Jean Genet

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Jean Genet, 1983

Jean Genet (1910 – 1986), scrittore, drammaturgo e poeta francese.

Indice

[modifica] Senza fonte

  • Chi non conosce le leggi si priva del piacere di violarle.
  • Chi non ha mai provato l'estasi del tradimento non sa nulla dell'estasi.
  • Chiunque conosca un fatto strano partecipa della sua singolarità.
  • I crimini di cui un popolo si vergogna costituiscono la sua vera storia. Lo stesso vale per l'uomo.
  • I poveri sono grotteschi.
  • Nell'indignazione morale vibra sempre anche il timore segreto di aver forse perso qualcosa.

[modifica] Diario di un ladro

[modifica] Incipit

L'abito dei forzati è a righe bianche e rosa. Se l'universo, di cui mi compiaccio, io per comandamento del cuore lo elessi, la facoltà ho almeno di scoprirvi gli svariati sensi che voglio: "ebbene, uno stretto rapporto esiste tra i fiori e gli ergastolani". La fragilità, la delicatezza dei primi sono della medesima natura della brutale insensibilità dei secondi. Ch'io abbia da raffigurare un forzato – o un criminale, – sempre lo coprirò di tanti e tanti fiori ch'esso, scomparendovi sotto, ne diventerà un altro gigantesco, nuovo.

[modifica] Citazioni

  • Anche se non son sempre belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili.[1]
  • Lo spionaggio è un sistema di cui gli Stati hanno tanta vergogna che lo nobilitano proprio perché è così turpe.[2]
  • Creare non è un gioco un po' frivolo. Il creatore si è impegnato in un'avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino in fondo, i pericoli che corrono le sue creature.[3]
  • Trovare un accordo fra cose di cattivo gusto: ecco l'eleganza.[4]
  • Chiamo violenza un'audacia in riposo innamorata dei pericoli.
  • Con la scrittura ho ottenuto quanto cercavo. Ciò che, essendo per me un ammaestramento, mi farà da guida, non sarà quello che ho vissuto, ma il tono col quale lo riporto. Non gli aneddoti ma l'opera d'arte. Non la mia vita ma la sua interpretazione. (1975, p. 264)
  • L'essere un trovatello m'è valso una giovinezza e un'infanzia solitarie. L'essere un ladro mi permetteva di credere alla singolarità del mestiere di ladro. Ero, mi dicevo, una mostruosa eccezione. In effetti, il mio gusto e la mia attività di ladro erano in relazione con la mia omosessualità, scaturivano da questa, che già mi teneva in un'insolita solitudine. Grande fu il mio stupore quando m'accorsi sino a che punto fosse diffuso il furto. Ero sprofondato in seno alla banalità. Per uscirne, non mi restò che gloriarmi del mio destino di ladro, e di volerlo. (1975, p. 289)

[modifica] Note

  1. Nella versione a cura di Giorgio Caproni la frase è: "Anche se non son sempre belli, gli uomini votati al male possiedono le virtù virili".
  2. Nella versione a cura di Giorgio Caproni la frase è: "Lo spionaggio è un'operazione di cui ogni Stato prova tanta vergogna da sentire il bisogno di nobilitarla, appunto perché è turpe".
  3. Nella versione a cura di Giorgio Caproni la frase è: "Creare non è uno dei soliti giochetti un tantino frivoli. Il creatore s'è impegnato in un'avventura terrificante che consiste nell'assumersi egli stesso sino in fondo i pericoli corsi dalle sue creature".
  4. Nella versione a cura di Giorgio Caproni la frase è: "Saper accordare cose di cattivo gusto, ecco il colmo dell'eleganza".

[modifica] Bibliografia

  • Jean Genet, Diario del ladro, in Quattro romanzi, a cura di Giorgio Caproni, Il saggiatore, 1975.

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