Jean Paul

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Jean Paul

Jean Paul, pseudonimo di Johann Paul Friedrich Richter (1763 – 1825), scrittore tedesco.

Citazioni di Jean Paul[modifica]

  • Bisogna crearsi artificialmente un gusto per la vita borghese e le sue micrologie: amarla senza stimarla e, per quanto essa rimanga così al di sotto dell'umano, goderla tuttavia poeticamente come un'altra, diversa ramificazione dell'umano, così come si fa con le rappresentazioni della vita che si incontrano nei romanzi. (da Scritti sul nichilismo, traduzione di A. Fabris, Morcelliana, Brescia, 1994)
  • II figliuolo di un nero è bianco al momento che nasce; parimente l'anima nasce bianchissima e pura, ma la vita la offusca. Considerate che le prime ingiustizie, i primi dolori nell' anima del fanciullo si stampano con caratteri, che non si cancellan mai più. (citato in Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, vol. XVI, Napoli 1837)
  • Il ricordo è l'unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati. (da Impromptus)
  • La vecchiaia è triste non perché cessano le gioie ma perché finiscono le speranze. (da Titano)

Incipit di Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo[modifica]

Se vi capitasse di trovare per terra un tale con i capelli neri riccioluti, un mantello verde e le ossa rotte, iscrivetelo col nome di Giannozzo l'Aeronauta tra i defunti della vostra parrocchia, e curate la pubblicazione del suo giornale di bordo.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Introduzione all'estetica[modifica]

  • Il miglior modo di scrutare una sensazione è di interrogarla sul suo opposto. Qual è dunque il riflesso inverso del ridicolo? Né il tragico, né il sentimentale [...]. Il nemico giurato del sublime è il ridicolo.
  • Il comico come il sublime, non dimora mai nell'oggetto, ma nel soggetto.
  • Quanto più una nazione o un'epoca non possiede il senso della poesia, tanto più inclinerà a prendere lo scherzo per satira, come pure, al contrario, tanto più trasformerà la satira in scherzo quanto più diventa immorale.
  • Ciascuna lingua, sotto l'aspetto delle relazioni intellettuali, è un vocabolario di metafore sbiadite.
  • Le metafore sono incarnazioni della lingua... e non vi è nessuno tra essi [popoli] che chiami l'errore luce e la verità tenebre.

Setteformaggi[modifica]

Incipit[modifica]

Setteformaggi, avvocato dei poveri dell'imperial borgo di Acchiappavacche, aveva passato l'intera nottata alla finestra dell'abbaino a spiare l'arrivo della sposa. Sarebbe dovuta arrivare da Augusta un po' prima del mattutino, giusto in tempo per sorbire una bevanda calda e inzupparci qualche cosa prima delle preghiere e della cerimonia nuziale. Il locale consigliere scolastico, che stava rientrando anche lui da Augusta, aveva promesso di portare con sé la sposa come bagaglio appresso, con il corredo e le doti legati dietro, sul baule.

Citazioni[modifica]

  • In questo momento, tuttavia, gli esseri umani mi sembrano come quei gamberi che, corredati di lumini, i preti facevano strisciare nei cimiteri spacciandoli per le anime dei defunti.
  • Com'è semplice per l'uomo giocare col mondo che ha attorno a sé e adattarlo rapidamente alle trame di quello interiore!
  • Del resto un libro che non valga la pena di essere letto due volte non è neppure degno d'esserlo una volta sola.
  • Piangiamo i nostri amici come se nell'aldilà non li aspettasse un futuro migliore, e piangiamo noi stessi come se non esistessero migliori prospettive anche nell'aldiqua.
  • L'essere umano è fatto così: nella miseria più nera basta la gioia di un minuto per rinfrancarlo, e nei momenti di gioia maggiore lo abbatte la prospettiva più lontana, ancora al di là dell'orizzonte, di una disgrazia.
  • La maggior parte delle gioie dell'uomo non sono che una mera disposizione a gioire, però lui è portato a scambiare per fini raggiunti i mezzi raggiunti.
  • D'altra parte un umorista praticante è sempre un satirico improvvisatore.
  • È bello constatare come gli scrittori, compresi quelli che negano l'immortalità dell'anima, confutino rararmente l'immortalità del proprio nome.
  • Non c'è nessuno che sia dimenticato più spesso di chi dimentica: l'Io.
  • Passati gli anni delle balordaggini giovanili, tutto quel che all'uomo rimane da superare sono, ogni anno, alcune settimane di imbecillità e alcuni giorni di stupideria.
  • La fama non merita tutta la fama che ha.
  • La donna, portata com'è a osservare più i sentimenti altrui che i propri, non inganna né è ingannata, ma è l'illusione in sé, ottica e acustica.
  • In Svezia, in Sassonia e in Pomerania ci sono città in cui risiedono assaggiatori di lombi di scrittore simili al nostro vecchio mastro beccaio; però li chiamiamo comunemente uomini di gusto ovvero degustatori perché assaggiano ogni libro prima degli altri e poi comunicano al popolo se gli piacerà o meno. Noi autori, maligni come siamo, li chiamiamo spesso recensori.

Citazioni su Jean Paul[modifica]

  • Egli non cantava nei palazzi dei gran signori, non scherzava con la sua lira alla tavola dei ricchi. (Karl Ludwig Börne)
  • Jean Paul sapeva moltissimo ma non aveva scienza, s'intendeva di ogni astuzia artistica ma non aveva arte, non trovava disgustoso quasi nulla ma non aveva gusto, possedeva sentimento e serietà ma, quando li faceva assaggiare, ci versava sopra un repellente brodo di lacrime, aveva certo spirito – troppo poco, purtroppo, rispetto alla gran fame che ne aveva: per cui porta il lettore alla disperazione proprio con la sua mancanza di spirito. Fu in complesso l'erbaccia variopinta, dal forte profumo, spuntata nottetempo nei delicati frutteti di Schiller e Goethe; fu un uomo buono e comodo, eppure fu una fatalità – una fatalità in camicia da notte. (Friedrich Nietzsche)

Bibiografia[modifica]

  • Jean Paul, Giornale di bordo dell'aeronauta Gianozzo, 1801.
  • Jean Paul, Il comico, l'umorismo e l'arguzia (Vorschule der Ästhetik), traduzione parziale a cura di E. Spedicato, ed. Il Poligrafo, Padova 1994.
  • Jean Paul, Setteformaggi (Siebenkäs), a cura di Umberto Gandini, ed. Frassinelli, 1998.

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