Fratelli Grimm

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Wilhelm e Jacob Grimm

Jacob Ludwig Karl Grimm (1785 – 1863) e Wilhelm Karl Grimm (1786 – 1859), scrittori tedeschi, meglio noti come i fratelli Grimm.

  • Fortunata la casa e felice il padrone quando ha un servo accorto, che ascolta sì le sue parole, ma non le segue e fa piuttosto a suo senno![1]
  • Quante volte lo scherzo nasconde la tristezza![2]

Incipit di alcune opere[modifica]

Biancaneve[modifica]

Clara Bovero[modifica]

Una volta, nel cuor dell'inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra dalla cornice d'ebano. E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue. Il rosso era così bello su quel candore, ch'ella pensò: «Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!» Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l'ebano; e la chiamarono Biancaneve. E quando nacque, la regina morì.
[Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951]

Antonio Gramsci[modifica]

Una volta, si era nel cuore dell'inverno e i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina sedeva alla finestra incorniciata di ebano nero e cuciva. E mentre cuciva e guardava la neve, si punse con l'ago un dito e tre goccioline di sangue caddero sulla neve. Il rosso sulla candida neve appariva così bello che ella pensò: «Potessi avere un figlio bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come il legno del cornicione».
Poco dopo le nacque una figlioletta che era bianca come la neve, rossa come il sangue e nera di capelli come l'ebano e fu perciò chiamata Nevina. Ma appena nata la bambina, la regina morì.
[Antonio Gramsci, Nevina [Biancaneve e i sette nani], in "Favole di libertà", a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.]

Cappuccetto Rosso[modifica]

Clara Bovero[modifica]

C'era una volta una cara ragazzina; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto ch'essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse: — Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà.
[Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951]

Antonio Gramsci[modifica]

C'era una volta una dolce fanciulla a cui tutti volevano bene specialmente la nonna, la quale non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso e poiché le stava molto bene e non voleva portare niente altro, fu chiamata solo Cappuccetto Rosso.
Un giorno la madre le disse: «Va', Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna, che è ammalata e debole e le farà bene.
[Antonio Gramsci, Cappuccetto Rosso, in "Favole di libertà", a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.]

Cenerentola[modifica]

Clara Bovero[modifica]

La moglie di un ricco si ammalò e, quando sentì avvicinarsi la fine, chiamò al capezzale la sua unica figlioletta e le disse: — Bimba mia, sii sempre docile e buona, così il buon Dio ti aiuterà e io ti guarderò dal Cielo e ti sarò vicina —. Poi chiuse gli occhi e morì. La fanciulla andava ogni giorno sulla tomba della madre piangeva ed era sempre docile e buona. Quando venne l'inverno, la neve coprì la tomba di un suo bianco drappo, e quando il sole di primavera l'ebbe tolto, l'uomo prese moglie di nuovo.
[Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951]

Antonio Gramsci[modifica]

Un ricco signore aveva la moglie malata. Quando ella sentì che la fine stava per venire, chiamò la sua unica figliolina accanto al letto e le disse: «Cara figlia, rimani sempre buona, così il buon Dio ti assisterà ed io dal cielo veglierò su di te e ti starò vicina». Quindi chiuse gli occhi e morì.
La ragazzina andava ogni giorno sulla tomba della madre e piangeva e si manteneva pia e buona. Quando venne l'inverno, la neve coprì la tomba con un manto di neve e quando il sole di primavera lo ebbe sciolto, il signore prese un'altra moglie.
[Antonio Gramsci, Cenerentola, in "Favole di libertà", a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.]

Hänsel e Gretel[modifica]

Davanti a un gran bosco abitava un povero taglialegna con sua moglie e i suoi due bambini; il maschietto si chiamava Hänsel, e la bambina, Gretel. Egli aveva poco da metter sotto i denti, e quando ci fu nel paese una grande carestia, non poteva neanche più procurarsi il pane tutti i giorni. Una sera, che i pensieri non gli davano requie, ed egli si voltolava inquieto nel letto, disse sospirando alla moglie: — Che sarà di noi? come potremo nutrire i nostri poveri bambini, che non abbiam più nulla neanche per noi?

I musicanti di Brema[modifica]

Clara Bovero[modifica]

Un uomo aveva un asino, che per molti anni aveva assiduamente portato i sacchi di farina al mulino; ma ora le forze lo abbandonavano e di giorno in giorno era meno atto al lavoro. Allora il padrone pensò di toglierlo di mezzo; ma l'asino s'accorse che non spirava buon vento, scappò e prese la via di Brema: là, pensava, avrebbe potuto far parte della banda municipale.
[Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951]

Antonio Gramsci[modifica]

Un uomo aveva un asino che per lunghi anni aveva portato senza stancarsi i sacchi al mulino; ma le forze gli vennero meno e diventava sempre più inetto al lavoro. Il padrone pensò di utilizzarne la pelle, ma l'asino capì che non soffiava buon vento, scappò via e prese la strada verso Brema: là, pensava, avrebbe potuto suonare nella banda cittadina.
[Antonio Gramsci, I quattro musicanti di Brema, in "Favole di libertà", a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.]

Il principe ranocchio o Enrico di ferro[modifica]

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c'era un re, le cui figlie eran tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che pure ha visto tante cose, sempre si meravigliava, quando le brillava in volto. Vicino al castello del re c'era un gran bosco tenebroso e nel bosco, sotto un vecchio tiglio, c'era una fontana: nelle ore più calde del giorno, la principessina andava nel bosco e sedeva sul ciglio della fresca sorgente; e quando si annoiava, prendeva una palla d'oro, la buttava in alto e la ripigliava; e questo era il suo gioco preferito.

Pollicino[modifica]

C'era una volta un povero contadino, che una sera stava seduto presso al focolare e attizzava il fuoco, mentre sua moglie filava. Disse: — Com'è triste non aver bambini! È così silenziosa casa nostra! e dagli altri c'è tanto baccano e tanta allegria! — Sì, — rispose la donna sospirando, — anche se fosse uno solo, sia pur piccolissimo, non più grosso di un pollice, sarei già contenta; e gli vorremmo un gran bene —.

Raperonzolo[modifica]

C'era una volta un uomo e una donna, che già da molto tempo desideravano invano un figlio; finalmente la donna poté sperare che il buon Dio esaudisse il suo desiderio. Sul di dietro della casa c'era una finestrina, da cui si poteva guardare un bellissimo giardino, pieno di splendidi fiori ed erbaggi; ma era cinto da un alto muro e nessuno osava entrarvi, perché apparteneva a una maga potentissima e temuta da tutti. Un giorno la donna stava alla finestra e guardava il giardino; e vide un'aiuola dov'erano coltivati i più bei raperonzoli; e apparivano così freschi e verdi, che le fecero gola e le venne una gran voglia di mangiarne.

Rosaspina[modifica]

C'era una volta un re e una regina, che ogni giorno dicevano: – Ah, se avessimo un bambino! – Ma il bambino non veniva mai. Un giorno che la regina faceva il bagno, ecco saltar fuori dall'acqua una rana, che le disse: – Il tuo desiderio si compirà: prima che sia trascorso un anno, darai alla luce una figlia –. La profezia della rana si avverò e la regina partorì una bimba, tanto bella che il re non capiva in sé dalla gioia e ordinò una gran festa. Non invitò soltanto il parentado, gli amici e i conoscenti, ma anche le fate, perché fossero propizie e benevole alla neonata. Nel suo regno ce n'eran tredici, ma egli aveva soltanto dodici piatti d'oro per il pranzo; e perciò una dovette starsene a casa.

[Jacob e Wilhelm Grimm, Fiabe, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1992 (1951). ISBN 88-06-12986-4]

Note[modifica]

  1. Da Il servo accorto, in Fiabe, p. 515.
  2. Da Il termine della vita, in Fiabe, p. 550.

Bibliografia[modifica]

  • Antonio Gramsci, Traduzioni dalle fiabe dei fratelli Grimm, in Favole di libertà, a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.
  • Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951.
  • Jacob e Wilhelm Grimm, Fiabe, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1992 (1951). ISBN 88-06-12986-4

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]