso.
Fuori c'erano le stelle, e una stella particolare col suo piccolo sistema di mondi. Poteva vederla con l'occhio della mente; nemmeno se avesse deopacizzato la finestra l'avrebbe vista con tanta chiarezza.
Una piccola stella, rosso-rosa, il colore del sangue e della distruzione, e con un nome appropriato!
Nemesis!
Nemesis, la Dea della Punizione Divina.

[Isaac Asimov, Nemesis, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore]

Ciclo di Lucky Starr[modifica]

Lucky Starr e gli oceani di Venere[modifica]

Lucky Starr e John Bigman Jones fluttuarono fuori dalla Stazione Spaziale n. 2 priva di gravità, dirigendosi verso la navicella planetaria che li aspettava con il portello aperto. I loro movimenti avevano la grazia di chi si è esercitato a lungo in condizioni di assenza di gravità, nonostante che i loro corpi apparissero tozzi e grotteschi nelle tute spaziali che indossavano.
[Isaac Asimov, Lucky Starr e gli oceani di Venere, trad. di Lidia Lax e Diana Georgiacodis, Mondadori, 1989]

Lucky Starr e i pirati degli asteroidi[modifica]

Quindici minuti all'ora zero! L'astronave Atlas era pronta a decollare e la sua linea snella e brunita scintillava alla luce della Terra che rischiarava l'orizzonte lunare. La prua appuntita era rivolta verso lo spazio e la base poggiava sulla pomice morta della Luna: tutto intorno era il vuoto. L'astronave non aveva equipaggio, non un sol essere vivente.
[Isaac Asimov, Lucky Starr e i pirati degli asteroidi, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori, 1994]

Lucky Starr, il vagabondo dello spazio[modifica]

David Starr guardava proprio da quella parte e lo vide. Vide l'uomo morire.
David stava aspettando il dottor Henree e nel frattempo si godeva l'atmosfera del più moderno ristorante di International City: il modo ideale di festeggiare la laurea e la sua qualifica a membro effettivo del Consiglio della Scienza.
[Isaac Asimov, Lucky Starr, il vagabondo dello spazio, a cura di Giuseppe Lippi, Mondadori, 1994]

Altri romanzi e racconti[modifica]

Girotondo[modifica]

Uno dei modi di dire più triti e ritriti di Gregory Powell era quello secondo cui agitarsi non serve a niente. Fu per questo che Powell si accigliò quando Mike Donovan balzò giù dalla scaletta e gli corse incontro con i capelli rossi intrisi di sudore.
– Cosa c'è? – gli domandò Powell. – Ti sei rotto un'unghia?
– Come no! – ringhiò Donovan, febbrile. – Ma cosa te ne sei stato a fare per tutto il giorno nei sottolivelli? – Riprese fiato e boccheggiò: – Speedy non è tornato.
Powell stava inerpicandosi per la scaletta: per un attimo i suoi occhi si dilatarono, poi si riprese e ricominciò a salire.

Halloween[modifica]

Quando Haley arrivò sul posto, il giorno di Ognissanti, nelle buie ore del primo mattino, la faccenda era tutt'altro che finita. Il plutonio era sparito e il ladro giaceva raggomitolato come un mucchietto di stracci in fondo alle scale del venticinquesimo piano dell'albergo. Il medico legale stava chino su di lui, ma era chiaro che non avrebbe più parlato. Secondo il rapporto ricevuto da Haley, aveva detto soltanto una parola: «Halloween», ed era morto.

Note[modifica]

  1. Formulata da R. Daneel Olivaw e da R. Giskard Reventlov e applicata per la prima volta da quest'ultimo – primo robot mentalico – al termine del romanzo "I robot e l'Impero". Ne deriva una coerente modifica della Prima legge: "Un robot non può recare danno agli esseri Umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri Umani ricevano danno, a meno che ciò non contrasti con la legge zero".

Bibliografia[modifica]

  • Isaac Asimov, Girotondo, traduzione di Stefano Negrini, in "Hallucination Orbit. La psicologia nella fantascienza", Editori Riuniti, 1985.
  • Isaac Asimov, Halloween, in "La notte di Halloween", traduzione di Paola Campioli, Editori Riuniti, 1984.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]