Isaac Asimov

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Asimov
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Isaac Asimov (1920 – 1992), scrittore russo naturalizzato statunitense.

[modifica] Citazioni di Isaac Asimov

  • Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. (da Civiltà extraterrestri)
  • In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l'Universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l'unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che sono sbagliate. (da Grande come l'universo, Saggi sulla scienza)
  • In tutta la storia della Galassia non risulta che alcuna civiltà sia mai stata così sciocca da usare le esplosioni nucleari come armi belliche. (da L'orlo della fondazione)
  • La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci. (da Cronache della galassia)
  • Non c'è bisogno di viaggiare nel tempo per essere degli storici. (da La campana canora, racconto, traduzione di Roberta Rambelli, Fanucci)
  • Qualcuno disse che Hari Seldon lasciò questa vita proprio come l'aveva vissuta, perché morì con il futuro che aveva creato completamente schiuso di fronte a sé... (da Fondazione anno zero, traduzione di Gianni Montanari, Arnoldo Mondadori Editore)

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  • Sono conscio dello stato della mia ignoranza e pronto a imparare da chiunque, indipendentemente dalla sua qualifica.
  • Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza.
  • La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.
  • Se la popolazione mondiale continuerà a crescere con il ritmo attuale, tra duemila anni l'umanità peserà più della terra.
  • Se il mio dottore mi dicesse che mi rimangono solo sei minuti da vivere, non ci rimuginerei sopra. Batterei a macchina un po' più veloce.
  • La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
  • La vita è piacevole. La morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi.
  • Se la corrente ti sta portando dove vuoi andare, non discutere.

[modifica] Le leggi della robotica

  • Legge Zero:
    Un robot non può danneggiare l'Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l'Umanità riceva danno.
  • Prima Legge:
    Un robot non può recare danno agli esseri Umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri Umani ricevano danno, a meno che questo non contrasti con la Legge Zero.
  • Seconda Legge:
    Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri Umani, a meno che ciò non contrasti con la Legge Zero o con la Prima Legge.
  • Terza Legge:
    Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che ciò non contrasti con la Legge Zero o con la Prima o la Seconda Legge.
Immagine di Asimov seduto su un trono simboleggiante i suoi principali lavori
Immagine di Asimov seduto su un trono simboleggiante i suoi principali lavori

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Io, robot

Avevo riletto i miei appunti e non ne ero soddisfatto. Avevo trascorso tre giorni alla U.S. Robots, ma avrei ottenuto lo stesso risultato se fossi rimasto a casa a consultare l'Enciclopedia Terrestre.
Susan Calvin era nata nel 1982 e quindi aveva settantacinque anni. Questo lo sapevano tutti. Per una coincidenza quasi simbolica, la U.S. Robots & Mechanical Men Corp., era stata fondata esattamente settantacinque anni prima: proprio nell'anno in cui era nata Susan Calvin, Lawrence Robertson aveva fondato quello che doveva diventare il più straordinario colosso industriale della storia dell'umanità. E anche questo lo sapevano tutti.

[Isaac Asimov, Io, robotFondazione, traduzione di Roberta Rambelli, Bompiani]

[modifica] La fine dell'eternità

Andrew Harlan entrò nel cronoscafo. Era una struttura perfettamente sferica inserita in una gabbia di aste regolarmente distanziate che parevano vibrare come aria sottoposta a evaporazioni di caldo. Harlan manovrò i comandi e mise in posizione la leva di partenza.
Il cronoscafo non si mosse. Harlan, comunque, non si era aspettato che lo facesse. Non s'aspettava movimenti di sorta, né verso l'alto o il basso, né a destra o a sinistra, né in avanti o all'indietro. Tuttavia, gli intervalli fra le aste si erano fusi in un grigiore uniforme, solido al tatto ancorché immateriale. E poi c'era quel senso di leggerissima nausea e quel debole accenno di vertigini (d'origine psicosomatica?) che rivelavano che il cronoscafo, con tutto quel che conteneva, Harlan compreso, stava sfrecciando in avanti, attraverso l'Eternità.

[Isaac Asimov, La fine dell'eternitàFondazione, traduzione di Beata della Frattina, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Nemesis

Sedeva solo, racchiuso.
Fuori c'erano le stelle, e una stella particolare col suo piccolo sistema di mondi. Poteva vederla con l'occhio della mente; nemmeno se avesse deopacizzato la finestra l'avrebbe vista con tanta chiarezza.
Una piccola stella, rosso-rosa, il colore del sangue e della distruzione, e con un nome appropriato!
Nemesis!
Nemesis, la Dea della Punizione Divina.

[Isaac Asimov, NemesisFondazione, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Ciclo dei robot

[modifica] Abissi d'acciaio

Lije Baley era appena arrivato alla sua scrivania quando si accorse che R. Sammy lo fissava, come in attesa.
Le linee severe della sua faccia s'indurirono. "Che cosa vuoi?"
"Il capo ti cerca, Lije. Vuole che tu vada da lui immediatamente."
"D'accordo."
R. Sammy se ne rimase lì senza battere ciglio.
"Ho detto d'accordo!" scattò Baley. "Vattene, adesso!"
R. Sammy girò sui tacchi e tornò al solito lavoro. Baley si chiese, irritato, perché lo stesso lavoro non potesse farlo un uomo.

[Isaac Asimov, Abissi d'acciaioFondazione, traduzione di Giuseppe Lippi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] I robot dell'alba

Elijah Baley si riparò all'ombra di un albero e mormorò fra sé: "Lo sapevo. Sto sudando." Si fermò, si raddrizzò, si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano, poi guardò cupamente il velo d'umidità rimasto. "Odio sudare" disse rivolto al vuoto, come se fosse una legge cosmica. E ancora una volta si sentì irritato con l'Universo, perché aveva fatto qualcosa di essenziale, e insieme spiacevole. Nessuno sudava mai (a meno che non lo volesse, si capisce) nella Città, dove la temperatura e l'umidità erano sotto assoluto controllo, e dove non era necessario forzare il corpo in maniera tale da rendere la produzione di calore superiore alla dispersione. Quella sì era civiltà.

[Isaac Asimov, I robot dell'albaFondazione, traduzione di Delio Zinoni, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] I robot e l'Impero

Gladia tastò il divano del prato per accertarsi che non fosse troppo umido, e si sedette. Sfiorando il controllo lo regolò in modo tale da assumere una posizione semisdraiata e attivò il campo diamagnetico che, come sempre, le dava una sensazione di rilassatezza totale. Comprensibile, del resto... visto che in effetti lei fluttuava a un centimetro dal tessuto.
Era una notte calda e piacevole, il tipo di notte in cui il pianeta Aurora offriva il meglio di sé, fragrante e illuminato da miriadi di stelle.

[Isaac Asimov, I robot e l'ImperoFondazione, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Il sole nudo

Elijah Baley combatteva con ostinazione il panico.
Era due settimane che montava. Forse ancora di più. Aveva incominciato a montare fin da quando lo avevano chiamato a Washington per dirgli tranquillamente che i suoi compiti erano cambiati.
La chiamata a Washington era stata di per sé abbastanza sconvolgente. Era giunta senza particolari, una pura e semplice convocazione, e così era già peggio. Conteneva allegato un biglietto d'andata e ritorno per via aerea, e questo era ulteriormente peggio.
In parte dipendeva dal senso d'urgenza implicito nell'ordine di un viaggio aereo. E in parte era il pensiero dell'aereo, semplicemente quello. Eppure quello era solo l'inizio del disagio, ancora facile da soffocare.

[Isaac Asimov, Il sole nudoFondazione, traduzione di Giuseppe Lippi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Ciclo dell'Impero

[modifica] Il tiranno dei mondi

Un mormorio leggero aleggiava nella camera. Era quasi impercettibile. Un piccolo suono irregolare, ma inconfondibile e mortale.
Non era questo, però che aveva svegliato Biron Farrill dal sonno affannoso e pesante, bensì il ronzio insistente che gli giungeva a intervalli dal tavolino da notte.
Tentò invano di scacciarlo girando la testa di qua e di là sul cuscino. Poi, senza aprire gli occhi, sporse una mano e schiacciò il pulsante.
"Pronto!" borbottò.

[Isaac Asimov, Il tiranno dei mondiFondazione, traduzione di Pietro Leoni, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Le correnti dello spazio

Il Terrestre giunse a una decisione. C'era arrivato lentamente, ma era ormai irrevocabile. In origine era stata sua intenzione presentare un rapido rapporto alla sezione locale dell'Ufficio Spazio-Analitico Interstellare, e poi subito ritirarsi nello spazio. Viceversa lo avevano trattenuto. Quel posto era per lui ormai quasi come una prigione. Finì in fretta di bere il tè, guardò l'uomo che gli sedeva di fronte, e disse: "Io qui non ci rimango più."

[Isaac Asimov, Le correnti dello spazioFondazione, traduzione di Maria Gallone, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Paria dei cieli

Due minuti prima di scomparire dal mondo che conosceva, Joseph Schwartz passeggiava per le piacevoli strade dei sobborghi di Chicago recitando dei versi di Browning.
In un certo senso era strano, perché Schwartz sarebbe difficilmente passato, agli occhi della gente, per il tipo che recita i classici a memoria. Sembrava esattamente quello che era: un sarto in pensione privo di cò che oggi si definisce, con linguaggio sofisticato, un'"educazione formale", ma che aveva soddisfatto la naturale curiosità del suo carattere con abbondanti letture a caso. Grazie a un'indiscriminata voracità si era dato una verniciata in tutti i settori dello scibile, e aiutato da una memoria fuori dal comune era riuscito a tenere in testa tutto quanto.

[Isaac Asimov, Paria dei cieliFondazione, traduzione di Giuseppe Lippi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Ciclo della Fondazione

[modifica] Cronache della Galassia

Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che non era mai stato prima d'allora a Trantor. Conosceva però il panorama di questa città per averlo osservato sullo schermo dell'ipervideo e sugli enormi trasmettitori tridimensionali che diffondevano le notizie dell'Incoronazione Imperiale e dell'apertura del Consiglio Galattico. Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Synnax, che ruotava intorno a una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era affatto tagliato fuori dalla Civiltà. A quel tempo nessuno nella Galassia lo era.
I pianeti abitati della Galassia erano venticinque milioni e tutti facevano parte dell'Impero, la capitale del quale era Trantor. Quella situazione però sarebbe durata solo per altri cinquant'anni.

[Isaac Asimov, Cronache della GalassiaFondazione, traduzione di Cesare Scaglia, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Fondazione anno zero

  • – Ti ripeto ancora, Hari – disse Yugo Amaryl – che quel tuo amico, Demerzel, si trova in brutti guai. – Diede una certa enfasi alla parola "amico", con un leggero ma inconfondibile tono di disgusto.
    Hari Seldon percepì la nota acida e la ignorò. Sollevò gli occhi dal suo tri-computer dicendo: – E io ti ripeto ancora, Yugo, che è assurdo. – poi, con un'ombra di fastidio, solo una sfumatura, aggiunse: – Perché mi fai perdere tempo continuando a insistere?
    – Perché credo che sia importante. – Amaryl si mise a sedere con aria di sfida. Era un gesto che indicava come non avesse intenzione di lasciarsi estromettere facilmente. Era lì e lì intendeva restare.

[Isaac Asimov, Fondazione anno zeroFondazione, traduzione di Gianni Montanari, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Fondazione e Terra

"Perché l'ho fatto?" chiese Golan Trevize. Non era una domanda nuova. Da quando era arrivato su Gaia, se l'era rivolta spesso. Si svegliava da un sonno profondo nella piacevole frescura della notte, e si accorgeva che la domanda gli echeggiava silenziosa nella mente, come un lieve martellio: "Perché l'ho fatto? Perché l'ho fatto?".
Adesso, comunque, per la prima volta, riuscì a chiederlo a Dom, l'anziano di Gaia.
Dom era consapevole della tensione di Trevize perché era in grado di percepire la struttura mentale del Consigliere. Non reagì a quella percezione, comunque. Gaia non doveva toccare in alcun modo la mente di Trevize, e il modo migliore per restare immune alla tentazione era quello di ignorare scrupolosamente ciò che percepiva.

[Isaac Asimov, Fondazione e TerraFondazione, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Il crollo della galassia centrale

Bel Riose viaggiava senza scorta, il che non è affatto prescritto dall'etichetta imperiale soprattutto quando si è designati a capo di una armata di occupazione in uno dei sistemi stellari più turbolenti dell'Impero Galattico.
Ma Bel Riose era giovane ed energico, tanto energico da essere stato inviato da una corte astuta e calcolatrice, come comandante del presidio militare, nella provincia più esposta e lontana dell'Impero. Inoltre era anche curioso. Innumerevoli e non sempre attendibili sono gli aneddoti che si raccontano sulla sua curiosità. La sua energia e la sua foga giovanile si manifestavano invece soprattutto nella prontezza con la quale reagiva a determinati avvenimenti. L'insieme di queste tre caratteristiche facevano del generale Bel Riose una personalità notevole.

[Isaac Asimov, Il crollo della galassia centraleFondazione, traduzione di Cesare Scaglia, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] L'altra faccia della spirale

Il primo Impero Galattico era durato diecimila anni. Aveva regnato su tutti i pianeti della Galassia con un governo centralizzato, a volte tirannico, a volte benevolo; era stato sempre però una fonte d'ordine. Ogni essere umano aveva dimenticato che potesse esistere un altro tipo di governo. Tutti tranne Hari Seldon.
Hari Seldon fu l'ultimo dei grandi scienziati del Primo Impero. Fu lui a sviluppare la psicostoriografia fino a farne una vera e propria scienza.
La psicostoriografia era la quintessenza della sociologia; era la scienza del comportamento umano ridotto ad equazioni matematiche.

[Isaac Asimov – L'altra faccia della spiraleFondazione, traduzione di Cesare Scaglia, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] L'orlo della Fondazione

– Non ci credo, naturalmente – disse Golan Trevize, contemplando dall'ampia scalinata del Seldon Hall la città, che scintillava alla luce del sole.
Terminus era un pianeta dal clima mite, con un favorevole rapporto acqua-terra. L'introduzione del controllo atmosferico l'aveva reso ancora più confortevole ma meno interessante, almeno agli occhi di Trevize.
– Non ci credo minimamente – ripeté, e sorrise. I suoi denti bianchi e regolari brillarono sulla faccia giovane. Il suo compagno e collega consigliere, Munn Li Compor, che aveva adottato il secondo nome Li sfidando la tradizione di Terminus, scosse la testa, visibilmente a disagio. – In cosa non credi? Nel fatto che abbiamo salvato la città?

[Isaac Asimov, L'orlo della FondazioneFondazione, traduzione di Laura Serra, Arnoldo Mondadori Editore]

[modifica] Preludio alla Fondazione

Soffocando un lieve sbadiglio, Cleon disse: "Demerzel, per caso hai mai sentito parlare di un certo Hari Seldon?"
Cleon era imperatore da poco più di dieci anni e certe volte nelle grandi occasioni, quando sfoggiava le insegne e gli abiti da cerimonia, riusciva ad avere un aspetto solenne e maestoso. Per esempio, lo aveva nell'ologramma che spiccava nella nicchia alle sue spalle. Era collocata in maniera tale da dominare chiaramente le altre nicchie che contenevano gli ologrammi di parecchi suoi antenati.

[Isaac Asimov, Preludio alla FondazioneFondazione, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore]

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