James Arthur Baldwin

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James Arthur Baldwin

James Arthur Baldwin (1924 – 1987), scrittore statunitense.

  • È un brutto colpo scoprire, all'età di cinque o sei anni, che in un mondo di Gary Cooper tu sei l'indiano. (dal discorso alla Cambridge Union, 17 febbraio 1965; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • Il futuro è come il paradiso – tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare adesso. (da Nessuno sa il mio nome)
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà, uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo. (da Nessuno sa il mio nome)

Incipit di alcune opere[modifica]

Se Beale Street potesse parlare[modifica]

Mi guardo allo specchio. Il mio vero nome è Clementine e quindi sarebbe naturale che mi chiamassero Clem, o addirittura Clementine, visto che mi chiamo così. E invece no: mi chiamano Tish.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Un altro mondo[modifica]

Da dove si trovava, in Times Square, fronteggiava tutta la Settima Avenue. Era mezzanotte passata e dalle due del pomeriggio cosa aveva fatto? Niente: stare al cinema, in galleria, ultima fila. Un paio di volte l'avevano svegliato le aspre voci del film, italiano; una volta la maschera e poi, un altro paio di volte, ambigue dita che lo frugavano, lungo i pantaloni. E lui era stanco morto, ridotto al punto di non saper più nemmeno provare rabbia: tanto, ormai, gli avevano portato via tutto – Il meglio ti sei preso, perché dunque non prendere il resto? – eppure, senza neanche aprir gli occhi, aveva dato un grugnito, scoperto i denti bianchi sulla sua faccia nera e accavallate strette le gambe. Poi la galleria s'era mezzo svuotata, il film italiano stava per finire, e lui, incespicando, era sceso per quella gradinata interminabile giù, giù, fino in strada. Aveva fame. E una bocca disgustosa.

[James Arthur Baldwin, Un altro mondo, traduzione di Attilio Veraldi, Casa Editrice Le Lettere.]

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