James Arthur Baldwin
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James Arthur Baldwin (1924 – 1987), scrittore statunitense.
- È un brutto colpo scoprire, all'età di cinque o sei anni, che in un mondo di Gary Cooper tu sei l'indiano. (dal discorso alla Cambridge Union, 17 febbraio 1965; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
- Il futuro è come il paradiso – tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare adesso. (da Nessuno sa il mio nome)
- La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà, uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo. (da Nessuno sa il mio nome)
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- Il denaro è come il sesso: se non l'hai non pensi ad altro. Se lo hai pensi ad altro.
- Non tutto ciò che viene affrontato può essere cambiato, ma niente può essere cambiato finché non viene affrontato.
- Quando ti trovi in un'altra cultura, sei costretto a riesaminare la tua.
- Tutto nella vita dipende da come quella vita accetta i propri limiti.
- Sapevo di essere nero, naturalmente, ma sapevo anche di essere molto sveglio. Non sapevo come avrei usato il cervello, né se avrei potuto usarlo, ma quella era l'unica cosa che potevo usare.
[modifica] Incipit di Un altro mondo
Da dove si trovava, in Times Square, fronteggiava tutta la Settima Avenue. Era mezzanotte passata e dalle due del pomeriggio cosa aveva fatto? Niente: stare al cinema, in galleria, ultima fila. Un paio di volte l'avevano svegliato le aspre voci del film, italiano; una volta la maschera e poi, un altro paio di volte, ambigue dita che lo frugavano, lungo i pantaloni. E lui era stanco morto, ridotto al punto di non saper più nemmeno provare rabbia: tanto, ormai, gli avevano portato via tutto – Il meglio ti sei preso, perché dunque non prendere il resto? – eppure, senza neanche aprir gli occhi, aveva dato un grugnito, scoperto i denti bianchi sulla sua faccia nera e accavallate strette le gambe. Poi la galleria s'era mezzo svuotata, il film italiano stava per finire, e lui, incespicando, era sceso per quella gradinata interminabile giù, giù, fino in strada. Aveva fame. E una bocca disgustosa.
[James Arthur Baldwin, Un altro mondo, traduzione di Attilio Veraldi, Casa Editrice Le Lettere.]
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